La battaglia di Eckmühl fu combattuta tra le truppe francesi e alleate guidate da Napoleone e quelle austriache dell'arciduca Carlo tra il 21 e il 22 aprile 1809 nei pressi del villaggio omonimo, in Baviera.
La battaglia fu il momento culminante della prima fase della campagna di Germania nel corso della guerra della quinta coalizione, iniziata il 19 aprile. Napoleone, nonostante fosse stato colto in parte di sorpresa dall'improvviso e anticipato attacco austriaco in Baviera, seppe riprendere rapidamente il controllo della situazione e, con una serie di abili manovre, disgregò e sconfisse progressivamente l'armata dell'arciduca Carlo. Dopo essere stato battuto in una serie di combattimenti iniziali, l'arciduca rischiò di essere accerchiato a Eckmühl e dovette ripiegare a nord del Danubio, attraverso il ponte di Ratisbona per evitare la distruzione.
Nell'ultimo periodo della sua vita, Napoleone si mostrò orgoglioso della sua condotta militare durante la campagna culminata nella battaglia di Eckmühl; in effetti nella storiografia questa fase di continue marce e battaglie viene attualmente considerata una delle più grandi dimostrazioni della magistrale capacità dell'imperatore di pianificare e attuare manovre strategiche combinate, e una delle più riuscite operazioni della sua carriera.. L'arciduca Carlo venne ripetutamente sorpreso dalle manovre di Napoleone e dovette subire costantemente l'iniziativa dell'imperatore che dimostrò la sua netta superiorità., l'armata austriaca finì per battere in ritirata in due gruppi separati, dopo aver subito pesanti perdite, senza poter difendere Vienna che venne raggiunta e occupata dalla Grande Armata il 12 maggio 1809.
La serie di battaglie tra la Grande Armata e l'esercito austriaco combattute in Baviera tra il 19 e il 23 aprile 1809 è nota anche come la "campagna dei Quattro Giorni"..
La guerra della quinta coalizione in Germania Tentativo di rivincita dell'Impero d'Austria Il 23 dicembre 1808, durante una riunione dei dirigenti politico-militari dell'Impero austriaco, era stata infine presa la decisione di entrare in guerra contro la Francia napoleonica; il successivo Consiglio della Corona dell'8 febbraio 1809 confermò questa risoluzione.. Fin dalla sua nomina a cancelliere Philipp von Stadion aveva progettato di tentare una guerra di rivincita contro la Francia per superare le dure clausole stabilite dalla pace di Presburgo, seguita alla disastrosa sconfitta della terza coalizione, e mettere fine al predominio di Napoleone in Europa. Il nuovo cancelliere, ambizioso e attivo, avrebbe voluto entrare in guerra fin dal 1807 ma l'imperatore francese appariva ancora troppo potente e il trattato di Tilsit sciolse la quarta coalizione, mentre da Parigi l'abile ambasciatore austriaco, Klemens von Metternich, invitava alla prudenza e consigliava di aspettare..
Furono gli eventi nella penisola iberica che modificarono la situazione e spinsero il cancelliere Stadion a prendere l'iniziativa di una nuova guerra contro la Francia imperiale; l'insurrezione popolare spagnola e le iniziali sconfitte francesi entusiasmarono le correnti patriottiche dell'Impero, anche i nobili ungheresi appoggiarono la politica del cancelliere, l'aristocrazia europea antifrancese si concentrò a Vienna. Gli arciduchi erano favorevoli alla guerra e alla fine anche il prudente imperatore Francesco I cedette a queste pressioni e diede il suo consenso. Inoltre l'incontro di Erfurt del settembre 1808 sembrava confermare che lo zar Alessandro non era disposto ad appoggiare Napoleone contro l'Austria; l'imperatore francese era stato costretto, per ristabilire la situazione in Spagna a trasferire dal 12 ottobre 1808 la maggior parte della Grande Armata a sud dei Pirenei, lasciando solo forze ridotte in Germania. Da Parigi ora anche l'ambasciatore Metternich divenne favorevole alla guerra; egli affermava che Napoleone, disponendo di un solo esercito, in quel momento impegnato in Spagna, non era in grado di affrontare un'altra guerra con l'Austria; inoltre, sosteneva l'ambasciatore, l'ambiente parigino era preoccupato e la posizione dell'imperatore non sembrava più molto solida..
Solo l'arciduca Carlo, il comandante in capo austriaco, rimaneva dubbioso e riteneva pericolosa una nuova guerra con Napoleone; egli era impegnato dal 1806 in un vasto piano di riforme dell'esercito che tuttavia, pur avendo raggiunto buoni risultati, non era ancora completato. Dopo la disfatta del 1805 l'esercito imperiale, su impulso dell'arciduca, era molto migliorato: era stata creata la Landwehr popolare per aumentare le riserve, l'artiglieria era stata potenziata; vennero fatti tentativi di adottare le tattiche francesi, furono costituiti nove battaglioni di cacciatori; infine si organizzò l'esercito di campagna in corpi d'armata autonomi, secondo il modello della Grande Armata. Tuttavia, nonostante questi progressi, l'esercito austriaco era ancora inferiore alle truppe francesi: il sistema dei corpi d'armata venne adottato solo in parte, le truppe rimasero lente e appesantite dai carriaggi, lo stato maggiore era poco efficiente, le tattiche non migliorarono, gli ufficiali superiori erano anziani, poco energici e divisi da forti rivalità; soprattutto lo stesso arciduca Carlo si sarebbe dimostrato un condottiero non all'altezza di NapoleoneG.Lefebvre, Napoleone, pp. 333-334...
L'arciduca Carlo era un comandante prudente, preparato e riflessivo, ma era ancora legato agli schemi operativi del Settecento, adatto a lente e metodiche campagne manovrate; egli inoltre era soprattutto abile nella guerra difensiva e mancava delle qualità di energia e di dinamismo necessarie. Affetto da crisi epilettiche, era pessimista e poco propenso a rischiare una guerra decisiva contro Napoleone..
Piani e preparativi Napoleone rientrò a Parigi il 23 gennaio 1809, egli aveva dovuto rinunciare a continuare il suo intervento diretto in Spagna ed era partito da Valladolid il 17 gennaio, dopo aver appreso dell'imminenza di una nuova guerra contro l'Austria, i cui preparativi bellici proseguivano velocemente; egli era anche preoccupato per le voci di torbidi intrighi di Maurice de Talleyrand e Joseph Fouché che sembravano minare la solidità del regime.. Avendo lasciato oltre soldati in Spagna, l'imperatore si trovava nella necessità di improvvisare un nuovo esercito per affrontare una guerra sul fronte tedesco contro l'Austria. Con una serie di energiche misure organizzative, Napoleone riuscì a costituire entro la fine di marzo 1809 la cosiddetta "Grande Armata di Germania", combinando i veterani del III corpo d'armata del maresciallo Louis Nicolas Davout, già presenti in Baviera, con numerosi contingenti degli Stati alleati tedeschi e con le reclute, inesperte e totalmente impreparate, appena richiamate delle classi del 1809 e 1810; infine la Guardia imperiale venne frettolosamente fatta venire dalla Spagna..
Nella primavera 1809 Napoleone disponeva quindi di circa soldati in Baviera per affrontare l'attacco austriaco; a parte i veterani francesi del maresciallo Davout, qualitativamente questo nuovo esercito era molto inferiore alla vecchia Grande Armata del 1805; composto da molti soldati giovani o stranieri, era carente come sempre di mezzi e organizzazione. Inoltre al momento dell'attacco austriaco era comandato, in assenza dell'imperatore, dal maresciallo Louis Alexandre Berthier e non era ancora concentrato.. All'inizio di aprile i vari raggruppamenti erano ancora disseminati in uno spazio di 150 chilometri e necessitavano di tempo per avvicinarsi; il maresciallo Davout si trovava a nord del Danubio tra Erfurt e Norimberga con soldati; il II corpo del maresciallo Nicolas Oudinot con uomini e il IV corpo del maresciallo Andrea Massena con soldati, in maggioranza costituiti da giovani reclute, erano ancora lontani in marcia verso Augusta e Ulma, a sud del Danubio; il generale Dominique Vandamme era con l'VIII corpo, costituita da soldati del Württemberg, intorno a Donauwörth; la Guardia imperiale si trovava ancora in Francia. Per coprire la concentrazione di questi corpi, in prima linea erano schierati solo i soldati bavaresi del VII corpo del maresciallo François Joseph Lefebvre che sbarravano la linea dell'Isar..
Già alla fine del mese di marzo Napoleone aveva diramato una prima direttiva di concentramento generale in cui prevedeva una serie di eventualità operative legate al tempo disponibile, alle distanze da percorrere dai vari corpi e anche alle probabili intenzioni del nemico; l'imperatore, sulla base delle informazioni disponibili, prevedeva un'offensiva austriaca intorno al 15 aprile con una direttrice di attacco principale a nord del Danubio, sboccando dalla Boemia. Se l'attacco fosse stato sferrato dopo il 15 aprile, Napoleone riteneva possibile raggruppare in tempo utile la sua armata intorno a Ratisbona, a tre giorni di marcia da Norimberga e a quattro giorni da Augusta.. Nel caso in cui gli austriaci avessero anticipato l'offensiva, l'imperatore prevedeva che la concentrazione delle sue forze si sarebbe effettuata più indietro, tra Donauwörth, Augusta e Ingolstadt, sotto la copertura dei bavaresi del maresciallo Lefebvre.
Napoleone intendeva passare molto presto all'offensiva: se l'arciduca Carlo avesse attaccato a nord del Danubio verso Bamberga o verso Norimberga, egli sarebbe passato a nord del fiume attraverso i ponti di Ratisbona e, marciando in Boemia, avrebbe preso alle spalle il nemico; se invece gli austriaci avessero attaccato su entrambe le sponde del Danubio, l'imperatore, disponendo del nodo di comunicazioni di Ratisbona, si riteneva in grado di battere separatamente le forze nemiche.. Nelle direttive che Napoleone inviò al maresciallo Berthier il 30 marzo 1809, l'imperatore prevedeva ancora il raggruppamento dell'armata intorno a Ratisbona entro il 15 aprile ma stabiliva in caso di improvvise difficoltà una seconda posizione di schieramento dietro il Lech.
L'esercito austriaco ammassato sul fronte tedesco al comando dell'arciduca Carlo era costituito da soldati, divisi in sei corpi d'armata regolari e due corpi d'armata di riserva; essendo già pronto e disponendo del vantaggio dell'iniziativa, l'arciduca avrebbe potuto sfruttare la situazione e sferrare l'offensiva mentre l'esercito nemico era ancora in fase di raggruppamento. Il comandante austriaco in un primo tempo progettò di passare audacemente all'attacco a nord del Danubio, partendo dalla Boemia, per sbaragliare il corpo d'armata isolato del maresciallo Davout.; a questo scopo sei corpi vennero raggruppati tra Praga e il Böhmerwald per un'offensiva che, condotta rapidamente e con energia, avrebbe potuto essere risolutiva. Ma l'arciduca Carlo si mostrò esitante: difficoltà sarebbero potute sorgere a causa delle caratteristiche irregolari del terreno e a causa della mancanza di collegamenti attraverso il Danubio; inoltre Vienna sarebbe rimasta esposta a possibili offensive nemiche a sud del fiume..