Biografia Nato a Naro e catanese d'adozione, possedeva cantieri di costruzione in ogni parte dell'isola e dell'Italia, aziende agricole e villaggi turistici. Suoi erano anche la terza banca per capitali in Sicilia, la Banca agricola etnea, alcuni hotel di lusso e vaste tenute in cui organizzava battute di caccia. Acquistò sulla collina di Taormina, a ridosso del Teatro Greco, l'Hotel Timeo, uno degli alberghi più belli del Mediterraneo, arredato in stile inglese primo novecento. Fra le sue proprietà figurava anche il famoso lido dei Ciclopi, uno dei più preziosi giardini equatoriali ricco di piante esotiche senza eguali in Europa. Ha vissuto gran parte del suo tempo a Roma da dove coordinava e dirigeva le sue attività. Secondo il giornalista e scrittore Giuseppe Fava, Graci era uno dei cavalieri dell'apocalisse mafiosa, legati a Cosa Nostra ed a Nitto Santapaola in particolare. Nello stesso editoriale, pubblicato nel gennaio 1983 sulla rivista I Siciliani lo descrive come un uomo "piccolino e indefettibilmente gentile con qualsiasi interlocutore". Il 5 gennaio 1984, un anno dopo la pubblicazione dell'articolo, e dopo vari tentativi dei cavalieri di acquistare la rivista, Giuseppe Fava venne ucciso da dei membri del clan mafioso dei Santapaola. Dei “cavalieri del lavoro” Graci, inizialmente sconosciuto a Catania, è stato il più riservato. Possedeva la maggioranza azionaria di un'emittente televisiva privata e di un giornale quotidiano, ma il suo nome non figurava nei rispettivi consigli di amministrazione. La sua carriera venne troncata l'11 luglio 1994Salvatore La Rocca, Catania, fermato l'imprenditore Graci, "La Sicilia", Catania, 12 luglio 1994. quando fu arrestato con l'accusa di aver collaborato per circa 10 anni con la cosca mafiosa catanese di Nitto Santapaola. L'indagine non dimostrò nessun collegamento tra il patrimonio di Graci e l'organizzazione criminaleDissequestrati i beni di Graci. Il Tribunale: «Nessuna prova che fossero di natura illecita», "La Sicilia", Catania, 25 maggio 1999.. Stralcio sentenza definitiva di dissequestro, terza sezione penale Tribunale di Catania (1999):

I riscontri ottenuti e le rivelazioni di Antonino Calderone, secondo il quale "I cavalieri del lavoro di Catania non sono mai stati vittime della mafia, [...], perché la mafia l'avevano già dentro" risultarono comunque vane ed insufficienti ai fini di una condanna. Nel 1991, infatti, il giudice istruttore Luigi Russo assolse i cavalieri, con la motivazione che essi sarebbero stati costretti a subire la "protezione" del clan Santapaola per necessità.Rocco Sciarrone, "Mafie vecchie, mafie nuove: radicamento ed espansione", pag. 104

Onorificenze

Note

Bibliografia Giuseppe Fava. I quattro cavalieri dell'apocalisse mafiosa. «I Siciliani», gennaio 1983

Voci correlate Quattro cavalieri dell'apocalisse mafiosa

Graci, Gaetano