Cinema è stato un quindicinale italiano di critica cinematografica, la cui pubblicazione si è sviluppata in due periodi storicamente distinti. Il primo è iniziato nel 1936 e si è protratto, con diversi cambiamenti ma con un'unica serie, sino al 1943. quando dovette chiudere a causa dell'aggravarsi della situazione bellica italiana. Nel dopoguerra, a partire dal 1948, la testata venne rieditata da altri soggetti e la sua pubblicazione durò, con alterne vicende, sino al 1956. In questo secondo periodo sono ricomprese due serie. In entrambi i casi la rivista si è caratterizzata, seppur in modo diverso, quale punto di riferimento importante per le tematiche della cinematografia e, più in generale, per i rapporti di questa con la società italiana del periodo.
Prima serie (1936 - 1943) Le origini Quella che sarebbe diventata una delle più significative pubblicazioni cinematografiche italiane a cavallo della guerra, coprendo gli anni finali del Fascismo e poi quelli iniziali della Repubblica, venne fondata nel 1936 da Luciano De Feo, esponente della cinematografia italiana non nuovo ad iniziative editoriali, e per questo definito «un infaticabile poligrafo, un compilatore inesauribile di atti, un primatista della fondazione di rivistef.s. [Filippo Sacchi], Corriere di cinelandia in Corriere della sera del 2 agosto 1936. È l'articolo in cui viene annunciata l'uscita del primo numero del periodico.». Prima di Cinema, infatti, De Feo aveva costituito una società da cui derivò l'Istituto "Luce", passando poi a dirigere un "Istituto internazionale per la cinematografia educativa", sorto in seno alla "Società delle Nazioni" ma finanziato quasi interamente dall'Italia per motivi di prestigio internazionale Christel Taillibert, L'institut International du cinéma éducateur, régards sur le rôle du cinéma d'éducation dans la politique internationale du fascisme italien, Paris - Montréal, Harmattan, 1999, pp. 67-70. In tale ambito vennero pubblicate, tra l'altro, la Rivista internazionale del cinema educatore, poi diventata Intercine, e fu avviato il progetto di una "Enciclopedia del cinema", che però non vide mai la luce ed i cui cospicui materiali preparatori non saranno mai più ritrovatiOrio Caldiron, Geografia della critica in Storia del cinema italiano, vol.Vº, cit. p.490.
La rivista nacque negli stessi anni in cui il regime, dopo aver dimostrato dal suo insediamento scarso interesse verso il cinema spettacolareBrunetta, Storia del cinema italiano, vol. IIº, cit. p.274, intorno alla metà degli anni trenta aveva cambiato indirizzo dando vita ad serie di iniziative quali l'istituzione di una Direzione Generale della Cinematografia presso il Ministero della cultura popolare, la creazione del Centro Sperimentale di Cinematografia, la costruzione di Cinecittà, e la costituzione di una sezione autonoma della B.N.L. incaricata di finanziare la produzione italiana. Tutto questo induceva a credere che si fosse in presenza di un rilancio (nella prosa del tempo definito una "rinascita") del cinema italiano, dopo la crisi che l'aveva praticamente annullato a partire dal primo dopoguerraBarbara Corsi, Con qualche dollaro in meno, Roma, Editori Riuniti, 2001, pp.24 e seg..
Sino ad allora le pubblicazioni dedicate al cinema edite in Italia erano principalmente rotocalchi di tipo popolare come i settimanali Cine illustrato o Cinema Illustrazione, sui quali si alimentava un "divismo" nazionale in parallelo con quello di provenienza hollywoodianaClaudio Bisoni, Il cinema italiano nelle riviste in Storia del cinema italiano, vol VIº, cit. p.510., oppure magazines più eleganti come il mensile Lo schermo (che iniziò le pubblicazioni a partire da agosto 1935), direttamente ispirato dal regime con obiettivi di propagandaRiccardo Redi (a cura di), Cinema scritto. Catalogo delle riviste di cinema 1907-1944, Roma, A.I.R.S.C., 1992. In altri casi i periodici erano espressione, più o meno evidente, delle aziende che operavano nel noleggio e nell'esercizio cinematografico.
Direzione di Luciano De Feo (10 luglio 1936 - 10 ottobre 1938) Per dare vita alla nuova pubblicazione periodica De Feo si avvalse del gruppo che aveva raccolto attorno a sé per redigere la "Enciclopedia", di cui facevano parte alcuni giovani appassionati di cinema, in qualche caso provenienti dal milanese Il ConvegnoRuggero Ruggeri, Il dibattito teorico, in Storia del cinema italiano, vol.Vº, cit. p.521, quali Rudolf Arnheim, Gianni Puccini, Francesco Pasinetti, Fausto Montesanti e Domenico Meccoli, con la collaborazione dei più esperti Alberto Consiglio e Giacomo DebenedettiCosulich, prefazione a Verso il neorealismo, cit. pp.14 e seg.. Sino a che (dicembre 1937) l'Italia non uscì dalla Società delle Nazioni venne indicata sulla rivista una collaborazione tecnica dell'Istituto del cinema educativo che fu poi sostituita da quella di un "Istituto per le relazioni culturali con l'estero", altro organismo creato dal vulcanico De Feo.
Intenti divulgativi L'intenzione era di creare una pubblicazione di natura divulgativa e tecnicaGiovanni Marchesi, Tra De benedetti e De Santis, La critica di "Cinema" 1938 - 1941, in Immagine. Note di Storia del Cinema, seconda serie, n. 32, autunno 1995 e n. 34, primavera 1996, in analogia con il ruolo editoriale che in quello stesso periodo stava rivestendo, con grande successo, Sapere, edito da Hoepli, e fu pertanto questa la prima casa editrice del periodico, il cui sottotitolo fu quindicinale di divulgazione cinematografica.. Infatti nell'editoriale di presentazione del primo numero, che uscì a Roma, con un prezzo di copertina di 2 lire e con una tiratura di copieEco del cinema, n. 153, agosto 1936., il 10 luglio 1936, De Feo scrisse:
Inizialmente De Feo mantenne la sede della direzione in via Spallanzani, cioè presso la stessa "dépendance" della Villa Torlonia, residenza privata di Mussolini e della sua famiglia, dove già operava l'Istituto per il Cinema Educativo; la redazione si installò invece al 21 di Corso Vittorio Emanuele. Il comitato direttivo della testata era, in questa fase, lo stesso de Lo schermo.
Per restare fedeli all'impostazione scientifico-divulgativa, già dal primo numero trovarono spazio articoli tecnici sulla televisione, sui sistemi di ripresa dei bambini o sulla costruzione di Cinecittà, ma anche uno firmato da Maurizio Rava che raccomandava di applicare una più stretta censura ai film destinati ai popoli africani colonizzati, definito in seguito «razzista»Gianni Puccini, I tempi di "Cinema", in Filmcritica, n.5, maggio 1951.. Significativamente la prima copertina venne dedicata non ad un volto noto di attrice, ma a Jessie Wolf, un tecnico degli "effetti speciali" della "Fox" che aveva inventato un congegno in grado di creare in pochi istanti una ragnatela artificiale.
Problemi della produzione italiana Per gli stessi motivi, il Cinema degli inizi si occupò poco di critica cinematografica. Solo a decorrere dal n.14 (gennaio 1937) venne infatti avviata la rubrica "Bianco e nero", dove nei numeri pari scrivevano alternativamente Arnheim (con lo pseudonimo "Candido") e Gianni Puccini, firmandosi "Arpagone", ma per quasi tutto il 1937 il periodico si limitò a presentare delle schede tecniche dei nuovi film, quasi senza commento. Segnalazioni meno schematiche iniziarono ad apparire regolarmente solo con il n.34 (25 novembre 1937), quando venne avviata la rubrica "Visto in questi giorni" (poi "In questi giorni") affidata a Giacomo Debenedetti, che la terrà sino a quando dovrà lasciare la redazione a causa delle leggi razziali.
Grande attenzione fu invece dedicata sin dai primi numeri ai meccanismi di produzione del cinema visto come realtà industriale, esaltando «i mirabili risultati raggiunti grazie all'attività animatrice del Ministero della cultura popolare, che ha saputo superare le deficienze strutturali», puntando all'esportazione delle pellicole italiane e ad una accresciuta limitazione all'import di quelle estereGiuseppe Paulucci de Calboli, Problemi fondamentali del cinema italiano, editoriale in Cinema, prima serie, n.27 del 10 agosto 1937: in qualche caso, tuttavia, non mancò un cenno preoccupato all'ostilità manifestata dal pubblico rispetto ai film italianiEditoriale [Luciano de Feo] in Cinema, prima serie, n.19 del 10 aprile 1937, all'improvvisazione che spesso caratterizzava i produttori italiani rispetto a quelli americani o tedeschiEditoriale [Luciano De Feo] in Cinema, prima serie, n.34 del 25 novembre 1937, ed ai compensi eccessivi pretesi da alcuni attoriEditoriale [Luciano De Feo] in Cinema, prima serie, n.48 del 25 giugno 1938.
Sin dal n.6 (25 settembre 1936) fu avviata una rubrica denominata "Capo di Buona Speranza" (firmata all'inizio da Gianni Puccini e poi da "Il nostromo", pseudonimo di Francesco Pasinetti) dedicata al dialogo con i lettori, che poi resterà una delle colonne portanti per tutta la vita del periodico, proseguendo anche nel dopoguerra. Inoltre nel 1936-37 i lettori vennero coinvolti in una rubrica ("La borsa dei soggetti") dove venivano pubblicate trame per film e nella quale si ritrovarono diverse firme di futuri registi (ad esempio Pietro Germi), sceneggiatori e critici della generazione successivaDomenico Meccoli, intervista del 14 febbraio 1974 pubblicata in Cinecittà anni trenta, cit. p.758. Un altro argomento che fu costantemente affrontato fu quello del "passo ridotto"''' sostenuto quale impegno formativo per futuri cineastiFrancesco Pasinetti, Rassegna dei giovani italiani, in Lo schermo, giugno 1936.
Da Hoepli a Rizzoli A distanza di 6 mesi dal suo esordio, le testata ebbe una prima significativa modifica editoriale: venne abbandonata l'ipotesi di fondersi con Lo schermo - le due testate avranno d'ora in poi percorsi sempre più separati - e scomparve la dicitura "Ulrico Hoepli Editore" (sostituita da "fondata da Ulrico Hoepli", menzione che resterà per tutta la durata della serie); con il n.17 del 10 marzo 1937 apparve il nome della Rizzoli, per ora come stampatore.
Nel suo primo biennio di vita Cinema mantenne l'impostazione iniziale di periodico essenzialmente tecnico - divulgativo, scelta che gli impedì di affermarsi all'attenzione del vasto pubblico e di assumere quel ruolo di sempre maggiore spinta innovativa che l'avrebbe poi caratterizzato nei primi anni quaranta. Tuttavia in questi anni anche Cinema non mancò di allinearsi alle leggi razziali, arrivando a giustificarne l'approvazione con «l'esigenza di fare un cinema razzista nel senso fascista, non soltanto come riferimento biologico, ma come spirito e virtù degli italianiLuciano De Feo, Razza italiana e cinema italiano in Cinema, prima serie, n.53 del 10 settembre 1938».
Questo consenso a siffatti provvedimenti del regime fu uno degli ultimi articoli di De Feo sulla rivista; dopo poco più di 2 anni di direzione, nell'ottobre 1938, sia per il mancato decollo della testata, sia perché attirato da nuove iniziative, egli decise di lasciare la direzione di Cinema.
Direzione di Vittorio Mussolini (25 ottobre 1938 - 25 luglio 1943) Nel dimettersi dalla direzione del periodico, De Feo non l'abbandonò al suo destino. Già nel marzo 1938 era riuscito ad ottenere che la pubblicazione diventasse "Organo della Federazione Nazionale Fascista degli Industriali dello Spettacolo". Poi, ad ottobre dello stesso anno, venne ufficializzato il definitivo passaggio della testata all'editore Rizzoli, tramite la costituzione della "Società anonima editrice cinema"Orio Caldiron, Ambiguità della modernizzazione negli anni del consenso, in Storia del cinema italiano, vol.Vº, cit. p. 18 e la nomina alla direzione della testata di Vittorio Mussolini.
Il cambio di direzione venne annunciato con due editoriali "paralleli" apparsi sul n.56 (25 ottobre 1938) del quindicinale.
Un direttore poco presente