Biografia
Le origini e le prime imprese criminali Nato e cresciuto a Roma, nei pressi d'una stradina della Magliana (via città di Prato, 16), Abbatino frequenta le scuole medie a Palestrina (comune della provincia di Roma), vivendo nel mentre presso la nonna paterna. Detto Crispino, per via dei suoi capelli neri riccioluti, il curriculum criminale di Maurizio inizia ben presto, da quando, cioè, inizia a mettere a segno rapine da solo o, in alcuni casi, assieme a un gruppo di malavitosi della Magliana e del Portuense che, più tardi, coinvolgerà nel progetto criminale della banda della Magliana.
Nel 1972 iniziano i suoi problemi con la giustizia: viene infatti arrestato per la prima volta per furto, resistenza a pubblico ufficiale e possesso di arnesi atti allo scasso. Due anni dopo, il secondo arresto, stavolta per la rapina a una gioielleria di via Caselli a Roma fatta insieme a Walter Ciardi e Aldo Cola: sebbene abbia il viso coperto, la proprietaria riconosce un suo tatuaggio; in carcere incontra Ettore Maragnoli ed Enrico De Pedis, due rapinatori della batteria dell'Alberone, che gli garantiscono che la sua accusa andrà a cadere e infatti dopo un mese torna in libertà (come pubblico ministero aveva Claudio Vitalone)..
Nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 viene ucciso all'Idroscalo di Ostia il famoso regista Pier Paolo Pasolini. Abbatino racconterà:
L'adesione alla "Banda della Magliana"
Il suo incontro, casuale, con Franco Giuseppucci (Fornaretto), altro futuro boss della Banda, avviene per la restituzione di una borsa contenente armi appartenute al Fornaretto e incautamente sottratta da alcuni malavitosi legati al suo giro. Dopo accurate ricerche, Giuseppucci viene infatti a sapere che le armi sono finite nelle mani di una batteria del quartiere San Paolo.
Dall'incontro tra i due nasce quindi l'idea di unire le forze in campo e quella che in un primo tempo era nata come una semplice batteria si trasforma in "banda" criminale che, da semplice associazione di rapinatori, diventa una vera e propria organizzazione per il controllo della criminalità romana e che, da li a poco, verrà conosciuta come Banda della Magliana.
Il primo crimine della Banda a cui Abbatino partecipa in prima persona, su proposta di Giuseppucci, avviene il 7 novembre 1977 ed è il sequestro di Massimiliano Grazioli Lante Della Rovere che però, per l'inesperienza nel campo, non riescono a gestire al meglio e devono chiedere aiuto ad un altro gruppo criminale, una piccola banda di Montespaccato. Il sequestro finirà nel sangue: uno dei ragazzi di Montespaccato si fa vedere in faccia dal rapito che per questo, infatti, verrà ucciso. Crispino e compagni riescono comunque ad incassare il riscatto di due miliardi da reinvestire (invece che dividere tra i componenti) in nuove attività criminali.
Rivelerà anni dopo dettagli riguardo al rapimento di Aldo Moro, avvenuto il 16 marzo 1978:
Abbatino parteciperà poi all'omicidio di Franco Nicolini, detto Franchino er criminale, all'epoca padrone assoluto di tutte le scommesse clandestine dell'ippodromo di Tor di Valle e le cui attività illegali suscitano ben presto l'interesse della nascente Banda. Il 25 luglio 1978, nel parcheggio dell'ippodromo, l'uomo viene avvicinato da un gruppo di sette persone - più Franco Giuseppucci che aspetta all'interno della struttura per costruirsi un alibi - che lo freddano all'istante con nove colpi di pistola: a sparare saranno Giovanni Piconi ed Edoardo Toscano. L'eliminazione di Nicolini è un passo da gigante per la Banda che, da lì in poi, ha via libera per poter gestire una gigantesca fonte di guadagno.
La decisione di uccidere Nicolini viene presa dalla Banda anche in virtù del beneplacito ottenuto dal capo della Nuova Camorra Organizzata, Raffaele Cutolo, il quale, appena evaso dall'ospedale psichiatrico di Aversa, nella primavera del 1978 aveva organizzato un incontro con Selis allo scopo di trovare, tra i rispettivi gruppi, una strategia compatibile con gli obbiettivi di entrambi, nominando così il Sardo suo luogotenente nella piazza romana. All'incontro, che era avvenuto in un albergo di Fiuggi dove, secondo la deposizione del pentito Abbatino, Cutolo disponeva di un intero piano per sé e i propri guardaspalle, avevano partecipato anche Franco Giuseppucci, Marcello Colafigli e lo stesso Maurizio Abbatino, e questo segnerà un momento decisivo nella storia della Banda che, tra le sue varie attività, avrà modo di attivare un canale preferenziale con i camorristi per la fornitura delle sostanze stupefacenti da distribuire poi nella capitale. Cutolo come primo favore chiede di far sparire una Bmw 733 sporca di sangue che verrà portata allo sfascio da Giuseppucci e Renzo Danesi e nella quale il boss aveva ucciso due persone poi gettate in mare.
Dalle degradate periferie romane Crispino e compagni, che arrivando a dividersi i quartieri della città con una rigida compartimentazione, prendono man mano il controllo di tutti i traffici illeciti della capitale: scommesse clandestine, totonero, il mondo dell'usura, la droga, il traffico di armi e la ricettazione. Oltre a questo vengono allacciati canali preferenziali con le altre organizzazioni criminose dell'epoca come Cosa Nostra, la camorra e il terrorismo nero.
Abbatino diventa uno dei capi riconosciuti della Banda e, tra le altre cose, si occupa personalmente della vendita dello stupefacente nel territorio di Trastevere per cui impone una sorta di monopolio attraverso il quale controlla l'approvvigionamento e lo smercio dell'eroina che viene importata per la maggior parte dalla Thailandia mentre, talvolta, quando vi sono difficoltà per le forniture, fa ricorso al rifornimento da parte dei siciliani. Inoltre, insieme a Marcello Colafigli e Alvaro Pompili, impegna qualche centinaia di milioni di lire a Passo Corese in una struttura per cavalli da corsa in arrivo da tutta Italia e appoggiati lì prima di andare agli ippodromi.
Nel febbraio del 1979 una retata notturna porta in carcere, con l’accusa di sequestro di persona e riciclaggio, 29 persone tra cui Abbatino, Giuseppucci, Toscano, Mastropietro, Danesi e D'Ortenzi ma tutti nel giro di poco vengono rimessi in libertà. Solo con il pentimento di Abbatino si arriverà a una svolta per l’omicidio Grazioli con il processo del 1995 che porterà alla condanna a 20 anni per diversi membri della Banda oltre a quella per lo stesso Abbatino (solo 8 anni per via della collaborazione) e quelle per i ragazzi di Montespaccato..
Il 20 marzo il giornalista Mino Pecorelli viene assassinato a Roma in circostanze non del tutto chiarite e Abbatino racconterà che:
Il processo vedrà coinvolti Giulio Andreotti, Gaetano Badalamenti, Claudio Vitalone, Pippo Calò, Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati e si concluderà con l'assoluzione di tutti gli imputati "per non aver commesso il fatto"..
Nell'agosto del '79 Abbatino avrà modo di avere a che fare proprio con il camerata Carminati durante le trattative per la liberazione di Paolo Aleandri, sequestrato dalla Banda per non aver restituito un borsone di armi. Il camerata l'anno prima era entrato in contatto con Giuseppucci e Abbruciati ai quali aveva iniziato ad affidare i proventi delle rapine di autofinanziamenti dei NAR, in modo da poterli riciclare in altre attività illecite quali l'usura o lo spaccio di droga; viceversa recupera per Giuseppucci soldi che il boss presta a strozzo. Abbatino racconterà:
In relazione poi alla strage di Bologna e al coinvolgimento di Carminati nel tentativo di depistaggio, Abbatino racconterà:
L'ex NAR verrà assolto in appello nel dicembre del 2001 poiché non era certo che il mitra prelevato dall'arsenale fosse identico a quello usato per il depistaggio..
Un forte momento di aggregazione della Banda e che vede Crispino in prima linea è la vendetta che segue dal settembre 1980 nei confronti del clan Proietti per l'omicidio di Franco Giuseppucci, al quale era legato da un forte sentimento amicale. Stando sempre alle sue confessioni, Giuseppucci a suo dire sapeva troppe cose sugli omicidi di Pecorelli e Moro ed il fatto che sia stato ucciso dai Proietti, che non si sarebbero mai arrischiati in un'azione del genere - sempre a suo dire - se non per una richiesta espressa di qualcuno d'una certa importanza, proprio ad un mese dalla strage di Bologna, gli renderebbe il tutto alquanto sospetto; anzi, l'ex malavitoso è persino convinto che il suo vecchio amico non sia morto per la ferita d'arma da fuoco riportata nell'agguato orditogli, che ritiene non cosí grave da decretarne la morte, bensì stesso nell'ospedale per mano di terzi ignoti, dove effettivamente sarebbe spirato tra le braccia dei portantini che lo stavano soccorrendo.. Il 23 gennaio 1981 insieme a Enrico De Pedis, Raffaele Pernasetti ed Edoardo Toscano in una sala corse di via Rubicone uccide Orazio Benedetti, uomo dei pesciaroli; Pernasetti in fase processuale smentirà di aver partecipato all'omicidio.
In quei mesi, oltre ai problemi interni al gruppo, c'è un'altra questione da affrontare:
Abbatino racconterà ancora:
Il 3 febbraio 1981 Abbatino e Toscano uccidono Selis, uscito dal manicomio con un breve permesso e attirato in un agguato con il pretesto di una riappacificazione nella villa di Libero Mancone ad Acilia: con la scusa dell'abbraccio dà le spalle a Crispino che ha il tempo di estrarre la una calibro 22 nascosta dentro una scatola di cioccolatini e sparare contro Selis due proiettili, seguiti da altri due di Toscano. Il suo corpo verrà poi sepolto in una buca vicino all'argine del Tevere e ricoperto con della calce per affrettare la decomposizione e a tutt'oggi non è stato ancora ritrovato. Il 2 marzo Abbatino si presenta spontaneamente in Questura e dichiara la sua estraneità ai fatti fornendo falsi alibi e spiegazioni sufficientemente coerenti per essere lasciato libero.
In quei mesi la Banda dovrebbe mettere in atto alcuni sequestri su richiesta ma non ci sarà un seguito a causa degli arresti di Colafigli e Mancini (per l'agguato ai Proietti) e, dopo, per la morte di Aldo Semerari, psichiatra che con perizie compiacenti aveva fatto uscire di galera diversi membri della Banda.. Abbatino in sede processuale racconterà di essere stato presente sul posto a copertura di Mancini e Colafigli insieme a Raffaele Pernasetti e Giorgio Paradisi e di essere andati via con l'arrivo della polizia; il pentito dirà di essersi precostituito un alibi: insieme a Edoardo Toscano doveva risultare essere a casa di Alvaro Pompili a Filettino (Frosinone). Durante il confronto in aula Mancini però smentisce Abbatino.
Con la scomparsa di Giuseppucci, boss fondatore e collante tra le varie anime dell'organizzazione, la Banda non riesce più a trovare la compattezza che precedentemente le era propria e i due gruppi prevalenti, quello della Magliana guidati da Maurizio Abbatino e i Testaccini di Danilo Abbruciati ed Enrico De Pedis, iniziano una guerra fredda. Le tensioni si fanno sempre più forti, soprattutto a causa della spregiudicatezza e dell'intraprendenza dei Testaccini che, sempre più slegati dal resto della Banda, oramai operano quasi in un regime di completa indipendenza e attraverso decisioni prese all'insaputa degli altri. Il 16 ottobre Abbruciati e De Pedis uccidono infatti Domenico Balducci per conto di Pippo Calò. Ne seguirà un litigio acceso tra Abbruciati e Abbatino, il quale rinfaccia al testaccino di perseguire propri scopi personali al di fuori dell'interesse comune del gruppo. In pratica, ai testaccini viene rivolta l'accusa di essere dei traditori che mettono in pericolo i compagni unicamente per proteggere gli affari dei Corleonesi.
Il 25 novembre la polizia scopre l'arsenale della Banda nello scantinato del Ministero della Sanità all'EUR e il custode chiama in causa Abbatino e Abbruciati per poi ritrattare. Il testaccino troverà la morte a Milano il 26 aprile 1982 nell'attentato a Roberto Rosone, vice-presidente del Banco Ambrosiano.