Ciliverghe (Silièrghe in dialetto bresciano) è una frazione del comune di Mazzano.
Storia La prima testimonianza documentale che si ha di Ciliverghe risale al 6 aprile 1167; dal documento appare che all'epoca Ciliverghe, denominato Zilivergi, fosse distinto da Virle. Sta di fatto che, però, nei secoli successivi Ciliverghe fu la zona di campagna di Virle, con il quale costituiva un solo comune e una sola parrocchia, ma era dotato di una propria vicinia.
Il paese si sviluppò in primo luogo intorno ad una collina chiamata "Monte Coeli Aperti", che si innalza sopra il terreno circostante, originariamente incolto e paludoso. In questo luogo si costituì l'antico nucleo del paese, di cui si ha notizia fin dal XIV secolo, attraverso le molte carte geografiche del tempo.
Tra l'XI e il XIII secolo Ciliverghe era infeudato al monastero benedettino di San Pietro in Monte a Serle e in questo periodo i monaci iniziarono la bonifica del territorio, stabilendosi nell'edificio che è poi divenuto l'antica trattoria "Due Porte", in località Bettole. Tra il XV e il XVI secolo proseguirono le opere di bonifica ad opera degli abitanti della zona. La creazione poi della roggia Mazzanesca, che attraverso i suoi cinque rami convoglia le acque che provengono dal Naviglio, permise alla popolazione di guadagnare terreni utili per l'agricoltura. Iniziarono a costituirsi così i primi nuclei abitati fuori dal Monte Coeli Aperti, ordinati in tre contrade parallele, con le rispettive suddivisioni dei terreni agricoli, oltre a varie cascine sparse e ad un ulteriore nucleo più compatto noto come Feniletto. Al posto dell'antico insediamento bendettino si era poi sviluppata l'attività commerciale, formandosi la località Bettole.
Nel 1722, la famiglia Mazzucchelli acquistò un casale nella "Seconda contrada". Grazie al patrizio e poi conte Federico Mazzucchelli e in seguito a suo figlio, il conte Giammaria Mazzucchelli, tale immobile venne ricostruito e ampliato, trasformandosi in una sontuosa villa neo-palladiana, dotata di pronao esastilo. Il Mazzucchelli, letterato di spicco nell'Italia del Settecento, ebbe un ruolo fondamentale nei processi per l'indipendenza e l'unità del Paese.
A causa del progressivo aumento della popolazione e dopo decenni di discussioni e conflitti, il 19 settembre 1755 Ciliverghe ottenne la separazione da Virle diventando comune autonomo. Durante l'epoca veneta, il comune appartenne alla quadra di Rezzato.
Nonostante avesse ottenuto l'autonomia amministrativa, Ciliverghe rimaneva sotto la giurisdizione ecclesiastica della parrocchia di Virle e pertanto gli abitanti, per ogni celebrazione, dovevano percorrere una non breve distanza. Nell'anno 1680 il Vescovo Bartolomeo Gradenigo concesse in nulla osta per la costruzione della chiesa di San Filippo Neri, eretta poi a chiesa parrocchiale, con autonomia da Virle, il 5 aprile 1757 per decreto del vescovo Giovanni Molin. Attorno alla chiesa parrocchiale si sviluppò il centro del paese, fino ad allora di fatto inesistente.
A seguito della costituzione della Repubblica Bresciana (1797), il 1° maggio 1797 il comune di Ciliverghe fu inserito nel Cantone di Garza Orientale, passò al Distretto dei Marmi nel maggio 1798, per poi entrare nel Distretto del Garza Orientale facente parte del Dipartimento del Mella alla confluenza di tale repubblica rivoluzionaria nella Repubblica Cisalpina. Con l'assetto amministrativo definitivo raggiunto da questo Stato, Ciliverghe rientrò nel Distretto I di Brescia nel maggio del 1801 e finalmente, nel maggio del 1805, nel Cantone IV del medesimo distretto. Mantenne questa collocazione anche nel successivo Regno Italico, ma solo fino al 1º gennaio 1810, quando il comune di Ciliverghe fu aggregato al comune di Mazzano.
Durante il dominio austriaco, con la Notificazione del 12 febbraio 1816 "Compartimento territoriale della Lombardia da attivarsi col 1.° maggio" emanata dal governatore della Lombardia, il comune di Ciliverghe fu ricostituito nella sua autonomia e appartenne al Distretto I della provincia di Brescia del Regno Lombardo-Veneto. Durante la II Guerra d'indipendenza, la Battaglia di Treponti coinvolse anche il territorio di Ciliverghe; in particolare, nella zona delle Bettole esiste tuttora un platano monumentale, detto tradizionalmente "di Garibaldi". A seguito della pace di Zurigo del 1859 fu annesso al Regno di Sardegna, poi Regno d'Italia, ed incluso nel mandamento IV di Rezzato, a sua volta appartenente al circondario I della nuova provincia di Brescia. Si mantenne autonomo fino a quando il Regio Decreto 11 marzo 1928, n. 549, non stabilì la soppressione del comune di Ciliverghe e la sua aggregazione al comune di Mazzano, il cui inizio fu fissato il 16 aprile 1928, come disposto dal decreto del Prefetto di Brescia 4 aprile 1928, n. 11885.
Sulla base della cartografia del Catasto napoleonico, del Catasto del Regno Lombardo-Veneto e del Catasto del Regno d'Italia è possibile rilevare che il confine tra il comune di Ciliverghe e il comune di Mazzano si collocava per un brave tratto appena a nord dell'antica trattoria "Due Porte" (località Bettole), formando un cuneo oltre la strada Reale Brescia-Verona (ossia l'attuale via Padana Superiore), poi proseguiva lungo la medesima strada fino all'incrocio di questa con via San Rocco, in corrispondenza della trattoria "Palazzina", e da qui proseguiva verso sud-est sempre lungo via San Rocco, sino al confine con il comune di Calcinato, nelle vicinanze di una croce di marmo tuttora esistente. Il censimento del 1921 attribuiva al comune di Ciliverghe una superficie di 5,98 km².
Società
Evoluzione demografica I dati sulla popolazione residente a Ciliverghe sono incompleti, in quanto dal 1991 l'ISTAT ha cessato di pubblicarli nei propri censimenti. È però possibile tracciare l'evoluzione demografica sulla base dei censimenti fino al 1921 per il comune di Ciliverghe e, fino al 1991, per la frazione di Ciliverghe. Nel 2012 il Comune di Mazzano rese nota la distribuzione della popolazione al 31 dicembre nell'ambito delle sue tre frazioni, fornendo l'ultimo dato pubblico a disposizione. Le statistiche demografiche di Ciliverghe per i secoli precedenti all'unità d'Italia sono più sporadiche: la "Descrizione generale" del 1764 riportava 548 abitanti, nel 1802 invece erano presenti 680 abitanti, cresciuti a 698 nel 1853 e giunti a 744 nel 1859, con l'ingresso nel Regno di Sardegna.
Amministrazione
Monumenti e luoghi d'interesse Chiesa Parrocchiale di San Filippo Neri
Costruita a partire dal 1680 su progetto di Luca Serena, la chiesa di San Filippo Neri sorse su un terreno frutto di un lascito, nell'area dove la "strada Grande" (oggi via Matteotti) incrociava la "via del Feniletto" (oggi via Portesi) e la "Prima Contrada" (oggi via Conciliazione). La sua pianta è semplice, ad aula unica e in stile neoclassico, derivante da un ampliamento e ristrutturazione avvenuti nei primi decenni del XIX secolo. All'interno si trovano i due altari laterali dedicati alla Madonna del Rosario e al Sacro Cuore di Gesù. I dipinti della volta attualmente visibili sono ad opera del pittore Giacomo Olini e risalgono al 1970, quando vennero sostituiti alle decorazioni geometriche risalenti al '700. Nell'abside è rappresentata la Trasfigurazione, anche questa rimaneggiata dall'Olini sull'originale settecentesco, come pure l'Assunzione di Maria raffigurata nel catino absidale. La pala dell'altare maggiore, degli inizi del XVIII secolo, è di Domenico Voltolini e rappresenta la Vergine fra i Santi Domenico e Filippo Neri.
Di particolare interesse sono le due tele del pittore bresciano Francesco Savanni poste ai due lati della navata, la prima raffigurante la Deposizione di Cristo dalla Croce e la seconda la Vergine fra i santi Vincenzo Ferreri e Francesco di Paola.
L'organo, della ditta Bianchetti, Facchetti e Ghidinelli, risale presumibilmente al 1894 ed era in uso corrente ancora negli anni Novanta del Novecento, mentre ora versa in cattivo stato di manutenzione.
Ogni cinque anni, il 15 agosto, dalla chiesa parrocchiale parte la Processione dell'Assunta e di San Rocco, un'antica tradizione nata come ringraziamento per la cessazione del colera del 1855, sulla scia delle processioni che si compivano alla Cappella di San Rocco fin dal 1577 per la fine della peste. È tuttavia dall'anno 1900 che la processione ha assunto l'attuale connotazione: circa sessanta figuranti interpretano dei santi che precedono la statua del Patrono San Filippo Neri, di San Rocco e della Vergine per giungere alla Cappella campestre di San Rocco, luogo di viva devozione della popolazione di Ciliverghe.
Villa Mazzucchelli
Nella storica "Seconda Contrada" (oggi via Mazzucchelli) si trova villa Mazzucchelli, nella cui ala destra hanno avuto sede dal 1995 fino al 2015 i Musei Mazzucchelli: il "Museo del Vino e del Cavatappi"; il "Museo della Moda e del Costume"; la "Casa Museo Gianmaria Mazzucchelli"; la pinacoteca "Giuseppe Alessandra". I musei erano gestiti dalla Fondazione Giacomini-Meo-Fiorot. All'estremità dell'ala ovest è presente un oratorio consacrato a Santa Cristina. Nella corte occidentale della villa, con accesso da via Matteotti 99, l'8 settembre 2023 è stata inaugurata la nuova sede della Biblioteca comunale di Mazzano "Franca Meo".
Palazzo Appiani
Sul monte Coeli Aperti, una bassa collina posta ad est del centro abitato, è situato il Palazzo Appiani (nome derivante dalla nobile famiglia bresciana che lo possedette dal 1517 fino alla metà del XIX secolo), strutturato a forma di castello, con abbellimenti neogotici ottocenteschi. In prossimità del borgo è presente la chiesetta consacrata a San Valentino.
Chiesa di San Valentino
Costruita nel 1517 e situata sul Monte Coeli Aperti, è l'edificio di culto più antico di Ciliverghe. La chiesa ha cambiato vari nomi nel corso del tempo: Corpo di Cristo, Sangue di Cristo, Santa Maria ad Nives, Oratorio dell'Assunta e infine San Valentino.
Due Porte
La località "Due Porte", nota anche come Bettole, era il centro commerciale del paese. Nei primi dell'800 c'erano ben 13 botteghe proprio per la sua posizione strategica, mentre nemmeno una se ne contava nel resto del paese. Insieme al Monte, è la borgata più antica di Ciliverghe: risale infatti al XIV secolo.
Cappella di San Rocco
Venne costruita nell'anno 1577 in occasione della fine della peste. A quanto pare nei pressi della cappella vennero sepolti coloro che morirono di peste e che erano ricoverati al Lazzaretto. Si scelse questo posto perché lontano dal paese. Questo spiega la presenza dell'immagine, sulla chiave di volta del sacello, di un teschio che sovrasta due femori decussati.
Lazzaretto
È una cascina al termine di via Albini (già "Terza Contrada"). Deve il suo nome al lazzaretto che ospitò nella seconda metà del ‘500 dove vennero confinati i malati di peste. Le pareti annerite della casa sono la testimonianza dei falò con cui si bruciavano gli abiti sporchi dei malati. Su alcune carte geografiche si trova, nei pressi di questo luogo, il toponimo "Lazzaretto".
Ex Oratorio di San Vincenzo Ferreri - Borgo Caldana
Costruita nel 1748 e dedicata al santo domenicano invocato contro la siccità, la chiesetta, detta "dei Caldana", rimase attiva fino al 1909 quando, dopo aver cambiato nome due volte (San Luigi e Vergine del Rosario), fu trasformata in abitazione. I paramenti e i beni delle chiesetta furono donati alla parrocchia, tra questi la pala del Savanni che si trova tutt'oggi nella parrocchiale.
Scuola elementare "Ai Caduti" e Asilo infantile "Battista Portesi"