Raspanti è la denominazione che nel periodo comunale (1303-1416) indicò le corporazioni della borghesia artigiana al governo della città di Perugia avversata dai Beccherini (denominazione del popolo minuto che sosteneva il ceto nobiliare). Nel significato simbolico delle figurazioni, mentre la fazione popolare dei Raspanti evocava gli artigli del gatto nell'atto di ghermire la preda, il becco dei Beccherini rappresentava la voracità del falco impiegato dal ceto nobiliare nell'esercizio della caccia.
Il governo artigiano Nella seconda metà del XIII secolo nella città di Perugia, insieme ad un notevole accrescimento demografico favorito anche dallo spopolamento del contado, si verificò l'affermazione della borghesia mercantile che, organizzata in corporazioni artigianali, riuscì a prevalere nelle magistrature di governo. La nuova classe borghese dei Raspanti escludeva dal potere sia la nobiltà, sia il proletariato il quale, in cerca di aiuto, diventava partigiano della fazione che prometteva maggiore protezione.L. Bonazzi, Storia di Perugia, Perugia 1875, p. 266.
Le Arti Maggiori rappresentate da mercanti e cambisti conquistarono il potere del governo cittadino e, nel XV secolo, trovarono sistemazione definitiva nel piano terreno del Palazzo dei Priori (1295-1443), con allestimento delle due splendide sale: lUdienza della Mercanzia e lUdienza del Cambio. Seguivano per importanza l'arte dei calzolari, che precedeva le corporazioni di sarti, lanari, tagliapietre, falegnami, fabbri, macellari, tavernieri, panicuocoli e speziali.L. Bonazzi, Op. cit., p. 288.
Nel 1303 furono eletti dieci "Priori delle Arti" che, superando le prerogative delle tradizionali magistrature (consoli, podestà, e capitano del popolo), furono i veri reggitori del comune. I comuni popolari di Perugia e Firenze, sorti in contrapposizione dei governi aristocratici come quelli di Venezia e Genova, accrebbero sensibilmente la partecipazione popolare alla gestione del governo comunale. I risultati ottenuti in termini di progresso sociale ed economico dal buon governo della città di Perugia cominciarono a suscitare l'interesse dello Stato Pontificio che, nel 1305, fece eleggere nel conclave tenutosi a Perugia papa Clemente V, il pontefice che per primo trasferì la sede pontificia ad Avignone. Perugia con Siena e Firenze sotto l'influenza dello Stato Pontificio divennero le sole repubbliche guelfe nel centro Italia che, nella speranza di mantenere più facilmente libertà ed autonomia, si affidarono al potere politico proveniente dalla lontana sede di Avignone, anziché a quello imperiale propugnato dalla fazione ghibellina.O. Guerrieri, Storia di Perugia, Perugia 1979, p. 80.
L'assedio di Bettona
Nel 1352 la città di Perugia dovette resistere alla pressione militare esercitata dai mercenari al soldo dell'arcivescovo ghibellino Giovanni Visconti, signore di Milano, che intendeva colpire il movimento guelfo nei centri più rappresentativi dell'Umbria e della Toscana. Le milizie mercenarie del Visconti con l'appoggio del feroce condottiero aretino Pier Saccone Tarlati e di Bartolomeo Casali, signore di Cortona, invasero il territorio umbro del Chiugi e si accamparono in Pian di Carpine, minacciando Perugia. Il comune, grazie all'appoggio di Firenze, seppe respingere il nemico.G. Mancini, Cortona nel Medio Evo, Cortona 1897, p. 197.
Successivamente Bartolomeo Casali tentò la rivincita e, congiuntosi con le milizie del capitano di ventura Anichino di Bongardo e di Ghisello Ubaldini, forte di duemila soldati stipendiati dal Visconti si portò nei pressi della roccaforte perugina di Bettona e, dopo aver corrotto il podestà Crispolto Crispolti, riuscì ad impadronirsi del castello. I Raspanti per riprendere la fortezza perduta ricorsero agli aiuti provenienti dalle città alleate di Siena e Firenze e circondarono Bettona, sottoponendola ad un lungo assedio. La lunga trattativa dei perugini con i nemici rinchiusi all'interno del castello permise l'ignominiosa fuga del Casali e dell'Ubaldini - travestiti da nemici - e la fuoriuscita delle milizie del Visconti. L'abitato di Bettona venne incendiato dalle milizie perugine che fecero demolire gran parte delle mura etrusche, conducendo a Perugia numerosi prigionieri.L. Bonazzi, Op. cit., p. 346.
Il 25 febbraio 1353 venne stipulato l'atto di pace tra Perugia e Cortona. Il cortonese Bartolomeo Casali si presentò al cospetto dei priori di Perugia con una corda legata intorno al collo e, inginocchiatosi, si scusò per l'errore commesso nell'occupare Bettona.G. Mancini, Op. cit., p. 198.
Leggieri d'Andreotto La pace di Perugia con il Casali venne presto a deteriorarsi. Perugia e Siena si contendevano il territorio cortonese che, posto al confine con la Val di Chiana, costituiva per entrambe una sicura posizione avanzata. La rivalità fra le due città fu la causa di un lungo conflitto che, apertosi nel 1357, si concluse nel 1358 con la vittoria riportata da Perugia nella Battaglia di Torrita. La prima fase del conflitto era stata sfavorevole all'esercito perugino per una grave sconfitta subita dal suo condottiero Leggieri d'Andreotto nel territorio cortonese. La fazione nobiliare ritenne Leggieri responsabile della sconfitta e sobillò una ribellione dei Beccherini. Nel procedimento che si aprì contro Leggieri la nomina ad ambasciatore conferitagli dall'inquisitore fiorentino Geri de' Pazzi, in vista della trattativa di pace con Siena, gli valse la salvezza dalle ire del popolo perugino.M. Borgogni, La guerra tra Siena e Perugia, Siena 2003, p. 89.
Durante il conflitto perugino-senese sul territorio umbro al servizio di Clemente VI si trovava come legato pontificio il cardinale Egidio Albornoz. Nonostante avesse sede ad Avignone, il papato non aveva rinunziato alle proprie ambizioni su Perugia. Nei piani dell'Albornoz Perugia avrebbe dovuto rinunciare alla propria autonomia e diventare una delle tante città del Patrimonio di San Pietro. Il legato, mandato dal papa avignonese a recuperare i suoi Stati, adempì scrupolosamente alla difficile missione facendo costruire in tutta l'Umbria imponenti fortezze (tra le più note, la Rocca Albornoziana di Spoleto), che costituivano una seria minaccia per la città di Perugia. Nel governo della città l'Albornoz, intendendo sostituire i Raspanti con il ceto nobiliare, provvide ad allontanare Leggieri d'Andreotto, ostinato oppositore, nominandolo podestà di Viterbo, importante città del Patrimonio.O. Guerrieri, Op. cit., pp. 83-85. |Non appena Leggieri si accorse dell'inganno ritornò in patria, dove riuscì a respingere l'offensiva dei nobili che, approfittando della sua lontananza, intendevano rovesciare il governo dei Raspanti. Il 19 giugno 1362, però, Leggieri venne ucciso da un macigno lasciato cadere a tradimento da un balconeL. Bonazzi, Op. cit., p. 356.. Così i Raspanti persero il loro autorevole capo, che con saggezza e persuadente oratoria aveva saputo contrastare le astuzie dell'Albornoz. Leggieri viene mirabilmente descritto da Matteo Villani:
Compagnie di ventura nel territorio
Nella seconda metà del XIV secolo anche l'Umbria, come in precedenza era accaduto nel resto d'Italia, venne attraversata dal flagello della Peste nera, comparsa in Perugia nel 1362.L. Bonazzi, Op. cit., p. 358.
Verso la fine del 1364, tuttavia, ancor più funesta del morbo che aveva provocato un consistente spopolamento fu la comparsa nel territorio perugino della Compagnia Bianca: masnade di mercenari inglesi, ungheresi e tedeschi provenienti dal territorio toscano e che, dopo aver taglieggiato le ricche autonomie comunali di Firenze e Siena, si erano trasferite nel contado perugino. Sotto il comando di audaci condottieri le masnade formavano compagnie di ventura che prendevano il nome dai colori e dalle insegne mostrate in battaglia. Per fronteggiare le scorrerie della Compagnia Bianca stanziatasi all'interno del castello di San Mariano, il governo dei Raspanti assoldò la Compagnia della Stella, formata da mercenari tedeschi condotti da Anichino di Bongardo. Il Bongardo riuscì sul momento ad allontanare la compagnia avversa dal territorio umbro.A. Fabretti, Cronache della Città di Perugia, Torino 1887, vol. I, p. 188. Nella primavera del 1367 la Compagnia Bianca, condotta dal celebre capitano Giovanni Acuto, tornò in cerca di rivincita. I perugini, colti di sorpresa, cercarono di difendersi dal feroce nemico reclutando scarse milizie cittadine con il rinforzo di pochi soldati giunti da Siena e dai comuni limitrofi. Nella battaglia campale avvenuta nella piana di Ponte San Giovanni l'Acuto sbaragliò l'esercito perugino che riportò gravi perdite: tra i circa millecinquecento morti perirono il podestà e Bulgaro dei Conti di Marsciano. Dopo la battaglia l'Albornoz, che dalla vicina Foligno aveva seguito con compiacenza l'esito del conflitto sfavorevole ai perugini, mosse la sua cavalleria, tenuta pronta in caso di bisogno a soccorrere l'Acuto, alla conquista di Assisi, Gualdo Tadino e Nocera.L. Bonazzi, Op. cit., pp. 362-363.
L'esilio dei Raspanti Anche dopo la morte dell'Albornoz (Viterbo, 24 agosto 1367) la politica del nuovo pontefice Urbano V continuò a mostrarsi ostile verso il governo dei Raspanti. Nel decennio 1359-1369 Perugia era uscita dalla guerra di Siena duramente provata proprio nel momento in cui essa avrebbe avuto bisogno di tutte le sue forze per far fronte alle compagnie di ventura che minacciavano il territorio e per resistere all'azione di conquista dell'Albornoz.
Esaurite gran parte delle risorse finanziarie prestate dai Visconti, la città umbra iniziò a perdere gran parte dei territori che aveva conquistato in Toscana nella prima metà del XIV secolo; nel giro di pochi anni fu costretta a soccombere all'offensiva dei legati pontifici e riconoscere, con la pace di Bologna (23 novembre 1370), che essa, con il suo territorio e il suo popolo, appartenevano «ad ius et proprietatem» alla Chiesa di Roma e ai sommi pontefici.M. Borgogni,Op. cit., p. 92. Così il cardinale di Burgos, "il Burgense" nominato da Gregorio XI legato in Perugia, prima di fare il suo ingresso in città prese dimora a Foligno e, approfittando dell'estrema carestia che obbligava i perugini a comprar frumento nelle terre della Chiesa, usò il grano come arma di ricatto. La promessa di una sostanziosa fornitura di frumento fu la proposta del Burgense fatta propria dal consiglio generale svoltosi nella Chiesa di Sant' Agostino, luogo di riunione dei popolari. Il consiglio, non ascoltando il parere contrario dei priori in carica, accolse la proposta del Burgense e approvò il rientro dei nobili fuoriusciti, che furono acclamati dal popolo dei Beccherini al grido di «Viva il Popolo e muoiano i Raspanti».L. Bonazzi, Op. cit., p. 374. Il 19 maggio il legato fece il suo ingresso a Perugia fiancheggiato dalla guarnigione che proteggeva il trasporto di some di grano. L'arrivo del burgense provocò una sollevazione popolare che si concluse con saccheggi ed incendi delle case dei più noti esponenti dei Raspanti e con la profanazione del sepolcro di Leggieri d'Andreotto. I Raspanti vennero cacciati dal governo cittadino e banditi da Perugia.
La cittadella di Porta Sole