Storia di Bergamo e del suo territorio.

Origini del nome Numerose sono le ipotesi avanzate per spiegare l'origine del toponimo Bergamo. In latino classico il toponimo è attestato come Bergomum, mentre nel latino tardo Bergame.

Un'ipotesi plausibile lo accomuna alla base prelatina barga "capanna" o a nomi liguri quali Bergima (località nei dintorni di Marsiglia) da una radice *bherg, "alto".

Lo storico e politico bergamasco Bortolo Belotti ha accostato il toponimo a precedenti nomi preceltici (barra?) a cui sarebbe seguito il nome Bèrghem, di cui Bergomum sarebbe stata solo la latinizzazione.

Antonio Tiraboschi ha invece sostenuto l'ipotesi di una derivazione germanica di Bergamo da *berga(z) "monte" e *haima(z), "insediamento" ma anche "mondo". Nel tedesco moderno tuttora Berg significa "montagna", e la parola Heim "casa", così come in svedese berg significa "monte" e hem "casa".; tuttavia tale ipotesi si scontra con l'assenza di documenti riguardo a insediamenti germanici nella zona prima della conquista romana.

È stata infine proposta un'origine indoeuropea del nome, accostandola all'area linguistica mediterranea orientale e a toponimi quali Praga, Parga, Barga, Pergamo, Bergamo, derivanti dall'accadico parakkum, posto alto nel tempio, cella, santuarioComune di Bergamo, Le Origini "cittadella, rocca" (in riferimento ad abitazioni fortificate in cima a un colle), ma anche in questo caso l'ipotesi non è attestata.

Bèrghem è ancor oggi il toponimo utilizzato in bergamasco.

Gli Orobi popolazione primigenia

L'area della provincia di Bergamo sarebbe stata abitata, sin dall'età del ferro, dalle popolazioni degli OrobiDucato di Piazza Pontida, popolazione di Celto-Liguri formatasi attraverso la penetrazione di genti provenienti dalle regioni del Reno e del DanubioM. Gianoncelli, Vecchie e nuove ipotesi sulla stirpe degli Orobi, in Oblatio, A. Noseda ed, Como 1971. nell'Italia nord-occidentale in età molto più antica delle invasioni celtiche storiche del IV secolo a.C.R. de Marinis, La civiltà di Golasecca, in La Lombardia, Jaka book, 1985. e stanziatisi tra l'Oglio ed il Ticino, collegate alla Cultura di Golasecca.

Plinio il Vecchio, riportando le parole di Origines, un'opera di Catone il Censore andata dispersa, attribuisce loro la fondazione di Como, Bergamo, Licini Forum e ParraGaio Plinio Secondo, Naturalis Historia, III, 124-125.:

Nei numerosi manoscritti della Naturalis Historia pervenutici e conservati nelle biblioteche europee, generalmente viene trascritto il nome Orobii. In quello maggiore del 1469, considerato il più antico, compare Orumbovii e in quello leidense, pure ritenuto tra i più antichi, Orumobii. Una volta compare Orumbivi. Gli storici classici, come Plinio stesso, li ritengono di origine greca, facendo risalire l'etimologia del nome dal greco "Ορων βιον" (Òron bìon, "abitanti della montagna")Tra tutti, si veda: C. Cantù, Storia di Como e sua provincia, Como 1859. Differente è l'interpretazione moderna. Una migliore analisi del nome, rivela una più probabile origine ligure: or è un termine preindoeuropeo che significa acqua e bo è un termine indoeuropeo dato alle abitazioni. Considerando che il nome Orumbovi venne trasmesso ai Romani dai Galli, nulla di più logico che interpretarlo come "coloro che abitano sull'acqua o palafitticoli"P. Pensa, Noi gente del Lario, Cairoli editore, Como 1981..

I miti fondativi: Barra ligure ed etrusca

Un primo abitato, denominato Barra, sarebbe stato fondato da Cydno, figlio di Ligure, capostipite della popolazione dei liguri. Cydno tracciò un solco quadrato con l'aratro dall'attuale colle della Fara (Sant'Agostino) fino al colle di Sant'Eufemia.

Una diversa ipotesi fa risalire la fondazione o il consolidamento del primo abitato alle popolazioni etrusche dilagate nella pianura padana nel VI secolo a.C., che avrebbero fortificato Barra con mura di grandi massi.

Le incursioni celtiche: Cenomani e Senoni; la sconfitta di Brenno Verso il 550 a.C. la città venne conquistata, assieme a Brescia e Verona, dai Galli Cenomani che si abbandonarono a uccisioni e devastazioni, com'era la consuetudine.

Successivamente, poco dopo il 390 a.C. secondo la leggenda, Bergamo fu teatro della sconfitta dei Galli Senoni che capeggiati da Brenno erano reduci del sacco di Roma e della battaglia di Fiesole. Ritenendo che la città rappresentasse un'ottima base strategica per il controllo delle valli e dei commerci che da lì si sviluppavano, Brenno ne chiese la sottomissione. Reagì al rifiuto espugnandola e radendola al suolo; fatta propria la città, fece erigere un castello nella zona che oggi porta il nome di Breno, nel contiguo comune di Paladina.

Roma, ancora scossa per l'invasione e saccheggio subiti di recente e considerando Brenno una pericolosa spina nel fianco, inviò un esercito per sconfiggere il Gallo una volta per tutte. Tuttavia il console romano anziché dare battaglia e contro le intenzioni di Roma, propose al capo Gallico un duello, risparmiando così i due eserciti.

Il duello fu vinto dal condottiero romano che, in segno di vittoria, prese dal Gallo il suo collare (torque) e fu da allora ricordato infatti come Torquato.

La leggenda ci narra che Brenno - umiliato dal disonore della sconfitta personale e di avere avuto ciononostante la vita risparmiata - si suicidò annegandosi nel fiume Brembo il quale ne avrebbe acquistato il nome; benché tale tradizione sia affascinante, l'evidenza fornita da seri studi pare dimostrare la provenienza del toponimo da altre origini linguistiche, pur sempre celtiche.

Bergomum municipio romano

Da quel momento i bergamaschi, secondo questa leggenda, sarebbero diventati sudditi di Roma, anche se in realtà la conquista romana avvenne due secoli più tardi, attorno al 200 a.C. La vecchia società muore e viene sostituita da nuove leggi, nuovi ordinamenti amministrativi e nuove religioni. Inizia un periodo piuttosto lungo di benessere e prosperità e il nuovo insediamento di Bergomum diviene un fiorente municipio fortificato.

Insieme a tutti gli abitanti dei territori transpadani, anche i bergamaschi divengono cittadini romani nel 49 a.C., in seguito ad un editto di Giulio Cesare. Attorno all'anno 100, nell'epoca di Traiano, viene costruito il ponte di Lemine, sulla strada militare che collega Bergamo a Como. Resterà in funzione (conosciuto come ponte della Regina) fino al 1493. Poco più avanti anche a Bergamo appaiono i primi cristiani e secondo la leggenda nel 303 d.C. sant'Alessandro, patrono della città, viene decapitato.

Bergamo nelle invasioni barbariche A partire dall'inizio delle invasioni barbariche del V secolo, che provocarono la caduta dell'Impero romano d'Occidente, la città viene ripetutamente invasa e saccheggiata.

Nel 402 iniziano i Visigoti di Alarico I e nemmeno circa cinquant'anni dopo è la volta degli Unni di Attila. Quindi tocca a Eruli, Ostrogoti e infine ai Bizantini.

L'Italia non si era ancora ripresa dalla disastrosa Guerra gotica (535-553), vinta dai Bizantini contro gli Ostrogoti, che un'altra invasione, quella longobarda, si abbatté su un territorio semidistrutto e su una popolazione rarefatta e ridotta alla fame. Anche Bergamo e il suo contado, reduci dai precedenti eventi bellici, subirono le dure condizioni della conquista longobarda.

Il Ducato longobardo

Con l'invasione del 568 guidata da Alboino anche Bergamo cadde sotto il dominio longobardo, assumendo un'importanza notevole per la sua posizione geopolitica. Bergamo, infatti, costituiva il crocevia tra le strade militari che congiungevano il Friuli alla parte occidentale della Pianura padana e a Pavia, capitale del regno. Il Ducato di Bergamo fu una delle entità territoriali che formarono il regno longobardo. Creato intorno al 570, poco dopo l'invasione guidata da Alboino, cessò di essere sede ducale nel 702.

Durante il decennio di anarchia longobarda (Periodo dei Duchi) a seguito dell'uccisione di Alboino e di Clefi, Bergamo fu governata da Wallari, primo duca di Bergamo e del suo territorio nel tumultuoso periodo della conquista longobarda non ancora consolidata.

Tra il 590 e il 594, il secondo duca di Bergamo, Gaidulfo, si ribellò al nuovo re longobardo Agilulfo. Il ducato di Bergamo, inteso come complesso politico-militare, ma non ancora territoriale, era infatti tra i più importanti e agguerriti ducati longobardi. Nel 594 Agilulfo sconfisse definitivamente la ribellione, giustiziando Gaidulfo e altri duchi ribelli.

Nella seconda metà del VII secolo la dinastia Bavarese garantì l'affermazione della religione cattolica, a discapito di altre scelte religiose, ormai minoritarie dei Longobardi (paganesimo, arianesimo, Scisma tricapitolino). A Bergamo si evidenziò la forza nascente del vescovo nella persona di Giovanni, figura particolarmente carismatica, che riportò al culto cattolico la Basilica autarena di Fara Gera d'Adda, fino ad allora dedicata al culto ariano.

Il passaggio tra il VII e l'VIII secolo fu un momento di grave anarchia nel regno longobardo. L'ultimo duca di Bergamo, Rotarit, alla morte di re Cuniperto si schierò al fianco dell'erede al trono minorenne, Liutperto, e del suo tutore Ansprando. Sconfitto una prima volta da Ragimperto (700) e una seconda da Ariperto II (702), si rinserrò nella sua Bergamo e si proclamò anti-re. Ariperto marciò contro di lui, lo sconfisse dopo un sanguinoso assedio e, dopo avergli fatto rasare il capo e la barba in segno di disprezzo (era il trattamento applicato a schiavi e prigionieri di guerra), lo relegò a Torino dove lo fece uccidere. Il ducato venne soppresso e ridotto a gastaldato governato direttamente dal re attraverso propri uomini di fiducia.

I franchi, la contea gisalbertina e i vescovi-conti

Bergamo e il suo territorio riacquisirono una struttura politica autonoma soltanto dopo la conquista dell'Italia settentrionale da parte di Carlo Magno, nel 774. L'imperatore eresse infatti Bergamo a sede di una contea, insediandovi un grande mercato commerciale. Agli amministratori longobardi, i gastaldi, si sostituirono i conti, pur sopravvivendo la precedente aristocrazia longobarda benché privata, almeno all'inizio, di ogni potere politico.

Nell'894 la città è distrutta dall'esercito dell'imperatore Arnolfo, sceso in Italia su invito di papa Formoso e di passaggio, proveniente da Verona e diretto a Milano.

Un nuovo saccheggio avviene nel 902: il re d'Italia Berengario del Friuli e i mercenari ungari occupano la città, che si era ribellata.

Nel 904 Berengario concede al vescovo Adalberto la piena giurisdizione civile e militare sulla città. I “vescovi-conti” governano la città per due secoli, fino alla deposizione dell'ultimo vescovo nel 1098 e la nascita del libero comune.

Nel 923 con l'ascesa politica di Gisalberto, conte di Bergamo (Comes civitatis bergomensis), la contea acquista un carattere personale e patrimoniale. Il suo titolare agiva in nome e per conto proprio, a volte anche in contrasto col sovrano a cui avrebbe dovuto essere legato da un rapporto di fedeltà personale,

Bergamo sotto il conte Gisalberto I e il vescovo Adalberto ebbe uno sviluppo non solo demico ed economico ma anche e soprattutto politico. La città si distinse dal resto del territorio acquistando una sempre maggiore individualità che, tuttavia, non sconfinava ancora in autonomia.

Si rafforzò progressivamente la posizione dell'Episcopato di Bergamo, impersonato dal vescovo Adalberto, che assumeva sempre maggiore forza e valenza politica divenendo spesso arbitro nelle controversie, specialmente nel periodo successivo della dinastia imperiale degli ottonidi. Lo stesso episcopato avrebbe eroso la posizione dei Gisalbertini, spostandone la sfera d'influenza fuori della città, prima nei suburbi poi sempre più a sud verso Cremona, fino alla loro scomparsa dalla scena politica, trasformatisi da titolari di poteri pubblici in signori feudali e terrieri.