La via Cassia era un'antica strada consolare romana che collegava Roma con l'Etruria.

Costruita a partire dal III o dal II secolo a.C., inizialmente giungeva a Clusium (Chiusi), poi fu prolungata fino a Cortona, Arezzo e Fiesole e, successivamente, verso la costa tirrenica attraverso Pistoia e Lucca da cui si stagliavano più percorsi fino a Luni, dove iniziava la via Aemilia Scauri. Il suo percorso è costituito da numerose varianti che si sono accavallate nei secoli, tra cui quelle appenniniche per la Gallia Cisalpina come i tratti Fiesole-Bologna (prolungamento della Cassia vetus del 187 a.C.), Lucca-Modena (via Bibulca, nata per collegare la via Aurelia e la via Clodia Nova con Modena) e Pistoia-Modena.

Nel medioevo le sue prime sessantaquattro miglia da Roma (ponte Milvio) a Bolsena coincidevano con un tratto della via Francigena. Questo stesso tratto è oggi ricalcato dalla moderna strada statale 2 Via Cassia che collega la capitale a Firenze.

Storia La strada fu in parte realizzata collegando vari tracciati etruschi preesistenti, tra cui la via Veientana, che furono sistemati e pavimentati, a cui si aggiunsero nuovi tratti e opere idrauliche per il valico di fiumi e torrenti. La realizzazione della strada consolare potrebbe essere iniziata dopo le vittorie dei Romani contro gli Etruschi nella battaglia di Rusellae del 301 a.C. e nella battaglia del Sentino del 295 a.C., per controllare l’Etruria interna con un percorso intermedio tra la via Aurelia (lungo la costa tirrenica) e la via Flaminia (nell'Umbria verso il mare Adriatico)Tale osservazione è di Marco Tullio Cicerone, Philippicae, XII, 9 : "Tres viae sunt ad Mutinam: a supero mari Flaminia, ab infero Aurelia, media Cassia".

Il curator o console della gens Cassia da cui prende il nome (forse colui che ne curò la sistemazione definitiva) potrebbe essere Gaio Cassio Longino (console 171 a.C.), Quinto Cassio Longino (console 164 a.C.), Lucio Cassio Longino Ravilla (console 127 a.C.), Gaio Cassio Longino (console 124 a.C.), Gaio Cassio Longino (console 96 a.C.) o un altro magistrato di tale gens.

Percorso storico Cassia vetus

La Cassia vetus [cioè il percorso più antico (III-II sec. a.C.)] partiva da Roma ma non principiava, come tutte le consolari, dal miliarium aureum collocato nel Foro Romano. Essa infatti originava da Ponte Milvio, nella parte settentrionale di Roma, in destra idraulica del Tevere che divideva Roma dall'Etruria (territorio compreso tra Arno e Tevere), segnando le miglia percorse in Etruria.

Subito dopo Ponte Milvio, le due consolari Cassia e Flaminia si separano, la prima sulla sinistra e la seconda sulla destra. All'inizio della via Cassia, al sesto miglio, nella parte attualmente inglobata all'interno della città, si trova la cosiddetta (in epoca medievale) Tomba di Nerone, che dà anche il nome a quella zona, benché il sarcofagoJacopo Irene, Sarcofago con scene di dodecatlo dalla via Cassia, Archeologia classica : rivista del dipartimento di scienze storiche archeologiche e antropologiche dell'antichità : XXIV,1+2,1972 (Roma : "L'Erma" di Bretschneider, 1972). posto sul ciglio della strada (poco prima del sesto miglio), contenga in realtà i resti di Publio Vibio Mariano (funzionario imperiale nativo di Tortona) e di sua moglie Regina Maxima. In quella zona si trova la mansio ad sextum, menzionata nella Tabula Peutingeriana. Al settimo miglio la Cassia incrocia l'acquedotto captante le acque del Lago di Bracciano. Nelle prime miglia il percorso della Cassia coincide con quello della via Clodia, da cui si separa nei pressi dell'attuale località La Storta, al nono miglio. Dopo una mansio al decimo miglio, sulla sinistra si dirama la Via Braccianese Claudia che si congiunge alla Via Aurelia. Dopo Veio, tra i miliari XVIII e XIX si trova la Mansio ad Vacanas, dove dal tracciato della Cassia inizia, sulla destra (in un bivio), la Via Amerina (III sec. a.C.) che collegava Roma con Clusium attraverso Orte, Amelia (Italia), Todi e Perusia. Nel III secolo a.C. Clusium era il punto di arrivo sia della Cassia sia della Via Amerina, la quale aveva un diverticolo che da Perusia confluiva nella Via Flaminia, talché alcuni studiosi identificano la Via Amerina con il tracciato (probabilmente militare) che da Roma si univa alla Via Flaminia dopo avere intercettato Perusia (Perugia). Nella Tabula Peutingeriana è evidenziato il primo e originario tracciato della Via Amerina, quello che da Roma giunge a Clusium attraverso Perusia.

La consolare Cassia attraversa quindi Sutri e Forum Cassi, nei pressi dell'odierna Vetralla, forse all'interno della Selva Cimina. Proseguendo nell'Etruria (o Tuscia), transita per Aquae Passaris, l'area termale a occidente rispetto all'attuale Viterbo (mentre solo nel medioevo, con la sua ascesa politica, la strada passerà dentro la città), quindi per Mons Flascun [così è denominata Montefiascone negli Annales Stadenses (itinerario percorso dall'abate Alberto di Stade tra il 1230 - 1240)] per poi giungere a Volsinii (Bolsena).

Dopo tale Mansio, il tracciato (con basoli) raggiunge Urbs vetus (Orvieto, l'antica città etrusca di Velzna), probabile sede del Fanum Voltumnae, la cui rupe sovrastava (allora come oggi) il fiume Clanis (Fiume Sacro [come da bronzetto etrusco appartenente al dio fluviale Klanins rinvenuto a Quarata di Arezzo], che originava in località Chiani (Clanis), a ovest di Arezzo, immissario del Tevere dopo essersi unito al corpo idrico del fiume Paglia presso Ciconia di Orvieto (località menzionata nella Catacomba di Santa Mustiola in Clusium), da non confondersi con il "Clanis" a sud di Roma (tra Caserta e Napoli), da tempo prosciugato, considerato anch’esso Sacro.

Da Urbs vetus la Cassia vetus scende nel fondovalle di Orvieto, dove scorre il fiume Paglia, valicando tale fiume attraverso un ponte che, secondo William Harris, si sarebbe trovato in località Colonnacce, in direzione di Ciconia (a est di Orvieto), a meno che esso coincida con il Pons Iulianus, a nord-ovest di Orvieto, a cui si giunge attraverso Sferracavallo. Quest'ultimo ponte era chiamato Pons Iulianus in quanto dedicato all'imperatore Gioviano che lo fece realizzare o restaurare tra il 363 e il 364, usando i materiali prelevati dalla demolizione del Pons de subtus (lungo la variante traiana), detto "della Mola", danneggiato da una piena del Paglia nel 363. Tale ponte fu poi ridenominato "Ponte Giulio" dopo il suo recupero edilizio eseguito da Papa Giulio II nel 1506. I suoi maestosi ruderi sono visibili a nord di Orvieto. Non è escluso che vi fossero più opere idrauliche, nei pressi di Orvieto, per l'attraversamento del Paglia.

A proposito del ponte sul Paglia, nella Tabula Peutingeriana è visibile la mansio ad Paliam fluminem, probabilmente da ricondursi a una variante della Cassia (detta Via Traiana Nova) del 108 d.C. la quale unisce Volsinii a Clusium, evitando Orvieto. Tale stazione di posta (lungo la variante del 108 d.C.) potrebbe trovarsi nei pressi del diruto ponte sul Paglia sotto Monterubiaglio, di origini etrusche ma consolidato dalla Repubblica romanaS. Bassetti, Un abitato da 2235 anni con continuità dal Castrum romano ad oggi, Vignate (MI), p. 9 e seg.; tali studi dimostrano che il ponte etrusco (inizialmente in legno) sul fiume Paglia risale alla fine del sesto o - al massimo - all'inizio del quinto secolo a.C. La predetta epoca coincide con quella di Lars Porsina (Porsenna), Re degli Etruschi, il quale potrebbe avere realizzato e usato tale attraversamento (di natura militare) per assediare Roma con un enorme esercito di Etruschi. Non è noto se tale ponte fosse altresì percorso dalla Cassia vetus o da una sua diramazione.

Dopo l'attraversamento del Paglia (probabilmente sul Ponte delle Colonnacce), la Cassia vetus giunge ai fines Clusinorum attraverso un percorso grossomodo coincidente con quello odierno dell'A-1 (Autostrada del sole).

Poche miglia dopo i fines Clusinorum (posti nel displuvio tra l'area clusina e l'area orvietana, intersecanti gli odierni territori comunali di Fabro e di Ficulle), la Cassia vetus corre in destra idraulica (lato occidentale) del fiume Clanis, longitudinalmente nel fondovalle, in quota superiore all'Alveo, risalendo la Valle del Clanis verso Nord, in direzione di Clusium.

All'altezza di Clusium, essa si stacca dal fondovalle per dirigersi sulla rupe della civitas clusina, attraverso l'odierna Via Cassia-Aurelia (lungo la quale si trova la Catacomba di Santa Caterina d'Alessandria, con sepolture sia pagane sia cristiane), che collega la Cassia vetus e l'Etruria interna con la Via Aurelia.

Dalla Tabula Peutingeriana emerge che Chiusi fosse altresì il punto di arrivo di un'altra consolare che, partendo da Roma, giungeva a Perugia e infine a Clusium. Tale centro etrusco era collegato con Roma anche grazie alla viabilità fluviale, tramite il navigabile Clanis (fiume) e il Tevere.

Da Clusium dipartivano percorsi etruschi che collegavano l’antica città etrusca (che in età ellenistica conobbe un grande splendore) con le altre civitates dell’Etruria.

Primo prolungamento Tratto Chiusi-Arezzo (anteriore al 187 a.C.) Da Chiusi la Repubblica romana prolungò la consolare sino ad Arezzo, passando per l'agro cortonese. Quanto a tale nuovo tracciato della Roma repubblicana, dopo essere salita nel cuore collinare della città etrusca di Clevsin (in etrusco) o Clusium (strategico capoluogo e Statio lungo la consolare), la Cassia scende dalla rupe di Clusium, verso nord-ovest, entrando nell'odierno abitato di Giovancorso attraverso un breve tratto dell'odierna S.P. 326, dopo avere lasciato la S.P. 146 (via Cassia Aurelia) presso un bivio ancora esistente (poco prima di tale bivio, lungo la S.P. 146, sulla destra si staglia un percorso etrusco-romano che va in direzione del Lago di Chiusi, attraverso un itinerario che lambisce numerose tombe etrusche, oggi in parte visitabili come la Tomba della Scimmia, la Tomba del Leone, la Tomba della Pellegrina, il quale si ricollega alla Cassia vetus).