Alla storia dell'Arabia Saudita concorrono le più diverse e disparate popolazioni per un arco di tempo di circa anni.
Preistoria
Le prime esplorazioni archeologiche condotte nei primi anni 1970 avevano messo in evidenza un popolamento antico della penisola, con siti abitativi e monumenti mortuari. Le scoperte della metà degli anni 1980 vennero a confermare che delle tribù di Homo erectus delle gole d'Olduvai, nell'Africa orientale, avevano portato in Arabia la loro cultura oldovanaia circa un milione di anni fa. Gli utensili della fine del Paleolitico e del Neolitico, trovati nel Rub' al-Khali, vi sono stati lasciati da cacciatori o coloni venutisi ad installare presso il lago, oggi deserto: una prima ondata ebbe luogo anni fa, seguita da una seconda anni fa ed una terza anni fa. Nel periodo neolitico, nell'altopiano del Najd sud-occidentale si sviluppò la cultura di Magar, una delle prime civiltà in cui si verificò l'allevamento di animali, in particolare il cavallo. ma sono stati trovati nella forma di statuine in pietra o pitture rupestri anche pecore, capre, cani, in particolare della razza Saluki, struzzi, falconi e pesci, risalenti in base alla datazione al radiocarbonio a circa anni fa. Le scoperte in questo sito mostrarono l'importanza di questa civiltà prima ignota, contribuendo anche ad approfondire come per effetto del clima le società di cacciatori e raccoglitori divennero sedentarie, facendo uso delle risorse naturali a loro disposizione, ed intrapredendo la domesticazione di piante ed animali. Nella regione nord-occidentale dell'Arabia sono state in seguito scoperte pitture rupestri di cani domestici, risalenti a anni fa, che costituiscono le più antiche pitture di cani.
Storia preislamica La penisola fu caratterizzata dalla presenza di tribù arabe, che erano sia cristiane, sia ebree e probabilmente una minoranza di popoli di origine grecaChristian Julien Robin,'Arabia and Ethiopia,'in Scott Johnson (ed.) The Oxford Handbook of Late Antiquity, Oxford University Press 2012 pp.247–333.p.282. Gli abitanti della penisola sono in parte dei sedentari che vivono in piccoli agglomerati urbani, generalmente formati attorno ad un corso d'acqua, di una sorgente o anche di un'oasi, ed in parte dei nomadi, beduini, che vivevano in accampamenti di tende nel deserto. Lungo le coste del Golfo Persico, un importante centro di commercio, contemporaneo di Assiri e dell'Antico Egitto, fu Dilmun, che all'apice del suo potere controllava le rotte commerciali del Golfo e regnava sulla parte orientale della penisola Arabica. La più antica iscrizione che menziona il nome Dilmun è quella del re di Lagash Ur-Nanshe (c. 2300 a.C.), ove si legge che "le navi di Dilmun gli portarono legna come tributo da terre straniere".
La regione occidentale dell'Hejaz fu invece abitata, circa dal primo millennio a.C., dal popolo dei Thamudeni, come testimoniato dalle oltre iscrizioni rinvenute.Brian Doe, Southern Arabia, Thames and Hudson, 1971, pp. 21–22.
Sempre in Arabia nord-occidentale, vi fu anche il regno di Lihyan (Arabo: لحيان), corrispondente alla biblica Dedan, noto per le sue iscrizioni in lingua nord-arabica risalenti ai secoli VI-IV a.C.The kingdom of Dadan , Al-`Ula, Arabia. Loro successori furono i Nabatei, i cui insediamenti diedero il nome di Nabatene alla zona al confine tra Arabia e Siria, dall'Eufrate al mar Rosso, la cui rete di commerci a maglie larghe, basata su serie di oasi da loro controllate in cui si praticava un'agricoltura intensiva su aree limitate, e sulle strade che le connettevano, non aveva confini definiti rispetto al circostante deserto. La città presumibilmente capitale del regno fu Raqmu, in seguito nota come Petra.L'imperatore romano Traiano conquistò infatti il regno Nabateo annettendolo all'impero romano, dove la loro cultura, identificata dalle loro caratteristiche ceramiche dipinte, divenne parte della più ampia cultura greco-romana. Questo popolo fu in seguito anche convertito al cristianesimo. La scrittrice Jane Taylor li descrive come "uno dei popoli più dotati del mondo antico". L'Arabia centrale ebbe invece una storia separata, in quanto vi si stabilirono diversi regni tribali, tra cui la posizione dominante spettava ai re di Kindah, cui capitale era Qaryat Dhāt Kāhil, odierna Qaryat al-Fāw, benché non si trattasse di un vero e proprio potere coercitivo, come di un'autorità centrale costituita, ma piuttosto un'influenza su un numero di tribù associate in virtù di un primato personale.History of Arabia – Kindah. Encyclopædia Britannica. Retrieved 11 February 2012.
Storia islamica
Nel VI secolo gli Arabi sono divisi in molte tribù e clan rivali, unite soltanto da una lingua semitica comune, l'arabo. Esse operano delle razzie militari contro l'impero bizantino al nord, ma per il resto la penisola è protetta dalla barriera naturale del deserto, in particolare nella parte settentrionale e centrale. La Mecca, città di commercianti e soprattutto centro religioso, è un punto di passaggio tra lo Yemen ed il Medio Oriente per molte carovane. Predicando una religione monoteista in continuità con giudaismo e cristianesimo, Maometto scampa all'uccisione nel 622 ed emigra verso Medina. Questo esodo, chiamato egira, andrà a costituire per la nascente storiografia musulmana l'anno 1 del calendario musulmano. Nella città di Medina, le tribù affidano a Maometto il potere politico, in virtù del suo ruolo di guida spirituale per i nuovi credenti monoteisti. Maometto svolgendo un ruolo di arbitro perviene ad unificare le tribù arabe attraverso la fede nell'islam, unificando la penisola arabica. Maometto diventa allora legislatore, organizza l'amministrazione del nascente Stato e istituisce una tassa a favore dei bisognosi, la Zakat. Alla sua morte i suoi successori, i califfi, espandono rapidamente la religione musulmana, che nel 683 è esteso dalla Persia al Marocco.
Il califfato
L'emergere della religione islamica e la conseguente crescita dell'importanza delle città di Medina e Mecca per la religione islamica diedero ai governatori di questi luoghi un ruolo di primaria importanza nella vita politica e sociale della penisola. Ma allorché, alla fine del VII secolo, il centro del potere politico e militare dell'islam passa da Medina a Damasco, e in seguito a Baghdad, il ruolo dell'Hejaz e dell'Arabia in generale entra in un declino di diversi secoli, durante i quali la maggior parte dell'Arabia diventa una zona di frontiera, isolata e frammentata in tribù rivali. Con la caduta del califfato abbaside nel 1258, l'autorità sui luoghi santi dell'Hejaz passa in mano ai Mamelucchi d'Egitto, e in seguito ai Turchi Ottomani, quando essi conquistarono l'Egitto nel 1517. Contemporaneamente, l'interno della penisola conobbe una storia separata, con la nascita di importanti clan rivali tra loro, come i Rāshid e i Saʿūd, che fondarono il regno del Nejd nell'altopiano dell'Arabia centrale, con capitale Riyad.
Primo Stato Saudita
L'emirato di Muḥammad ibn Saʿūd
Nel 1744 (1157 A.H.) l'Imam Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb ed il principe Muhammad ibn Sa'ud (1726-1765) crearono un'alleanza per costituire un'entità politica e religiosa allo scopo di ripulire la penisola Arabica da pratiche eretiche e deviazioni dall'ortodossia dell'Islam, secondo il loro punto di vista. Questo sforzo congiunto fu visto dai wahhabiti come il restauro delle credenze di base nel Tawḥīd, e molti salafiti lo ritennero l'inizio del più ampio movimento revivalista. Pratiche come l'offerta di preghiere a figure di santi, fare pellegrinaggi a tombe e moschee speciali, venerare alberi, grotte e pietre vennero eliminate in virtù di questa regola. Dall'istituzione del Primo Stato Saudita nessuna di queste pratiche venne più eseguita in Arabia Saudita. Nel 1744, sia Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb che Muhammad ibn Sa'ud giurarono di raggiungere il loro obiettivo. Il matrimonio fra il figlio di Saud, Abd al-Aziz ibn Muhammed ibn Sa'ud e la figlia dell'imam contribuì a suggellare il patto tra le loro famiglie. La dinastia saudita si insediò nella città di Diriya e si estese in Arabia dapprima conquistando il Najd, e quindi rafforzando la sua influenza su tutta la costa orientale, che va dal Kuwait fino ai confini settentrionali dell'Oman. Inoltre, Sa'ud portò gli altopiani di 'Asir sotto la sua sovranità, mentre Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb scrisse moltissimi messaggi agli studiosi per convincerli ad entrare nel jihād, attraverso il dibattito e il lavoro scientifico, allo scopo di rimuovere gli elementi di politeismo che esistevano nei loro paesi come Iraq, Egitto, India, Yemen e Siria. Dopo molte campagne militari, Ibn Saʿūd morì nel 1765, lasciando la leadership a suo figlio ʿAbd al-ʿAzīz.
L'emirato di ʿAbd al-ʿAzīz
ʿAbd al-ʿAzīz ibn Muḥammad (1765-1803) proseguì l'espansione del regno iniziata da suo padre, fino a prendere il comando degli sciiti nella città santa di Karbala nel 1803. Qui distrussero lapidi di santi e monumenti, che l'ala conservatrice salafita dell'Islam considerava atti di politeismo. Alla sua morte, undici anni dopo quella dell'imam Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb, la leadership del regno passò a suo figlio Sa'ud.
L'emirato di Sa'ud
Saʿūd ibn ʿAbd al-ʿAzīz (1803-1814) mise insieme un esercito per portare la regione dell'Hegiaz sotto il suo governo. Ta'if fu la prima città ad essere conquistata, e successivamente caddero le città sante della Mecca e di Medina, sotto l'autorità dell'Impero ottomano dal 1517. Pertanto gli Ottomani affidarono il compito di indebolire il potere dei Sa'ud al potente pascià di Egitto, Mehmet Ali. Ciò diede avvio alla guerra ottomano-saudita, nella quale Mehmet Ali inviò le sue truppe nella regione dell'Hegiaz via mare, guidate da suo figlio, Ibrāhīm Pascià, fin nel cuore del Najd, conquistando città dopo città.
L'emirato di ʿAbd Allāh
ʿAbd Allāh ibn Saʿūd (1814-1818), figlio e successore di Saʿūd, fu incapace di impedire la riconquista della regione. Alla fine, Ibrahim raggiunse la capitale saudita a Dirʿiyya e la pose sotto assedio per diversi mesi fino alla resa dell'inverno del 1818. Ibrahim fece prigionieri molti membri del clan Al Saud e Wahhabiti, e li inviò in Egitto e nella capitale ottomana. Prima di partire ordinò la distruzione sistematica di Dirʿiyya, le cui rovine rimasero intoccate per sempre. ʿAbd Allāh ibn Saʿūd venne decapitato nella capitale ottomana di Istanbul e la sua testa mozzata gettata nelle acque del Bosforo, segnando così la fine dell'Emirato di Dirʿiyya o Primo Stato Saudita. Mushari ibn Saʿūd, un fratello dell'emiro ʿAbd Allāh ibn Saʿūd, tentò di riconquistare il potere nel 1819, ma fu catturato dagli egiziani e ucciso.
Turkī ibn ʿAbd Allāh ibn Muḥammad, un nipote del primo emiro saudita Muḥammad ibn Sa'ud, riuscì invece a sfuggire alla cattura dagli egiziani. Nel 1824 egli fu in grado di espellere le forze nemiche e i loro alleati locali da Riyad e dai suoi dintorni ed è considerato il fondatore della seconda dinastia saudita.
Secondo Stato Saudita
L'emirato di Turki Turkī ibn ʿAbd Allāh ibn Muḥammad (1824-1834), conquistata Riyad agli egiziani, la stabilì come capitale del secondo stato saudita, e vi richiamò molti parenti che erano sfuggiti alla prigionia in Egitto, tra cui suo figlio Fayṣal. Anche questo Stato riconobbe la sovranità formale dell'Impero ottomano, cui pagava un modesto tributo annuale. Nel 1834 Turki fu assassinato da Mishari ibn Abd al-Rahman, un lontano cugino, ma suo figlio Faysal cinse d'assedio Riyad e lo fece giustiziare.
L'emirato di Faysal Fayṣal ibn Turkī (1834-1838) fu il sovrano più importante del secondo regno saudita. Nel 1838, tuttavia, egli dovette affrontare una nuova invasione del Najd da parte degli egiziani, la popolazione locale non fu disposta a resistere e Fayṣal fu sconfitto e portato in Egitto come prigioniero una seconda volta.