Cadmea () era l'antica rocca di Tebe, capitale della Beozia (Grecia antica).

Il mito Una leggenda complessa, ma probabilmente tardiva, ne faceva derivare il nome da Cadmo, l'eroe mitologico fratello o zio di Europa, inviato in occidente dal re fenicio Agenore a cercare la fanciulla rapita da Zeus. Non riuscendo a ritrovarla, Cadmo avrebbe interrogato l'oracolo di Delfi il quale gli indicò di seguire una giovenca e stabilirsi dove questa si fosse fermata. Dal nome della giovenca la regione avrebbe preso il nome di BeoziaIn greco antico: , da = giovenca. mentre la rocca della città di Tebe avrebbe preso il nome dallo stesso Cadmo.

Secondo la tradizione, il palazzo e le mura della Tebe micenea furono distrutti poco tempo prima della Guerra di Troia (circa 1200 a.C.) dagli epigoni, i figli dei "Sette contro Tebe". Diomede, figlio di Tideo e di Deipile, partecipò infatti sia alla conquista di Tebe che alla guerra di Troia.

Storia I più antichi resti archeologici indicano come la Cadmea fosse sicuramente abitata in età micenea (attorno al XVI secolo a.C.) Tuttavia nel cosiddetto Catalogo delle navi dell'IliadeΙλιάς, B, 494-516 della versione in greco; Iliade, Libro II, vv. 644-677 della versione in italiano del Monti., composto presumibilmente verso l'VIII-VII secolo a.C. e, secondo alcuni studiosi in Beozia, Tebe non compare: è menzionata invece la modesta Ipotebe, una località ai piedi della Tebe beotica.

Si desume pertanto la rocca Cadmea, popolata in età micenea, fosse stata abbandonata dopo l'invasione beotica e non ancora ripopolata all'epoca della redazione del Catalogo delle navi. Tucidide data l'arrivo dei Beoti «sessant’anni dopo la fine della guerra di Troia».

Nell'età classica e in quella ellenistica, la Cadmea svolse una funzione simile all'Acropoli di Atene; vi erano situati molti edifici pubblici e si pensa che vi si svolgessero le riunioni della Lega beotica.

Nel 382 a.C. venne occupata con uno sleale colpo di mano dallo spartano FebidaSenofonte, Elleniche, V, 2, 25-31., che, aiutato dal polemarco Leonziade, instaurò in città un'oligarchia, abbattuta tre anni dopo da Pelopida e GorgidaPlutarco, Pelopida, 12..

Venne occupata anche dalle truppe di Filippo II di Macedonia: dopo la sconfitta delle forze greche a Cheronea Tebe dovette infatti accettare un presidio macedone nella cittadella. Tre anni (335 a.C.) dopo la rocca fu distrutta: poiché Tebe e Atene si erano ribellate al dominio macedone, ingannati dalla falsa notizia della morte di Alessandro Magno, Alessandro ordinò che Tebe fosse distrutta e gli abitanti venduti come schiavi.

Tebe e la rocca vennero ricostruite da Cassandro I nel 316 a.C., ma il declino di Tebe fu tuttavia irreversibile, tanto che nel II secolo d.C. Pausania il Periegeta riferisce che Tebe e i territori circostanti erano ormai disabitati, e che solo poche persone abitavano nella rocca Cadmea.

Note

Bibliografia Pausania il Periegeta, Descrizione della Grecia, Libro IX; traduzione di Antonio Nibby, Roma, Poggioli, 1817, vol. III, pp. 212–304 (on-line). Friedrich Crusius, «Kadmeia» in Wilhelm H. Roscher, Ausführliches Lexikon der griechischen und römischen Mythologie, vol. II, Lipsia, Teubner, 1897. Luigi Moretti (a cura di), Iscrizioni storiche ellenistiche, vol. 1: Attica, Peloponneso, Beozia, Firenze, La nuova Italia, 1967. Peter Levi, Riccardo Giglielmino, Mario Attilio Levi, Giovanni Giorgini, La Storia, vol. 2: La Grecia e il mondo ellenistico, Milano, Mondadori, 2004.

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