Larcheoastronomia è una combinazione di studi astronomici e archeologici; rappresenta la conoscenza e comprensione che gli antichi abitanti della terra avevano dei fenomeni celesti, di come li hanno utilizzati ed interpretati e quale ruolo la "realtà" dei movimenti della volta celeste ha svolto all'interno delle loro cultureSinclair 2006:13.

Definizioni Lo studioso britannico Clive Ruggles sostiene che è fuorviante considerare l'archeoastronomia come la semplice raffigurazione dell'antica astronomia, in quanto l'astronomia d'epoca moderna è intesa come una disciplina prettamente scientifica, mentre l'archeoastronomia considera in maniera riccamente simbolica le interpretazioni culturali dei più svariati fenomeni celesti, presenti in moltissime culture anticheRuggles 2005:19Ruggles 1999:155.

Questa disciplina è spesso gemellata con l'etnoastronomia, ossia lo studio antropologico dell'osservazione del cielo nelle società cosiddette primitive (una prospettiva per l'interpretazione delle culture indigene). L'archeoastronomia si avvale anche dell'uso di documentazioni storiche (utilizzandone le fonti scritte per valutare la pratica astronomica del passato più remoto), precedenti l'origine della moderna disciplina astronomica, per studiare antichi eventi astronomici ed è pertanto strettamente associata con l'astronomia storica. Per favorire una migliore comprensione della documentazione storica l'archeoastronomia fa uso infine anche delle conoscenze astronomiche attuali.

L'archeoastronomia utilizza una varietà di metodi per rinvenire le prove di pratiche del passato, tra cui archeologia, antropologia, astronomia, storia, statistica e calcolo delle probabilità. Poiché tali metodologie sono differenti tra loro e l'uso dei dati provenienti da tali fonti può essere interpretato in maniera diversa, la loro integrazione all'interno di un'argomentazione coerente è stata per molto tempo una delle più grandi difficoltà da sciogliere per gli archeoastronomiIwaniszewski 2003, 7-10.

L'archeoastronomia contempla anche nicchie complementari all'interno dell'archeologia dei paesaggi e dell'archeologia cognitiva. Le prove materiali assunte e la loro connessione con il cielo possono rivelare come un paesaggio più vasto possa venir integrato nelle convinzioni inerenti al paganesimo circa i cicli della natura, così come accade ad esempio per l'astrologia Maya ed il suo intimo rapporto con l'agricolturaAveni 1980. Altri esempi che hanno riunito ed integrato le idee di cognizione del paesaggio circostante comprendono gli studi riguardanti l'ordine cosmico che è incorporato nelle direzioni delle vie di comunicazione e nell'erezione dei più disparati tipi d'insediamentoChiu & Morrison 1980Magli 2008.

L'archeoastronomia può essere applicata a tutte le culture e a tutte le epoche. I significati derivanti dall'attenta osservazione del cielo possono variare da cultura a cultura; vi sono tuttavia metodi scientifici che possono essere applicati trasversalmente all'interno delle culture esaminando le antiche credenze ed attraverso i quali si può giungere ad interpretazioni archeo-astronomicheMcCluskey 2005. È forse la necessità di bilanciare gli aspetti sociali e scientifici dell'archeoastronomia che ha portato Clive Ruggles a descriverla come "uno dei campi di lavoro accademico di più alta e fine qualità da una parte, ma la cui speculazione incontrollata può facilmente confinare con la follia dall'altra parte"Carlson 1999.

Tipologie di archeoastronomia Il primo tipo di archeoastronomia è lo studio delle documentazioni e cronache sulle osservazioni dirette della volta celeste, per esempio lo studio della vasta documentazione sulle cosiddette "stelle ospiti" dell'antica Cina. Sono oggetti simili a stelle che apparivano in cielo improvvisamente: furono di grande interesse per gli osservatori dell'antica Cina e spesso dettagliatamente registrate. Questi eventi sono stati associati a molti fenomeni transitori come comete, nove e, soprattutto, supernove.

L'archeoastronomia del secondo tipo è invece lo studio degli allineamenti solari, lunari o stellari degli antichi monumenti. Per esempio molte prove dimostrano che Stonehenge rappresenti un antico "osservatorio astronomico", sebbene l'ambito del suo utilizzo sia ancora, tra i ricercatori, oggetto di ampia disputa. Certamente Stonehenge e molti altri monumenti antichi sono allineati con i solstizi e gli equinozi. In area mediterranea risalta l'acropoli di Alatri, la cui forma riproduce alla perfezione la costellazione dei Gemelli al momento del solstizio d'estate. Anche il complesso della Grande Piramide di Giza sarebbe allineato con le stelle della cintura di Orione, rispecchiando il significato assegnato a quella costellazione dagli antichi egizi.

Durante gli anni sessanta, Alexander Thom fece una rigorosa ricerca sui monumenti megalitici inglesi, pubblicando i risultati sul Megalithic sites in BritainOxford, 1967. Oltre a presentare la sua teoria della iarda megalitica, argomentò anche, con approfonditi dati statistici, che la gran parte dei monoliti in Britannia è orientata come un vero e proprio calendario. A suo avviso i monumenti indicano punti sull'orizzonte dove il Sole, la luna e le principali stelle sorgono agli estremi stagionali come il solstizio d'estate e d'inverno e gli equinozi d'autunno e primavera.

Spesso in testi divulgativi di archeoastronomia vengono avanzate ipotesi secondo cui i popoli antichi possedevano conoscenze scientifiche molto più avanzate di quelle a loro normalmente attribuite. Nella maggior parte dei casi si "analizza" un monumento antico come il Partenone o una delle Piramidi di Giza, scoprendo che, per esempio, la lunghezza del monumento in centimetri è in rapporto col raggio della Terra. Tale approccio, a detta di alcuni ricercatori, è fuorviante, dato che, essendoci moltissimi numeri importanti nelle varie scienze (non solo in astronomia, ma anche in chimica, matematica, geofisica ecc.), è sempre possibile, in un rapporto tra numeri, trovare qualcosa di almeno vagamente somigliante ad un risultato "importante", anche se i favorevoli a tale ipotesi affermano che non può essere una mera coincidenza individuare in molti di questi edifici di questi numeri importanti e non solo uno o due, che potrebbero, se isolati essere effettivamente frutto di coincidenze.

Storia dell'archeoastronomia Duecento anni fa non vi erano archeoastronomi professionali, solo archeologi dilettanti, astronomi e cultori di antichità, e alcuni dei loro lavori sono ora considerati precursori dell'archeoastronomia. I cultori britannici di antichità interpretavano l'orientamento astronomico delle rovine diffuse per la campagna inglese come fece William Stukeley per Stonehenge nel 1740,Michell, 2001:9-10Miglietta, 2018 mentre John Aubrey nel 1678Johnson, 1912:225 e Henry Chauncy nel 1700 ricercarono simili principi astronomici alla base dell'orientamento delle chiese.Hoskin, 2001:7 Nel tardo XIX secolo astronomi come Richard Proctor e Charles Piazzi Smyth studiarono per primi gli orientamenti astronomici delle piramidi egizie.Michell, 2001:17-18

Il termine archeoastronomia fu usato per la prima volta da Elizabeth Chesley Baity (su suggerimento di Euan MacKie) nel 1973Sinclair 2006:17, ma come soggetto di studio potrebbe essere molto più antico. Clive RugglesRuggles 2005:312-3 sostiene che Heinrich Nissen, attivo nella metà del XIX secolo, fu probabilmente il primo archeoastronomo. Rolf SinclairSinclair 2006:8 dichiara che Norman Lockyer, operante fra il tardo secolo XIX e l'inizio del XX, potrebbe essere considerato il "padre dell'archeoastronomia". Euan MacKieMackie 2006:243 situa la sua origine più tardi, affermando: «... la genesi e la moderna fioritura dell'archeoastronomia ha sicuramente origine dal lavoro di Alexander Thom svolto in area britannica fra gli anni 1930 e 1970.»

Negli anni sessanta i lavori dell'ingegnere Alexander Thom e dell'astronomo Gerald Hawkins, che avanzò l'ipotesi che Stonehenge fosse un computer neolitico,Hawkins 1976 ispirarono nuovo interesse sulle caratteristiche astronomiche degli antichi siti megalitici. Le ipotesi di Hawkins furono ampiamente respinte,Atkinson 1966 ma non il lavoro di Alexander Thom, i cui risultati pertinenti alle indagini effettuate sui siti megalitici ipotizzavano l'esistenza di una pratica astronomica diffusa nelle isole britanniche.Thom 1988:9-10 Euan MacKie, consapevole che le teorie di Thom dovevano essere verificate, effettuò degli scavi tra il 1970 ed il 1971 a Kintraw e nell'Argyllshire, dove si trovava un antichissimo sito. Fu trovata una piattaforma artificiale di osservazione, e tale verifica dell'ipotesi precedentemente avanzata da ThomLa località di Kintraw fu ritenuta come un sito relativo al solstizio d'inverno spinse MacKie a verificarne le teorie anche per il circolo di pietre situato a Cultoon nell'Islay, ancora con un risultato positivo. Dopo queste numerose prove MacKie accettò ampiamente le conclusioni di Thom.MacKie 1977 Nonostante queste evidenze, una successiva ricerca sul campo eseguita da Clive Ruggles ritenne che le affermazioni di Thom su un'astronomia di grande precisione non fossero pienamente sostenute da prove.Gingerich 2000 Gli studi di Thom furono di notevole importanza, e KruppKrupp 1979:18 scrisse nel 1979, « Lavorando praticamente da solo Thom ha stabilito degli standard per le ricerche sul campo archeoastronomico e per le loro interpretazioni, che per i suoi sorprendenti risultati hanno alimentato per trent'anni numerose controversie». La sua influenza permane e la pratica di verifiche statistiche dei dati resta uno dei pilastri fondamentali dell'archeoastronomia.Hicks 1993Iwaniszewski 1995

L'approccio nel Nuovo Mondo, dove gli antropologi considerarono in modo più esteso il ruolo dell'astronomia nelle civiltà amerindie, fu marcatamente diverso. Gli archeoastronomi sudamericani hanno accesso a fonti di cui la preistoria europea è carente, come l'etnografiaZeilik 1985Zeilik 1986 e i documenti storici dei primi colonizzatori. Seguendo l'esempio pionieristico di Anthony Aveni,Milbraith 1999:8Broda 2000:233 ciò permise agli archeoastronomi americani di fare affermazioni che per gli archeoastronomi europei rimangono mera speculazione. La concentrazione sui dati storici portò a conclusioni di elevato livello, al cui confronto quelle europee sono statisticamente deboli.Hoskin 1996

La questione fu affrontata in un convegno finanziato dalla IAU ad Oxford nel 1981.Ruggles 1993:ix Le metodologie e le posizioni sulla ricerca archeoastronomica nei due continenti furono considerate così diverse che i rispettivi interventi alla conferenza furono pubblicati in due volumi separati.Aveni 1982Heggie 1982 Ciò nondimeno la conferenza di Oxford venne considerata un successo, avendo riunito insieme tanti ricercatori. La conferenza si rinnovò ogni quattro o cinque anni in diverse parti del mondo, e le successive edizioni fecero nascere una scienza con approcci più interdisciplinari. I ricercatori mirano ora più a contestualizzare la ricerca archeologica,Aveni, 1989a:xi–xiii piuttosto che catalogare l'interesse delle diverse culture per il cielo stellato nel corso della storia.

Le bufale del nazismo

L'archeoastronomia deve qualcosa riguardo a questa scarsa reputazione tra gli studiosi al suo cattivo uso occasionale di presentare un campo di relazioni pseudo-storiche. Durante gli anni '30 Otto S. Reuter compilò uno studio intitolato Germanische Himmelskunde (Astronomia Tedesca), o Tradizioni del cielo germaniche. Gli orientamenti astronomici dei monumenti antichi individuate da Reuter e dai suoi seguaci, collocherebbero i tedeschi in testa al Vicino Est Antico nel campo dell'astronomia, dimostrando la superiorità intellettuale della "razza ariana. "Pedersen 1982:269