La falsa ortica gialla (Lamium galeobdolon (L.) L., 1759) è una piccola pianta erbacea perenne dai fiori gialli e labiati appartenente alla famiglia delle Lamiacee.
Etimologia Uno dei primi studiosi dell'antichità ad usare il nome generico di questo fiore (Lamium) è stato lo scrittore e naturalista latino Gaio Plinio Secondo (23 – 79 d.C.), il quale ci indica anche una possibile etimologia: questo termine discenderebbe da un vocabolo greco "laimos" il cui significato è "fauci – gola". Ma potrebbe discendere anche da altre parole greche: "lamos" (= larga cavità), oppure dal nome di una regina libica "Làmia". In quest'ultimo caso il collegamento esiste in quanto le mamme greche, per far star buoni i loro bambini, descrivevano questa regina come un mostro capace di ingoiarli (come del resto fa il fiore di questa pianta quando un bombo entra nel tubo corollino in cerca del nettare).. L'epiteto specifico (galeobdolon) deriva da due parole greche, "galen" (= puzzola, gatta o donnola) e "bdoloj" (= odore sgradevole) ed è stato usato per la prima volta sempre dallo storico Plinio e fa riferimento all'odore fetido delle foglie se vengono stropicciate con le mani.. Il colore dell'infiorescenza e la somiglianza con le foglie dell'ortica ha invece determinato uno dei nomi comuni: "falsa ortica gialla".
Il binomio scientifico attualmente accettato (Lamium galeobdolon) è stato proposto da Linneo (1707 – 1778), nella pubblicazione "Amoenitates Academici seu dissertationes variae physicae, medicae... - 4: 485." del 1759. Prima ancora (nel 1759) questa pianta era stata descritta sempre da Linneo nella pubblicazione "Species Plantarum - 2: 580." con il nome (ora considerato il basionimo di questa specie) di Galeopsis galeobdolon.
Descrizione
La pianta in genere è poco pelosa anche se alcune parti (le foglie) sono quasi tomentose. L'altezza della pianta oscilla fra i 15 e i 70 cm. La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia è una pianta erbacea, perenne con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve, dotata di un asse fiorale più o meno eretto e con poche foglie..... Radici Le radici sono secondarie da rizoma. Fusto Parte ipogea: la parte sotterranea del fusto consiste in un rizoma strisciante (stolone sotterraneo). Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta con peli patenti o riflessi (a volte sono arrossati). Il fusto ha una sezione quadrangolare a causa della presenza di fasci di collenchima posti nei quattro vertici, mentre le quattro facce sono concave. Foglie Le foglie, tutte picciolate sono cordiformi alla base, mentre l'apice è acuminato. Quelle inferiori sono ovate, mentre quelle superiori sono più ellittico-lanceolate. Il portamento delle foglie è patente o pendulo. Lungo il fusto sono disposte in modo opposto a due a due e sono prive di stipole. La superficie è pubescente quasi tomentosa (specialmente ai margini), il bordo è irregolarmente e grossolanamente dentato e sulla pagina inferiore sono presenti delle evidenti nervature. Il colore delle foglie è verde scuro. Dimensione delle foglie inferiori: larghezza 8 cm; lunghezza 12 cm. Dimensione delle foglie superiori: larghezza 7 cm; lunghezza 11 cm. Infiorescenza L'infiorescenza è portata in vari verticilli ascellari sovrapposti lungo il fusto. Ogni verticillo è composto da più fiori (da 2 a 10) disposti circolarmente a corona poggianti su due brattee fogliose (o semplicemente foglie più piccole rispetto a quelle lungo il fusto); queste sono sub-sessili. Le brattee del verticillo seguente sono disposte in modo alternato. Fiore I fiori sono ermafroditi, zigomorfi (il calice è attinomorfo), tetraciclici (con i quattro verticilli fondamentali delle Angiosperme: calice– corolla – androceo – gineceo) e pentameri (calice e corolla formati da cinque elementi). Sono inoltre omogami (autofecondanti), senza profumo (o solo un leggero aroma balsamico, però sgradevole) ma ricchi di nettare.
Formula fiorale: X, K (5), [C (2+3), A 2+2], G (2), supero, drupa, 4 nucole
I cinque sepali del calice sono concrescenti (calice gamosepalo) in una forma tubulare-campanulata e a struttura piuttosto rigida; è inoltre persistente. Il calice termina con cinque lunghi denti lanceolati e spinescenti; sono inoltre lievemente divergenti e più o meno uguali (simmetria di tipo attinomorfa). La superficie del calice è pelosa ed è inoltre percorsa da 5 – 10 nervature longitudinali. Lunghezza del tubo del calice: 7 mm. Lunghezza dei denti: 2 – 3 mm. I cinque petali sono quasi completamente fusi (gamopetalo) in un'unica corolla pubescente formata da due labbra molto sviluppate. Il tubo della corolla è incurvato alla base. Il labbro superiore (composta da due dei cinque petali concrescenti) è a forma di cappuccio ben sviluppato; in questo modo protegge gli organi di riproduzione dalle intemperie e dal sole. Il labello (labbro inferiore composta dai tre petali rimanenti) è formato da un lobo centrale anch'esso ben sviluppato e piegato verso il basso per fare da base di "atterraggio" agli insetti pronubi e da due lobi laterali più piccoli (lunghi ¼ - ½ rispetto a quello centrale). Le fauci sono circondate da un anello di peli obliqui per impedire l'accesso ad insetti più piccoli e non adatti all'impollinazione. I bordi della corolla sono smarginati e pelosi. I due labbri divergono di circa novanta gradi. Il colore della corolla è giallo con macchie interne brune, soprattutto sui lobi inferiori, che servono da guida agli insetti pronubi; nella parte interna possono essere presenti delle striature violette. Lunghezza della corolla: 14 – 25 mm. Androceo: gli stami dell'Androceo sono quattro (didinami - due corti e due lunghi – quello mediano posteriore, il quinto stame, manca per aborto) e tutti fertili. Il paio posteriore è più breve, mentre l'altra copia è aderente al labbro superiore della corolla e sporge lievemente; tutti i filamenti sono paralleli tra di loro. Le antere hanno i lobi arrotondati a deiscenza longitudinale; sono inoltre conniventi. Le antere sono quasi prive di peli e i lobi sono staccati; il loro colore è bruno chiaro. Gineceo: l'ovario del Gineceo è semi-infero (quasi supero) composto da quattro parti (quindi quattro ovuli) con logge a forma ovata, derivate da due carpelli: infatti ogni carpello è diviso in due parti da una falso setto divisorio. L'ovario è troncato all'apice. Lo stilo è semplice ed è inserito tra i carpelli alla base dell'ovario (stilo "ginobasico"). Lo stimma è bifido: termina in due lacinie più o meno uguali. Il nettare è nascosto sotto l'ovario. Fioritura: da maggio (o aprile) a luglio (o agosto). Frutti Il frutto è una nucula acheniforme (schizocarpo) troncato all'apice; più precisamente è una drupa (ossia una noce) con quattro semi (uno per ovulo derivato dai due carpelli divisi a metà). Questo frutto nel caso delle Lamiacee viene chiamato "clausa". Le quattro parti in cui si divide il frutto principale, sono ancora dei frutti (parziali) ma monospermici (un solo seme) e privi di endosperma. I frutti si trovano all'interno del calice persistente.
Biologia Riproduzione Questa specie si riproduce per impollinazione tramite insetti (impollinazione entomogama) e in particolare tramite i bombi, ma anche le api. In effetti la corolla di queste piante è sorprendentemente conformata alle dimensioni e struttura dei bombi. Quando questi insetti cercano di entrare nel tubo corollino per raggiungere i nettari (posti alla base dell'androceo) con le loro vibrazioni scuotono le antere poste all'interno del labbro superiore. In questo modo fanno scendere e quindi aderire al loro dorso peloso il polline della pianta. Visitando poi un altro fiore, parte di questo polline andrà a cadere sullo stimma provocando così l'impollinazione e la successiva fecondazione. Questo senz'altro è uno dei più interessanti mutui rapporti tra mondo animale e mondo vegetale per il raggiungimento di reciproci interessi. È da aggiungere comunque che qualora il tubo corollino si presentasse troppo stretto per prelevare il nettare, il Bombo allora si porta all'esterno del fiore e incomincia a rosicchiare la base della corolla raggiungendo così alla fine, per una via non naturale, il suo obiettivo: il nettare. In questo modo però si "rompe" il mutuo rapporto a favore solamente dell'insetto; il fiore non verrà impollinato e rimarrà sterile.
La dispersione dei semi avviene inizialmente a causa del vento (dispersione anemocora); una volta caduti a terra sono dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (mirmecoria). I semi hanno una appendice oleosa ricca di grassi, proteine e zuccheri (elaiosoma) che attrae le formiche durante i loro spostamenti alla ricerca di cibo..
Tassonomia La famiglia delle Lamiacee comprende circa 220 generi e quasi specie.
Il genere Lamium appartiene alla sottofamiglia Lamioideae, tribù Lamieae. Comprende 32 specie, una decina delle quali vivono in Italia.
Lamium galeobdolon fa parte della sezione Galeobdolon. Sezione caratterizzata dall'avere il tubo corollino ricurvo nella parte basale e un anello di peli obliquo alle fauci della corolla.
Il numero cromosomico di L. galeobdolon è: 2n = 18.
Sottospecie
Sono note quattro sottospecie: Lamium galeobdolon subsp. galeobdolon - sottospecie nominale Lamium galeobdolon subsp. argentatum (Smejkal) J.Duvign. Lamium galeobdolon subsp. flavidum (F.Herm.) Á.Löve & D.Löve Lamium galeobdolon subsp. montanum (Pers.) Hayek
Nel dettaglio le due sottospecie galeobdolon e flavidum sono diploidi e sono stanziate una al sud e l'altra al nord, mentre la sottospecie montanum è tetraploide e da un punto di vista areale occupa delle zone intermedie rispetto alle prime due. Inoltre montanum potrebbe essere una specie "allotetraploide" derivata per ibridazione delle altre due; ma questa ipotesi è ancora da verificare.
Subsp. argentatum Distribuzione: questa sottospecie non è presente in Italia, ma nell'Europa centro-settentrionale.
Subsp. flavidum
Descrizione: non sono presenti degli stoloni basali; il fusto è alto dai 25 ai 70 cm. ed è ramoso (rami fiorali eretti e pelosi); le foglie bratteali superiori tendono ad essere più lanceolate (quasi acuminate) e il rapporto lunghezza/larghezza è pari a 2,2 – 4,2, mentre il margine è grossolanamente dentato e i denti sono facilmente divergenti; nell'infiorescenza ogni pianta ha mediamente da 3 a 8 verticillastri con una corona formata da 5 – 8 fiori ciascuno; la corolla è meno lunga (lunghezza:14 – 18 mm).
Distribuzione: il tipo corologico (area di origine) è Orofita – Sud Est Europeo. In Italia questa pianta si trova nelle Alpi e negli Appennini settentrionali. In Europa si trova nelle Alpi Dinariche. Habitat: l'habitat tipico per questa sottospecie sono i macereti a substrato calcareo e boschi umidi di latifoglie (ontaneti, faggete, querceti, pioppeti e carpineti) ma anche boschi di conifere. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro e alti valori nutrizionali con terreno mediamente umido. Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare sui seguenti piani vegetazionali: collinare, montano e subalpino. Fitosociologia: dal punto di vista fitosociologico Lamium galeobdolon appartiene alla seguente comunità vegetale: Formazione: delle comunità forestali Classe: Carpino-Fagetea sylvaticae
Subsp. galeobdolon Descrizione: sono presenti degli stoloni basali; il fusto è mediamente meno alto: 15 – 45 cm. ed è semplice e peloso sugli spigoli (ma solo nella parte inferiore); le foglie bratteali superiori sono più arrotondate (quasi ovali) e il rapporto lunghezza/larghezza è pari a 1 – 2, inoltre il margine è crenato; ogni pianta ha mediamente da 2 a 4 verticillastri con una corona formata da 2 – 4 fiori ciascuno; la corolla è mediamente più lunga (lunghezza:17 – 21 mm). Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Europeo – Caucasico.