Il patrimonio monumentale di Tricarico è costituito dalle seguenti opere:
Patrimonio monumentale civile Torre normanna
La Torre normanna è il monumento maggiormente rappresentativo della città fortificata di Tricarico. Sorta, insieme al castello del quale faceva parte, nei secoli IX - X come rocca fortificata, fu completata in epoca normanna (sec XI) ed ha subito modifiche e rafforzamenti in epoca normanno-sveva (secc.XII-XIII). Dotata di una "scarpa", orlata di "beccatelli" e archetti di coronamento con "caditoie", si staglia sull'abitato con la sua mole. Alta 27 metri e con pareti spesse anche oltre 5 metri, si sviluppa su 4 livelli. Il castello fu donato alle Clarisse nel 1333 per insediarvi un monastero dedicato a Santa Chiara mentre la torre continuò ad avere una funzione militare fino al 1657, anno nel quale il duca Ippolito Revertèra, feudatario di Tricarico, la donò al monastero di Santa Chiara in occasione della monacazione di due sue figlie. Le strutture originarie del castello, di cui rimane una torre quadrangolare ricostruita nel 1971 a seguito di un crollo, sono state celate dagli ampliamenti subiti nei secoli dalla struttura monastica che arrivò ad inglobare la parte finale della via Monte che costeggiava le mura del maniero e che oggi è il corridoio centrale del convento. La torre normanna venne dichiarata monumento nazionale nel 1931Giovanni P. Daraio, Per la storia di Tricarico, Civita e Calle, Volume terzo, edizioni G. Liantonio, Matera, 1954..
Palazzo ducale Palazzo ducale (Tricarico) È stata la dimora dei conti di Tricarico dopo la donazione del castello normanno alle Clarisse per insediarvi il monastero di Santa Chiara. L'impianto originario va quindi collocato agli inizi del TrecentoIl castello fu donato alle Clarisse nel 1333, quindi in quella data la nuova dimora era già stata completata..
La struttura è quella tipica dei castelli, con una fortificazione esterna munita di torri e di un portone di accesso che si apre sulla corte inferiore, un secondo portone che si apre sulla corte superiore. La struttura originaria di castello propriamente detto è stata però celata da ampliamenti successivi, realizzati soprattutto dopo il 1631, anno nel quale il feudo venne acquistato da Ippolito Revertèra, duca della Salandra che spostò la sua residenza da Miglionico a Tricarico.
Gli ampliamenti e modifiche si sono estesi fino ad inglobare parzialmente il Seggio della nobiltà nella piazza sottostante (oggi piazza Garibaldi) e le torri lungo la cinta muraria della fortificazione cittadina, una delle quali, la più grande e che oggi è in parte crollata, è di probabile realizzazione normanna. Nella prima foto si può vedere la situazione prima del crollo avvenuto negli anni cinquanta con, in evidenza, le varie fasi di espansione e modifica, e nella seconda, partendo dalla precedente, una possibile ricostruzione attraverso l'elaborazione grafica con "ritaglio" ed eliminazione degli ampliamenti. Alcuni interventi (come la riapertura dei tre archi del loggiato) sono stati già realizzati. Nella celeberrima stampa di Tricarico del 1605, di Braun e Hogemberg, l'edificio è ancora indicato come "castello del Prencipe" mentre con l'avvento dei duchi Revertèra ha acquisito l'attuale denominazione di palazzo ducale. Proprio la famiglia Revertèra, nel Settecento, abbellì una saletta dell'edificio con un controsoffitto ligneo dipinto con scene della "Gerusalemme liberata". Ospita attualmente la sede operativa della Soprintendenza Archeologica e, nel salone degli stemmi, una mostra permanente di reperti archeologici del territorio tricaricese e delle aree circostanti, primo nucleo dell'istituendo museo archeologico.
Fontane della città
Documentate dal sec. XVI ma di origine certamente più antica (porta Fontana, così detta perché è l'accesso più diretto per raggiungere le fontane, è stata edificata nel sec. XIII), avevano la particolarità di essere fonti cui i cittadini potevano accedere senza pagare alcuna gabella. Dal Liber Iurium della città di Tricarico, redatto dal notaio Ferrante Corsuto tra il 1585 e i primi anni del Seicento, si apprende che: "la fontana Vecchia seu di sopra che confina con l'horto dell'heredi del magnifico Scipione Corsuto, e proprio dove si dice l'acqua delli lavandari, la strada del ponte che anticamente così è detta, è publica per la città et uso di essa, nella qual fontana non vi è servitù alcuna, né tiene giurisdizione nullo di pigliar l'acqua e adacquare, ma è franca, e libera d'ogni servitù, e l'acqua che scorre da essa deve andare per lo Vallone delli Lavandari, e uscire sotto l'altra fontana nova fatta sotto l'horto del magnifico Jo. Maria Putignano, e giongersi con l'altr'acqua, che esce dalla predetta fontana e deve correre per il vallone sotto lo ponte, e sotto l'horto del nobile Gio. Maria Maiorino, per li condutti, e canali dentro lo lavandario, quale è fatto ad uso di lavare li panni di tutta la città per essa università..... La custodia delle sopradette due fontane spetta agli baglivi in vertù delli capitoli, e statuti municipali, e capitoli della predetta bagliva, quali baglivi deveno esiggere la pena delli contravventori". La fontana vecchia è stata ristrutturata, nelle forme attuali, nel 1892.
Quartieri arabi
Nei quartieri della Ràbata e della Saracena è chiaramente leggibile il tessuto urbano di origine araba, caratterizzato da una via principale, l'araba shari, dalla quale si dipartono vie più piccole con andamento tortuoso (darb) e vicoli ciechi (zouqac). L'andamento viario non è frutto della casualità ma di precisi schemi urbani, definiti "grafemi-tipo".Osservare Tricarico - indagini preliminari alla variante generale di P.R.G., Politecnico di Bari Facoltà di Architettura, 1998, pagg. 73-74., finalizzati a rendere insidioso l'abitato per i nemici che fossero riusciti a superare le mura di fortificazione. Saracena
Il quartiere si sviluppa attorno al fortilizio arabo del quale si conserva la porta, la torre, e parte delle mura di fortificazione. La saracena occupa la parte estrema a nord dell'abitato, fino al margine di un pianoro che si apre sul profondo vallone del torrente Milo.
Ràbata È il quartiere residenziale arabo al quale si accede attraverso una porta protetta da una piccola torre contigua. Il toponimo potrebbe scaturire dal termine arabo ribat nel significato covo degli arabiL. SERRA, Sopravvivenze lessicali arabe e berbere in un'area dell'Italia Meridionale: la Basilicata, Napoli, 1983, pagg. 22-23.. Orti terrazzati Risalenti al sec. IX-X e ancora in uso, testimoniano un modo sapiente delle popolazioni arabe di sfruttare i terreni, altrimenti brulli e improduttivi. Esse, infatti, sfruttarono le loro conoscenze e capacità di insediarsi in luoghi inadatti alle coltivazioni creando numerosi giardini-frutteti terrazzati, utilizzando un ingegnoso sistema di raccolta delle acque meteoriche e sorgive. Da un'attenta lettura degli orti di Tricarico si evincono due tipi di coltivazione, uno prossimo alle mura dell'abitato, costituito per lo più da frutteti (gli orti di crinale) e l'altro posto ai piedi del crinale (gli orti di valle) adibito principalmente alla coltivazione degli ortaggi.
Le porte della città
Porta Fontana
Singolare porta d'accesso alla città, con un arco a sesto acuto e uno a tutto sesto, è databile intorno al Duecento. Ubicata sulla via che conduceva alle fontane pubbliche, conserva ancora i cardini in pietra del portone.
Porta Monte (o "delle Burzarìe") Ubicata nei pressi dell'antica dogana della città, è contigua al complesso monumentale del convento di S. Chiara (già castello normanno). Particolare interessante è la sua decorazione con pezzi e spuntoni di ferro, collocati regolarmente sia sulla facciata esterna che per tutta la profondità della porta.
Porta Saracena
Databile intorno al sec. X è costituita da un arco a tutto sesto, affiancato, nei secoli successivi, da un'altra apertura più piccola, sempre con arco a tutto sesto. Essa dava accesso al fortilizio arabo ivi ubicato che comprendeva, quali strutture di difesa, le mura perimetrali di fortificazione e la torre. Tale fortificazione ha continuato a fungere da difesa di questa parte della città anche con l'avvento dei bizantini e poi dei normanni.
Porta della Ràbata La porta, databile al X secolo, consente l'accesso all'omonimo quartiere ed è protetta da una piccola torre. L'arco, a sesto ribassato, presenta, sulla facciata esterna, una doppia fila di pietre.
Porta delle Beccarie
Ubicata in piazza Garibaldi che un tempo era chiusa verso l'esterno dal muro di fortificazione, è facilmente riconoscibile nella stampa seicentesca di TricaricoVedi stampa del Seicento nella pagina principale di Tricarico.. La porta è caratterizzata da due archi a sesto acuto che la datano tra il Duecento e il Trecento e conserva due piccole mensole sull'arco esterno ove venivano collocate le lucerne per segnalare la porta durante le ore notturneQuando, nel 2003, la porta fu restaurata e riaperto l'arco che si affaccia sul viale Regina Margherita (era stato murato), una delle due nicchie al di sopra delle mensole si presentava ancora annerita dal fumo della lucerna. È una porta più piccola delle altre che non consentiva il transito con i carri ma che dava diretto accesso al cuore della città.Ciò giustifica le sue ridotte dimensioni: una porta più piccola è più facilmente difendibile..
Sopportico detto "del Campanaro" Seguendo l'ubicazione indicata sulla stampa di Tricarico del 1605Vedi immagine sulla pagina principale, esso è individuabile nell'attuale arco di re Ladislao. Il sito ha sicuramente subìto modifiche che lo hanno portato alle attuali forme, tra la seconda metà del Cinquecento e la seconda metà del Seicento. Nelle strutture, infatti, si possono "leggere" vari interventi:
l'apertura di finestre sulle mura di fortificazione in concomitanza con la realizzazione, lungo il perimetro, di immobili di proprietà ecclesiastica (sulla volta del sopportico è collocato uno stemma del Vescovo Antonio Caprioli, datato 1557), l'abbassamento del livello del pavimento del sopportico che, in corrispondenza dell'arco, raggiunge i 60 cm. circa. Quest'ultimo intervento, successivo di almeno un secolo rispetto al precedente, ha interessato anche l'attuale via Vittorio Veneto la quale costeggia la cattedraleLe fondazioni della cattedrale risultano più elevate di circa 50 cm. rispetto al piano stradale. e il palazzo ducale e conduce all'attuale piazza Garibaldi. L'abbassamento del piano stradale, in prossimità dell'ingresso del palazzo ducale, raggiunge i 90 cm. circa. Tali interventi sono stati possibili perché tutte le costruzioni poggiano sulla roccia, per cui si è potuto scendere, senza rischio di crolli, anche al di sotto del livello delle fondazioni degli edifici. Proprio il lavoro eseguito sul portale del palazzo ducale, per adeguarlo al nuovo livello stradale e che ha interessato esclusivamente la parte basale del portale stesso, colloca l'intervento in questione in un'epoca successiva al 1650.Sulla chiave di volta del portale è presente uno stemma bipartito delle famiglie Revertera-Pignatelli e, nello specifico, di Francesco II Revertera (n. Miglionico 5-6-1630, † ?), e sua moglie Zenobia Pignatelli (n. Napoli 17-8-1645, † Tricarico 24-7-1713)..
Patrimonio monumentale religioso Cattedrale di S. Maria Assunta La Cattedrale di S. Maria Assunta è stata edificata nel sec. XI per volere di Roberto il Guiscardo.