Madonna delle Lacrime è l'appellativo con cui i cattolici venerano Maria, in seguito a un evento verificatosi a Siracusa nel 1953, dal 29 agosto al 1º settembre: da un'effigie mariana in gesso smaltato è scaturito un liquido che, in seguito alle analisi chimiche effettuate, è risultato compatibile con la composizione chimica delle lacrime umane.

L'evento della lacrimazione Il quadretto mariano come dono di nozze

Angelo Iannuso, 27 anni, e Antonina Lucia Giusto, 20 anni, erano coniugi dal 21 marzo del 1953; la giovane coppia abitava a Siracusa, in una piccola casa in via degli Orti di San Giorgio 11, nel quartiere della Borgata, insieme ai cognati Giuseppe e Grazia Iannuso.Antonella Graniero, Mater Dolorosa, Savona 1995, pp. 89-96 in . Come regalo di nozze, la cognata Grazia aveva acquistato un quadretto, detto anche "capezzale" in quanto l'immagine sacra va generalmente a ornare il muro sopra la spalliera del letto. Il quadro, in gesso smaltato verniciato a colori, era unito con viti ad una lastra di vetro opalino nero e raffigurava l'iconografia mariana del Cuore Immacolato di Maria. La donna lo aveva comprato per 2.500 lire presso l'emporio Floresta, situato a Siracusa in via Umberto (odierna Corso Umberto, presso la zona umbertina, che separa la terraferma dall'isola di Ortigia).

La scultura originariamente fu modellata in tre giorni, scolpita dall'artista Amilcare Santini nello stabilimento toscano dell'ILPA (Industrie Lucchesi Plastiche Artistiche), a Bagni di Lucca. Durante il trasporto in Sicilia, nonostante il quadretto fosse stato ben assicurato dalla carta ovattata, l'effigie mariana aveva subito una screpolatura nella forma del naso ed era per questo stata restaurata da uno studente della scuola d'arte di Siracusa, nonché dipendente di Floresta, Francesco Calcinella. Il quadretto era rimasto quindi esposto in quel negozio, insieme ad altra merce, per circa sei mesi.

La lacrimazione dell'effigie mariana

Antonina Giusto era in attesa del suo primo figlio (in seguito ne avrebbe avuto altri tre.), ma la gravidanza si era rivelata difficile: la ragazza soffriva di tossicosi gravidica (oggi più propriamente denominata preeclampsia), con ricorrenti abbassamenti della vista. Verso le ore 3:00 della notte del 29 agosto, la donna avvertì un attacco epilettico, perse conoscenza e la vista scomparve del tutto, per poi tornare normale alle 8:30 del mattino, quando vide, come avrebbe detto poi, delle lacrime scendere sul viso del quadretto posto a capo del letto..

Stando alle testimonianze della ragazza e dei familiari, Antonina Giusto, in un primo momento, chiamò al suo fianco la cognata Grazia e la zia Antonina Sgarlata, che si trovavano in casa sua per accudirla durante la malattia. La giovane invitò le due familiari a guardare il quadretto dell'effigie mariana poiché questa stava apparentemente lacrimando. Dapprima vi fu incredulità sui loro volti e sostennero che si trattasse di allucinazioni a causa della salute precaria, ma poco dopo, su insistenza della ragazza, le due si avvicinarono al quadretto e notarono anch'esse delle lacrime scendere sulle guance della statua, alcune delle quali finivano per cadere sulla spalliera del letto.Dalla testimonianza diretta di Antonina Lucia Giusto Iannuso, in

La notizia si sparse rapidamente e casa Iannuso venne circondata da una grande folla di curiosi cittadini. Giunta la sera, Angelo Iannuso, ignaro di ciò che era accaduto durante il giorno, rientrò nella sua abitazione dal lavoro e, notando la folla antistante la porta di ingresso, subì un leggero svenimento, credendo infatti che fosse successo qualcosa alla moglie malata. Entrato in casa, la moglie lo tranquillizzò, invitandolo ad osservare il quadro della Madonna, che in quel momento non piangeva. Preso dalla curiosità, sgombrata la camera e rimasto solo al suo interno, attese il verificarsi del fenomeno; dopo pochi minuti, nuove lacrime avrebbero solcato il viso dell'effigie mariana..

Il commissario di Polizia, Niccolò Samperisi, non sapendo come disperdere la folla, decise di portare con sé il quadretto mariano in questura, accompagnato dallo stesso Angelo Iannuso.. Il quadretto venne restituito alla coppia la notte stessa del 29 agosto e la folla in via degli Orti nei giorni successivi aumentò vertiginosamente.

Il giorno seguente, 30 agosto, la presunta lacrimazione si ripeté e l'effigie mariana fu appesa ad un muretto dell'abitazione per permettere a più persone possibili di osservare il fenomeno, evitando assembramenti all'interno della piccola casa..

Un cineamatore di Siracusa, Nicola Guarino, riuscì a filmare il fenomeno fuori dalla porta di casa Iannuso, documentandolo in circa 300 fotogrammi.. Seguirono altri filmati amatoriali che documentarono i giorni della lacrimazione e che vennero conservati presso la curia arcivescovile di Siracusa.

Il 31 agosto il quadro fu nuovamente spostato e posto su un piedistallo presso la casa della famiglia Lucca, antistante quella dei coniugi Iannuso, in quanto un cancello permetteva di separare la gente da esso al fine di proteggerlo.

Il 1º settembre 1953, giorno che si sarebbe rivelato essere l'ultimo giorno della presunta lacrimazione, la curia arcivescovile siracusana nominò una commissione di esperti per dare il via alle indagini ed eventualmente comprovare l'autenticità di quanto stava accadendo..

Dal 29 agosto al 1º settembre 1953, per un totale di quattro giorni, il liquido continuò a fuoriuscire dagli occhi dall'effigie mariana, non senza interruzioni. Fu stabilito che la misteriosa lacrimazione si sarebbe ripetuta per almeno 58 volte.

Il 19 settembre 1953, il quadretto fu trasferito in una struttura allestita presso piazza Euripide (che sorge di fianco a via degli Orti di San Giorgio), per permettere alla folla un maggiore e più sicuro ingresso. Lì, l'effigie mariana fu posta su di una stele in pietra, offerta dal Comune di Siracusa, e vi rimase per 15 anni (dal 1953 al 1968), in attesa della costruzione del santuario ad essa dedicato.

Le guarigioni fisiche

Stando alle numerose testimonianze e ai referti di una commissione medica appositamente istituita, il fenomeno della lacrimazione fu accompagnato dal verificarsi di misteriose o inspiegabili guarigioni fisiche: furono circa 300 quelle ufficialmente riconosciute. La commissione esaminò questi casi dal mese di agosto fino alla metà del mese di novembre del 1953.Scheda sulle guarigioni dal sito del Santuario Madonna delle Lacrime..

Le guarigioni ritenute straordinarie si ebbero principalmente nei giorni della lacrimazione, ovvero quando una numerosissima folla attorniava il quadretto in via degli Orti di San Giorgio. Tuttavia, anche dopo la traslazione dell'effigie mariana in piazza Euripide, la gente continuava a sostenere di aver ricevuto la grazia proprio in quei momenti, a tal punto che la piazza, nei tempi in cui ospitava il quadretto, venne soprannominata «piazza dei pellegrinaggi» e «piazza dei miracoli» (entrambi gli appellativi sarebbero in seguito caduti in disuso)Franco Contorbia, Giornalismo italiano: 1939-1968, 2007, p. 752.. Anche il cotone imbevuto delle lacrime dell'effigie mariana è stato associato alle improvvise guarigioni di pellegrini.

Secondo le testimonianze, tra i primissimi casi di risanamento fisico, oltre a quello di Antonina Giusto, la quale non ebbe ulteriori malanni durante la gravidanza, vi fu quello di Enza Moncada, una bambina di tre anni e mezzo, afflitta da paralisi al braccio destro dall'età di un anno: fu portata il pomeriggio del 5 settembre dinanzi al quadretto mariano, posto sul muretto della famiglia Lucca, e tra la commozione dei presenti cominciò a muovere il braccio fino a poco prima inerte, riuscendo anche a rotearlo.

In seguito, l'altare dell'effigie mariana posta in piazza Euripide si riempì di stampelle, protesi e altri oggetti lasciati dai legittimi proprietari per ringraziamento e a mo' di ex voto.. Essi saranno successivamente traslati nell'apposito museo sorto all'interno della cripta del santuario della Madonna delle Lacrime.

Le analisi scientifiche L'analisi medico-scientifica delle lacrime

Il 1º settembre 1953, il parroco don Giuseppe Bruno, con il permesso della Curia diocesana, si recò a casa Iannuso, insieme a una commissione medica presieduta dal dottor Michele CassolaGli altri membri della commissione medica furono: dottor Francesco Cotzia, dottor Leopoldo La Rosa, dottor Luigi D'Urso e dottor Mario Marletta. Risulta che il dottor La Rosa fosse assente quando il liquido fu prelevato: il giorno seguente, si occupò invece delle analisi chimiche dello stesso., direttore della sezione micrografica nell'Ufficio provinciale d'igiene al Foro siracusano. All'interno dell'abitazione trovò anche alcuni militari e agenti delle forze dell'ordine, tra i quali il tenente colonnello Giovanni Grasso, comandante del Presidio militare di Siracusa..

Dinanzi ai nuovi venuti, Antonina Giusto, che appariva stanca, aveva inizialmente vietato loro l'accesso. Solo dopo aver riconosciuto il parroco Bruno e grazie alle insistenze di quest'ultimo, permise alla commissione di entrare, prese dal cassetto della camera da letto il quadretto con l'effigie mariana, dove era stata riposta e coperta da una tovaglietta bianca, e la poggiò sul materasso. La commissione asciugò tutta l'effigie mediante cotone idrofilo e rimase in attesa di una nuova lacrimazione: questa sarebbe avvenuta, secondo quanto riportato dal parroco, quando erano passate da poco le 11.00, e durò circa 15 minuti. Dopo quest'ultima lacrimazione, il fenomeno non si ripeterà più.La testimonianza giurata che rese il parroco in quei giorni si può leggere in:

La quantità di liquido prelevata fu all'incirca di un centimetro cubico (poiché non si riuscì a impedire che molte delle lacrime venissero raccolte con del cotone). Si portò il tutto in laboratorio e si procedette a una serie di microreazioni orientative con prove di confronto su acqua distillata, su acqua di fonte e su siero fisiologico (soluzione di cloruro di sodio al 9%). Furono inoltre eseguite alcune reazioni specifiche e fondamentali relative alle ricerche chimico-fisico-biologiche, confrontando il liquido in esame con il secreto lacrimale di un adulto (prelevato al dott. Cassola) e quello di un bambino di due anni e sette mesi. Addizionando al liquido varie sostanze chimiche (come il nitrato di bario, il solfocianuro di potassio e il nitrato di argento) e procedendo ad analisi tramite saggi alla fiamma, furono determinate l'assenza dei solfati, dei carbonati e del ferro e la presenza del sodio e del cloro. Dunque, risultarono assenti sostanze solubili ed elementi di composizione della materia di cui è composto il quadro. Il pH risultò pari a 6,9, conforme a quello del liquido lacrimale dell'adulto e del bambino.

Tramite un'osservazione microscopica, fu evidenziata la presenza di noduli amorfi di aspetto nerastro, evidenziati anche nel secreto lacrimale del dott. Cassola precedentemente prelevato e in quello del bambino sovramenzionato, effettuando le medesime reazioni. Essendo il secreto lacrimale umano costituito da cloruro di sodio, ma anche da piccole particelle di proteine e urati (sostanze analoghe del tipo quaternario), il nitrato di argento dà luogo a formazione di proteinato di argento solubile anche in presenza del cloruro di sodio o di acidi, dando origine a colorazione che va dal giallo tenue al giallo-bruno, ma anche al bruno intenso, in base alla quantità di sostanza proteica presente.

È dunque possibile la presenza di nuclei amorfi che determinano, in presenza di argento, la formazione di un composto di aspetto nerastro come i nuclei riscontrati sia nel liquido in esame, sia nei secreti lacrimali prelevati all'adulto e al bambino. La relazione sottoscritta dai membri della commissione si concluse affermando quanto segue: