Biografia Suo padre Giovanni era di Marostica e sua madre Lucinda Chiumenti Fincati era di Vicenza. I suoi genitori giungono a Ceglie, per motivi di lavoro - Giovanni è un funzionario del Ministero del Bollo. Per analoghi motivi la famiglia si sposta prima a Lagonegro, poi a Serino (qui nacque, nel 1896, la sorella Teresa Sacchi Notte) a Bovino, infine a Sant'Angelo dei Lombardi, dove Emilio Notte frequenta il ginnasio e il liceo nel locale Seminario, dimostrando però un precoce talento artistico. Nel 1906 la famiglia decide di inviare il giovane Emilio a Napoli, dove viene accolto da Vincenzo Volpe, succeduto a Domenico Morelli nella direzione dell'Accademia di Belle Arti. Nel 1907 la famiglia si trasferììsce a Prato, cosicché Notte può completare gli studi all'Accademia di belle arti di Firenze.
Suo maestro a Firenze è Adolfo De Carolis, ma egli frequenta anche lo studio del vecchio Giovanni Fattori, la cui poetica gli è più congeniale. Tra Firenze e Prato germogliano per Notte interessanti amicizie: col futuro architetto Giovanni Michelucci, col pittore Attilio Cavallini, con Plinio Nomellini e Galileo Chini, i quali lo introducono nel gruppo della “Giovine Etruria”. Presso lo studio di De Carolis conosce anche Gabriele D'Annunzio. Soprattutto, a Prato, Notte si lega con un'amicizia profonda al poeta e saggista lacerbiano Bino Binazzi, che gli presenta Curzio Malaparte, Dino Campana e Ardengo Soffici. Quest'ultimo è un incontro decisivo.
La stagione simbolista e post-impressionista Negli anni della formazione Notte è già un artista riconosciuto: appena ventunenne approda con due opere, Le parche e Feticismo (Gli idolatri), alla X Biennale di Venezia. Notte, nel 1913, entra nell'ambiente pistoiese de La Tempra di Renato Fondi, rivista di "indipendenza assoluta".
A Firenze Notte inizia a frequentare i lacerbiani, che si incontrano nel “Giubbe Rosse” e al “Pazkowsky”. Soffici, durante la storica serata futurista, al Teatro Verdi, lo presenta a Boccioni, a Marinetti e a Carrà. Conosce Giuseppe Landsmann (Lucio Venna), che diventerà suo allievo e amico. A Firenze Notte frequenta anche Papini, Prezzolini, Settimelli, Magnelli, Pettoruti e Aldo Palazzeschi, la cui amicizia durerà per tutta la vita. Dipinge in questi anni le grandi tele Gli idioti, L'orfana, I vecchi, Il pranzo funebre, Il consolo, Manichino nero, Contadini, Le maschere e Le beghine - acquistata dalla Galleria d'Arte Moderna di Roma - titolo, quest'ultimo, che è una citazione di Le beghine di Aldo Palazzeschi, poesia nella raccolta L'incendiario.
Dipinge anche La Gioconda, in occasione del clamoroso ritrovamento a Firenze del capolavoro leonardesco, trafugato dal Louvre; però si tratta del ritratto ironico di una mesta paesana, un'opera che sfida il mito leonardesco, in anticipo rispetto a Duchamp e a Dalì. Altra opera importante del periodo post-impressionista e simbolista di Notte è Il soldo, vincitore del Concorso Baruzzi, ora alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna. In questo periodo si susseguono le esposizioni e i riconoscimenti, dalla personale a Firenze nel “Lyceum”, alla partecipazione a due edizioni della Secessione Romana, nella sala curata da Plinio Nomellini e da Galileo Chini, alla vittoria del premio Ussi di Firenze, con I vecchi, attualmente a Palazzo Pitti.
Il periodo futurista a Firenze Alla fine del 1914 Notte aderisce al movimento futurista fiorentino, ed è l'inizio di una intensa stagione di scambi intellettuali con Emilio Settimelli, Mario Carli, Mario Rivosecchi, Eva Khun e con Arnaldo Ginna (Arnaldo Ginanni Corradini), che gli sarà amico per tutta la vita e del quale eseguirà nel 1917 un ritratto futurista polimaterico, benché fra i due sussista una divergenza di concezioni estetiche (Notte è contrario all'astrattismo in pittura, tant'è che con Vènna, nel 1916, elabora un manifesto futurista anti-astrattista, per contestare l'astrattismo di Ginna, di Magnelli e di Pettoruti).
Notte, benché futurista, non ama la retorica bellicista, tant'è che dedica al tema della guerra numerosi quadri intrisi di dinamismo plastico, ma dove la figura del soldato appare in tutta la sua umanità sofferente. Tra questi spiccano Sotto le armi del 1915, Ritratto di un commilitone in divisa di artigliere (per un certo periodo erroneamente attribuito a Boccioni), La distribuzione del pane (esposto nella galleria Ca' Pesaro nel 1919) e Soldato e sentinella. Del resto, anche Boccioni, interventista e volontario in guerra, fu contrario alla retorica bellicista in arte, e lo scrisse. Contemporaneamente Notte si cimenta con le tavole parolibere, pubblicando tra l'altro su “L'Italia Futurista”“L'Italia Futurista”, (a. I, n° 7, 1º ottobre 1916, p. 3. Natura morta = Venezia, che Paolo Buzzi, nell'articolo I giovani poeti e la guerra“L'Italia Futurista”, a. I, n° 11, 1º dicembre 1916, p. 3. considera fra i migliori esempi di parole in libertà. Il suo antibellicismo non lo dispensa dalla chiamata alle armi. Margherita Sarfatti, in La fiaccola accesa (pubblicato nel 1919, ma redatto nel 1916), annotava: “La giovane generazione è al campo. Difende oggi con il fucile e con il cannone la gloria che verrà […] si chiamano Carpi, Carrà, Russolo, Sironi, Notte, Funi, Oppo, Spadini, Martini e molti altri”.
Così, anche Notte sopporterà venti mesi di trincea, combattendo tra l'altro sul Carso, dove viene ferito. Ricoverato presso l'ospedale militare di Bologna, conosce e frequenta Giorgio Morandi. Tuttavia, la poetica di Notte futurista è sempre più legata all'osservazione della vita popolare. Il suo dinamismo plastico gli fornisce anzi l'ideale chiave formale per sottolineare che un mondo sta per concludersi, perché investito dal tornado della modernità, come si evince da tre suoi perduti dipinti futuristi di disastri ferroviari, molto notati dalla critica dell'epoca, e ancor più dalla serie delle piazze, luoghi di incontro e di scambio per definizione. Tra queste Piazza Battistero a Firenze, il grande pannello Piazza, attualmente alla Pinacoteca Civica di Brescia, Piazza Mercatale e La strada bianca, acquistato dal Re, alla Mostra del Soldato del 1917 e primo quadro futurista entrato nella Collezione Savoia del Quirinale. Notte futurista, come Soffici, Rosai, Conti (che affettuosamente gli dedicherà la poesia Traiettoria con giardino nel suo volume “Imbottigliature”) e altri fiorentini, non sposa l'estetica della macchina, e quando dipinge oggetti meccanici, come la locomotiva, li interpretata in chiave catastrofica e pessimista.
Così come è importante la notazione della sua tendenza a “raffreddare il futurismo nel cubismo”, annotata da Filippo de Pisis, in un articolo del 1921 su Il Momento di Roma ed evidente in opere come La carrozzella del 1915, Vento e lavandaie e Girotondo del 1916, Facchino e donna, Carretto, Sterratori, L'aratro e Popolane del 1919, Ragazze sul prato a Milano del 1920, Cacciata di casa del 1920 (esposta alla XII Biennale di Venezia); tutti soggetti umili, che richiedono un attento equilibrio, tra la rappresentazione del tempo ciclico della vita contadina e quello accelerato e instabile della civiltà meccanica che vi subentra. Non a caso questa posizione è rimarcata da Notte su “L'Italia Futurista”“L'Italia Futurista”, a. II, n° 31, 21 ottobre 1917, p. 2. nel manifesto futurista Fondamento Lineare Geometrico, firmato con Lucio Venna. Sempre su “L'Italia Futurista” Notte pubblica in prima pagina il disegno Piazza d'Armi – Sintesi geometrica,“L'Italia Futurista”, a. II, n° 36, 31 dicembre 1917, p. 1. proprio nello stesso numero dove compaiono i nomi ufficiali dei componenti del Gruppo Pittorico Futurista di Firenze: nell'ordine Baldessari, Conti, Ginna, Lega, i fratelli Vieri e Neri Nannetti, Notte, Rosai, Spina, Venna e Settimelli.
Il periodo futurista a Milano Agli inizi del 1918 Notte si trasferisce a Milano, attratto dalla città dell'industria e del commercio, ma anche dal fatto che essa è la sede centrale del movimento. Qui è in ottimi rapporti con Marinetti, tanto che quest'ultimo, progettando il varo del periodico “Roma Futurista”, annota nei suoi taccuini il nome del pittore, in una lista di artisti ed eventi che devono comparire nei primi numeri. Notte è poi assiduo del salotto di Margherita Sarfatti, ma frequenta soprattutto Sironi, Carrà e Arturo Martini, che è con Lucio Venna a Rovenna. Conosce anche Severini e si lega d'amicizia a Russolo, e poi a Leonardo Dudreville, Funi, Bucci, Serrati, Ada Negri e ad Armando Mazza. Si scontra anche con Mussolini che, geloso della Sarfatti, sospetta in lui un rivale.A. Spinosa, Mussolini. Il fascino di un dittatore, Milano, Mondadori, 1989, pag. 119.
Oltre a Ragazze sul prato a Milano, opere di questo periodo sono Soldato e sentinella, Mercato, Tre soldati italiani (oggi al Museo del Novecento di Milano), varie nature mostre sperimentali (notate in un articolo da Roberto Longhi), Bambina a tavola, Donne veneziane, Vecchia che mangia e Fruttivendola, queste ultime andate perdute, ma segnalate da Orio Vergani, in un articolo del 1919, e tutte esposte in quell'anno nella personale “Post-impressionista e futurista”, presentata da Margherita Sarfatti e inaugurata da Marinetti, esposizione replicata in giugno a Roma, presso la Casa d'Arte Bragaglia.
Durante il soggiorno milanese Notte moltiplica i suoi interessi, pubblica disegni sull'ebdomadario “I Nemici d'Italia” di Armando Mazza e su Cronache d'attualità di Anton Giulio Bragaglia, illustra copertine di libri per Facchi, l'editore vicino ai futuristi; poi, grazie a Marinetti, collabora assiduamente a “Roma Futurista”. A Milano frequenta soprattutto Fedele Azari, Luigi Russolo, Cantarelli, Fiozzi, Dessy, Eva Kühn, cosicché si trova inserito nel circuito dei dadaisti italiani, pubblicando disegni sulla rivista dadaista “Procellaria”. Invitato da Prampolini, partecipa all'Esposizione Futurista di Ginevra, ma su “Poesia”, diretta da Dessy, pubblica in tricromia L'arrotino, che appare come un commiato dall'avanguardia marinettiana. Nel 1920, a Milano, dall'unione con la cantante lirica Ines Dell'Armi, nasce la figlia Adriana.
Dal “ritorno all'ordine” al realismo magico
Il 1920 segna per Notte l'avvicinamento a Novecento, evidente già nelle opere presentate nella mostra dei “Dissidenti” di Ca' Pesaro alla veneziana Galleria Geri-Boralevi, dove espone con Arturo Martini, Casorati, Gino Rossi, Semeghini e Marussig, e ancor più nella personale alla Primaverile fiorentina del 1922, curata da Sem Benelli. Nelle opere coeve, come Mercato o L'arrotino, il futurismo si raffredda in una sintesi che richiama i moduli quattrocenteschi, ma anche il ripensamento della pittura veneziana del settecento, con la quale si confronta per alcuni anni, prima di tornare alla sperimentazione.
Nel 1923, Notte vince il concorso per la cattedra di Pittura, presso il Liceo Artistico di Venezia, e qui ha per allievi Afro e Mirko Basaldella. È l'inizio di una lunga carriera didattica, che lo condurrà nel 1924, dopo la vittoria del “Pensionato Nazionale”, a Roma, dove insegnerà Figura disegnata alla Scuola Libera del Nudo, dell'Accademia di Belle Arti: tra i suoi allievi c'è anche il giovane Scipione. A Roma Notte frequenta Arturo Martini, Marino Marini, Ercole Drei, Ferruccio Ferrazzi, Attilio Torresini, Carlo Socrate (che vive nello stesso palazzo) e il Direttore Generale delle Belle Arti Arduino Colasanti.
Assiduo del caffè Aragno e dell'ambiente di villa Strohl-Fern, Notte vi incontra Longhi, Giacomo Balla, ma soprattutto Massimo Bontempelli, che influenza le sue scelte estetiche, inducendolo a reinterpretare a modo suo le atmosfere del realismo magico, com'è evidente in Tre allieve nello Studio, del 1928 e in Lo scolaro del 1930: un'influenza già avvertibile nel vasto e complesso affresco sul tema delle arti e dei mestieri che nel 1928 egli esegue a Villa d'Este (Tivoli), o ne La fruttivendola, esposto alla Biennale di Venezia del '28.
Il trasferimento a Napoli