L'Armenia (dal latino: Armenia) fu un'antica provincia dell'impero romano, esistita per breve tempo e ad intermittenza, comprendente i territori dell'attuale Turchia orientale, Armenia, Georgia, Azerbaigian e una piccola parte dell'Iran nord-occidentale.
Statuto L'Armenia fu ordinata in provincia romana dall'imperatore Traiano nel 114 e rimase tale fino alla sua morte (117), quando fu abbandonata dal successore Adriano. Potrebbe essere tornata sotto il dominio romano al termine delle campagne partiche di Lucio Vero.Cassio Dione, LXXV, 1, 2-3.
Storia
Prima dei Romani
Il regno d'Armenia fu in età antica una regione abitata da popolazioni seminomadi, che non formarono mai veri e propri regni. Questi popoli non si stanziarono mai nella regione per le frequenti incursioni dei vicini popoli caucasici e per la vicinanza con il regno babilonese.
Dopo il decadimento delle città stato e il successivo ingresso nella storia antica dell'impero persiano, l'Armenia cadde in decadimento e poi divenne satrapia dell'impero persiano. La satrapia dell'Armenia era molto grande e prendeva una vasta area. In Armenia si trovavano le famose Porte caspiche, ovvero enormi portoni che erano l'ingresso alla parte più interna dell'impero persiano.
Durante l'impero di Alessandro Magno l'Armenia fu una delle regioni più difficili da conquistare proprio perché i Persiani sconfitti sul Granico e ad Isso utilizzarono i loro arcieri e gli alti monti per tendere imboscate ai Macedoni. Alessandro per ovviare a tale problema prese una guida da un villaggio sui monti, nel quale sposò la figlia del capo. Alla morte di Alessandro, l'Armenia fece parte del regno ellenistico affidato ai Seleuci. Questa regione fu fino alla conquista dei Parti territorio di accese e sanguinose lotte per il controllo dei monti, tra il regno di Pergamo e quello Seleucide. L'Armenia dopo che Roma conquistò il regno di Pergamo fece parte del regno dei Parti.
Epoca romano-repubblicana
Durante il periodo del suo massimo splendore, dal 95 a.C. al 66 a.C. il regno d'Armenia aveva il controllo di alcune zone del Caucaso, della odierna Turchia orientale, del Libano e della Siria. Essa finì sotto la sfera d'influenza dei Romani nel 66 a.C., con le campagne di Lucullo e Pompeo. A causa di ciò, successivamente il regno d'Armenia fu teatro della contesa tra Roma e l'Impero Partico. I Parti costrinsero il regno d'Armenia alla sottomissione dal 47 a.C. al 37 a.C., quando Roma prese il controllo del regno solo per breve tempo.
Le campagne di Marco Antonio in Partia furono infatti fallimentari. Non solo non era stato vendicato l'onore di Roma in seguito alla sconfitta subita dal console Marco Licinio Crasso a Carre del 53 a.C., ma le armate romane erano state battute nuovamente in territorio nemico e la stessa Armenia era entrata nella sfera di influenza romana solo per poco tempo.
Epoca romano-alto imperiale
Sotto Augusto
Fu solo al termine della guerra civile, con la battaglia di Azio (nel 31 a.C.) e l'occupazione dell'Egitto (nel 30 a.C.) che Ottaviano poté concentrarsi sul problema partico e sull'assetto dell'intero Oriente romano, compreso il regno d'Armenia. Il punto cruciale in Oriente era costituito proprio da questo regno che, a causa della sua posizione geografica, era da un cinquantennio oggetto di contesa fra Roma e la Partia. Egli mirò a fare dell'Armenia uno stato-cuscinetto romano, con l'insediamento di un re gradito a Roma, e se necessario imposto con la forza delle armi.D.Kennedy, L'Oriente, in Il mondo di Roma imperiale: la formazione, a cura di J.Wacher, Bari 1989, pp.304-306.
In Armenia, regnava una divisione cronica fra i nobili: il partito filoromano aveva inviato ad Augusto un'ambasceria per chiedere un processo contro il re Artaxias II, la sua deposizione e la sostituzione al trono di Armenia del fratello minore, Tigrane III, che era vissuto a Roma dal 29 a.C. Al termine del 21 a.C., Augusto ordinò al figliastro Tiberio, che aveva allora ventuno anni, di condurre un esercito legionario dai Balcani in Oriente,Strabone, Geografia, XVII, 821; Cassio Dione, 54.9, 4-5; Velleio Patercolo II, 94; Svetonio, Vite dei Cesari - Tiberio, 9,1. con il compito di porre sul trono armeno Tigrane II, e recuperare le insegne imperiali. I rapporti di amicizia che poco dopo furono instaurati da Roma con i Parti favorirono il partito filoromano della vicina Armenia, e prima che Tiberio raggiungesse l'Eufrate, Artaxias II fu assassinato dai suoi stessi cortigiani. Tiberio, entrato nel paese senza incontrare resistenza ed in presenza delle legioni, pose solennemente il diadema regale sul capo di Tigrane III, ed Augusto poté annunziare di aver conquistato l'Armenia, pur astenendosi dall'annetterlaFloro, Epitome di storia romana, 2.34..
Una nuova crisi seguì nell'1 a.C., quando Artavaside III, re d'Armenia filo-romano, fu eliminato dall'intervento dei Parti e dal pretendente al trono Tigrane IV. Questo fu un grave affronto al prestigio romano. Augusto, non potendo più contare sulla collaborazione di Tiberio (ritiratosi in ritiro volontario a Rodi) e di Agrippa ormai morto da oltre un decennio, decise di inviare il giovane nipote Gaio Cesare a trattare la questione armena. Fraate V si rifiutò di lasciare il controllo dell'Armenia nelle mani dei Romani, e continuò a mantenerne la sua supervisione sopra il nuovo re, Tigrane IV, il quale, però, mandò a Roma alcuni ambasciatori con doni, riconoscendo ad Augusto la potestà sul suo regno, e chiedendogli di lasciarlo sul trono. Augusto, soddisfatto di questo riconoscimento, accettò i doni, ma chiese a Tigrane di recarsi presso Gaio in Siria per trattare la sua possibile permanenza sul trono d'Armenia. Il comportamento di Tigrane III indusse Fraate V a cambiare idea, costringendolo a venire a patti con Roma, e si dichiarò pronto a porre fine ad ogni interferenza in Armenia.
Questo stesso anno venne concluso un patto tra il principe romano Gaio Cesare, ed il gran re dei Parti, in territorio neutrale su di un'isola dell'Eufrate, riconoscendo ancora una volta questo fiume come confine naturale fra i due imperiCambridge University Press, Storia del mondo antico, L'impero romano da Augusto agli Antonini, vol. VIII, Milano 1975, pag. 135; Mazzarino, p. 81.. Tale incontro sanciva il reciproco riconoscimento tra Roma e la Partia, di Stati indipendenti con uguali diritti di sovranità.
Nel frattempo Tigrane IV era stato ucciso nel corso di una guerra, forse fomentata dai nobili armeni antiromani, contrari alla sottomissione a Roma. La morte di Tigrane fu seguita dall'abdicazione di Erato, sua sorellastra e moglie, e Gaio, in nome di Augusto, diede la corona ad Ariobarzane, già re della Media dal 20 a.C. Il partito antiromano, rifiutandosi di riconoscere Ariobarzane quale nuovo re d'Armenia, provocò disordini ovunque, costringendo Gaio Cesare ad intervenire direttamente con l'esercito. Il principe romano, riuscì alla fine ad espugnare la fortezza di Artagira (forse vicino a Kagizman nella valle del fiume Arasse), ma rimase ferito gravemente nel corso delle vicende di questo assedio.
Epoca giulio-claudia
A turbare la situazione orientale intervennero non solo le morti del re della Cappadocia Archelao, che era venuto a Roma a rendere omaggio a Tiberio, di Antioco III, re di Commagene, e di Filopatore, re di Cilicia: i tre stati, che erano vassalli di Roma, si trovavano in una situazione di instabilità politica, e si acuivano i contrasti tra il partito filoromano e i fautori dell'autonomia.Tacito, Annales, II, 42.
La difficile situazione orientale rese necessario un intervento diretto romano, e Tiberio nel 18 inviò il figlio adottivo, Germanico, che fu insignito dell'imperium proconsolaris maius su tutte le province orientali. Giunto in Oriente, Germanico, con il consenso dei Parti, incoronò ad Artaxata un nuovo sovrano d'Armenia: il regno, infatti, dopo la deposizione di Vonone era rimasto privo di una guida, e Germanico conferì la carica di re al giovane Zenone, figlio del sovrano del Ponto Polemone I.Tacito, Annales, II, 56, 1-3. L'ex-re dell'Armenia fu dunque confinato nella città di Pompeiopoli in Cilicia, e morì poco tempo dopo, ucciso da alcuni cavalieri romani mentre tentava la fuga.Tacito, Annales, II, 68.
Stabilì, inoltre, che Commagene ricadesse sotto la giurisdizione di un pretore,pur mantenendo la propria formale autonomia, che la Cappadocia fosse istituita come provincia a sé stante, e che la Cilicia entrasse invece a far parte della provincia di Siria.Tacito, Annales, II, 56, 4.
La sistemazione dell'Oriente approntata da Germanico garantì la pace fino al 34, quando il re Artabano II di Partia, convinto che Tiberio, ormai vecchio, non avrebbe opposto resistenza da Capri, pose il figlio Arsace sul trono di Armenia dopo la morte di Artaxias.Tacito, Annales, VI, 31. Tiberio, allora, decise di inviare Tiridate, discendente della dinastia arsacide tenuto in ostaggio a Roma, a contendere il trono partico ad Artabano, e sostenne l'insediamento di Mitridate, fratello del re di Iberia, sul trono di Armenia.Tacito, Annales VI, 32.Howard H. Scullard, Storia del mondo romano, p.332. Mitridate, con l'aiuto del fratello Farasmane, riuscì ad impossessarsi del trono di Armenia: i servi di Arsace, corrotti, uccisero il loro padrone, gli Iberi invasero il regno e sconfissero, alleatisi con i popoli locali, l'esercito dei Parti guidato da Orode, figlio di Artabano.Tacito, Annales, VI, 33. Artabano, temendo un nuovo massiccio intervento da parte dei Romani, rifiutò di inviare altre truppe contro Mitridate, e abbandonò le proprie pretese sul regno di Armenia.Tacito, Annales, VI, 36. Contemporaneamente, gli odi che Roma fomentava tra i Parti contro Artabano costrinsero il re a lasciare il trono e a ritirarsi, mentre il controllo del regno passava all'arsacide Tiridate.Tacito, Annales, VI, 37. Poco tempo più tardi, tuttavia, quando Tiridate era sul trono da circa un anno, Artabano, radunato un grosso esercito, marciò contro di lui; l'arsacide inviato da Roma, impaurito, fu costretto a ritirarsi, e Tiberio dovette accettare che lo stato dei Parti continuasse ad essere governato da un sovrano ostile ai Romani.Tacito, Annales, VI, 44.
Morto Tiberio nel 37, i Parti riuscirono a costringere ancora una volta l'Armenia a sottomettersiTacito, II.3, anche se sembra che i Romani nel 47 ottennero nuovamente il controllo del regno, a cui offrirono lo status di cliente. La situazione era in continuo divenire.
Nerone, infine, preoccupato dal fatto che il re della Partia, Vologese I, avesse posto sul trono del regno d'Armenia il proprio fratello Tiridate, decise di inviare un suo valente generale, Gneo Domizio Corbulone, a capo delle operazioni orientali. Quest'ultimo, una volta riorganizzato l'esercito, penetrò nel 58 in Armenia e giunto fino alla capitale Artaxata riuscì ad impadronirsene dopo aver battuto lo stesso Tiridate. L'anno successivo fu la volta di Tigranocerta. Al termine delle operazioni, nel 60, pose Tigrane VI sul trono di Armenia.
Scoppiata una nuova crisi nel 62, in seguito alla quale, l'esercito del governatore della Cappadocia, Lucio Cesennio Peto, fu battuto dalle forze partico-armene, Corbulone fu costretto ad intervenire. Egli infatti raggiunse un accordo definitivo con il "re dei re" nel 63, restaurando il prestigio di Roma, e concludendo con Tiridate I di Armenia (sostituitosi a Tigrane VI) un accordo che riconosceva il protettorato romano e che rimase pressoché invariato fino al principato di Traiano (98-117).
Da Traiano agli Antonini (114-166)