La pandemia influenzale del 2009-2010, causata dal virus H1N1, è stata una pandemia influenzale denominata influenza suina che, dal Messico, ha causato migliaia di morti e migliaia di contagi nel mondo, concentrati per la maggior parte nel continente americano.

È stata la prima pandemia del XXI secolo. La decisione dell'Organizzazione mondiale della sanità ha comportato il rafforzamento delle misure di sicurezza nei 193 Stati membri.

Per la prima volta descritto nell'aprile del 2009, il virus sembra essere un nuovo ceppo di H1N1, che risulta da un precedente riassortimento triplo tra virus influenzali di maiale, uccello e umano, successivamente ulteriormente combinato con l'influenza euro-asiatica dei maiali, da cui deriva il nome "influenza suina".

Al 6 agosto 2010 quando l'OMS dichiarò ufficialmente la fine della pandemia i casi confermati in tutto in modo erano e i decessi , sebbene si stimi che il numero reale sia circa di morti (da a ). Alcuni studi stimano invece che il numero di casi potrebbe essere compreso tra 700 milioni e 1,4 miliardi di persone, cioè dall'11 al 21 percento della allora popolazione di 6,8 miliardi.

Il virus sembra colpire caratteristicamente le persone adulte sane e molto meno, al contrario dell'influenza classica, gli anziani e bambini. Riguardo agli anziani, questo è probabilmente dovuto al fatto che in parte fossero vaccinati contro l'influenza stagionale, e sembra che questa protezione diminuisca la capacità di infezione del virus su questi individui.

L'alimentazione a base di carne suina non comporta la possibilità di contrarre l'infezione, che si trasmette da uomo a uomo per via aerea come le comuni influenze.

Storia della pandemia Nell'aprile 2009 l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e i Centers for Disease Control and Prevention hanno lanciato l'allarme, sostenendo che il virus si trasmetteva direttamente tra persone (senza quindi che fosse necessario il contatto con l'animale infetto), arrivando a definire possibile una pandemia influenzale. Dall'aprile 2009 sono stati accertati focolai di infezione in Messico.

Il numero dei casi, la presenza di morti accertati e la trasmissione da persona a persona hanno fatto salire il livello di allarme. Casi sporadici sono sospettati anche in altri paesi americani. In Centro America, molti ospedali erano utilizzati per la quarantena dei potenziali contagiati.

Alla notevole contagiosità si contrapponeva una pericolosità decisamente bassa. Stando a risultati di analisi statistica, si può dedurre che la semplice influenza stagionale produce un numero di vittime di gran lunga superiore a quelle provocate dal virus A/H1N1.

La dichiarazione di pandemia Nel giugno 2009 l'OMS ha dichiarato l'allarme pandemia a seguito degli sviluppi nella diffusione del virus A-H1N1. Il livello d'allerta è stato elevato a 6, pari al massimo dell'emergenza.

L'OMS dopo una riunione d'emergenza tenuta il 27 aprile aveva deciso di portare il livello di rischio pandemico da 3 a 4 (su una scala che va da 0 a 6)Pandemia, Oms alzerà livello di allerta a 4., per poi passarlo al quinto il 29 aprile..

Nel caso di pandemia si valuta la percentuale di persone contagiabili a livello molto elevato. Gli Stati Uniti hanno dichiarato l'emergenza sanitaria.

Il 3 giugno l'OMS ha comunicato di aver alzato il livello d'allerta a 6, ovvero al massimo della scala pandemica. L'11 giugno l'OMS dichiara ufficialmente la pandemia, quando nel mondo vi sono casi confermati e 144 decessi. Il 14 luglio la stessa OMS la dichiara inarrestabile, avvertendo che tutti i paesi dovranno rifornirsi del vaccino.

Critiche alla gestione della pandemia L'8 giugno 2010 Margaret Chan, Direttore generale dell'OMS, risponde alle accuse di Fiona Godlee del BMJ relative al sospetto di influenze ricevute dalle case farmaceutiche sulla dichiarazione dello stato di pandemia da parte dell'OMS: "Senza dubbio, l'editoriale del BMJ lascerà a molti lettori l'impressione che la decisione dell'OMS di dichiarare lo stato di pandemia è stato almeno in parte influenzato da un desiderio di aumentare i profitti dell'industria farmaceutica. Il punto è però che la decisione di aumentare il livello di rischio di allerta di pandemia si è basato su chiari criteri epidemiologici e virologici. È difficile piegare questi criteri, quale che siano le motivazioni" e ancora: "Le accuse secondo le quali l'OMS avrebbe modificato la sua definizione di pandemia per venire incontro a un evento meno severo (a beneficio dell'industria) non è supportato dai fatti".

L'eurodeputata verde di Europa Ecologia, Michèle Rivasi, ha chiesto che venga istituita una commissione d'inchiesta parlamentare sulla gestione da parte dell'Unione europea della pandemia dell'influenza A.

Wolfgang Wodarg, presidente tedesco della commissione Sanità del Consiglio d'Europa, ha parlato di una "falsa pandemia", accusando esplicitamente le industrie farmaceutiche di aver influenzato la decisione dell'Organizzazione mondiale della sanità di dichiarare la pandemia: "Per promuovere i loro farmaci brevettati e i vaccini contro l'influenza, le case farmaceutiche hanno influenzato scienziati e organismi ufficiali, competenti in materia sanitaria, e così allarmato i governi di tutto il mondo: li hanno spinti a sperperare le ristrette risorse finanziarie per strategie di vaccinazione inefficaci e hanno esposto inutilmente milioni di persone al rischio di effetti collaterali sconosciuti per vaccini non sufficientemente testati".

Lo studio del Journal of Epidemiology and Community Health Nel 2013 uno studio pubblicato dal Journal of Epidemiology and Community Health ha evidenziato come le comunicazioni al pubblico sui rischi di questa epidemia siano state influenzate da interessi personali dei ricercatori accademici.Kate L Mandeville, Sam O'Neill, Andrew Brighouse, Alice Walker, Kielan Yarrow, Kenneth Chan, Academics and competing interests in H1N1 influenza media reporting, Research report, J. Epidemiol Community Health doi:10.1136 online.Influenza A, l'eccessivo allarmismo di chi aveva interessi (economici) in gioco Roberta Villa, Corriere della Sera, 20 novembre 2013. Lo studio riguardante il conflitto di interessi fra accademici, è stato stimolato dal fatto che le comunicazioni fornite ai mass media possono influenzare il timore del pubblico e la richiesta di prodotti farmaceutici, ed è stato focalizzato sui possibili conflitti d'interesse degli accademici che rilasciarono commenti nella fase iniziale della pandemia sui giornali inglesi.

L'analisi è stata fatta sulle dichiarazioni riportate come tali sulla stima del rischio di pandemia, confrontandola con le stime ufficiali e inoltre è stata verificata la promozione o lo scoraggiamento all'utilizzo di inibitori della neuraminidase o di vaccini specifici per H1N1.

Contemporaneamente, e indipendentemente sono state acquisite informazioni sul conflitto di interesse per ogni ricercatore. Da questo studio risulta che i commenti degli accademici sulla pandemia furono statisticamente i secondi più quotati dopo quelli del ministero della salute. Un accademico su due forniva una stima maggiore del rischio rispetto alle valutazioni ufficiali ministeriali, le stime degli accademici aventi un conflitto di interesse furono 5,8 volte maggiori rispetto a quelle date dai colleghi senza conflitto d'interesse. Un accademico su due aveva fornito indicazioni sull'utilizzo di inibitori, in questo caso la promozione dell'uso degli stessi da parte di ricercatori con conflitto di interesse era stata 8,4 maggiore rispetto a quella di accademici che sull'argomento non si erano espressi.

Casi confermati La grande maggioranza dei casi e dei decessi sono registrati nel continente americano, in particolare negli Stati Uniti e in Messico. Nel resto del mondo le zone più colpite sono l'Australia e l'Europa, in particolare Regno Unito, Spagna e Ucraina.

Pare che tutto abbia avuto inizio nel febbraio 2009 quando si ammala Edgar Hernandez, 4 anni, di La Gloria (Municipalità di Perote, Veracruz), villaggio messicano caratterizzato dalla presenza di un gigantesco allevamento di maiali. Da lì l'inizio di una crisi che sarebbe diventata internazionale solo il successivo 24 aprile.

Quando l'11 giugno 2009 l'OMS dichiarò la pandemia nel mondo vi erano casi confermati e 144 decessi. Al 6 agosto 2010 quando l'OMS dichiarò ufficialmente la fine della pandemia i casi confermati in tutto in modo erano e i decessi .

Africa Nel continente africano, al 6 agosto 2010, ci sono stati casi confermati e 168 decessi. I seguenti Stati sono i più colpiti dalla nuova influenza: Algeria, Marocco, Kenya, Tanzania, Uganda, Zambia e soprattutto Sudafrica, il quale, nonostante alcune misure restrittive criticate fortemente dall'OMS,

America meridionale In tutti i paesi sudamericani, tranne la Guyana francese, si sono registrati casi certi di febbre suina. I paesi con il maggior numero di infetti sono Cile e Argentina, mentre la maggioranza dei decessi è localizzata nel secondo paese. L'America meridionale conta oltre casi confermati e più di 100 morti.

Argentina L'Argentina è il secondo paese sudamericano per numero di casi confermati ed è in assoluto il paese sudamericano con il maggior numero di decessi (nonché il terzo in tutto il mondo). I casi certi sono quasi , il primo dei quali è stato confermato dalle autorità di Buenos Aires il 7 maggio 2009, mentre i morti sono 94.

Tra il 28 aprile e il 15 maggio le autorità argentine hanno vietato ogni aereo da e per il Messico a scopo precauzionale.

Brasile Il Brasile presenta oltre casi confermati di influenza A e due decessi. I primi quattro casi sono stati confermati il 7 maggio: due a San Paolo, uno a Rio de Janeiro e uno a Minas Gerais.Brazil confirms 4 cases of H1N1 flu-minister. Il primo caso di morte è stato confermato dal ministro della salute brasiliano, José Gomes Temporão, il 28 giugno.Ministério confirma morte de brasileiro devido à gripe suína.

Cile Il Cile è il paese sudamericano più colpito dal punto di vista dei casi clinici. Al 13 luglio 2009 sono confermati oltre casi e 19 decessi. Il primo case risale al 17 maggio ed è stato confermato dallo stesso Ministro della sanità cileno. Il primo caso di morte riguarda un trentasettenne di Puerto Montt ed è datato 3 giugno, mentre il secondo caso di morte viene annunciato il 12 giugno.

Perù Il Perù è il terzo paese dell'America Latina per numero di casi, mentre è quinto per il numero di decessi. Al 13 luglio presenta più di casi confermati e cinque decessi. Il primo caso confermato risale al 27 aprile 2009 e riguardava una donna peruviana di ritorno dal Messico.

Altri Stati Al 13 luglio 2009 altri Stati non sopra citati presentano in totale quasi casi confermati e 18 decessi. Tra questi paesi il più colpito è l'Uruguay, il quale conta oltre 500 casi e ben 9 morti, il primo dei quali risale al 29 giugno.

America settentrionale e centrale L'America settentrionale e centrale è la parte del mondo maggiormente colpita dalla pandemia, con oltre casi confermati e quasi morti concentrati principalmente in tre paesi: Canada, Stati Uniti e Messico.

Canada Il Canada, al 13 luglio, conta quasi infezioni confermate e 39 decessi. Il primo caso di infezione risale al 30 aprile ed è legato, come in molti casi, a un turista appena rientrato dal Messico. I casi di decessi si concentrano nelle seguenti province canadesi: Québec, Ontario, Manitoba, Alberta e Saskatchewan.

Messico Il Messico è il paese dal quale sembra essere partita la pandemia. Al 2 settembre 2009 risultava tra i paesi maggiormente colpiti di tutto il mondo, con infezioni accertate e 195 decessi.ANSA - 2 settembre 2009.

Il primo caso accertato risale al 2 aprile 2009 mentre il primo decesso è datato 13 aprile, nello Stato di Oaxaca. Una buona parte dei casi è presente in Città del Messico, dove, d'altronde, risiede un decimo della popolazione messicana.