Cinquefrondi (Cincufrùndi oppure Cincrùndi in calabrese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria.
Geografia fisica Territorio Cinquefrondi si trova ai confini della piana di Gioia Tauro, a un'altitudine di 257 metri sul livello del mare e il suo territorio ricade in quello del Parco nazionale dell'Aspromonte.
Crea una conurbazione con il comune di Polistena.
Origini del nome Secondo Michele Sarconi, il nome deriverebbe dalle cinque torri che cingevano la fortificazione difensivaAttilio Zuccagni-Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole, Supplemento al volume undecimo di Corografia fisica, storica e statistica del Regno delle Due Sicilie, Firenze, 1845. Il conte di Gerace Antonio Caracciolo entrò in possesso della baronia di San Giorgio grazie alla Regina Giovanna I d'Angiò, in seguito acquistò i due casali di Mossuto e Capperano, mentre tra il 1370 e 1389 unificò cinque villaggi, ai quale diede il nome di Quinquefrondium (Cinquefrondi).Monografia da Altanum a Polistena territorio degli Itali-Morgeti, libro documento, pag. 83, 84, 85, 86.
Storia
Fondazione
Le origini del sito sono descritte soltanto da fonti di tradizione orale e per lo più leggendarieFrancesco Gerace, Cinquefrondi - Storie e leggende - sul sito del comune di Cinquefrondi., le quali parrebbero indicare che prima dell'insediamento urbano, all'epoca della Magna Grecia, nacquero due templi pagani, mentre la cittadina sarebbe sorta dopo, già in era cristiana. Uno dei templi era dedicato alle MuseProclo, Epitome de oraculis (opera perduta).Pasquale Scaglione (1808-1880), Storie di Locri e Gerace., sui resti dell'altro sarebbe invece sorta, secoli dopo, l'attuale chiesa del SS. RosarioScaglione p. 10.Floccari p. 26..
Il tempio delle Muse diede anche il nome, per un certo periodo, alla cittadina, chiamata infatti in latino Templum Musarum.
Il monastero
Intorno al IV secolo fu eretto un monastero di monaci basiliani che, abbandonato nel VII secolo, fu in seguito riutilizzato episodicamente sino al 1783 quando il terremoto lo distrusse, radendo al suolo la città. Il monastero dovette essere verosimilmente intitolato a San Filippo d'Argirò, nome con cui è noto oggi e al quale erano intitolati altri edifici analoghi a Pellaro e a GeraceEnzo D'Agostino, Da Locri a Gerace: storia di una diocesi della Calabria bizantina dalle origini al 1480, Rubbettino, 2004 - ISBN 8849811586 e il Fiore riferisce che nel 1436 sarebbe stato ristrutturato da Franca d'Anoja [...] con breve di papa Eugenio IVGiovanni Fiore, Della Calabria illustrata (opera accresciuta nel 1743 da Fra Domenico da Badolato), tomo secondo, Stamperia Roselli, Napoli, 1743. La stessa fonte soggiunge che assunse il nuovo titolo di San Filippo e San Giacomo, passando ai Riformati nel 1596.
Età feudale
Nel XIV secolo Cinquefrondi faceva parte del feudo di Anoia comprendente le vicine Grotteria, Maropati, Tritanti, Galatro e Plaesano, e assegnato alla famiglia Caracciolo. Nel XVII secolo è attestato l'uso del titolo di marchese di CinquefrondiFrancesco Capecelatro, Angelo Granito (a cura di), Diario di Francesco Capecelatro contenente la storia delle cose avvenute nel reame di Napoli negli anni 1647-1650, volume 2, Editore G. Nobile, 1852, che in quel periodo era della famiglia Pescara. La famiglia Giffone, che ottenne il titolo di Marchese di Cinquefrondi nel 1611, nel 1580 aveva fondato (con facoltà di papa Gregorio XIII) il monastero dei Padri osservanti francescani e nel 1695 la chiesa di Santa Maria del Soccorso.
Nel 1703 fu data alle stampe una pubblicazione storica che raccoglieva informazioni sulla città a partire dalle sue origini.
Dal sisma del 1783 a oggi
Nel 1783 si ebbe la distruzione del paese ad opera del terremoto. Più fonti tramandano che il casale di Giffuni perì e il torrente Giffuni scomparve, mentre apparve un laghettoLorenzo Giustiniani, Dizionario geografico ragionato del regno di Napoli, tomo IV, Napoli presso Vincenzo Manfredi, 1802.
Nel XIX secolo la città faceva parte della diocesi di Mileto.
Nel 1899 lasciò il paese l'anarchico Giuseppe Condò, il quale emigrò per l'Argentina ove assunse il nome di Josè Martine; qui, nel 1903, prese parte ai tumulti legati alla proclamazione dello stato d'assedio e in tale circostanza ebbe a pugnalare un poliziotto. Fu riconosciuto insano di mente e avviato verso un manicomio criminale, dal quale fuggì per rimpatriare in Calabria. Tornò in Argentina poco dopo, ma nel 1911 fu accusato di fabbricazione di materie esplodenti, processato, riconosciuto innocente, ma espulso. Tornato di nuovo a Cinquefrondi, nel 1913 ne ripartì clandestinamente (non avendo passaporto) stavolta in direzione di New York, ove riprese la militanza anarchicaAmelia Paparazzo, Calabresi sovversivi nel mondo: l'esodo, l'impegno politico, le lotte degli emigrati in terra straniera - 1880-1940, Rubbettino Editore, 2004 - ISBN 8849809611.
Nel 1921 l'archeologo Vincenzo De Cristo (originario di Cittanova), forse su indicazione di Paolo Orsi (che ne aveva suggerito la nomina a regio ispettore onorario di Scavi e MonumentiArturo Zito de Leonardis, Cittanova di Curtuladi, Cosenza, Tip. MIT, 1986), intraprese operazioni di escavo.
Palazzi nobiliari
Tutti gli antichi palazzi presenti a Cinquefrondi sono successivi al terremoto del 1783. I più importanti sono:
Palazzo Manfroce Palazzo Guerrisi
Società Musei
Casa della Cultura
Evoluzione demografica
Religione La religione più diffusa è quella cattolica di rito romano. La città fa parte della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi e del vicariato di Polistena. Il territorio comunale attualmente appartiene a un'unica parrocchia, intitolata a San Michele Arcangelo.
Sempre in ambito del cattolicesimo sono presenti a Cinquefrondi due istituti religiosi femminili, composti dalle Suore Missionarie del Catechismo e dalla Congregazione delle Suore di San Giovanni Battista, oltre a due congregazioni laiche, l'Arciconfraternita di Nostra Signora del Monte Carmelo e la Confraternita del Santissimo Rosario.
Tradizioni e folclore Festa patronale di San Michele arcangelo È la festa del patrono di Cinquefrondi e si tiene insieme a una fiera che dura tre giorni e occupa il centro cittadino. La parte religiosa della festa comprende la processione al seguito della statua della Vittoria dell'arcangelo Michele su Satana, opera di Vincenzo Scrivo. Festa di San Rocco La ricorrenza cade la seconda domenica del mese di settembre, ed è preceduta da una novena. Durante la novena i bambini vanno questuando con vassoi istoiati con icone del santo, per sollecitare offerte con cui si finanzia lo spettacolo dei fuochi d'artificio. Tradizionalmente, sui marciapiedi e negli spazi antistanti le case si realizzano i cosiddetti "deserti", consistenti in sorta di ripari di tavole e pali che hanno un rivestimento interno fatto di canne intrecciate con piante di fiume; nei "deserti", cioè all'interno degli spazi così delimitati, si raffigurano alcune tappe di rilievo della vita di san Rocco (il ritiro in una grotta, la sorgente miracolosa, la cura degli appestati, il carcere, la chiesa). Talora i bambini vi figurano vestiti da carcerati o da ammalati. Si tiene anche una processione in cui alcuni fra i partecipanti hanno il capo coperto dai "pajjaredi" (o "spinati"), che consistono in campane di spine, a forma di pagliaio; questi fedeli seguono il percorso a piedi scalzi.
Economia L'economia di Cinquefrondi si basa sia sulle attività agricole, con produzione di olive, agrumi, uva e cereali, sia sullo sfruttamento delle attività silvo-pastorali.
Infrastrutture e trasporti Strade Cinquefrondi è attraversata dalla Strada statale 682 (due svincoli per la cittadina) e dalla Strada provinciale 4.
Ferrovie Cinquefrondi è stato uno dei capilinea della ferrovia delle cosiddette linee taurensi, che la congiungevano a Gioia Tauro, Palmi e SinopoliNicola Caracciolo (a cura di), Italia Nostra 449/2009, Gangemi Editore - ISBN 8849268483.
Amministrazione
Note
Bibliografia Simonetta Valtieri, Stages di restauro a Cinquefrondi, Oppido Vecchia e Roccabernarda, ricerca e formazione a servizio del territorio, Ce.Re.Re. Aprile 2002. Vincenzo Guerrisi, Monografia da Altanum a Polistena territorio degli Itali-Morgeti libro documento, 2021, ISBN 9788824953078
Voci correlate Filippo di Agira Provincia di Reggio Calabria Società di Polistena
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