Operazione Excess era il nome in codice di una serie di vaste operazioni navali intraprese tra il 6 e il 13 gennaio 1941 nel bacino del Mar Mediterraneo dalla Royal Navy britannica, parte delle più ampie azioni della battaglia del Mediterraneo della seconda guerra mondiale.
L'operazione vide l'organizzazione di una serie di convogli navali diretti a portare rifornimenti a Malta e in Grecia, sotto la protezione di ampie aliquote della Force H di base a Gibilterra e della Mediterranean Fleet di Alessandria d'Egitto. I convogli giunsero a destinazione intatti, ma le unità di scorta dovettero subire una forte reazione da parte delle unità dell'Asse: se gli attacchi di alcune siluranti della Regia Marina italiana non ebbero alcun esito, svariati attacchi aerei intrapresi alla Regia Aeronautica e soprattutto dalla Luftwaffe tedesca, al suo debutto operativo sul fronte del Mediterraneo, provocarono varie vittime tra cui l'affondamento dell'incrociatore e il grave danneggiamento della portaerei .
Antefatti All'inizio del 1941 la situazione militare nel bacino del Mar Mediterraneo era in rapido mutamento. Dopo alcuni fugaci scontri tra i due nuclei delle flotte principali, la contesa tra la Royal Navy e la Regia Marina si era tramutata in una vasta battaglia di convogli navali: le rotte che dall'Italia facevano pervenire i rifornimenti per alimentare il fronte nordafricano tra Libia ed Egitto erano pesantemente insidiate dai mezzi navali e aerei dislocati dai britannici sulla strategica isola di Malta, ma di converso la necessità di mantenerla come base militare operativa obbligava la Royal Navy a recapitarvi periodicamente ogni genere di materiale bellico, caricato su convogli di navi mercantili fortemente scortati; dopo l'attacco italiano alla Grecia, inoltre, i britannici avevano dovuto allestire un sistema di convogli per inviare materiali bellici indispensabili ai loro nuovi alleati ellenici.
Le prime operazioni britanniche di rifornimento di Malta avevano visto l'opposizione da parte della flotta italiana, ma le pesanti perdite patite nella cosiddetta "notte di Taranto" dell'11-12 novembre 1940 avevano obbligato il comando della Regia Marina (Supermarina) a impiegare con più parsimonia le sue unità maggiori. Il contrasto alle operazioni britanniche fu demandato principalmente alla Regia Aeronautica, la quale però non disponeva dei mezzi adeguati a ciò: le specialità degli aerosiluranti e dei bombardieri in picchiata, le armi più efficaci nel contrastare le navi nemiche, erano state ignorate negli anni prima della guerra, obbligando l'aeronautica italiana a correre ai ripari e improvvisare a ostilità ormai iniziate. La critica situazione dell'alleato nel Mediterraneo spinse infine la Germania nazista a correre in suo aiuto: alla fine del dicembre 1940 iniziarono ad affluire negli aeroporti della Sicilia le forze del X. Fliegerkorps ("X Corpo aereo", detto dagli italiani anche X CAT) della Luftwaffe, formazione bene addestrata nelle missioni di contrasto delle operazioni navali nemiche.
La presenza delle forze aeree tedesche nel Mediterraneo si rivelò nel gennaio 1941, quando la Royal Navy diede avvio a una vasta operazione nota con il nome in codice di Excess ("Eccesso" in lingua inglese). Una numerosa serie di missioni di rifornimento sarebbe stata condotta in contemporanea nei primi giorni dell'anno nuovo, sotto l'egida sia della Force H di base a Gibilterra che della Mediterranean Fleet di Alessandria d'Egitto:
il convoglio MC 4, con i piroscafi Clan Cumming, Clan MacDonald, Empire Song ed Essex, sarebbe salpato da Gibilterra alla volta di Malta; qui lo Essex si sarebbe fermato per scaricare il suo carico di vettovaglie, munizioni e 12 aerei da caccia Hawker Hurricane per la guarnigione dell'isola, mentre gli altri tre mercantili avrebbero proseguito alla volta de Il Pireo con rifornimenti per i greci. La scorta diretta a questo convoglio sarebbe stata assicurata dall'incrociatore leggero e dai cacciatorpediniere , , e (Force F), caricati anche di personale da sbarcare a Malta. Il convoglio MW 5, con la nave trasporto truppe Breconshire e il piroscafo Clan Macaulay, sarebbe partito da Alessandria alla volta di Malta con a bordo truppe e rifornimenti per l'isola; la scorta diretta sarebbe stata garantita dall'incrociatore leggero e dai cacciatorpediniere e (Force C). Il convoglio ME 5, con due piroscafi vuoti (Lanarkshire e Waiwera), sarebbe partito da Malta per rientrare ad Alessandria una volta arrivato a destinazione il convoglio MW 5, sotto la scorta del Calcutta e del Diamond. Il convoglio ME 6, composto da due petroliere e cinque piroscafi vuoti, sarebbe partito da Malta per Alessandria di seguito al ME 5, da cui si sarebbe distanziato poiché formato da unità più lente; la protezione sarebbe stata garantita dalle tre corvette Hyacinth, Peony e Salvia, arrivate a Malta da Alessandria dopo aver scortato alla Baia di Suda a Creta l'incrociatore pesante , l'incrociatore leggero e la petroliera Brambleleaf, carica di carburante per le locali unità della Royal Air Force. Lo York e lo Orion si sarebbero poi riuniti a Suda con gli incrociatori leggeri e (australiano), formando la Force D e rimanendo a disposizione per operazioni di scorta nel Mediterraneo orientale. La Force B, con gli incrociatori leggeri e e i cacciatorpediniere e , avrebbe trasportato altre truppe a Malta provenendo da Alessandria, per poi fungere da scorta per le navi dei convogli MC 4 e ME 6.
Un grosso scaglione della Mediterranean Fleet di Alessandria, denominato per l'occasione "Force A" e comandato dall'ammiraglio Andrew Cunningham, avrebbe fornito protezione a distanza ai convogli in navigazione nel Mediterraneo orientale con le navi da battaglia e , la portaerei e i cacciatorpediniere , , , , , e ; la Force H dell'ammiraglio James Somerville da Gibilterra avrebbe protetto a distanza il convoglio MC 4 nel Mediterraneo occidentale con le navi da battaglia e , la portaerei (che avrebbe catapultato cinque aerosiluranti Fairey Swordfish diretti a Malta), l'incrociatore leggero e i cacciatorpediniere , , , , , e .
L'operazione Prime azioni
Excess prese avvio nel pomeriggio del 6 gennaio 1941, quando il convoglio MC 4 salpò da Gibilterra inizialmente procedendo in direzione ovest verso l'Oceano Atlantico, per poi virare a est e penetrare in Meditarreno con il buio, una mossa tesa a sviare eventuali agenti dell'Asse posti in osservazione dei movimenti navali britannici dalla costa della neutrale Spagna; una volta nel Mediterraneo, il convoglio fu raggiunto dalla Force H per la scorta a distanza: la nave da battaglia Malaya e i cacciatorpediniere Jaguar e Firedrake si avvicinarono poi al convoglio per difenderlo più da vicino. Contemporaneamente, la Force B prese il mare da Alessandria alla volta di Malta dove giunse indisturbata il giorno seguente; dopo aver fatto rifornimento di carburante, ripartì l'8 gennaio in direzione ovest incontro al convoglio MC 4. All'alba del 7 gennaio la Force A partì dunque da Alessandria diretta alla Baia di Suda, dove giunse alle 12:30 dell'8 gennaio: riforniti di carburante i cacciatorpediniere, la squadra ripartì alle 14:00 alla volta del Mediterraneo occidentale incontro ai convogli in arrivo, accompagnata per un tratto dall'incrociatore leggero e dal cacciatorpediniere (poi distaccatisi per raggiungere Alessandria il 9 gennaio). Il convoglio MW 5 salpò da Alessandria alle 14:00 del 7 gennaio, arrivando a Malta senza essere stato localizzato dalle forze italo-tedesche alle 08:00 del 10 gennaio; subito dopo il suo arrivo salparono i convogli ME 5 e ME 6, i quali giunsero senza troppi problemi ad Alessandria il 13 gennaio seguente. La Force D lasciò Alessandria per Suda il 7 gennaio, ripartendone poi il 10 gennaio per andare a scortare i tre convogli in navigazione nel Mediterraneo orientale.
Il primo sentore da parte delle forze dell'Asse dell'avvio dell'operazione si ebbe il 7 gennaio, quando un ricognitore italiano individuò la Force H in navigazione nel Mediterraneo occidentale: vista la presenza di una portaerei, Supermarina ritenne che le navi di Somerville fossero dirette a una solita missione di lancio aerei per Malta a partire dalla zona a sud delle Baleari (poi effettivamente eseguita dalla Ark Royal nelle prime ore del 9 gennaio), ma la mancanza di alcun contatto il giorno seguente fece ritenere che la missione fosse stata annullata e che i britannici fossero rientrati a Gibilterra. Nella notte dell'8 gennaio bombardieri Vickers Wellington decollati da Malta colpirono duramente il porto di Napoli, divenuto nuova sede della squadra da battaglia italiana dopo i fatti di Taranto: la nave da battaglia fu leggermente danneggiata da bombe cadute nelle vicinanze, ma per evitare ulteriori rischi il pomeriggio seguente la Cesare e la lasciarono Napoli per la più sicura base di La Spezia..
Il nuovo avvistamento delle navi della Force H, avvenuto la mattina del 9 gennaio al largo delle coste settentrionali della Tunisia, colse di sorpresa Supermarina: le uniche forze di superficie immediatamente disponibili per contrastare la formazione britannica erano una squadriglia di MAS (dislocata in agguato al largo di Capo Bon ma costretta poi a rientrare a causa del mare agitato) e le due torpediniere e , partite da Trapani e dirette nella zona di Pantelleria. Contro la formazione britannica, che intanto si era ricongiunta alla Force B proveniente da Malta, diresse la Regia Aeronautica: alle 13:20 i radar dello Sheffield localizzarono dieci bombardieri Savoia-Marchetti S.M.79 in rotta di avvicinamento da nord, subito ingaggiati dai caccia Fairey Fulmar decollati dalla Ark Royal i quali abbatterono due degli attaccanti; i superstiti sganciarono bombe ai danni della nave da battaglia Malaya e dell'incrociatore Gloucester, i quali tuttavia non riportarono danni. I cacciatorpediniere Forrester e Foxhound recuperarono poi dal mare i tre superstiti degli equipaggi dei velivoli abbattuti.
Alle 15:30 del 9 gennaio, giunta ormai all'imboccatura del Canale di Sicilia, la Force H invertì la rotta e si ritirò verso ovest lasciando il convoglio MC 4 alla protezione della sua scorta ravvicinata (Force B e F con gli incrociatori Bonaventure, Gloucester e Southampton e cinque cacciatorpediniere); le unità maggiori di Somerville rientrarono quindi a Gibilterra la sera dell'11 gennaio senza essere state ulteriormente disturbate. Il convoglio continuò la sua navigazione alla volta di Malta finché, alle 7:20 del 10 gennaio, non incappò nelle torpediniere italiane Circe e Vega a sud-ovest di Pantelleria; le due unità si avventarono all'attacco lanciando siluri e aprendo il fuoco con l'artiglieria, venendo contrastate inizialmente dal tiro dell'incrociatore Bonaventure e del cacciatorpediniere Jaguar cui poi si aggiunsero le altre unità della scorta. Dopo un furibondo scontro a fuoco (il solo Bonaventure sparò 600 colpi dei suoi cannoni principali da 133 mm, il 75% della dotazione), la Circe si allontanò indenne ma la Vega, al contrario, fu raggiunta da numerose salve di artiglieria e infine colata a picco da un siluro lanciato dal cacciatorpediniere Hereward: il comandante della torpediniera, capitano di fregata Giuseppe Fontana, cedette il suo giubbotto salvagente a un marinaio e preferì affondare con la sua nave, perduta con quasi tutto l'equipaggio. Da parte britannica si registrò solo un colpo di artiglieria arrivato sul Bonaventure, che causò danni minori oltre a due morti e tre feriti..