LEuropa nei secoli XIV e XV visse il momento fondamentale del consolidamento degli stati nazionali o regionali, che produssero in larga parte l'aspetto dell'Europa moderna.

La crisi

Dopo due secoli di grande sviluppo e prosperità nel continente europeo, il Trecento fu un secolo di rottura, con l'interruzione di fenomeni in crescita come lo sviluppo demografico, l'ampliamento e la creazione di nuove città, lo straordinario aumento dei traffici in quantità e in qualità.

Oggi si inizia a considerare che il regresso possa essere stato causato innanzitutto da una variazione del clima, con la fine del cosiddetto periodo caldo medioevale, che aveva permesso lo scioglimento dei ghiacci (si pensi alla navigazione dei vichinghi), la coltivazione della vite fin sopra Londra, abbondanti raccolti facilitati dalla piogge scarse e regolari e le tiepide primavere.

Gli aspetti più gravi riguardarono la carestia del 1315-1317, il ristagno economico, la peste nera e le conseguenti rivolte popolari.

Filippo il Bello e il regalismo

Filippo il Bello, re di Francia dal 1285 al 1314, fu il sovrano europeo che meglio comprese lo sfaldamento del potere ecumenico e del sistema feudale, a vantaggio delle nuove borghesie cittadine, che detenevano considerevoli capitali liquidi. Egli era già entrato in contrasto con Bonifacio VIII riguardo al controllo della Chiesa di Francia, mentre nel 1307 fece iniziare il processo che avrebbe visto l'annientamento dell'Ordine templare. I Templari, dopo la caduta di San Giovanni d'Acri nel 1291, non avevano più ruolo in Terrasanta, ma gestivano una grande quantità di terre e di denaro, grazie alle donazioni di molti nobili e sovrani europei. Filippo vide in loro una risorsa per la sua politica dispendiosa, e dopo aver messo in circolazione gravi dicerie sediziose sull'Ordine (eresia, magia, combutta coi nemici musulmani, sodomia), ottenne da Clemente V l'autorizzazione a procedere contro di essi. Nel 1312 l'Ordine veniva sciolto, i suoi beni in parte incamerati dalla corona francese (quelli all'estero vennero ceduti dalla Santa Sede ai cavalieri ospitalieri di San Giovanni). Nel 1314 il Gran Maestro Jacques de Molay e i vertici dell'ordine vennero messi al rogo a Parigi.

Le politiche spregiudicate di Filippo erano saldamente fondate nelle elaborazioni di celebri giuristi che erano nella cerchia del re, come Pietro Dubois e Guglielmo di Nogaret, i quali instaurarono una dottrina politica fortemente regalistica, fondando il concetto moderno di politica e di Stato. L'essenza di queste teorie era il principio secondo il quale Rex superiorem non reconoscit, et imperator est rex in territorio suo, cioè che qualsiasi sovrano aveva il potere di essere fonte del diritto e della plenitudo potestatis, senza dover sottostare in alcun modo a potenze superiori, nemmeno quella del papa né tanto meno quella dell'imperatore del Sacro Romano Impero.

Per facilitare le sue pretese Filippo allontanò la nobiltà feudale, diffidente alla sua politica accentratrice, circondandosi di una nuova nobiltà da lui creata tra giuristi e funzionari di estrazione borghese, la cosiddetta noblesse de robe ("nobiltà di toga"), priva di lignaggio ma fedelissima al sovrano al quale doveva la sua fortuna.

Gli ultimi fautori dell'universalismo

Ma il panorama delle scienze politiche del XIV secolo non era dominato solo dal regalismo, venendo ancora ribaditi i concetti dell'universalismo (cioè del concetto basato sul diritto romano secondo la quale esisteva un'unica Cristianità riunita in un solo corpo socio-politico ai cui vertici c'erano il papa e l'imperatore del Sacro Romano Impero), coerenti con la bolla Unam Sanctam di Bonifacio VIII. Tra questi c'erano Egidio Colonna, autore del De ecclesiastica potestate (che ribadiva, basandosi su scritti di sant'Agostino, come il potere temporale fosse sempre subordinato a quello spirituale), o Dante Alighieri con il De Monarchia, dove si tentava una conciliazione tra papato e Impero, vigorosa ma già all'epoca inattuale. Dante, ormai simpatizzante verso il ghibellinismo, teorizzava la separazione tra potere temporale e spirituale, con il primo prerogativa solo dell'Imperatore, controllato direttamente da Dio. Riprendendo da Tommaso d'Aquino egli dimostrava come il concetto di monarchia fosse necessario e come impero e papato fossero due "lune", che non brillavano di luce propria e che non illuminavano l'altra, ma entrambe ricevevano luce dall'unico sole rappresentato da Dio.

La discesa di Enrico di Lussemburgo in Italia sembrò avverare le speranze di Dante. Il sovrano, scelto nel 1308 al posto di Carlo di Valois, temuto per la parentela troppo stretta col re di Francia, si diresse verso Roma per farsi incoronare imperatore e fece sapere ai signori ed alle città italiane che sarebbe disceso non come capo dei ghibellini, ma come pacificatore (rex pacificus). Le buone intenzioni però non erano surrogate da una sufficiente forza militare, così il sovrano dovette ricorrere all'aiuto dei ghibellini italiani i quali lo usarono per i propri fini, come i Visconti a Milano che approfittarono per cacciare i Torriani guelfi. Si creò quindi fin dall'inizio un fronte guelfo contro l'Imperatore, capeggiato da Firenze e da Roberto d'Angiò, re di Napoli. Anche a Roma l'imperatore trovò ostacoli, dovendo essere incoronato in San Giovanni in Laterano perché San Pietro era occupata dai guelfi Orsini e alleati. Risalendo Enrico cinse d'assedio Firenze (1312), senza successo nonostante la durissima lettera inviata da Dante ai fiorentini. Si spostò poi nella fedelissima Pisa, dove organizzò una spedizione contro Napoli. Dopo essere partito morì poco dopo, a Buonconvento, presso Siena, forse per un attacco di malaria (1313).

Alla sua morte la Germania ricadde nell'anarchia delle elezioni e solo nel 1322 si poté incoronare Ludovico il Bavaro (perché conte di Baviera). Ludovico non richiese mai la ratifica papale e scese in Italia per aiutare i Visconti di Milano, suscitando l'ira del papa che lo scomunicò (1324). L'imperatore rispose accusando il papa stesso di abuso di potere, eresia e magia. Un ulteriore schiaffo al pontefice fu l'incoronazione a Roma non nelle mani del papa o di un suo vicario, ma dal senatore Sciarra Colonna, lo stesso che aveva insultato Bonifacio VIII ad Anagni. Inoltre riunì un conclave che nominò un antipapa, Niccolò V, capo dei fraticelli. Nel 1330 Ludovico lasciava l'Italia, senza abbandonare la lotta contro il pontefice. Nel 1338 ottenne dai principi tedeschi la dichiarazione che l'elezione imperiale non aveva bisogno di alcuna ratifica papale, e che il potere dell'imperatore derivava direttamente da Dio ed era legittimato dal procedimento di elezione principesca. Questi principi di laicità dell'Impero erano maturati grazie al contributo di numerosi studiosi e giuristi, tra i quali spiccavano Marsilio da Padova e Guglielmo d'Ockham.

La Bolla d'Oro e l'ascesa degli Asburgo

L'imperatore tedesco era il simbolo che garantiva l'unità di una grande quantità di Stati feudali, retti da principi laici o ecclesiastici, e città mercantili che spesso entravano in federazione tra di loro. Egli non aveva un potere politico effettivo, ma piuttosto rappresentava un collante culturale e spirituale. C'erano stati tentativi di rendere questo titolo da elettivo a ereditario (come con la dinastia sveva), e dal XIV alla metà del XV secolo si delineò una tendenza a scegliere l'imperatore tra due sole famiglie: gli Asburgo e i Lussemburgo.

Alla scomparsa di Ludovico il bavaro (1346) divenne re di Germania Carlo IV di Lussemburgo, che avendo sposato Elisabetta Přemyslovna, erede del trono boemo, era diventato anche re di Boemia. Carlo si preoccupò soprattutto della Germania, rendendosi conto che quello era il territorio che poteva dargli un po' di potere effettivo e che per procurarselo doveva avere un appoggio territoriale più ampio possibile. Per questo iniziò a rafforzarsi in Boemia, dove fece di Praga una splendida capitale dotata di Università. Inoltre incoraggiò l'uso del tedesco al posto del latino nella sua cancelleria.

Carlo individuò tra le ragioni della cronica debolezza imperiale quella relativa all'incertezza di chi fossero gli elettori aventi diritto di decidere il re. Per questo emanò la cosiddetta "Bolla d'Oro" (1356) dove elencava sette principi elettori, quattro laici e tre ecclesiastici. essi erano: Il re di Boemia Il margravio del Brandeburgo Il duca di Sassonia Il conte del Palatinato L'arcivescovo di Magonza L'arcivescovo di Colonia L'arcivescovo di Treviri L'elezione imperiale veniva ora ad essere svincolata dall'ottenimento del titolo di Re d'Italia e dalla ratifica papale e perse gran parte delle sue aspirazioni universalistiche. La cerimonia si sarebbe d'ora in poi tenuta a Francoforte e l'incoronazione del re di Germania a Aquisgrana. La Bolla d'Oro inoltre proibiva le leghe di città, anche se il fenomeno non vide la fine, poiché era l'unico modo per i centri mercantili per affrancarsi dall'egemonia dei nobili. La lega sveva si fuse con la lega renana nel 1381 e con la confederazione elvetica nel 1385. Inoltre restava più potente che mai la Lega anseatica, fondata nel 1358 con città quali Lubecca, Amburgo e Rostock, che dominava il commercio nel Mare del Nord e nel Mar Baltico.

Nel 1353 Carlo acquistò il Palatinato Superiore e nel 1373 si assicurò il Brandeburgo. Con la sua morte però la casa boema non si dimostrò all'altezza e regnarono alcuni sovrani poco forti finché non salì al trono Sigismondo di Lussemburgo (1410-1437), che aveva ottenuto anche la corona di re d'Ungheria dal 1387. Egli dovette venire a patti con i principi tedeschi e con la Chiesa accettando alcuni concordati, ma seppe guadagnare molto prestigio per aver indetto il concilio di Costanza che sanò il grande scisma d'Occidente. Egli inoltre capì la debolezza del sovrano per l'assetto elettivo della corona e, senza modificarlo, capì come dominarlo creando un'alleanza interfamiliare, che venne stipulata con gli Asburgo, duchi d'Austria. La figlia di Sigismondo, sposò il rampollo di casa Asburgo, che infatti divenne imperatore con il titolo di Alberto II d'Asburgo, di Boemia e d'Ungheria. Di nuovo venne poi eletto un Asburgo, Federico III, che si fece incoronare imperatore a Roma nel 1452. Da allora fino al 1806 la corona sarebbe rimasta sempre nelle mani degli Asburgo, nonostante permanesse la finzione giuridica dell'elezione.

Gli Asburgo non tennero una politica strettamente tedesca, anzi cercarono di allearsi con altre case regnanti europee, come quella di Borgogna, i "re cattolici" di Spagna o il papato, che guardava soprattutto a loro nella causa contro i turchi. Si avvantaggiarono della situazione in Germania nuovi poteri, come le leghe cittadine, le casate territoriali, come gli Hohenzollern nel Brandeburgo, e i cavalieri Teutonici, che crearono un proprio Stato di fatto indipendente nei territori orientali tra Prussia e Polonia.

La Guerra dei cent'anni

La guerra detta cent'anni fu un conflitto per alcuni versi inevitabile, che doveva chiarire molte questioni aperte tra re di Francia e re d'Inghilterra. Il secondo infatti, sin dalla conquista normanna della Britannia del 1066, si era trovato a possedere vasti territori francesi in posizione di subordinato feudale al re francese, mentre oltre lo stretto della Manica i due re erano parigrado. Il re inglese, dopo aver perso la Normandia (1204), possedeva ancora la prospera Aquitania (dal matrimonio di Enrico II d'Inghilterra con Eleonora d'Aquitania) e c'erano stati degli screzi anche a proposito della ricca contea di Fiandra, che doveva la sua ricchezza in parte grazie ai commerci con l'Inghilterra, dalla quale importava la lana che usava nelle manifatture tessili, le più importanti d'Europa.