San Giovanni Rotondo (IPA: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Foggia in Puglia, noto per ospitare le spoglie di san Pio da Pietrelcina, frate cappuccino vissuto a lungo nella città. Il comune fa parte del parco nazionale del Gargano.
Geografia fisica Territorio Il territorio comunale confina a nord e a ovest con San Marco in Lamis e Borgo Celano (frazione di San Marco in Lamis), a est con Monte Sant'Angelo e a sud con Manfredonia e Foggia; esso è il 62º comune in Italia per estensione territoriale e va dalle pendici del Gargano, fino alla pianura del Tavoliere. Il dislivello altimetrico oscilla da a . Nel suo territorio troviamo la Grava di Campolato.
Sismicità Il territorio comunale di San Giovanni Rotondo è parte integrante del distretto sismico del Gargano.
Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media)
Clima Il clima di San Giovanni Rotondo è caratterizzato da inverni piuttosto freddi e da estati abbastanza calde. La temperatura media annua è di . Nei mesi più freddi, gennaio e febbraio, non sono rare le nevicate; l'accumulo di neve annuo è di , mentre la piovosità totale annua è in media di . Il comune è esposto prevalentemente a venti settentrionali, molto frequenti, e che a volte possono essere anche molto forti, con raffiche che superano i . Le nebbie non sono abituali, ma a volte sono molto intense.
Storia
La città di San Giovanni Rotondo fu fondata nel 1095 sulle rovine di un preesistente villaggio del IV secolo a.C.; di questo borgo restano dei segni visibili, come alcune tombe ed un battistero circolare (l'epiteto "Rotondo" deriva proprio da questo) che, secondo la tradizione, anticamente era destinato al culto del dio Giano bifronte, e in seguito fu consacrato a San Giovanni Battista. Durante il Basso Medioevo ha sempre avuto un ruolo importante nell'organizzazione economica del Meridione.
Nel 1466 il feudo di San Giovanni Rotondo, insieme a quelli di Monte Sant'Angelo e Trani, fu donato da Ferdinando I di Napoli a Giorgio Castriota, detto Scanderbeg, eroe della resistenza albanese contro gli Ottomani e suo vassallo.
Nel 1623 fu eretto a ducato da Filippo IV di Spagna in favore di Pietro Cavaniglia.
Sotto il Regno delle Due Sicilie era sede in cui venivano stabiliti i prezzi della mercanzia commercializzata nel Regno .
Storia contemporanea Il 14 ottobre 1920 San Giovanni Rotondo fu teatro di un grave fatto di sangue. Era il giorno dell'insediamento in municipio dei socialisti che avevano vinto ( voti contro 850) contro una coalizione popolare clerico-fascista, denominata Arditi di Cristo, per paura di sommosse confluirono in paese 40 carabinieri e 82 soldati. La forte tensione nacque a causa della volontà di esporre la bandiera rossa dal balcone del municipio cui si contrapposero fascisti e popolari. Un corteo popolare percorse le vie di San Giovanni Rotondo per accompagnare gli amministratori socialisti che si insediavano nel comune. Ma davanti alle porte del municipio il corteo fu fermato dai carabinieri.
Il commissario Bevere che dirigeva il servizio d'ordine si opponeva al fatto che i socialisti, nel prendere possesso del municipio, esponessero la bandiera rossa dal balcone dell'edificio, perché diceva, sarebbe stata un'offesa alla patria e alla bandiera nazionale. Gli “arditi” erano decisi anch'essi a impedire l'esposizione della bandiera rossa. Da essi partirono oltraggi e insulti ai dimostranti. Cominciarono così i tafferugli: simultaneamente dal balcone del municipio, dopo l'uccisione del carabiniere Vito Imbriani i carabinieri aprirono il fuoco sulla folla. Si parlò anche del lancio di una bomba che però venne attribuito non alla forza pubblica ma agli “arditi”.Giancarlo Smidile (L'Avanti!, 2 aprile 1961) Il bilancio finale fu di 14 morti e 85 feriti.Relazione d'inchiesta sull'eccidio di San Giovanni Rotondo, prot. n. 27601 del 15 dicembre 1920 sottoscritta dall'Ispettore generale di Pubblica Sicurezza comm. Trani.
Il deputato socialista Michele Maitilasso accusò in Parlamento la setta degli Arditi di Cristo di aver provocato i manifestanti e il fuoco dei carabinieri. Don Giosuè Fini smentì il coinvolgimento di Padre Pio, mentre altri proposero una ricostruzione storica secondo la quale gli Arditi coinvolti nella vicenda sarebbero stati gli Arditi d'Italia, un'associazione d'arma di origine fascista che raccoglieva ex combattenti e mutilati dei Reparti d'Assalto, delle Compagnie Arditi Reggimentali (V. E.) e delle truppe dislocate a Fiume.
A San Giovanni Rotondo dal 4 settembre 1916 al 23 settembre 1968 visse quasi ininterrottamente e morì san Pio da Pietrelcina.
La città ha fatto parte della Comunità montana del Gargano (soppressa nel 2010). La località fu risparmiata dai bombardamenti che devastarono le aree limitrofe durante la Seconda Guerra Mondiale. Si stima che nel 1943 i bombardamenti causarono più di vittime nella sola Foggia.
Monumenti e luoghi d'interesse Il centro storico è una zona quasi esclusivamente residenziale. Le attività a carattere commerciale-turistico hanno scarso rilievo e questo fa sì che il centro del paese sia solo marginalmente interessato dal grande flusso turistico dovuto al culto di Padre Pio, che si consuma quasi esclusivamente intorno alla zona del convento. Per le sue vie si incontrano la chiesa di San Giuseppe Artigiano, la chiesa di San Nicola, caratterizzata da un portale in rame raffigurante alcuni momenti della vita di San Nicola, la chiesa di Santa Caterina, la chiesa matrice di San Leonardo (che sul portale d'ingresso presenta una statua di san Michele Arcangelo), la chiesa di Sant'Orsola (da poco restaurata), la chiesa della Madonna di Loreto (che riproduce le dimensioni reali del sacro luogo natio del Signore a Betlemme), la chiesa di Sant'Onofrio ed infine l'antica chiesa di San Giovanni Battista, detta La Rotonda. Alle chiese vanno aggiunti i reperti archeologici dell'antico Borgo Sant'Egidio e di La Curvara. Un punto di interesse archeologia preistorica è denominata Castello e un altro è la Grotta Grande,un luogo di archeologia industriale è la miniera di bauxite
Architetture religiose Chiesa di San Leonardo abate La chiesa di San Leonardo abate è la chiesa matrice di San Giovanni Rotondo. Della sua genesi Medioevale restano ben poche tracce dal momento che nella seconda metà del Seicento l'arcivescovo di Manfredonia Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII, ne ordinò l'abbattimento e invitò il popolo sangiovannese a riedificarla a proprie spese e a cessare di praticare usi e costumi superstiziosi. Il popolo sangiovannese ignora l'interdetto e l'arcivescovo con un decreto avente data 9 ottobre 1676 ma vigente dall'undici dello stesso mese, scomunica tutti. In questo frangente si sviluppa un'epidemia di colera tra i sangiovannesi che provoca circa 500 vittime su una popolazione di 2690 persone. La popolazione pensa subito ad un castigo di Dio, e l'arcivescovo decide di revocare la scomunica.
Il 16 giugno 1678, dopo aver tenuto una predica sullo splendore dovuto alla casa di Dio, il cardinal Orsini dà lettura del decreto di profanazione e demolizione della chiesa e dell'erezione della nuova, designando la chiesa di Sant'Orsola come sede parrocchiale; dopo la lettura del decreto iniziò la profanazione dell'altare maggiore. Il 26 ottobre 1678 viene posta la prima pietra della nuova chiesa dedicata, come la precedente, a San Leonardo abate.
Il 30 settembre 1684 l'arcivescovo sipontino Tiberio Muscettola la riaprì al culto dedicandola, come la precedente, a San Leonardo abate. La dedicazione della chiesa avvenne il 15 novembre 1818 ad opera dell'allora arcivescovo di Manfredonia Eustachio Dentice, mentre la dedicazione dell'altare risale al 13 maggio 1867 per le mani del vescovo Vincenzo Taglialatela.
Nel 1909 è stata edificata la navata laterale. Numerosi sono stati nel corso degli anni gli interventi di restauro, il più corposo dei quali è stato eseguito nel 1983 per volere del parroco del tempo, Domenico Umberto D'Ambrosio, oggi arcivescovo emerito di Lecce.
La chiesa oggi si presenta a due navate. La facciata principale presenta due scalinate laterali e un portale in legno. Sul portale è incastonata, in una nicchia, la statua in pietra di San Michele arcangelo risalente al 1656. In alto sul cornicione, sono poste ai lati due statue in pietra della Beata Vergine Maria, e al centro si erge una lastra sulla quale c'è scritto D.O.M. e sulla quale posa una croce. Sulla facciata della navata laterale si erge una scalinata monumentale con un portale in legno. Degno di nota è anche il campanile, la cui ricostruzione iniziò nel 1703 protraendosi fino al 1709; al giorno d'oggi ospita cinque campane.
All'interno della chiesa è possibile ammirare la volta a capriate della navata centrale e sui lati sei altari votivi dedicati all'Immacolata Concezione, a San Giovanni Battista (con statua lignea del XV secolo di ignoto scultore meridionale), a San Giuseppe (con statua lignea del XX secolo), a San Leonardo abate (con statua lignea del XX secolo), a San Michele Arcangelo (con statua lignea del XVII secolo di ignoto intagliatore pugliese) e al Sacro Cuore di Gesù (tela ad olio di Natale Penati del 1936).
Nella navata laterale è posto il fonte battesimale chiuso da un pregevole coperchio bronzeo fuso nel 2013. Nel 1694 la chiesa venne fornita di organo, come attesta una lapide sul pilastro desto dell'arco dell'organo stesso. La chiesa è oggi sede dell'omonima parrocchia.
Chiesa di Sant'Orsola
Edificata a partire dalla fine del Cinquecento, e quasi del tutto riedificata tra Seicento e Settecento, sorse per volontà del sacerdote don Giovanni Donato Verna che voleva affiancarvi anche un monastero per suore. La chiesa di Sant'Orsola è situata nel centro storico di San Giovanni Rotondo ed è l'edificio sacro più ricco di arte e di storia. Sorta come "Chiesa del Purgatorio", dall'8 dicembre 1638 la chiesa è sede dell'Arciconfraternita dei Morti. L'arciconfraternita in seguito acquistò molte case intorno alla chiesa, per soddisfare il desiderio del Verna, senza però riuscire a realizzare il monastero. All'esterno, la facciata curvilinea in stile barocco rococò, è impreziosita dal portale di breccia e da finestre e nicchie, dove trovano posto due statue in pietra raffiguranti San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio di Padova. L'interno, totalmente restaurato negli anni scorsi, custodisce diverse tele di pregio di scuola napoletana, quella dei Santi Vescovi, quella della Madonna col Bambino, San Gaetano da Thiene e Anime del Purgatorio. La tela del purgatorio, posta al centro del Coro, è opera del Pittore Nunzio De Nunzi ed è datata 1707. Al Cinquecento risale la tela della Deposizione, di scuola veneta posta a sinistra dell'ingresso. Pregevoli gli apparati lignei, l'organo cinquecentesco, i pulpiti di legno dorato e il Coro. Nel 1928 il pittore milanese Natale Penati realizzò i dipinti del soffitto e dei cornicioni, raffiguranti il Martirio di Sant'Orsola e Episodi della vita di Sant'Antonio da Padova.
Chiesa di San Nicola La chiesa di San Nicola fu edificata nel XVI secolo. All'interno della chiesa si può vedere la statua della "Madonna dei Sette Dolori", fatta venire da Napoli nel 1726.
Chiesa di Santa Caterina La chiesa, anticamente detta di Santa Maria Maggiore, risale al 1176. Solo nel XVII secolo fu dedicata a Santa Caterina. Pur essendo la chiesa più antica, non conserva il suo aspetto originale.
Chiesa e Convento di Santa Maria Maddalena Il convento sorse per volontà dell'arciprete Bernardino Galassi. Fu costruito nel Seicento dopo la sua morte, vendendo tutti i suoi averi per seimila scudi d'oro. La chiesa del monastero è crollata alcuni decenni fa a causa di un forte terremoto.