Fu processato per crimini di guerra dall'esercito americano, riconosciuto colpevole di aver commesso atrocità nel campo di concentramento di Flossenbürg e condannato all'ergastolo.

Fu estradato in Polonia, processato nel Processo di Auschwitz del 1947, dichiarato colpevole di crimini contro l'umanità e giustiziato a Cracovia nel 1948, mediante impiccagione, dal nuovo governo filosovietico.

Biografia Muhsfeldt lavorò come fornaio. Quando entrò in servizio nelle SS-Totenkopfverbände era già sposato con due figli. Il destino di sua moglie non è chiaro: secondo Miklós Nyiszli, Publication history and details at sua moglie rimase uccisa in un raid aereo e suo figlio fu inviato sul fronte russo.

Originariamente Muhsfeldt prestò servizio con l'SS-Sonderkommando tedesco nel campo di Auschwitz I nel 1940. Fu trasferito al campo di Majdanek il 15 novembre 1941. Fu presente alla fucilazione di massa finale dei restanti detenuti ebrei del campo nota come Operazione Erntefest, il più grande massacro dell'Olocausto in un solo giorno in un solo campo.

Muhsfeldt testimoniò davanti al tribunale polacco di Cracovia nel 1947:

Quando il campo di Majdanek fu liquidato, Muhsfeldt fu trasferito nuovamente ad Auschwitz, dove prestò servizio come supervisore delle SS del Sonderkommando ebraico nel crematorio II e III. Al suo ritorno ad Auschwitz, Muhsfeldt ebbe una relazione insolita con il patologo ebreo-ungherese Miklós Nyiszli, che fu costretto a eseguire alcune autopsie per conto di Josef Mengele. Secondo Nyiszli, "[Muhsfeldt] veniva spesso a trovarmi nella sala di dissezione e conversavamo di politica, situazione militare e vari altri argomenti". Nyiszli sopravvisse alla guerra e in seguito testimoniò di quanto accadde ad Auschwitz. Nyiszli descrisse un incidente in cui Muhsfeldt andò da lui per un controllo di routine, dopo aver sparato alla nuca a 80 prigionieri prima della loro cremazione:

Muhsfeldt ha risposto "Non c'è modo di aggirarlo, il bambino dovrà morire". Nyiszli spiega che "Mezz'ora dopo la ragazza è stata condotta, o meglio portata, nel corridoio della stanza della fornace, e lì [Muhsfeldt] ha inviato un altro al suo posto per fare il lavoro. Una pallottola nella parte posteriore del collo..."

Processo Dopo la fine della guerra, Muhsfeldt fu arrestato da funzionari militari statunitensi e processato per le atrocità commesse nel campo di concentramento di Flossenbürg da un tribunale militare americano. I testimoni hanno detto di aver visto Muhsfeldt picchiare e sparare a più prigionieri. Nel gennaio 1947, Muhsfeldt fu dichiarato colpevole e condannato all'ergastolo. Fu poi estradato in Polonia dove fu nuovamente processato a Cracovia dal Tribunale nazionale supremo nel novembre 1947 per i crimini commessi ad Auschwitz. Nel dicembre 1947 Muhsfeldt fu dichiarato colpevole di crimini contro l'umanità e condannato a morte. Fu giustiziato nel 1948.

Nella cultura di massa Viene citato dal medico ungherese Miklós Nyiszli nel libro Memorie di un medico deportato ad Auschwitz come protagonista di un singolare quanto efferato episodio. Gli addetti al Sonderkommando, del quale Nyiszli era medico, durante il processo di sgombero dei cadaveri dalla camera a gas trovano una giovane donna ancora viva. Perplessi ed incerti sul da farsi, la nascondono, la rianimano, le danno del cibo e la interrogano. La ragazza, in forte stato di shock emotivo, non ha compreso nulla di quanto le è avvenuto, tuttavia secondo le regole non scritte del lager potrà sopravvivere, dal momento che il gas non ha compiuto il suo effetto (probabilmente a causa di una sacca d'aria creata dai corpi degli altri prigionieri che le aveva permesso di respirare). Tuttavia non è dello stesso parere Mußfeldt, che ritenendo troppo rischioso lasciar vivere una potenziale testimone delle procedure di eliminazione dei deportati, decide di ucciderla, affidando il compito ad un suo sottoposto, che esegue sparandole un colpo alla nuca. Di lui si parla nel film La zona grigia (The grey zone, dove è interpretato da Harvey Keitel).

Note

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