Era maestro di tecniche quali l'acquaforte, l'acquatinta, la puntasecca, la litografia a più colori, la calcografia.
Come artista si afferma negli anni ottanta con una serie di opere astratte su tavola e su carta, tutte caratterizzate da un preciso senso della geometria, delle proporzioni e del ritmo.
L'immaginario geometrico di Valentini risente delle influenze delle avanguardie russe del Novecento (il Costruttivismo) e, marginalmente, delle architetture dipinte da de Chirico nel periodo metafisico, ma si fonda soprattutto sul senso di armonia e di proporzione indagato dagli artisti italiani del Quattrocento: De pictura, De re aedificatoria, De statua di Leon Battista Alberti, De prospectiva pingendi di Piero della Francesca e De divina proportione di Luca Pacioli sono trattati sulla prospettiva e sulla regola aurea che orienteranno tutta la ricerca di Valentini sullo spazio, le forme e il loro equilibrio.
Anche l'astronomia e la cosmografia saranno per Valentini importanti fonti di ispirazione. Il suo approccio all'architettura e alle meccaniche celesti è matematico e rigoroso, ma non privo di una sua poesia. Schivo e lontano da scuole, correnti e gruppi artistici, dichiara la sua ammirazione per i lavori di Paul Klee, Fausto Melotti e Osvaldo Licini; coltiverà l'amicizia di artisti come Luigi Veronesi, Emilio Scanavino e Hans Richter.
Insegnò arte dell'incisione presso la "Nuova Accademia di Belle Arti" di Milano, di cui è stato anche direttore, dal 1983 al 1985.Notizie biografiche in appendice a Walter Valentini. Reperto come progetto a cura di Luciano Caramel, Milano, Ed. Mazzotta, 1988
Esposizioni e riconoscimenti internazionali
1982 – Grafica: primo premio alla biennale internazionale di Listowel;
1984 – Grafica: Grand Prix alla biennale internazionale di Cracovia;
1990 – Installazioni: Greenwich, Connecticut (USA), nell'Ashford Properties;
1990 – Installazioni: Siegburg (Germania), nello Stadtmuseum;
1991 – Installazioni: Aspen, Colorado (USA), nella Harris Concert Hall;
1992 – Libri d'artista: esposizione al MoMA di New York;
1995–1996 – Retrospettiva a Parigi, presso la Galerie Dionne;
1999–2000 – Libri d'artista: mostra itinerante nei musei di Washington, Chicago e Vancouver.Notizie biografiche e Premi, riportate negli Apparati del catalogo Walter Valentini a cura di Elena Pontiggia, Milano, Ed. Skira, 2008
Biografia Nasce a Pergola, piccola cittadina delle Marche in provincia di Pesaro e Urbino, il 22 ottobre 1928. Figlio di un commerciante di cuoio e di pellami, avrà un'adolescenza segnata dalla guerra, che lo introdurrà giovanissimo nelle file dei partigiani.
Gli studi Nel 1946 supera un concorso bandito dalla Pubblica Amministrazione, riservato a "ex partigiani, combattenti, orfani di guerra e reduci dai campi di concentramento". Questo gli consentirà di studiare grafica presso il Convitto Scuola della Rinascita, prima a Roma e poi a Milano. Avrà per insegnanti Luigi Veronesi, pittore, che gli farà conoscere l'astrattismo geometrico dei costruttivisti russi (El Lissitzky, Tatlin, Moholy-Nagy), Albe Steiner, grafico, esperto di xilografia messicana, e Max Huber, grafico pubblicitario, influenzato dalle ricerche di Max Bill, il precursore svizzero dell'arte concreta.
Nel 1950 si trasferisce a Urbino per iscriversi all'Istituto di Belle Arti delle Marche, che frequenterà fino al 1955 e dove imparerà le tecniche litografiche e calcografiche, che utilizzerà anche per l'illustrazione dei libri. Carlo Ceci, suo insegnante di litografia, lo avvicinerà sia alla musica sia alle prime opere spazialiste di Lucio Fontana e alle tele astratte di Emilio Scanavino.
A Urbino, subisce il fascino dell'arte e della cultura umanistica: legge i testi dei grandi intellettuali del Rinascimento, come Baldassare Castiglione e Pietro Bembo, studia l'architettura di Francesco di Giorgio Martini e di Luciano Laurana e resta ammirato dalla Flagellazione di Piero della Francesca, dipinto conservato a Palazzo Ducale. Qui nasce il suo desiderio di approfondire la conoscenza della prospettiva e della proporzione aurea.
Il lavoro di grafico pubblicitario Nel 1955 si trasferisce a Milano, dove riesce a trovare lavoro nel campo della pubblicità. Diventa responsabile creativo dell'agenzia Radar di Gianluigi Botter. Nel 1965 lascia l'agenzia Radar e viene assunto dalla Linea SPN (agenzia pubblicitaria dell'Eni) dove lavorerà fino al 1968. Importante il lavoro che svolgerà per dare una nuova immagine all'Agip e ai suoi punti vendita.
Alla fine degli anni sessanta decide di abbandonare il lavoro pubblicitario per dedicarsi a tempo pieno all'attività artistica.
L'attività artistica Negli anni settanta incomincia ad esporre a Milano i suoi lavori: opere su carta, caratterizzate da tante gradazioni di grigio e di nero, e opere su tela, dallo sfondo scuro, realizzate con carbone e tempera. Tempo, Segno, Grande zero, Campi orizzontali sono i titoli di alcuni cicli.
Nel 1974 la sua prima mostra a Milano si tiene alla Galleria Vinciana. Nel 1977 espone alla Galleria Vinciana Immagini Grigie, con la presentazione di Guido Ballo.
All'inizio degli anni ottanta espone i suoi grandi cicli su tavola (sfondi neri) e su carta (sfondi bianchi), che lo renderanno famoso a livello internazionale. Nel 1995 – 1996 gli viene dedicata una grande retrospettiva a Parigi, presso la Galerie Dionne.Elenco delle esposizioni, riportato negli Apparati del catalogo Walter Valentini a cura di Elena Pontiggia, Milano, Ed. Skira, 2008
Le opere
Dopo i primi dipinti su tela, Valentini realizza opere tridimensionali su tavole di legno e calcografie su carta a mano pregiata.
Raggruppate in grandi cicli, queste opere hanno titoli che evidenziano chiaramente i temi ricorrenti della sua poetica: La Città Ideale, La Città del Sole, Dentro la Città Ducale, Misura Aurea (acqueforti tratte dall'Incendio di Borgo di Raffaello), Lo Spazio, il Tempo, Le Stanze del Tempo, La Porta del Tempo, Il Muro del Tempo, La Porta del Cielo, Il Muro del Cielo, Le Misure, il Cielo, Segni del Cielo, Le Pieghe del Cielo, I Cieli di Greenwich, Costellazione, Cosmos, Solare, Tracce, Viaggio, Il Labirinto della Memoria (installazione).
Le tele Negli anni settanta le tele sono caratterizzate da uno sfondo scuro, ottenuto con l'impasto di polvere di grafite e carbone. Gli archi, le linee e i triangoli dipinti hanno, invece, colori accesi (blu, verdi, azzurri e rossi), che spiccano sul nero della tela.
Verso la fine degli anni settanta la tela viene abbandonata, in favore di supporti diversi come il legno (per le tavole), la carta pregiata (per le incisioni e le illustrazioni dei libri d'artista), i muri (per le installazioni ambientali).
Le tavole
Le opere su tavola non sono lisce come le tele dipinte negli anni settanta. Valentini le scava per creare delle profondità e delle depressioni, dove applica frammenti granulosi di materia sbriciolata, simili a sassolini o sabbia. Disegna o incide sulla superficie liscia delle linee geometriche, disposte secondo ritmi e simmetrie ben bilanciate, che danno all'opera un forte senso di equilibrio. Spesso dei fili sospesi seguono le linee tracciate sulla tavola, rendendo così tridimensionale il reticolato geometrico. In alcune opere, piccole sfere dorate sono sospese sulla tavola grazie a un filo teso. A volte grumi di materia di colore blu spiccano sullo sfondo nero e il disegno dell'arco – o di parti dell'arco – viene reso tridimensionale con l'applicazione di sottili archi metallici. L'intera tavola viene poi chiusa in una teca di plexiglas, che la incornicia e la protegge. La teca crea una distanza fra la tavola e lo spettatore, una sorta di recinto sacro che avvolge l'opera in uno spazio metafisico inviolabile.
Lo sfondo delle tavole degli anni ottanta è nero oppure bianco. Verso la fine degli anni ottanta e negli anni novanta al nero e al bianco si aggiungono altri colori: il grigio (in varie sfumature), l'azzurro e l'oro.
Per la composizione grafica Valentini si ispira sempre alla divina proporzione rinascimentale: la "regola aurea" usata nel Quattrocento da architetti come Leon Battista Alberti e pittori come Piero della Francesca e Paolo Uccello.
La grafica
Come le tavole, anche le opere grafiche non sono superfici lisce: con una raffinata tecnica calcografica a secco, Valentini pressa la carta in modo che il disegno resti in rilievo rispetto al piano. I soggetti di queste incisioni sono gli stessi delle tavole, varia solo la tecnica: si va dall'acquatinta all'acquaforte, alla puntasecca.
La scelta della carta è fondamentale: le prime opere grafiche sono realizzate su carta Magnani di Pescia e su carta di Fabriano, poi si passa alla carta Colombe di Duchêne. La "carta Lubiana", invece, è una carta grinzosa, costituita da diversi strati di fibre di lana, che veniva originariamente impiegata a Lubiana come filtro per le sigarette. È un'idea di Valentini utilizzare questa carta stropicciata come supporto di alcuni disegni.
In una conversazione con il critico d'arte Luciano Caprile, Valentini parla della calcografia come di una disciplina che racchiude in sé qualcosa di "sacrale": «È come compiere un rito quando si incide; e rituale è il modo in cui l'opera viene stampata. Rituali sono i gesti che usi toccando la carta; e quando la bagni, quando la depositi sul piano del torchio; ed infine quando essa ti restituisce il segno che in precedenza avevi solo immaginato. Sì, perché tutto ciò che inizialmente tracci sulla superficie della lastra è pensato ma non realizzato. Pensato in negativo per ottenere il positivo […]. Tutto è programmato mentalmente ma tutto poi si rivela quando, dopo la pressione del torchio, il foglio esce schiacciato e pieno di tutte le tue nascoste intenzioni.Walter Valentini: conversazione con Luciano Caprile in Le Architetture dell'Anima, Colophon n. 5 (giugno 2000)»
Il Museo di Pergola ha acquisito un corpus di incisioni che ha esposto nella sezione dedicata all'arte contemporanea. Qui sono esposte anche le lastre originali in metallo che Valentini ha inciso per realizzare le acqueforti.
Nel campo della grafica ha ottenuto il primo premio alla Biennale Internazionale di Listowel (nel 1982) e il Grand Prix alla Biennale Internazionale di Cracovia (nel 1984).Premi, elencati negli Apparati del catalogo Walter Valentini a cura di Elena Pontiggia, Milano, Ed. Skira, 2008
I libri d'artista
Valentini realizza volumi a tiratura limitata, di alto valore artistico, su carta pregiatissima fabbricata a mano. I testi sono composti con il metodo tipografico "monotype" (caratteri di stampa disegnati appositamente per il libro e poi fusi in piombo). Le pagine, rilegate a mano, sono accompagnate da acqueforti.
Alcuni titoli: Tommaso Campanella La città del sole, 1987, Galileo Galilei Galileo Galilei, 1997, Giacomo Leopardi – Walter Valentini Quattro canti, quattro incisioni, 1989, Giacomo Leopardi Veggo dall'alto fiammeggiar le stelle, 1997, Giacomo Leopardi Bello il tuo manto o divo cielo, 1997, Giacomo Leopardi Ecco il sol che ritorna, 1997, Giacomo Leopardi Viene il vento recando il suon dell'ora, 1997, Mario Luzi La notte viene col canto, 1993, Mario Luzi Vola alta parola, 1994, Mario Luzi Api, 2001, Mario Luzi Vetrinetta accidentale, Cento Amici del Libro, 2006, Giacomo Oreglia Dante anarca, 1990, Giacomo Oreglia Nella volta celeste ora appare una gran mano dispiegata, 1998, Basilio Reale Traversare il miele, 1995, Gilberto Finzi Segnali di fumo, 1999, Luciano Caprile Nel cerchio che racchiude il sole, 2000, Sebastiano Grasso Lettere da Nowy Swiat, 2005, Robert Walser Più lontano, 2006, Il viaggio, 1994 (unico esemplare), Altare Cielo Terra, 2006. I suoi libri sono stati esposti anche in importanti musei americani: nel 1992 al MoMA di New York e fra il 1999 e il 2000 a Washington, Chicago e Vancouver.Notizie biografiche, riportate negli Apparati del catalogo Walter Valentini a cura di Elena Pontiggia, Milano, Ed. Skira, 2008