Il terremoto dell'Aquila del 1703, conosciuto popolarmente come il Grande Terremoto, è stato un insieme di eventi sismici verificatisi nel 1703 nell'alta valle dell'Aterno e nell'intera parte settentrionale dell'Abruzzo Ulteriore.L'area interessata dalla sequenza sismica del 1703 interessò, per la maggior parte, l'estremità settentrionale del Regno di Napoli corrispondente all'allora provincia denominata Abruzzo Ulteriore; nel 1927 questo territorio venne suddiviso tra la provincia dell'Aquila e la provincia di Rieti che inglobò quindi il circondario di Cittaducale — comprendente anche i territori di Amatrice, Borbona e Leonessa — storicamente sotto la giurisdizione aquilana.
La prima grande scossa si verificò il 14 gennaio ed ebbe una magnitudo momento di 6.8 con una devastazione pari all'XI grado della scala Mercalli che colpì principalmente Cascia, Leonessa, Montereale e Norcia. Un secondo catastrofico evento si verificò il 2 febbraio, giorno della Candelora, e si stima che abbia avuto una magnitudo momento di 6.7 causando devastazioni del X grado della scala Mercalli ed oltre vittime; L'Aquila venne praticamente rasa al suolo, con danni gravissimi per ciò che riguarda il suo patrimonio artistico e architettonico.
È noto per essere uno dei più gravi disastri sismici della storia italiana per estensione geografica ed entità delle distribuzioni, nonché la più intensa delle sequenze note agli storici ad aver interessato l'area aquilana dell'Appennino centrale. Nel complesso, l'intera crisi sismica fece registrare vittime, di cui nell'Abruzzo Ulteriore e in Umbria.
Precedenti La storia dell'Aquila era già stata caratterizzata da terremoti catastrofici, tra cui il maggiore fu il sisma del 1461 (magnitudo 6.4), causato tuttavia da sorgenti sismiche diverse da quelle attivatesi nella sequenza del 1703..
Nel Seicento furono numerosi i terremoti che caratterizzarono l'Appennino centrale: l'8 ottobre 1639 il terremoto di Amatrice, di magnitudo 6.2, colpì l'alta valle del Tronto causando centinaia di morti mentre altri sismi di minore intensità colpirono Accumoli nel 1627, L'Aquila nel 1646 e Montereale nel 1672. Tali eventi avevano osteggiato la ripresa economica della capitale abruzzese e del suo contado che, all'inizio del XVIII secolo, uscivano da due secoli di dominazione spagnola e da una temibile epidemia di peste.
Eventi sismici Inizio della sequenza sismica Lo sciame sismico in questione cominciò, con ogni probabilità, all'inizio del 1702. con il movimento della faglia del Monte Vettore e con una serie di scosse di lieve intensità.
Il primo evento di rilievo si verificò il 18 ottobre 1702, in un'area al confine tra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa, vicino all'abitato di Norcia, ed ebbe una magnitudo momento di 5.1; l'evento venne avvertito in tutto il centro Italia, Roma compresa, come testimoniato dalle numerosissime corrispondenze con cui si riportano anche i danni subiti dalle città prossime all'epicentro.Il terremoto dell'ottobre 1702 è segnalato in due corrispondenze da Roma del 21 ottobre pubblicate rispettivamente dalla Gazzetta di Fuligno (27 ottobre 1702, p.1) e dalla Gazzetta di Bologna (31 ottobre 1702, p.1).
Un'altra scossa con la stessa intensità ci fu il 14 novembre 1702 con epicentro a Spello.
Il terremoto del 14 gennaio 1703
Il 14 gennaio 1703 si registrò un violentissimo terremoto con epicentro nei pressi di Accumoli, al margine settentrionale dell'Abruzzo Ulteriore.. Il sisma avvenne in serata, probabilmente dopo le 18:00 (tra l'1:00 e le 2:00 dell'ora italica), durò circa 20 secondi e si stima abbia avuto una magnitudo momento di 6.8 causando devastazioni del XI grado della scala Mercalli; fu, per intensità, il maggiore tra gli eventi dello sciame sismico. Una violenta replica si registrò poco dopo la scossa principale, alle 19:25 (circa le 3 dell'ora italica).
Secondo gli storici, fu generato non dalla faglia del Monte Vettore bensì dal movimento delle tre faglie appartenenti al sistema di Norcia.
Il sisma devastò una vasta area tra i Monti Sibillini, i Monti Reatini e i Monti dell'Alto Aterno. A Norcia, già danneggiata dal terremoto dell'anno precedente, si registrarono, tra i numerosi danni, la distruzione della cattedrale di Santa Maria Argentea e della Castellina del Vignola e le lesioni gravissime alla basilica di San Benedetto; nel contado norcino, su un totale di abitanti, vi furono circa morti, di cui 800 in città. Cascia venne completamente rasa al suolo causando la distruzione di pressoché tutti gli edifici compreso il palazzo Apostolico e la residenza del governatore; scomparvero totalmente i castelli di Avendita e Maltignano, e in tutta la zona si registrarono 680 morti su un totale di abitanti.
Nella provincia aquilana le vittime furono oltre . Il sisma devastò Montereale, provocando 230 vittime in città e quasi 600 nelle ville circostanti per un totale di 800 morti su un totale di circa abitanti. Anche nel circondario di Leonessa i morti furono 800 e vennero praticamente rase al suolo le ville di Collesecco, Pianezza, Piedelpoggio, Sant'Angelo, San Clemente, Vallimpuni e Viesci; crollarono inoltre il castello di Terzone, il palazzo dei Priori, la chiesa di San Pietro, la chiesa di Santo Spirito e la tribuna della chiesa di San Francesco.
Gravissimi crolli e morti si registrarono anche ad Accumoli, Amatrice, Antrodoco, Borbona e Cittareale. Una vittima e moltissimi danni vi furono anche a Spoleto e nei borghi vicini.. A Rieti si registrarono numerosi edifici lesionati ma nessuna vittima. All'Aquila il terremoto causò gravi lesioni nelle case e crolli nelle chiese (furono distrutte le facciate delle chiese di San Pietro di Sassa e San Quinzano) ma non vi furono morti.Il dato dell'assenza di vittime all'Aquila dopo la scossa del 14 gennaio 1703 è riportato nella Gazzetta di Napoli (30 gennaio 1703, p.67). Il 15 gennaio venne organizzata una processione di penitenza.
Il terremoto del 16 gennaio 1703 Il 16 gennaio, a soli due giorni dall'evento precedente, un nuovo sisma causò danni stimati nell'VIII grado di intensità della scala Mercalli. L'analisi storica e geo-sismologica di questo evento è dibattuta: secondo alcune ipotesi, il terremoto fu causato dalla faglia di Montereale attivatasi due giorni prima per via della scossa principale mentre, secondo altre fonti storiche, il sisma non sarebbe mai avvenuto.
Recenti studi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno individuato, a quella data, una sequenza di violenti scosse. Un terremoto di particolare violenza si verificò intorno alle 13:30 (le 21:00 dell'ora italica) con epicentro a Cittareale: ebbe una magnitudo momento di 6.0 e fu avvertito fino a Roma. In quest'occasione si registrarono nuovi crolli soprattutto all'Aquila dove caddero le torri campanarie delle chiese di Santa Maria di Roio e di San Pietro a Coppito, già pesantemente lesionate dall'evento precedente.
Una forte replica si verificò alle 19:30 circa, le 3:00 dell'ora italica.
Il terremoto del 2 febbraio 1703
Il 2 febbraio, giorno della festività della purificazione di Maria e del connesso rito della Candelora, alle ore 11:05 (le 18:15 dell'ora italica) un nuovo devastante terremoto distrusse quasi completamente L'Aquila, causando gravissimi danni in tutta la sua provincia.
Il sisma, con epicentro nei pressi di Pizzoli — circa 20 km a nord-ovest dell'Aquila — ebbe una magnitudo momento di 6.7 ed un'intensità del X grado della scala Mercalli. Fu provocato dalla faglia del Monte Marine, localizzata tra Barete, Pizzoli e Arischia, con propagazione nella direttrice sud-est. I documenti dell'epoca descrissero la scossa come particolarmente violenta ed ondulatoria, a differenza di quella della prima, definita maggiormente sussultoria. Si tratta del più intenso e devastante, tra gli eventi sismici noti agli storici, ad aver colpito l'area aquilana; l'energia rilasciata fu circa 5 volte maggiore di quella del terremoto del 2009.
Si verificò poco prima di mezzogiorno quando i fedeli erano radunati nelle chiese per le celebrazioni liturgiche. Inoltre, la diocesi dell'Aquila era in quel momento priva di un vescovo poiché la carica di Ignacio de la Cerda, morto nel 1702, era stata affidata temporaneamente ad un vicario; mancò dunque una guida — come fu quella di Amico Agnifili nel terremoto del 1461 — che evitasse l'assembramento di una gran quantità di gente negli edifici ecclesiastici. Il sisma difatti sorprese alcune centinaia di persone (800 secondo le fonti storiche) che si trovavano in quel momento nella chiesa di San Domenico dove si concedeva una comunione generale; le capriate del tetto cedettero seppellendo i presenti e causando un numero stimato di 600 morti.
La quasi totalità del patrimonio artistico e architettonico della capitale abruzzese — di stampo romanico e rinascimentale — venne devastato, lasciando intatta solo la cinta muraria. Alla basilica di San Bernardino rimasero in piedi solo il coro, la facciata e le mura laterali mentre si salvarono miracolosamente la facciata di Cola dell'Amatrice e il mausoleo del Santo.. Alla basilica di Santa Maria di Collemaggio si registrò il crollo del transetto e gravissimi danni all'intera area presbiteriale.. Della Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio sopravvisse solo una parete laterale mentre alla chiesa di San Pietro a Coppito crollarono la facciata, la torre campanaria e scomparvero le cappelle della Concezione e di Santa Margherita.. Crollò inoltre la sommità della Torre civica, parte dell'adiacente Palazzo del Capitano e la porzione sommitale del Forte spagnolo.. Gravi danni si verificarono alla fontana delle 99 cannelle e alle chiese di Sant'Agostino, San Biagio d'Amiterno, San Francesco a Palazzo, San Filippo, San Marciano, Santa Maria Paganica e San Silvestro. La sede dei Gesuiti al Palazzo Camponeschi subì pesanti lesioni, come anche le dimore nobiliari di Palazzo Antonelli, Palazzo Branconio e Palazzo Carli, Palazzo Carli Benedetti, Palazzo Dragonetti, Palazzo Fibbioni e Palazzo Porcinari.
La scossa causò peraltro la morte del camerlengo cittadino Alessandro Cresi, eletto appena un mese prima, che rimase sepolto nel crollo del palazzo di famiglia. Alla guida della città venne quindi chiamato temporaneamente Alessandro Quinzi, dell'omonima famiglia.
In totale L'Aquila contò tra i e i morti — cioè circa un terzo della popolazione, stimata in un numero tra le e le unità — ma il terremoto fece vittime anche nelle città vicine per un bilancio totale di oltre vittime, come da dispaccio del monsignor Giovanni Andrea Lorenzani. Secondo la dettagliata relazione di Alfonso Uria De Llanos, legato del viceré del Regno di Napoli, nel territorio del contado aquilano si registrarono morti e feriti.
I centri più colpiti dall'evento risultarono Arischia (dove si registrarono tra le 350 e le 400 vittime), Barete, Pizzoli e Scoppito nell'alta valle dell'Aterno e Cittareale, Leonessa — dove «non vi è remasto un muro dell'altezza di quattro palmi» — e Posta sui Monti Reatini. Montereale e le sue 36 ville, già pesantemente lesionate dal terremoto precedente, risultarono totalmente crollate. Gravissimi danni si verificarono anche a Paganica e San Pelino di Cagnano Amiterno.
Il terremoto fu avvertito in quasi tutta Italia, da Venezia sino a Napoli. A Roma scatenò il panico tra la popolazione e fece crollare due arcate del secondo recinto del Colosseo,. le cui pietre vennero poi utilizzate per la costruzione del porto di Ripetta. Si registrarono danni al Palazzo del Quirinale e alle basiliche di San Lorenzo e San Pietro in Vaticano.