Cronologia alessandrina
Epoca preistorica: Paleolitico e Neolitico Le tracce più antiche riscoperte in provincia testimoniano sporadiche ma antichissime presenze umane. I primi insediamenti sono segnalati prevalentemente nell'area centro orientale: a Castel Ceriolo sono stati trovati diversi strumenti litici di tradizione paleolitica. Con il Neolitico gli antenati degli alessandrini passano all'agricoltura e all'allevamento, producono ceramiche, tessono e filano i tessuti e levigano la pietra. Gli insediamenti si sviluppano sulle vie di comunicazione (fiumi e strade) e in prossimità delle aree di approvvigionamento delle materie prime, selce e soprattutto pietra verde appenninica che viene esportata in tutta Europa. Il territorio alessandrino è uno dei primi a essere colonizzato: Casalnoceto, Brignano Frascata, Monperone in provincia e soprattutto nella zona in cui oggi si trova il quartiere Cristo in cui alla fine del XXI secolo vennero ritrovati una sepoltura e numerosi strumenti litici. Nel Neolitico recente, la zona di Alessandria (Cascina Chiappona), viene interessata da un profondo cambiamento che interessa tutta l'area cisalpina occidentale e l'area transalpina, evidenziando una comune identità culturale (dello "Chasseano") nelle zone occupate oggi da Piemonte, Valle d'Aosta, Sud-est della Francia e Svizzera.
Età del rame e del ferro Con la media e recente età del bronzo (1700 - 1200 a.C.) si verifica una progressiva occupazione di terrazzi fluviali (Castelceriolo, Castellazzo) e alture dotate di visibilità sul territorio (Montecastello). In questo periodo, si verifica il passaggio dall'inumazione alla cremazione secondo il rito della Cultura dei Campi di Urne. L'importantissima Tomba di Alessandria (località Cascina Chiappona) ne rappresenta una delle più antiche attestazioni (1450-1350 a.C.). In questo periodo si formano gruppi culturali ben caratterizzati: Cultura di Canegrate e Facies Alba-Solero del Tanaro, il legame con le aree transalpine indica anche dal punto di vista linguistico la partecipazioni di queste popolazioni alla formazione della famiglia delle lingue celtiche a cui appartiene anche il ligure. La fine dell'età del bronzo è caratterizzata dal consolidarsi del controllo delle vie di comunicazione fluviali e terrestri tra costa ligure, pianura padana e aree transalpine al cui centro si sviluppò il centro di Villa del Foro.
Epoca preromana I contatti con gli Etruschi favoriscono la crescita delle popolazioni celto-liguri locali con un sistema commerciale tra l'Etruria padana e centri proto-urbani di Golasecca e l'Europa settentrionale. Gli insediamenti più importanti della zona, oltre a quelli di Tortona e Frascaro continuano a essere quelli di Villa del Foro e di Montecastello. La fondazione sulla costa di colonie etrusche a Genova e Savona però ostacola le popolazioni locali a formare veri e propri centri urbani. Con l'arrivo di popolazioni celtiche transalpine che si mischiano con quelle locali, finisce il breve periodo dell'influenza del sistema commerciale etrusco in questa zona. Per i Romani queste erano ancora terre misteriose coperte da foreste e popolate da Galli, per cui è molto difficile fare distinzione tra popolazioni autoctone e transalpine. In alcuni casi i nuovi arrivati scacciarono le tribù locali sulle vicine montagne in altri casi i gruppi si fusero completamente.
Epoca romana Non è dato sapere il momento esatto in cui venne dedotta la provincia romana, tra la fine del III secolo a.C. e l'inizio del II secolo a.C. ebbe luogo la conquista romana della Gallia Cisalpina, che rimase comunque territorio a sé stante fino al 42 a.C. anno in cui venne finalmente abolita la provincia, facendo della Gallia Cisalpina parte integrante dell'Italia romana. Il contatto con il mondo latino creò occasioni di crescita civile, economica e culturale, e di mescolanza con altre etnie. L'attuazione del dominio romano su queste terre fu comunque un percorso lungo e difficile e non mancarono i massacri. Nel 173 a.C. il console Marco Popilio Lenate massacrò ben 10 000 Statielli che abitavano la parte meridionale della provincia, ne fece prigionieri centinaia e rase al suolo la loro capitale Carystum, oggi identificata con Acqui terme. Questo sterminio di massa non venne accettato dal Senato che impose al console di ridare ai Liguri le loro case e le loro proprietà. Ne nacque un contrasto che portò alla rivolta di molte altre tribù locali che non risolse e che provocò l'eccidio di almeno altri 6 000 Statielli. Sembra che il nome del quartiere Cristo di Alessandria derivi proprio dal nome che i sopravvissuti diedero alle terre in cui si stanziarono una volta liberati, in memoria del loro centro principale ormai distrutto. I commerci si svilupparono attorno alle strade romane e lungo i due fiumi principali del territorio: Tanaro e Bormida. La presenza romana mutò notevolmente nei secoli l'impianto socio-economico del territorio. La creazione, ad esempio, dei servi della gleba - voluta da Diocleziano - diede propulsione allo sviluppo di quei territori del Piemonte meridionale che rimasero a lungo più isolati. In epoca romana vide un importante sviluppo il centro abitato di Villa del Foro (Forum Fulvii) che divenne un importante castrum e che insieme a Derthona e a Libarna erano i centri principali della zona. Il regime coloniale romano si sovrapponeva a una situazione locale in cui le tribù celto-liguri prendevano possesso della pianura alessandrina in maniera sporadica e disordinata. Il reticolo centuriale, oggi molto difficile da leggere, si fondava essenzialmente su di un asse nord sud di circa 17 chilometri assolutamente rettilineo che andava grosso modo da Sale a Basaluzzo. Nel III secolo d.C. dopo la crisi economica e demografica il volto delle città e delle campagne è mutato: a eventi bellici e catastrofi naturali manca ormai un'efficace risposta da parte delle autorità centrali. Solo i centri di Acqui e Tortona riuscirono a mantenere una struttura economica sufficiente ed in essi si concentrarono le comunità cristiane, Forum Fulvii cade in decadenza e gli altri piccoli centri non si ripresero più.
Declino dell'Impero romano Durante l'ultimo secolo dell'Impero romano il territorio piemontese viene percorso a più riprese da eserciti stranieri. Nel 402 d.C. il visigoto Alarico viene sconfitto da Stilicone nei pressi di Bra, ma la situazione va via via peggiorando in tutto il Piemonte, la rete viaria senza manutenzione sta scomparendo e le campagne, mai del tutto romanizzate, soffrono gravissime carestie. In questa fase il centro della cristianizzazione sono le città (Acqui e Tortona), solo raramente, come nel caso di Sarezzano, si registrano episodi di evangelizzazione. Alcuni anni di relativa tranquillità si hanno con Teodorico che controlla la situazione ma si limita a fortificare i grandi centri come Torino e Tortona. Alla sua morte il territorio ripiomba nel caos.
Il Medioevo e l'arrivo dei Longobardi Nel 568, con l'invasione dei Longobardi che presero il posto dei Goti e la creazione dei primi ducati e dei loro vassalli, venne definitivamente meno l'ordinamento amministrativo di Roma. Molti centri persero il loro carattere urbano e si assistette a una riorganizzazione del territorio rurale con la formazione delle Curtes, grandi aziende agrarie, allora create. In zona si ricorda quella di Marengo dove più volte risiedettero i regnanti di epoca longobarda e carolingia. Di quest'epoca resta oggi una delle testimonianze architettoniche più antiche sul comune di Alessandria: la torre Teodolinda che porta il nome dell'omonima regina edificata probabilmente nei primi anni del 600. In questo periodo si assiste all'organizzazione religiosa e a un nuovo tentativo di evangelizzazione basato sulle pievi. Queste piccole chiese assumevano una specifica funzione di riferimento per ampie zone di popolamento diffuso attraverso la liturgia eucaristica e battesimale. Al periodo carolingio risale probabilmente la presenza della curtis di Rovereto, oggi quartiere della città, nel cui centro venne fondata la chiesa conosciuta come Santa Maria di Castello. In questo periodo i territori del Piemonte e della Provenza furono caratterizzati da una forte insicurezza dovuta alle incursioni e ai saccheggi dei Saraceni.
VIII-XI secolo Verso la fondazione della città Tra il 700 e l'anno 1000 il territorio che vide nascere la città di Alessandria si presentava ancora scarsamente abitato, con l'eccezione di alcune curtes regiæ che ricalcavano gli insediamenti più antichi: Villa del Foro, come già si è scritto, Rovereto (Castrum Roboreti), Bergoglio (o Bergolium, o Borgoglio), Marengo e Gamondio. A questi si aggiungevano centri autonomi come Solero, Quargnento e Felizzano. La struttura amministrativa e politica dell'epoca non permise un significativo sviluppo culturale e sociale degli abitanti, che però mantennero gli scambi commerciali con i vicini centri abitati accrescendo esperienza e ricchezza. I centri abitati citati si formarono e crebbero ulteriormente fino poi a creare quella che verrà fondata e chiamata Alessandria.
È importante sottolineare che, di fatto, Alessandria esisteva già ancor prima della sua fondazione formale. I vari centri abitati dell'agro avevano già avviato numerose relazioni con i territori confinanti: acquisto di terreni, alleanze e accordi come il patto militare e commerciale che il comune di Gamondio strinse con la Repubblica di Genova nel 1146. Nello stesso periodo, e forse anche in precedenza, vennero anche edificate alcune chiese tra le quali - la più importante - quella di Santa Maria di Castello nel cuore del borgo Rovereto. Già agli albori della sua nascita, Alessandria si giovò della strategica posizione alla confluenza tra Tanaro e Bormida.
XII secolo La fondazione
La città di Alessandria si formò in un primo momento dall'unione demica di Gamondium (Gamondio), Marenghum (Marengo) e Bergolium (Bergoglio). Questo si evince nel testo dei reclami contro Cremona del 1184 dell'imperatore Federico, in cui si indicano i promotori e autori della fondazione della nuova città: "de tribus locis, Gamunde vicelicet et Meringin et Burgul". Non è descritto il nome del luogo dell'incontro, anche se pare già indicato con una certa precisione nella specificazione del sito sul Tanaro, dove il trasferimento fu più breve: Bergoglio.. Ai tre luoghi citati si aggiunsero in seguito Roboretum (Rovereto), Solerium (Solero), Forum (Villa del Foro), Vuilije (Oviglio) e Quargnentum (Quargnento). In questo le popolazioni furono supportate, economicamente, dalla "Superba" e dai comuni della Lega Lombarda in contrasto con il marchesato del Monferrato, principale alleato di Federico Barbarossa.
La data ufficiale di fondazione di Alessandria è il 3 maggio 1168, anche se in quel momento ha già raggiunto una configurazione topografica, urbanistica e amministrativa definita. Il nome "Alessandria", confermato in seguito, sarà assunto in onore di papa Alessandro III, ampio sostenitore delle azioni della Lega Lombarda contro il Sacro Romano Impero e che aveva scomunicato Federico Barbarossa.
L'assedio di Federico Barbarossa
Il 29 ottobre 1174 Alessandria subì un attacco delle forze imperiali: cominciò così un lungo assedio che terminò il 12 aprile 1175, con la resa degli uomini del Barbarossa, attaccati e colti impreparati dagli alessandrini.
Nel 1183 dopo la pace di Costanza e su ordine dell'Impero, la città assunse il nome di Cesarea mantenendolo però per un breve periodo. Nel 1198 divenne libero comune.
XIII secolo
Per oltre due secoli Alessandria mantenne la condizione di libero comune entrando in conflitto con le vicine Casale, che era ancora parte del marchesato del Monferrato, con Asti e con Pavia, le quali temevano una sua possibile espansione.