Fear of a Black Planet è il terzo album in studio del gruppo hip hop newyorkese Public Enemy, pubblicato dalla Def Jam/Columbia nel 1990.
Descrizione Fear of a Black Planet contiene tematiche ancora più sbilanciate verso l'organizzazione e il rafforzamento della comunità afro-americana contro i soprusi dei bianchi, denunciando la condizione sociale di inferiorità della comunità nera ai tempi dell'uscita dell'album.
Il disco debuttò alla posizione numero 40 nella classifica Billboard 200 negli Stati Uniti, vendendo un milione di copie nella prima settimana di pubblicazione. Successivamente raggiunse la posizione numero 10 e venne certificato disco di platino dalla RIAA. Alla sua uscita, Fear of a Black Planet ricevette un generale encomio da parte della critica musicale e da allora è considerato uno dei capolavori del genere hip hop. Nel 2003, l'album è stato classificato alla posizione numero 300 nella lista dei 500 migliori album di sempre redatta dalla rivista Rolling Stone; 302ª nell'aggiornamento del 2012 e 176ª nella terza revisione del 2020 della stessa lista.
Nel 2004 la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d'America ha inserito Fear of a Black Planet nel National Recording Registry, per alti meriti "culturali, storici o estetici".
Antefatti Nel 1988 i Public Enemy avevano pubblicato il loro secondo album It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back con grande successo di pubblico e critica. Le loro dense strutture musicali, fornite dal team produttivo The Bomb Squad, esemplificarono una nuova estetica di produzione nell'hip hop.Myrie (2008), p. 131. I controversi e politicamente scorretti testi di Chuck D, includono riferimenti a figure politiche quali Assata Shakur e Nelson Mandela, e agli insegnamenti del leader della Nation of Islam Louis Farrakhan, che intensificarono l'affiliazione del gruppo al nazionalismo nero e allo stesso Farrakhan.Myrie, p. 131
Il successo di It Takes a Nation aiutò l'ascesa dell'hip hop come forma d'arte riconosciuta e rispettata anche sociopoliticamente e non solo musicalmente, nonostante le critiche dei media.Reeves (2009), p. 76.
Nel maggio 1989 Chuck D, Hank Shocklee dei Bomb Squad e il giornalista Bill Stepheny stavano negoziando con varie case discografiche per ottenere un accordo produttivo con una major, il loro obiettivo da quando i Public Enemy erano nati agli inizi degli anni ottanta. Mentre erano nel pieno delle negoziazioni, il membro del gruppo Professor Griff fece alcune dichiarazioni antisemite in un'intervista con il The Washington Times, nella quale dichiarò che gli ebrei erano la causa della "maggior parte della malvagità nel mondo". Di conseguenza i Public Enemy furono sommersi dalle critiche da parte di mass media, organizzazioni religiose e critici rock "liberal",Mark Dery et al. Forman & Neal (2004), p. 472. che aggiunsero alle accuse nei confronti della band anche il razzismo, l'omofobia e la misoginia.Mark Dery et al. Forman & Neal (2004), p. 473.
Nel mezzo della controversia, Chuck D ricevette un ultimatum da parte di Schocklee e Stepheny che volevano l'immediata estromissione di Griff dal gruppo o l'accordo produttivo sarebbe saltato. Egli licenziò Griff in giugno, ma lo riammise nella band in seguito dopo che Griff negò di essere antisemita e si scusò pubblicamente per le sue dichiarazioni. Svariate persone che avevano lavorato con i Public Enemy espressero perplessità sulla leadership di Chuck D all'interno del gruppo e sulle sue abilità come portavoce. Il direttore della Def Jam Bill Adler disse in seguito che le polemiche "in parte ... alimentarono la scrittura [dell'album]".
Per dare un seguito a It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back, il gruppo cercò di fare un lavoro più focalizzato sul tema e di condensare le teorie sul razzismo del dott. Frances Cress Welsing in un album discografico. Secondo Chuck D, questo comportò "dire alla gente che il colore della pelle è un problema creato e inventato per trarre vantaggio da persone di varie caratteristiche per il vantaggio di pochi". Egli ricordò il concetto alla base dell'album in un'intervista con Billboard: «Volevamo davvero uscire con un album profondo e complesso ... più adatto agli alti e bassi di una grande performance sul palco». Chuck D citò anche le circostanze commerciali dell'hip hop dell'epoca, che si era velocemente trasformato da un mercato improntato ai singoli a uno più orientato verso gli album. Nel corso di un'intervista concessa a Westword, egli disse in seguito: «Abbiamo capito l'entità di ciò che era un album, quindi abbiamo deciso di creare qualcosa che non solo incarnava lo standard di un album, ma avrebbe resistito alla prova del tempo essendo diverso come suoni e trame».
Registrazione
«Volevamo creare un nuovo sound dall'assemblaggio dei suoni che ci hanno fatto avere la nostra identità. Specialmente nei nostri primi cinque anni, sapevamo che stavamo facendo dischi che avrebbero resistito alla prova del tempo. Quando abbiamo fatto It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back volevamo "rifare" What's Going On di Marvin Gaye e quando abbiamo fatto Fear of a Black Planet stavo tentando di "rifare" Sgt. Pepper's.» — Chuck D Le sedute di registrazione per l'album ebbero luogo dal giugno all'ottobre 1989 presso gli studi Greene Street Recording a New York, The Music Palace di West Hempstead, New York, e Spectrum City Studios a Long Island, New York.. Muze. Fear of a Black Planet fu prodotto interamente dai The Bomb Squad, intensificando ed espandendo l'uso dei sample musicali e del cosiddetto "wall of noise" (muro di rumore) utilizzato nel precedente album del gruppo, It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back (1988).
Impiegando un metodo eleaborato, i Bomb Squad riconfigurarono e ricontestualizzarono i frammenti sonori più disparati, mentre espandevano il loro repertorio di campioni traendoli dalla radio o da altre fonti. Secondo Hank Shocklee: «Quando parli del tipo di campionamento fatto dai Public Enemy, abbiamo dovuto setacciare migliaia di dischi per trovare forse cinque buoni pezzi. E quando abbiamo iniziato a mettere insieme quei pezzi, il suono è diventato molto più denso». I Bomb Squad utilizzarono diversi apparecchi inclusi una drum machine E-mu SP-1200, un campionatore Akai S900 e un computer Macintosh.Mark Dery et al. Forman & Neal (2004), p. 479. Chuck D ricordò che il "95% delle volte sembrava tutto un casino. Ma c'era il 5% di magia che poi salvava tutto". Shocklee paragonò il loro stile produttivo al cinema "con diversi effetti di luce, velocità della pellicola e altro", mentre Chuck D paragonò il processo creativo a quello di un artista che crea il verde dal giallo e dal blu. Dato che il team di produzione improvvisava i ritmi, gran parte dell'album venne composto sul momento.Myrie, p. 146 In un'intervista del 1990, Chuck aggiunse: «Ci avviciniamo a ogni disco come se fosse un dipinto. A volte, sulla scheda audio, dobbiamo avere una scheda separata solo per elencare i campioni per ogni traccia. Abbiamo utilizzato circa 150, forse 200 campioni in Fear of a Black Planet».
Dopo la sincronizzazione dei campionamenti, i Bomb Squad iniziarono la sequenza dei brani di quello che all'inizio era un album apparentemente discontinuo, tra dissidi interni.Myrie, p. 149 Il missaggio audio si svolse presso lo studio Greene St. Recording e durò fino al febbraio 1990.
Contenuti
Fear of a Black Planet contiene numerosi riferimenti a temi sociali inerenti al razzismo e la presa di coscienza delle comunità nere negli Stati Uniti e nel mondo.Reeves, Marcus. "". Macmillan Publishers: 83–85. 2009. Nel suo libro Somebody Scream!: Rap Music's Rise to Prominence in the Aftershock of Black Power (2009), l'autore Marcus Reeves afferma che il disco: «È tanto un assalto in musica al razzismo in America, quanto una chiamata alle armi affinché tutti i neri si ribellino ad esso». Il controverso singolo Welcome to the Terrordome contiene dei riferimenti all'omicidio del sedicenne Yusef Hawkins e ai disordini di Virginia Beach del 1989, e la risposta di Chuck D ai leader della comunità ebraica che protestavano contro i Public Enemy per le affermazioni antisemite fatte dal membro del gruppo Professor Griff.Nel maggio 1989, Professor Griff, in una intervista al Washington Times, aveva attaccato gli ebrei accusandoli di essere i principali responsabili dei mali nel mondo e della schiavitù dei neri americani. Lo spezzone incriminato dell'articolo venne ripreso dalla maggior parte dei media. Griff venne prima espulso dalla band, per poi essere riammesso ma "degradato", non sarà più lui, infatti, il "Ministro dell'Informazione". Chuck D affronta la controversia dal punto di vista di qualcuno al centro dei disordini politici, con critiche ai media e riferimenti alla crocifissione di Gesù Cristo: «Crucifixion ain't no fiction / So called chosen frozen / Apology made to who ever pleases / Still they got me like Jesus» ("La crocifissione non è una finzione / Agghiacciati i cosiddetti eletti / Scuse fatte a chi si comporta sempre bene / Eppure mi hanno trattato come Gesù").Watrous, Peter (22 aprile 1990). "RECORDINGS; Public Enemy Makes Waves – and Compelling Music". The New York Times. Chuck D è anche critico nei confronti dei neri che "incolpano qualcun altro delle proprie disgrazie o non si prendono le loro responsabilità": «Every brother ain't a brother / 'cause a Black hand squeezed on Malcolm X the man / the shootin of Huey Newton / from the hand of Nig who pulled the trigger» ("Ciascun fratello non è tale / perchè una mano nera ha schiacciato l'uomo Malcolm X / l'omicidio di Huey Newton / per mano di un negro che ha premuto il grilletto"). Il suo lirismo presenta virtuosismi rap vertiginosi e rime interne: «Lazer, anastasia, maze ya / Ways to blaze your brain and train ya [...] Sad to say I got sold down the river / Still some quiver when I deliver / Never to say I never knew or had a clue / Word was heard, plus hard on the boulevard / Lies, scandalizin', basin' / Traits of hate who's celebratin' wit Satan?» ("Laser, anestesia, ti confondono / Mezzi per illuminarti la mente e insegnarti [...] Spiacente ma sono di quelli venduti al fiumeRiferimento al luogo dove si svolgeva la tratta degli schiavi / C'è ancora chi trema quando mi esprimo / Non si può dire che io non abbia mai capito né avuto un'idea / Il verbo è stato ascoltato, duro anche nel viale / Menzogne, scandali, volgarità / Battute odiose chi fa festa con Satana?"). Tra i molti campionamenti inseriti nella canzone ci sono vari spezzoni di brani di James Brown e una parte di chitarra proveniente da Psychedelic Shack dei Temptations. John Bush di AllMusic cita la traccia quale "apice dello stile produttivo dei Bomb Squad e una delle migliori performance rap di Chuck D in assoluto".
La traccia d'apertura, Contract on the World Love Jam, è un collage sonoro costituito da campionamenti, scratch,Jenkins (2002), p. 128. e spezzoni di trasmissioni radiofoniche, interviste e spot pubblicitari registrati da Chuck D. La traccia che fa salire la "tensione" introduce la produzione densa e basata sui campionamenti dell'album. Secondo Chuck D, il brano contiene "circa 45-50 campioni di voci" che si intrecciano come parte di un collage sonoro assertivo e sottolineano i temi esplorati nelle tracce successive. Incident at 66.6 FM, altro collage che sfocia in Welcome to the Terrordome, contiene estratti da un'intervista radiofonica di Chuck D e allude alla persecuzione da parte dei media dei Public Enemy.
Burn Hollywood Burn, che include l'apporto dei due ospiti d'eccezione Ice Cube e Big Daddy Kane, critica gli stereotipi verso le persone di colore utilizzati nei film di Hollywood, dove i neri erano chiamati ad interpretare solamente ruoli di camerieri, selvaggi, servi o prostitute, e Who Stole the Soul? condanna l'industria discografica per lo sfruttamento perpetrato ai danni degli artisti neri.