La miniatura è un'arte che ha rivestito una grandissima importanza nella produzione artistica europea e mediorientale. La sua storia, in alcuni casi parallela alla storia della pittura, va dall'Antichità, in particolare per l'Europa dal II secolo, sino al tardo Rinascimento, quando la diffusione della stampa permise di creare illustrazioni in serie più a buon mercato.

La miniatura esiste fin dall'epoca del papiro ma è nella tarda antichità, con la comparsa del libro, che parole e immagini arrivarono a fondersi in una perfetta convivenza. La miniatura rappresenta per molti secoli la principale fonte per ricostruire l'arte pittorica, essendo quasi completamente perdute o manomesse le testimonianze di affresco, pittura su tavola o su altri supporti dall'antichità fino al II millennio d.C. Inoltre i codici miniati, essendo costosissimi prodotti di lusso, erano spesso legati alla più alta committenza sia religiosa che laica, preservando traccia del gusto più raffinato di quelle epoche..

Origini

I primi manoscritti miniati sono i documenti dell'Antico Egitto, costituiti dai papiri, sotto forma di rotoli più o meno lunghi. Il Libro dei morti di Ani (1275 a.C. circa, custodito al British Museum) misura 24 metri, mentre il Papiro di Torino (1290 a.C.–1224 a.C.) circa 58.

Non sono rimaste che poche testimonianze sull'antica decorazione dei papiri in età greco-romana e quindi la ricostruzione delle origini della storia della decorazione dei testi scritti è ancora oggetto di incertezza. Si conosce che i papiri avevano la forma di rotuli e poiché andavano svolti a poco a poco, le illustrazioni non erano altro che piccole vignette o figurette che interrompevano le colonne del testo. Queste immagini erano solitamente un corredo alle descrizioni scritte o la visualizzazione di episodi narrati, che in ogni caso non modificavano l'impaginazione e la struttura grafica del testo.

Si conoscono alcuni frammenti di rotuli mediobizantini che sembrerebbero copie antichizzanti di esemplari classici, dove esiste una sequenza di illustrazioni accompagnate da brevi didascalie: anche in questo caso però le immagini non sono integrate col testo, ma lo sostituiscono.

Secondo le teorie di Weitzmann il cambiamento strutturale dei manoscritti avvenuto tra il I e il III secolo (passaggio dalla forma di rotolo papiraceo a quella di codice pergamenaceo) avrebbe portato ad una diversa organizzazione del testo sulle pagine e posto le basi per uno sviluppo dell'illustrazione del manoscritto.

Miniatura nella tarda antichità

Il volumen era composto da più fogli ripiegati e si era originato probabilmente dalla forma dei dittici incerati, che erano usati per la scrittura quotidiana. La nuova forma del libro era preferita dai circoli cristiani, in opposizione con la cultura pagana ufficiale allora nemica. Nello stesso periodo si andava diffondendo la pergamena al posto del papiro, sebbene fosse già conosciuta fin dall'epoca ellenistica e molto più costosa e complicata da preparare. La pergamena però, che non si addiceva alla confezione dei rotuli, assicurava invece una resistenza e una durata maggiore di qualunque altro supporto leggero.

Un esempio delle prime miniature tuttora esistenti sono una serie di illustrazioni tagliate via dall'Iliade Ambrosiana (codice F 205 inf. della Biblioteca Ambrosiana di Milano), un manoscritto risalente al VI secolo. Sono simili, per stile e tecnica, all'arte pittorica dell'epoca, con un gusto compendiario e naturalistico derivato dalla pittura tardoellenistica e romana. Nonostante alcune imperfezioni, sono ancora assenti le convenzioni di tipo medievale.

Altre opere di grande valore artistico sono le miniature presenti sul Virgilio Vaticano (Cod. Vat. lat. 3225) e sul Virgilio Romano (Cod. Vat. lat. 3867), risalenti ai primi anni del V secolo. Sono in condizioni migliori e di dimensioni maggiori dei frammenti ambrosiani con un disegno ancora in stile classico: si crede che siano una semplice copia di una serie di opere ancora più antiche. I colori sono opachi e gli incarnati chiari. Il metodo seguito nel comporre le varie scene sulla pagina fornisce molte indicazioni sulle tecniche di pittura usate dagli artisti dei primi secoli: sembra che lo sfondo dell'immagine venisse colorato con una tinta uniforme, coprendo l'intera superficie della pagina; quindi, sopra questo fondo, venivano disegnate le persone e gli oggetti più grandi, e sopra di loro quelli più piccoli (questo metodo a strati è noto con il nome di "algoritmo del pittore"). Inoltre, nel tentativo di mantenere una sorta di visuale prospettica, era adottata una sistemazione scalare per fasce orizzontali delle zone di pittura: quelle in alto contenevano infatti immagini più piccole di quelle in basso.

Miniatura bizantina (V-VI secolo)

Fu la scuola bizantina a sviluppare nuove convenzioni artistiche creando un taglio netto con la tradizione precedente. Nei primi esempi delle opere di questo periodo continuano a persistere dei tratti classici, come testimoniano i frammenti del Codex Cottonianus (MS Cotton Ottone B. VI) e le migliori miniature del Dioscoride di Vienna (codice di Anicia Giuliana, Osterreichische Nationalbibliothek, Gr. 1), dove si registrano gli ultimi, aulici sviluppi del naturalismo ellenistico. Nelle miniature nei manoscritti del tardo Impero bizantino, copiate da esempi precedenti, la riproduzione dei modelli restò fedele all'originale.

Con i vincoli imposti dall'influenza ecclesiastica, l'arte bizantina divenne sempre più stereotipata e convenzionale. Il colore usato per dipingere la carnagione si spostò verso tinte più scure, mostrando persone emaciate e irrigidendo i movimenti. Venne fatto un largo uso di tinte marrone, grigio-blu e altre tinte neutre. Troviamo per la prima volta la colorazione della pelle che, in seguito, divenne pratica comune per i miniaturisti italiani cioè lo stendere il colore dell'incarnato su di uno strato verde oliva o comunque scuro. Gli sfondi furono trattati in maniera sempre più convenzionale iniziando quella rimarchevole tradizione di assenza di rappresentazione della natura dal vero che contraddistingue la miniatura medievale.

Sempre in ambito bizantino compaiono sfondi d'oro che, gradualmente, saranno introdotti anche nei manoscritti occidentali.

Miniatura altomedievale (VIII-X secolo)

Con la diffusione del monachesimo, i centri della cultura europea divennero i monasteri, nei cui scriptoria si copiavano le opere antiche su pergamene, permettendone la trasmissione alle generazioni future. In queste operazioni di trasferimento si scartavano i libri ritenuti dannosi, che sparirono inevitabilmente, mentre la riproduzione delle opere più antiche prescindeva l'apparato illustrativo, che veniva trascurato poiché troppo difficile da copiare o ormai incomprensibile per chi era legato ormai a una cultura figurativa diversa. Amanuense e miniatore erano spesso due figure distinte, anche se quasi sempre, soprattutto nell'alto medioevo, appartenenti alla medesima comunità religiosa e quindi di analoga formazione e cultura figurativa.

Anche in Europa occidentale il Cristianesimo portò a una perdita di interesse verso la realtà percepita dai sensi e, pur senza arrivare alle forme di iconoclastia orientali, si sviluppò uno stile figurativo dove ogni elemento acquista valore solo in quanto metafora del mondo trascendente. Ogni figura diventa quindi un simbolo e non ha bisogno di essere realistica anzi, proprio per evidenziare la funzione simbolica, si codificano tutta una serie di stilizzazioni e convenzioni figurative.

Nella miniatura libraria dell'Europa occidentale la capacità di rappresentazione della figura umana quasi scomparve, fungendo da elemento decorativo piuttosto che da realistica rappresentazione del corpo umano, come si riscontra nei manoscritti del periodo dei Merovingi (v.si Miniatura merovingia), nella scuola longobarda e franco-longobarda, nei manoscritti visigoti e nelle produzioni di arte insulare dell'arcipelago britannico. Se in epoca tardo-antica i manoscritti più ricchi di immagini erano state le Bibbie, in questo periodo acquista importanza la decorazione dei Vangeli, dei libri di sacramenti e, più tardi, i messali e i libri di coro. Si sviluppa una relazione stretta tra testo e immagini, con iniziali figurate (da figure umane o animali) e istoriate (con piccole scene o decori vegetali), bordi decorati, monogrammi a piena pagina per le prime lettere del testo, tavole di canoni, immagini didattiche e mnemoniche. Questo processo venne sicuramente favorito dalla sensibilità lineare e ornamentale.

Miniatura celtica irlandese

Nei monasteri irlandesi, tra il VII e il IX secolo, si diffuse un tipo di decorazione raffinatissima basata su intrecci di racemi e figure stilizzate, organizzati in complessi schemi geometrici. In Inghilterra, presso Canterbury e Winchester si sviluppò nel X e XI secolo un tipo di miniatura anglosassone che probabilmente derivò il proprio caratteristico disegno a mano libera dai modelli classici romani senza l'influenza bizantina. L'alta qualità delle miniature sta nel fine tratteggio dei contorni che ebbe una lunga influenza sulla miniatura inglese dei secoli successivi, ma che rimase separato dal resto delle correnti artistiche occidentali.

La maggior parte delle figurazioni umane, quando presenti, sono di natura antinarrativa e sacrale: crocifissioni, Cristo in Gloria, rappresentazioni della Vergine e dei santi. Queste immagini delle Sacre Scritture, che venivano mostrate al popolo analfabeta durante le più importanti cerimonie liturgiche, acquistavano un enorme valore simbolico e quasi magico, divenendo il tramite diretto tra il mondo terreno e quello ultraterreno. Per questo la confezione dei libri sacri era curatissima e impiegava i materiali più preziosi: ad esempio, finché fu possibile trafficare con l'Asia Minore, si tinse la pergamena con la porpora, sopra la quale si scriveva in lettere d'oro e d'argento..

Miniatura carolingia

Durante il periodo della cosiddetta rinascenza carolingia si sviluppò, probabilmente col supporto dell'autorità di Carlo Magno, una scuola di pittura derivata dai modelli classici, principalmente di tipo bizantino. Se le opere di pittura murale carolinge sono molto scarse, ci sono pervenuti numerosi e splendidi manoscritti miniati dell'epoca, che testimoniano la vitalità artistica dell'epoca nelle arti pittoriche..

Il libro rivestì un'importanza fondamentale nell'organizzazione dell'Impero, essendo veicolo delle leggi scritte e del recupero del sapere antico. Per questo gli imperatori stessi furono grandi committenti di opere librarie, che in questo periodo raggiunsero un vertice per qualità e rilevanza, con una svolta stilistica rispetto all'VIII secolo.

Appaiono contemporaneamente due modelli di illustrazione: il primo, di ispirazione bizantina, in cui sono raffigurati principalmente ritratti di Evangelisti o degli stessi imperatori, con pagine colorate con tinte brillanti ed estese dorature, di solito inserite all'interno di cornici architettoniche e staccate dallo sfondo. Insieme alla ricca decorazione del margine e delle iniziali questo stile fece da modello per l'ulteriore sviluppo della miniatura in occidente. il secondo, usato per la rappresentazione di scene per lo più bibliche, denotava una maggiore libertà espressiva rispetto al tipo precedente distaccandosi dalla scuola bizantina.