Santa Panagia (Santa Banacìa in siciliano) è un quartiere localizzato nella zona nord-occidentale del territorio comunale di Siracusa, capoluogo dell'omonimo libero consorzio comunale in Sicilia.
Il quartiere è sorto in epoca moderna nella periferia settentrionale di Siracusa, e conserva al suo interno ingenti testimonianze archeologiche che abbracciano la trimillenaria storia della città: la necropoli d'epoca greca, la chiesa d'epoca bizantina dalla quale ha preso il nome e la tonnara di Santa Panagia, la cui attività cominciò nel 1100. Nella zona della sua cava naturale si ipotizza che sorgeva il famoso terzo porto di Siracusa, il Trogilo, descritto dagli antichi, ma le cui rovine non sono mai state individuate. Da qui il generale romano Marco Claudio Marcello diede avvio alla conquista di Siracusa, riuscendo a entrare tra le sue alte mura. Odiernamente dà il proprio nome alla rada dalla quale salpano e approdano le navi petroliere legate all'attività industriale del polo petrolchimico siracusano. Confina con i quartieri di Mazzarona e Scala Greca, e con la frazione di Targia.
Etimologia
Santa Panagia deriva il suo nome dal termine greco bizantino Παναγία Panaghìa: πᾶν pān 'tutta' e ἁγία haghìa 'santa', ovvero 'Tutta Santa' (o 'Santissima'), epiteto che l'Oriente cristiano ha dato alla madre di Gesù, Maria. Quindi il nome del quartiere significa Maria, la tutta santa o Colei che è solo santità.Cfr. Colloquia Mediterranea 5.1: Rivista della Fondazione Giovanni Paolo II, 2015. La città di Siracusa in passato fu molto legata alla chiesa di Costantinopoli (fino ad assumere nel 663 il titolo di capitale dell'Impero bizantino) numerose sono quindi le attestazioni che risalgono a quel periodo. La chiesa rupestre dedicata alla Madonna, sorta in prossimità del mare, appena fuori dalla città, sembrerebbe essere il punto focale che diede il nome all'intera zona circostante.
Panagia è anche il nome del pane benedetto usato nelle messe della chiesa cristiana ortodossa (Ἄρτος της Παναγίας = pane della Tutta Santa), ovvero il rito che trae origine dagli antichi monaci greci che si riunivano nel refettorio a pranzare e tagliavano il pane e bevevano il vino per simboleggiare l'Ultima Cena di Gesù (Eucaristia). Panagia, rendere grazie a Dio,Dizionario enciclopedico della teologia, della storia della chiesa..., 1843, p. 411. Panagion, affine a Panagia, significa invece lo Spirito Santo; i due termini sono collegati: Panagion et Panagia ovvero Lo Spirito Santo e la Madre di Dio.La sposa di Dio: La maternità spirituale di Maria come chiave ermeneutica ..., 2015, p. 368.
Territorio Storia Epoca classica
L'attuale contrada Santa Panagia è situata all'interno dell'antico territorio della città-quartiere di Tiche, corrispondente a una delle cinque città-quartiere che componevano la pentapoli greca di Siracusa.
Sicuramente sito già interessato in passato da insediamenti preistorici quali Siculi e Sicani; lo dimostra la presenza del villaggio di Stentinello e la sua vicinanza con la penisola di Thapsos, noto luogo preistorico siracusano.
Ma le sue tracce più evidenti sono di matrice greca quando l'intera città, chiamata Syrakousai, divenne una capitale del Mediterraneo, definita la più popolosa, superava per popolazione persino Atene. Per questo motivo nella descrizione degli storici la città aretusea era detta pentapoli poiché era suddivisa al suo interno in cinque siti, definiti "città proprie", che uniti andavano a comporre il nome siracusano.
Il luogo dove oggi sorge Santa Panagia ha regalato agli storici grandi scoperte in campo archeologico, custodendo preziose tracce dell'antico passato siracusano. Quali necropoli; ingresso; strade e altri importanti reperti d'epoca.
Santa Panagia, in quel tempo chiamata unicamente Tiche o Tyche, fu anche il luogo da dove entrarono per la prima volta i Romani. Infatti Marco Claudio Marcello, grazie all'intuizione di un suo soldato, scoprì che il tratto delle mura dionigiane situate presso la baia di Santa Panagia erano scavalcabili, lì dove ipoteticamente si trovava il porto Trogilo, a quel tempo noto porto militare siracusano detto Trogylos. Per cui Marcello di notte, approfittando della distrazione delle guardie siracusane, riuscì a entrare all'interno della polis aretusea, impossessandosi dell'Epipoli e fermandosi proprio tra le mura che separavano le due città-quartiere di Tiche e Neapolis.
Secondo le fonti Claudio Marcello ricevette nel suo accampamento tra le mura gli ambasciatori delle due città-quartiere che vennero a pattuire la resa, domandando al generale romano che fosse loro risparmiata la vita e l'incolumità fisica in cambio dell'apertura delle porte di Tiche e Neapolis. Claudio Marcello dopo aver tenuto una consulta di guerra con i suoi soldati accettò la richiesta dei cittadini siracusani, dicendo però loro che ai soldati sarebbe stato concesso il denaro e tutti i beni economici presenti nelle loro case. Per questo motivo iniziò da quel momento un violento saccheggio nelle case dei residenti di Tiche e Neapolis che videro i loro averi dissiparsi in breve tempo sotto la presa di potere da parte di RomaGiovanni E. di Blasi; Gambacorta, Storia del regno di Sicilia dell'epoca oscura e favolosa sino al 1774, volume 1, 1834..
Dopo la conquista e l'inizio dell'epoca romana, non si ha più notizia del quartiere Tiche, probabilmente ancora abitato fino all'epoca imperiale di Augusto. Ma già sotto l'Impero bizantino la città di Siracusa aveva in massima parte ristretto le sue mura, situazione dettata soprattutto dalla drastica diminuzione della popolazione avvenuta nell'arco di tempo che va dalla conquista romana fino alle lotte che questi ebbero ad affrontare con le invasioni barbariche.
La città arrivò a ridursi alla sola isola di Ortigia, che rappresentò per tutto il Medioevo l'unica parte abitata di Siracusa.
Epoca moderna
La storia di Tiche riprende in epoca post-fascista, quando alla fine della seconda guerra mondiale vi fu un graduale incremento demografico che portò alla necessità di espandersi e dunque di costruire nuovi quartieri fuori dalla vecchia Siracusa. Per cui vennero riprese le antiche misure greche, vennero rioccupati i luoghi utilizzati un tempo e nell'originario suolo vennero edificati nuovi palazzi e nuove costruzioni che andarono totalmente a coprire ogni traccia dell'abitato di epoca classica.
Santa Panagia è stato uno degli ultimi centri abitati a nascere nella Siracusa moderna. Fino agli anni cinquanta e sessanta era considerato un sito extraurbano perché era composto principalmente da poche abitazioni, per lo più ville, e da molti terreni destinati all'agricoltura e alla pastorizia. Non vi erano esercizi commerciali, né uffici istituzionali, né strade, nè tutto quello che si può trovare oggi. Per ogni minima esigenza i residenti dovevano necessariamente scendere in Ortigia, o nella zona umbertina, o alla Borgata Santa Lucia, in quanto per i siracusani la vita sociale si svolgeva ed era concentrata quasi unicamente ancora nell'isola e nella bassa terraferma.
La situazione cominciò a mutare dagli anni settanta ai novanta quando la popolazione siracusana crebbe in gran numero, arrivando a superare i 100.000 abitanti. Con l'esigenza dei cittadini di ampliare il loro perimetro sociale, si andò sempre più a fabbricare nella contrada periferica di Santa Panagia sovrastante il mare, popolandola e urbanizzandola. Nacquero palazzi, strade, supermercati, banche, uffici, scuole. Inoltre merita menzione il mercato, detto tradizionalmente mercatino di Santa Panagia, il quale rappresenta uno dei due principali mercati aretusei, perché l'altro nonché quello storico è ubicato in Ortigia ed entrambi svolgono giornalmente la loro funzione sociale e commerciale.
Urbanistica di Santa Panagia L'epicentro del quartiere lo si ha nel viale Santa Panagia, strada a scorrimento di ambito urbano caratterizzata da due corsie, una per il traffico veicolare e una per i pedoni. Qui hanno sede molte attività commerciali e i seguenti uffici istituzionali:
Edifici istituzionali
Negli anni più recenti sono stati qui trasferiti importanti edifici istituzionali quali il tribunale della città e l'Agenzia delle entrate, operante come centro direzionale e valevole per tutta la provincia di Siracusa, con distaccamenti per gli uffici territoriali a Lentini e Noto. Inoltre ancora più recentemente è stato costruito a Santa Panagia il centro direzionale nel quale vi sono stati destinati altri uffici pubblici amministrativi.
Edifici religiosi A Santa Panagia ci sono inoltre alcuni edifici religiosi, a maggioranza chiese cristiano-cattoliche. In via Italia sorge una moderna sinagoga nella quale è stato recentemente celebrato un matrimonio con rito ebraico, il primo in Sicilia dal 1492(Sinagoga chiusa definitivamente). Il sito rappresenta inoltre il centro sefardico siciliano per questa religione. In zona sorgono anche edifici di altre religioni.
La rada di Santa Panagia
La rada di Santa Panagia si trova nell'immediata vicinanza della baia omonima e nel territorio dove prima vi sorgeva il porto Trogilo.
Il pontile che caratterizza la rada nautica è stato costruito nel 1976; esso è tutt'oggi il più grande pontile d'Europa con i suoi 1340 metri di lunghezza. La costruzione prende il nome dalla raffineria di petrolio sorta a Priolo Gargallo (ex frazione di Siracusa divenuta comune autonomo nel 1979): Isab; pontile ERG in seguito, o più semplicemente pontile della baia di Santa Panagia.
La sua funzione principale è quella di fare approdare le navi petroliere, chimichiere e gasiere che giungono da più parti del Mediterraneo per l'attività di trasformazione del petrolio greggio e delle attività chimiche che avvengono presso il polo petrolchimico siracusano, e permettere loro il carico e lo scarico della merce.
Data la vicinanza del quartiere con il polo industriale, non è raro avvertire nella zona i miasmi provenienti dalle raffinerie; l'inquinamento derivato dalla lavorazione della merce che giunge al pontile è infatti oggetto di discussione tra le varie istituzioni ormai da decenni, senza purtroppo l'avvento di una soluzione volta a conciliare l'industria, la salute dei cittadini e il delicato sistema ambientale di cui Santa Panagia fa parte.
Aspetto geologico e naturalistico
Essendo quella di Santa Panagia una zona che delimita i confini della città, comprende zone non urbanizzate di grande pregio geologico, naturalistico e archeologico. Da queste parti, a breve distanza chilometrica, vi sorgono sorgenti naturali, grotte, spiagge sabbiose, antichi fiumi, cave con macchia mediterranea e saline riparo di volatili provenienti da più parti del mondo.