Gallipoli (AFI: ; Caḍḍìpuli in dialetto salentino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecce in Puglia.
La città, sede vescovile dal VI secolo, si trova lungo la costa occidentale del Salento, protesa sul mar Ionio. È divisa in due zone distinte: il centro storico, che sorge su un'isola di natura calcarea e ha un circuito di circa 1,5 km, e il borgo nuovo, collegato all'isola mediante un ponte in muratura risalente al XVII secolo, in seguito alla qual costruzione si è formato progressivamente il borgo nuovo che si estende ad oggi su un'area superiore a quella di tutta l'isola. A ovest di Gallipoli sorgono l'isola del Campo, l'isolotto chiamato “Scoju te li picciuni" e l'isola di Sant'Andrea che, completamente pianeggiante, si estende per circa 50 ettari.
Gallipoli è stata capoluogo di circondario dal 1860 al 1927. Nel 2015 la città ha presieduto la Conferenza permanente delle città storiche del Mediterraneo.
Geografia fisica Territorio Il territorio del comune di Gallipoli, che occupa una superficie di 40,35 km², si affaccia sul mare Ionio con un litorale di circa 20 km. Il centro urbano, situato a 12 m s.l.m., è composto dalla città vecchia, posta su un'isola calcarea collegata alla terraferma con un ponte seicentesco, e dal borgo, che accoglie la parte più moderna del piccolo paese. Il territorio confina a nord con i comuni di Galatone e di Sannicola, a est con i comuni di Alezio e Matino, a sud con il comune di Taviano e a ovest con il mare Ionio. Nel comune di Gallipoli ricade il parco naturale regionale Isola di Sant'Andrea e litorale di Punta Pizzo istituito con legge regionale n. 20 del 10 luglio 2006. A sud della città sfocia il Canale dei Samari.
Clima Dal punto di vista meteorologico Gallipoli rientra nel territorio del Salento meridionale che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25,1 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 676 mm, presentano un minimo in primavera-estate e un picco in autunno-inverno.Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle serre salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da Sud-Est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola.
Classificazione climatica di Gallipoli: Zona climatica: C Gradi giorno: 999
Origini del nome Il toponimo Gallipoli deriverebbe dal greco classico (Kallípolis), che significa "bella città". Esistono altre ipotesi, abbastanza deboli, che prendono spunto dalla denominazione che dà della città Plinio il Vecchio: Senonum Gallipolis, ipotizzando una colonizzazione di un sito messapico già esistente da parte di popolazione celtiche (Galli Senoni).
Storia
Periodo preistorico-messapico-greco-romano Il territorio di Gallipoli, come peraltro tutto il Salento, presenta tracce di frequentazione umana già a partire da tempi antichissimi.
In località Torre Sabea a circa 2 chilometri dalla città, sono stati scoperti i resti di un villaggio neolitico risalente a circa anni fa. In questo sito sono stati rinvenuti frammenti di ceramica, alcuni manufatti in selce e piccoli oggetti ornamentali. Di particolare interesse il ritrovamento di una tomba che è stata asportata in blocco e trasportata presso l'Università di Firenze per uno studio approfondito.
In periodo messapico è probabile che il primitivo insediamento fosse denominato "Anxa", vocabolo di difficile interpretazione e probabilmente derivante da una radice italica antica o proto-latina, che potrebbe significare "alta isola". In verità il toponimo Anxa viene citato solo da Plinio il Vecchio e la frase nel quale è contenuto è di dubbia interpretazione:
«Oppida per continentem a Tarento varia, cui cognomen Apulae, Messapia, Aletium; in ora vero Senonum Callipolis, quae nunc est Anxa». Trad. «Nel territorio di Taranto vi sono varie città, denominate come Apulia, Messapia e Alezio; nel golfo (vi è) Gallipoli dei Senoni che ora è (chiamata) Anxa».
La frase pone evidenti interrogativi ed è contraddittoria. Presupporrebbe, infatti, che Gallipoli fosse stata fondata da Galli Senoni e che il toponimo Anxa fosse successivo e non antecedente a quello di Gallipoli. L'unica spiegazione ragionevole è che il testo sia stato erroneamente copiato da un qualche amanuense come già molti studiosi hanno ipotizzato invertendo peraltro i termini Anxa e Kallipolis.
Nonostante non siano mai state ritrovate tracce o reperti di provenienza messapica in Gallipoli, è ragionevole pensare che il sito fosse uno scalo marittimo della vicina Alezio, secondo il classico schema messapico della città nell'entroterra collegata con un porto servente. D'altra parte la possibilità che "Graxa", città messapica segnalata sulla Mappa di Soleto e risalente al V secolo a.C. sia identificabile con Gallipoli è molto recondita. La posizione geografica segnalata dalla mappa si trova relativamente più a nord rispetto a Gallipoli e potrebbe forse essere riferita a Porto Cesareo.
È altrettanto ragionevole pensare che la denominazione greca sia stata data in un periodo successivo e in corrispondenza dell'espansione dei domini della città di Taranto lungo le coste ioniche a danno delle comunità messapiche. È ipotizzabile quindi che Anxa diventi Gallipoli e quindi un approdo o una piccola colonia tarantina, nella prima metà del IV sec. a.C., durante il governo di Archita, momento di grande espansione della città lacedemone. Probabilmente fra il 367 e il 360 a.C. La circostanza è confermata da Pomponio Mela, geografo del I secolo d.C., che definisce Gallipoli Graia. Ma effettivamente l'aggettivo Гραί(В)ος (Graivos) viene usato dai popoli dorici, quindi anche dai tarantini, per definire se stessi. Ed in effetti le antiche monete rinvenute nel Salento con l'iscrizione "Гρα" sono monete tarantine, non come spesso erroneamente riferito, gallipoline. Logicamente l'espressione "Graia Kallipolis" del Mela altro non vuol dire che "la tarantina Gallipoli".
Nel periodo successivo il paese conosce un periodo di espansione, entrando a far parte, sebbene con un ruolo di sub-colonia, di quel variegato universo etnico e culturale che fu la Magna Grecia ma in un momento storico in cui il declino della civiltà magnogreca era già cominciato. Certo è che né Taranto né tantomeno la città satellite Gallipoli riuscirono mai a domare la resistenza delle città messapiche se ancora nel 338 a.C. il re spartano Archidamo III, accorso in aiuto di Taranto in uno degli innumerevoli tentativi di espansione ai danni dei Messapi, trovò la sconfitta e la morte, secondo la testimonianza di Plutarco, sotto le mura della città messapica di Mendonion, l'odierna Manduria. Bisogna quindi presumere che l'influenza di Gallipoli si limitasse ai traffici via mare e non avesse particolari possibilità di espansione nell'entroterra. È plausibile però che la città per qualche decennio e fino alla conquista romana, abbia esercitato un certo controllo su una porzione del litorale del Salento jonico delimitato dall'influenza delle messapiche Naretòn (Nardò) a nord e Ozan (Ugento) a sud e su una buona porzione del territorio dell'entroterra come ci riferisce il Ravenna citando autori ancora più antichi.
Le Guerre pirriche che durarono dal 280 al 275 a.C. sancirono la fine delle città sia magnogreche che messapiche come entità politiche indipendenti e Gallipoli seguì il destino delle altre città salentine che diventarono formalmente alleate di Roma ma di fatto colonie soggette al dominio romano. Il Salento ed anche Gallipoli furono completamente assoggettati dai romani nel 260 a.C. La Guerra sociale del 91-88 a.C. portò alla completa romanizzazione dell'Italia meridionale dove anche il Salento e Gallipoli ebbero il vantaggio di essere considerati territorio romano e quindi le popolazioni acquisirono lo status di cittadini romani. Gallipoli ottenne lo status di Municipium e si aprì un lungo periodo di sviluppo e di costruzione di grande opere pubbliche, terme, strade, la cittadina diventa sede di una guarnigione romana. Nel museo diocesano sono presenti due grandi epigrafi tombali di epoca romana e una di queste si riferisce a Giulio Laio comandante della XII legione. Di quest'epoca è probabilmente la costruzione del primo embrione del Castello di Gallipoli, costruito per alloggiare le truppe e a difesa della città. Di epoca greco-romana sono anche le terme, andate distrutte durante le invasioni barbariche nella prima metà del V secolo, che sorgevano nel luogo chiamato "Funtaneddhe" anticamente conosciuto anche come "Corciri".
Fiorente la lavorazione e il commercio della porpora, evenienza attestata dalla presenza sull'Isola di Sant'Andrea dei resti di un edificio dedicato a questa attività.
Periodo alto medioevale Alla caduta dell'Impero romano il paese fu vittima delle invasioni di Vandali e dei Goti che quasi certamente distrussero il castello e perlomeno lo danneggiarono notevolmente. Gallipoli fu riconquistata dai bizantini nel 538. Il castello fu ricostruito, la sua esistenza è attestata da una lettera del 599 scritta da Papa Gregorio Magno che si congratulava con il nuovo tribuno bizantino Occiliano e lo invitava a non «abusare del castello di Gallipoli perché esso è di proprietà della Chiesa di Roma».
L'invasione longobarda non toccò la città, d'altronde i Longobardi non possedevano una flotta e le città costiere del Salento durante il periodo non furono mai attaccate. Gallipoli come tutte le città portuali dell'arco jonico in mano a Bisanzio, conobbe un periodo di floridezza sociale e commerciale con intensi flussi di popoli e merci da e verso l'oriente.
Durante l'alto Medioevo appartenne alla Chiesa di Roma nonostante nel Salento la presenza di monasteri e cenobi di rito greco sia molto intensa e il rito greco prevalente su quello romano, l'Abbazia di San Mauro, i cui ruderi sono ancora ben visibili sulla serra che da est guarda alla città, ne è una delle vestigia.
La perdita del dominio sui mari della flotta bizantina con la perdita della base navale di Creta e l'avvento della potenza araba nel Mediterraneo coinvolgono anche Gallipoli. La città viene attaccata ed espugnata nel 915 dagli Arabi che vi rimasero fino al 945. Riconquistata dai Bizantini, fu cancellata dalla città ogni traccia della precedente occupazione e si procedette ad una primo intervento di ristrutturazione e rafforzamento della piazzaforte e del castello non più adatto a sostenere assedi di tipo moderno.
Periodo svevo e angioino Con l'arrivo dei Normanni Gallipoli diventerà dominio normanno già nel 1059 con la conquista di Terra d'Otranto da parte di Roberto il Guiscardo.
Il Salento e l'intera Puglia saranno tra il 1061 e il 1071, anno della caduta di Otranto e Bari, ultimi baluardi bizantini in Puglia, conquistati alla causa normanna. Con la riorganizzazione dei domini normanni, alla morte del Guiscardo, Gallipoli farà parte per un breve periodo dei domini di Ruggero "Borsa" figlio del Guiscardo e a partire dal 1086-1088, del Principato di Taranto di cui il primo reggente fu Boemondo I d'Antiochia, figlio primogenito dello stesso Guiscardo e fratellastro di Ruggero. Dopo anni di turbolenze politiche e di guerre fra feudatari, incomincia un periodo di riorganizzazione profonda della struttura amministrativa del Salento con la creazione delle baronie e l'introduzione di una struttura feudale ed una organizzazione sociale relativamente efficiente dopo più secoli di decadenza bizantina dove molti piccoli borghi nascono e vengono di fatto gestiti da istituzione religiose, in particolare di rito greco.