Lincidente ferroviario di Viareggio, definito anche strage di Viareggio, è stato un grave sinistro ferroviario avvenuto alle ore 23:49 del 29 giugno 2009 presso la stazione della città di Viareggio in provincia di Lucca.

Il disastro ebbe origine dallo svio di un treno merci composto da vagoni cisterna contenenti GPL, la cui fuoriuscita innescò un'esplosione e un successivo incendio che interessò l'area della stazione di Viareggio qualche centinaio di metri a sud del fabbricato viaggiatori e le aree abitate circostanti, causando in totale 32 morti e un centinaio di feriti.

Cronologia dell'avvenimento Origine e instradamento del convoglio interessato

Il treno merci in questione era movimentato dalla locomotiva E.655.175, di proprietà di Trenitalia Cargo, poi Mercitalia Rail, che trainava 14 carri cisterna, il primo dei quali, immatricolato presso la compagnia ferroviaria polacca PKP, era stato costruito nel 2004 e sottoposto all'ultima revisione il 2 marzo 2009 dalla società Cima Riparazioni di Bozzolo (MN); gli altri 13 erano invece immatricolati in Germania presso le Deutsche Bahn. I carri cisterna erano di proprietà della multinazionale statunitense GATX, che tramite la controllata KVG (società di diritto austriaco di proprietà di GATX Rail) le aveva date in locazione a FS Logistica (divisione delle Ferrovie dello Stato Italiane dedicata ai servizi merci) per esercire servizi per conto dell'azienda di trasformazione petrolifera SARPOM.

Alle ore 15:19 CEST del giorno di lunedì 29 giugno 2009 i suddetti carri vennero caricati di gas di petrolio liquefatti (GPL) da consegnare alla società Aversana Petroli ed instradati lungo il binario del raccordo interno che collega la raffineria SARPOM a San Martino di Trecate (NO) alla rete ferroviaria nazionale da FS Logistica, a cui erano affidate le operazioni di verifica della sicurezza dei 14 carri; giunti alla stazione di Novara, i carri furono agganciati al mezzo di trazione e alle 16:36 CEST il convoglio, numerato 50326, partì, con oltre un'ora di ritardo sull'orario previsto, alla volta della stazione di Gricignano-Teverola, in provincia di Caserta.

Giunto nello scalo merci di Novara Boschetto, il treno effettuò l'inversione di marcia con rotazione del mezzo di trazione; dopo le verifiche di rito, il convoglio fu rinumerato 50325 e alle ore 18:09 CEST ripartì verso sud, percorrendo le tratte interessate delle ferrovie Milano-Torino, Torino-Genova e Genova-Pisa e sostando per il cambio del personale di condotta nelle stazioni di Alessandria, Genova Brignole e La Spezia Migliarina.

Il disastro

Alle 23:45 CEST il regolatore della circolazione autorizzò il transito del convoglio attraverso la stazione di Viareggio. Tre minuti dopo, a causa del cedimento di un asse di un carrello, il primo carro cisterna uscì dai binari e trascinò con sé altri quattro carri. La cisterna del primo carro, impattando contro un elemento dell'infrastruttura ferroviaria, si forò in un punto, causando una fuoriuscita del GPL, che essendo più denso dell'aria si accumulò in prossimità del suolo. Una scintilla provocò l'innesco del gas, dando luogo ad una rovinosa esplosione, che investì violentemente la zona circostante, sprigionando un gigantesco incendio e causando in pochi istanti danni gravissimi: 11 persone persero la vita in pochi minuti, investite dalle fiamme o travolte dal crollo degli edifici; altre due persone morirono stroncate da infarto e decine rimasero ferite; tra di esse, molte riportarono gravissime ustioni e per la maggior parte morirono a distanza di diverse settimane dall'evento. I due macchinisti rimasero illesi in quanto, dopo aver dato la frenatura rapida al convoglio, si misero in salvo saltando da un muro adiacente alle rotaie, per poi trovare rifugio nella sede della Croce Verde locale.

Il deragliamento si era verificato in corrispondenza della passerella pedonale che scavalcava il fascio di binari a sud della stazione ferroviaria, collegando via Burlamacchi con via Ponchielli. La fiammata parve essersi propagata in direzione di quest'ultima strada, nella cui area si registrò infatti il maggior numero di vittime, di feriti e di edifici crollati o danneggiati. Alcune abitazioni furono poi abbattute su ordinanza delle autorità comunali perché non più agibili o perché i costi di riparazione erano superiori a una ricostruzione ex novo. Nei giorni successivi fu abbattuto anche il sovrappasso, danneggiato irreparabilmente a causa dello stress termico.

In totale si contarono 32 morti e 25 feriti. I funerali di Stato, ai quali parteciparono almeno persone, si tennero il 7 luglio allo stadio comunale Torquato Bresciani per 15 vittime. Altri 7 ebbero le esequie con rito islamico in Marocco.

L'allarme Subito dopo lo svio, uno dei macchinisti del treno telefonò al dirigente movimento della stazione per avvertirlo di ciò che stava accadendo; si riporta di seguito la trascrizione della conversazione., durata 3:46 minuti.

Indagini In attesa delle conclusioni ufficiali delle commissioni di inchiesta, la probabile causa dell'incidente è attribuibile al cedimento strutturale di un asse del carrello del primo carro-cisterna deragliato. La prima foto pubblicataLe prime foto della ruota del carro deragliato sono consultabili a: sembra confermare che l'incidente sia stato provocato dalla rottura dell'asse per fatica (cricca della boccola), dato che la sezione fratturata mostra la classica superficie "marezzata" per il 90% della sua superficie. Questa modalità di rottura è tipica degli assili ferroviari, ma non è immediata, anzi si innesca e poi si propaga nel lungo periodo: per prevenirla sono previste stringenti procedure cicliche di controllo che consentono di individuare la cricca prima che si espanda al punto da diventare pericolosa. Nel caso specificato, la rottura potrebbe essere indice di un mancato rispetto delle procedure di controllo.

Vittime

Nazionalità Morti Italia 22 Marocco 7 Ecuador 2 Romania 1 Totale 32

Tra parentesi l'età:

Aziza Aboutalib (46) Hamza Ayad (17) Iman Ayad (3) Mohammed Ayad (51) Federico Battistini (32) Nadia Bernacchi (59) Claudio Bonuccelli (60) Abdellatif Boumalhaf (34) Nouredine Boumalhaf (29) Roberta Calzoni (54) Rosario Campo (42) Maria Luisa Carmazzi (49) Magdalena Cruz Ruiz Oliva (40) Andrea Falorni (50) Alessandro Farnocchia (45) Antonio Farnocchia (51) Marina Galano (45) Ana Habic (42) Elena Iacopini (32) Mauro Iacopini (60) Stefania Maccioni (40) Ilaria Mazzoni (36) Michela Mazzoni (33) Emanuela Menichetti (21) Emanuela Milazzo (63) Angela Monelli (69)Non compresa nella lista ufficiale delle vittime. Rachid Moussafar (25) Sara Orsi (24) Lorenzo Piagentini (2) Luca Piagentini (5) Mario Pucci (90) Elisabeth Silva (36)

Nell'incidente hanno perso la vita 32 persone.Strage di Viareggio – Le vittime della tragedia , Il Tirreno Undici sono decedute nell'esplosione e nel seguente incendio e altre venti per le ustioni, nei mesi successivi. All'elenco dei decessi a causa dell'incidente si è aggiunto quello di un'anziana colpita da infarto, presumibilmente a causa dello shock dovuto allo scoppio o alla vista della scena del disastro. Anche un uomo, inoltre, morì di infarto a causa dello shock, ma non venne inserito nella lista.

Il processo

L'inchiesta L'inchiesta giudiziaria sul disastro si è protratta a lungo ed è stata accompagnata da molte manifestazioni di protesta. Nel novembre 2009, la società GATX, di concerto con le Ferrovie dello Stato annunciò la volontà di erogare una consistente somma di risarcimento per i danni dell'incidente al fondo costituito presso la Misericordia di Viareggio, procedendo poi a un successivo risarcimento ai familiari delle vittime concordato pariteticamente con le FS. Solo un mese più tardi, tuttavia, la società GATX negò il risarcimento richiesto da quaranta parti lese. A questa situazione fecero seguito le dichiarazioni espresse da Mauro Moretti in occasione di un'audizione al Senato, nel febbraio 2010.

Il 29 marzo 2010, nove mesi dopo l'incidente, un comitato di familiari, amici e concittadini delle vittime si recò presso la procura di Lucca al fine di sollecitare le istituzioni giudiziarie a fare luce sulle responsabilità dell'incidente. Il 21 aprile 2010 la Procura di Lucca rese noto che vi erano sette indagati, senza rivelare tuttavia i nomi dei presunti responsabili. Il 21 giugno 2010 la Procura comunicò che l'inchiesta aveva portato all'iscrizione di 18 persone nel registro degli indagati, sottolineando che "L'individuazione dei soggetti da sottoporre a indagine non può ritenersi allo stato conclusa" e che "il numero degli indagati potrebbe crescere in rapporto ai vari profili di colpa identificati". I quotidiani Corriere della Sera e Il Tirreno resero noti i nomi dei tedeschi, Joachim Lehamann, Andreas Schroter e Uwe Kriebal, dell'officina Jungenthal di Hannover (dove fu controllato l'assile che rompendosi causò il deragliamento) e del mantovano Paolo Pizzadini della Cima riparazioni di Bozzolo (Mantova). Venne invece mantenuto il riserbo degli inquirenti sui nomi degli altri indagati. Lo stesso giorno l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti dichiarò: «Non escludo che io stesso sia coinvolto. Ogni qualvolta nella storia ci sono state cose di questo genere tutti quanti sono stati compresi negli avvisi di garanzia.»

Il 16 dicembre 2010 la procura di Lucca emise 38 avvisi di garanzia, in base ai quali risultò indagato anche l'Ad FS Mauro Moretti.. Il 7 marzo 2011, a Lucca, si svolse la prima udienza dell'incidente probatorio che doveva ricostruire la dinamica del disastro ferroviario e cercare di fare chiarezza sulle cause attraverso varie prove tecniche. Alla prima udienza dell'incidente probatorio, presieduto dal giudice per le indagini preliminari Simone Silvestri, parteciparono circa 200 persone tra avvocati e parti lese, mentre non era presente nessuno dei 38 indagati. L'incidente probatorio si concluse all'udienza del 4 novembre 2011, con la perizia disposta dal giudice per le indagini preliminari che individuò la causa dell'incidente nel cedimento "a fatica" dell'assile del primo carrello del primo carro cisterna. La perizia accertò inoltre che la "cricca", la cui propagazione aveva determinato la frattura dell'assile, era già presente quando il pezzo di ricambio fu spedito dall'officina tedesca Jugenthal di Hannover all'officina italiana Cima Riparazioni di Bozzolo, che provvide alla sua installazione sul carro, circa tre mesi prima dell'incidente. Infine individuò che lo squarcio della cisterna fu provocato dall'impatto contro un elemento fisso dell'infrastruttura (la punta di una controrotaia del deviatoio "piegata a zampa di lepre").

Il 22 luglio 2013 la Commissione Ministeriale di Indagine del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pubblicò una relazione che ribaltava completamente la tesi sostenuta dagli ingegneri di Ferrovie dello Stato e dei periti del GIP secondo cui la causa dello squarcio e quindi della fuoriuscita di GPL e dell'esplosione, era da addebitarsi all'impatto contro la cosiddetta "zampa di lepre". Nel rapporto della Commissione Ministeriale la causa dello squarcio era da attribuirsi invece all'urto contro un picchetto di regolazione curve. Il documento pubblicato sul sito del Ministero dei Trasporti include un filmato animato 3D in cui vengono valutate numerose ipotesi di dinamica dell'incidente. Nel filmato vengono evidenziati i punti fondamentali dati per certi da tutti i periti incaricati della ricostruzione degli eventi e utilizzati per sostenere l'attendibilità o la non attendibilità delle varie ipotesi dinamiche prese in considerazione. Per la Commissione Ministeriale, verificata la compatibilità geometrica e l'attendibilità di tutti i punti in questione, la causa più probabile era che il carro cisterna si fosse squarciato in seguito all'impatto con il picchetto nº 24 posto in uscita dalla stazione di Viareggio.