Stazione Termini è un film del 1953 diretto da Vittorio De Sica, frutto di una coproduzione italo-statunitense. Nella versione inglese il film è conosciuto con il titolo Indiscretion on an American Wife. Presentato, senza grande successo, al Festival di Cannes, fu scarsamente apprezzato dalla critica e non ottenne neanche un buon risultato commerciale.

Trama

Mary Forbes, una statunitense di Filadelfia in visita presso la sorella che vive a Roma, decide improvvisamente di tornare a casa per troncare la travolgente relazione che ha avviato con Giovanni Doria, un giovane insegnante italiano, ma statunitense per parte di madre, che ha conosciuto casualmente in Piazza di Spagna. Mary vuole tornare dal marito e dalla sua bambina, Katy, guarita da poco da una malattia. Ma Giovanni, informato del suo proposito, si precipita alla Stazione Termini per tentare di farle cambiare idea. Di fronte alla passione con cui Giovanni le chiede di fermarsi in Italia per vivere con lui, la volontà di Mary vacilla e lascia che il treno che voleva prendere parta senza di lei.

Attorniati dalle vicende, ora drammatiche, ora curiose, delle tante persone che si muovono nella Stazione, Mary e Giovanni discutono del loro destino vagando tra i binari e i marciapiedi, sino a quando lui, irritato per l'indecisione di Mary, la schiaffeggia davanti a tutti e se ne va. Lei decide di prendere il treno successivo. Ma la loro separazione è brevissima: lui, pentito, torna e la ritrova; lei lo perdona e, alla ricerca di un po' d'intimità, i due si appartano in un vagone fermo sui binari. La loro presenza viene però segnalata da un ferroviere e, sorpresi in atteggiamento “equivoco” da una pattuglia di agenti, i due amanti vengono fermati e portati al Posto di polizia della stazione.

Qui Mary confessa a Giovanni la sua decisione di restare con lui in Italia, pur consapevole del dolore che questa scelta provocherà. Ma, quando arriva il commissario, essi apprendono che il loro comportamento può essere causa di un processo, con conseguente scandalo. Di fronte allo smarrimento dei due, il commissario decide di non dar corso alla denuncia, ma a condizione che Mary riparta per gli Stati Uniti. Mentre Mary Forbes parte con un treno per Parigi, Giovanni, che ormai non può fare più nulla per trattenerla, si allontana sconvolto dalla Stazione.

Realizzazione del film Genesi Secondo Franco Pecori, «la delusione per l'accoglienza di Umberto D. ed anche il suo insuccesso finanziario portano, su consiglio di Marcello Girosi che poi sarà anche co-produttore del film, De Sica in AmericaPecori, cit. in bibliografia, p.68 e seg.». De Sica si recò prima a New York (dove ricevette per Miracolo a Milano il premio assegnato dai critici cinematografici USA per il miglior film straniero proiettato negli Stati Uniti in quell'anno), poi andò a Hollywood, dove Umberto D fu proiettato in una casa, alla presenza, tra gli altri, di Charlie Chaplin, che ne fu «profondamente commosso». Con l'occasione, Chaplin fece visionare in anteprima il suo ultimo film Luci della ribalta a De Sica, che ne fu colpito a tal punto da dichiarare: «Mi sembra il massimo di ciò che si possa fare con il cinemaStampa sera, corrispondenza del 17 aprile 1952.».

Durante il soggiorno negli USA, De Sica ricevette diverse proposte di lavoro, tra cui quella di Howard Hughes di dirigere un film ambientato a Chicago, dal titolo provvisorio Miracolo a Chicago o Miracle in the rain, con interpreti non professionisti tranne un'attrice, per la quale erano previste Shelley Winters o Linda Darnell). Ma non si trovò l'accordo, perché Hughes pensava a scene riprese negli "studios" di Hollywood, mentre De Sica voleva girarle per la strada.De Santi, cit. in bibliografia, p.87 e seg.; la produzione fu quindi rinviata, ufficialmente per motivi climaticiNotizia in Cinema n. 95 del 1º ottobre 1952., ma poi non se ne fece più niente.

Soggetto e sceneggiatura Nel frattempo, il produttore statunitense David O. Selznick (quello di Via col vento), molto interessato al cinema neorealista italiano, aveva acquistato un soggetto di Zavattini, inizialmente destinato a essere diretto dal regista francese Claude Autant-Lara e ad avere come interpreti Ingrid Bergman e Gérard Philipe. Ma, quando il regista francese visitò la Stazione Termini, ritenne che non fosse possibile utilizzarla come set e chiese che ne fosse costruita una copia. «Sarebbe costato un miliardo» raccontò De SicaArticolo di Mirella Appiotti su Stampa sera del 4 aprile 1953.. Allora il produttore si rivolse a De Sica, che «accettò la proposta di Selznick quasi per scommessa; riteneva il soggetto di Stazione Termini molto bello, ma difficile da realizzare, in quanto comportava «un tremendo lavoro di ricostruzione». «De Sica desiderava da tempo – scrive De Santi - fare un film con un budget ed un cast internazionali, senza la solita penuria di mezzi».

La sceneggiatura non fu senza difficoltà, «passata per diverse mani: Zavattini, Alberto Moravia, Carson Mc Callers e Paul GallicoCapua, cit. in bibliografia, p.78.». Un ruolo lo ebbe anche Truman Capote, anche se inferiore al previsto: scrisse soltanto i dialoghi di due scene della versione ingleseDario Tomasi, De Sica e Zavattini verso la svolta in Storia del Cinema Italiano, cit. in bibliografia, p.427». Secondo molti commentatori, il soggetto di Stazione Termini si ispira, o è analogo in più punti, al film Breve incontro del regista inglese David LeanScheda del film in Catalogo Bolaffi,cit. in bibliografia, p.71..

Produzione Lo sforzo produttivo di Stazione Termini fu rilevante. Il film fu girato quasi interamente di notte, quando la stazione chiudeva, ma anche così non fu facile conciliare le esigenze ferroviarie con quelle cinematografiche. «Litigavo – ha dichiarato De Sica - ogni sera con il capostazione». Clift, in una lettera al fratello, così descrisse le fatiche della lavorazione: «Qui è un inferno: chiudiamo le porte della stazione dalle 22,30 alle 7; all'una siamo già tutti assiderati».

Ma i problemi non vennero soltanto dalle difficoltà logistiche: si dovette anche far fronte alle continue intromissioni di Selznick che, per valorizzare il ruolo della Jones, sua moglie, aveva imposto tra l'altro che i primi piani dell'attrice fossero girati da un secondo operatore alla macchina proveniente dagli USA, Oswald Morris, che doveva sostituire quello designato, G.R. AldoArticolo di Giulio Cesare Castello in Cinema, n.105 del 15 marzo 1953.. Inoltre occorreva tenere conto delle due diverse censure, che non sempre coincidevano e per le quali era stata istituita una commissione mista. Vi erano inoltre difficoltà con la lingua: De Sica parlava francese, Clift inglese e francese (che aveva studiato da ragazzo viaggiando a lungo in Europa con la madre alla fine degli anni ‘20), la Jones solo inglese. De Sica ricorda che «l'unica difficoltà – ed insieme forse la più importante esperienza – è stata quella di far recitare gli attori in una lingua che non era la mia, ma l'ho superata più facilmente di quanto credessi».

Interpreti La scelta di Montgomery Clift non fu immediata: De Sica lo aveva coinvolto dopo averlo incontrato nel Québec dove l'attore stava girando Io confesso di Hitchcock, ma all'inizio egli si era mostrato restio ad interpretare il film., e la sua presenza restò in forse sino all'ultimo.

Tuttavia, ciò che più rischiò di compromettere la lavorazione fu la crescente attrazione provata dalla Jones nei confronti del suo partner. Secondo Capua «l'attrice finì per innamorarsene; la complicità sul "set" tra Montgomery Clift e Jennifer Jones era evidente e lei restò esterrefatta quando comprese che il suo partner era omosessuale». Vi erano litigi continui tra la Jones e suo marito Selznick e una notte l'attrice addirittura non si presentò sul "set", causando in tal modo la perdita dei 4 milioni di lire che venivano pagati quotidianamente per l'affitto della Stazione. L'abito utilizzato dalla Jones viene accreditato a Christian Dior, ma era un tailleur realizzato dallo stilista Vincenzo Ferdinandi, scelto dall'attrice poco prima delle riprese del film e da cui non volle separarsi.

Tutto il restante cast artistico, anche se con funzioni di contorno, fu composto con attori italiani. Il solo altro ruolo affidato ad un attore statunitense fu quello del nipote adolescente di Mary Forbes, interpretato dal giovane Richard Beymer che poi diventò famoso per la sua interpretazione in West Side Story.

Copie del film La copia originale del film è quella che fu proiettata alla prima di Milano e che poi De Sica inviò a Cannes. Ma il produttore Selzinck «ossessionato da un complotto tra De Sica e Clift contro la Jones, fece montare negli Stati Uniti una copia che durava 13 minuti di meno, con il titolo inglese Indiscretion on an American Wife» nella quale venivano molto enfatizzati i primi piani dell'attrice. Esiste inoltre, secondo De Santi, un'ulteriore versione, anch'essa in inglese, ma che dura 17 minuti in più di Indiscretion con il titolo Terminal Station e nella quale vi sono sostanziali differenze, come un doppiaggio diverso, una storia in parte cambiata e personaggi del tutto nuovi. Alla fine degli anni '90, infine, uscì un DVD con una versione ancora diversa, con immagini non presenti nel film e con due canzoni, cantate da Patti Page, mai scritte dall'autore della colonna sonora, Cicognini.

Accoglienza La lavorazione del film, che era iniziata nella prima metà di ottobre, terminò a dicembre 1952Notizie sui tempi di lavorazione in Cinema dal n.96 del 15 ottobre al n.99-100 del 31 dicembre 1952.. Dopo un lungo periodo di montaggio e doppiaggio, fu presentato in prima mondiale al cinema “Mignon” di Milano la sera del 2 aprile 1953, alla presenza del regista e di diversi personaggi dello spettacolo. Non c'erano però né il produttore Selznick, né i due attori protagonisti, Clift (in quel periodo alle Hawaii per gli esterni di Da qui all'eternità) e la Jones. Presentazione a Cannes Dopo questo esordio, la pellicola fu inviata a Cannes dove, nonostante il favore delle attese, fu una delusione: scrisse infatti Mario Gromo che al termine della proiezione «da un pubblico così indulgente è partito un breve applauso poco più che di stima [in quanto] pur con parecchia bravura De Sica stranamente aveva rinunciato ad essere De SicaMario Gromo, corrispondenza da Cannes, 28 aprile 1953.». Anche Lanocita, che pure aveva lodato il film in occasione della “prima” milanese, dovette riconoscere che «il pubblico s'aspettava da De Sica un'opera somigliante alle sue precedenti di crudezza e poesia, ed invece s'è trovato al cospetto di un accorato romanzo d'amore. Stazione termini è un De Sica eccellente, ma sempre un De Sica minoreCorriere della sera. Corrispondenza da Cannes, 28 aprile 1953.».

Risultato commerciale Stazione Termini ha incassato 343 milioni di lire dell'epocaChiti e Poppi, Dizionario del Cinema Italiano, cit. in bibliografia. Il Catalogo Bolaffi fornisce un dato lievemente diverso, pari a 349.873.000 lire. Dal punto di vista commerciale, quindi, la pellicola, almeno in Italia, non fu un grande successo. I dati di introito, infatti, situano la pellicola in una posizione intermedia quanto ad incasso rispetto alle principali opere cinematografiche realizzate in Italia nel 1953: 29ª in classifica, in un contesto di 161 film girati nell'annoTabelle pubblicate in Viva l'Italia, cit. in bibliografia, p.398, molti dei quali, però, per mezzi produttivi e per fama degli interpreti non aspiravano a grandi performance. Il successo commerciale che De Sica non ebbe come regista di Stazione Termini, lo colse nello stesso anno come attore di Pane, amore e fantasia da lui interpretato con la Lollobrigida, che incassò circa 1 miliardo e mezzo di lire, risultando il maggior introito dell'annata.

Critica