Aliminusa (Arminusa o Larminusa in siciliano) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia.
Geografia fisica Territorio Aliminusa si trova a , nella valle del Torto, sul versante nord del monte Roccelito o Soprana (, sulla sinistra idrografica nel versante opposto si erge il monte San Calogero, già Euracus ().Francesco Ferrara, Guida dei viaggiatori agli oggetti più interessanti a vedersi in Sicilia, 1822.Giovanni A. Massa, La Sicilia in prospettiva, parte prima, Cichè 1709.
Dal punto di vista idrografico tutta l'area comunale ha una bassa permeabilità ed è dominata da molti impluvi a carattere torrentizio e a regime prettamente pluviale; tutte le linee di regimazione superficiale defluiscono naturalmente e per gravità nel fosso Tre Valloni e nel Vallone di Trabiata, che a sua volta confluisce nel Torto.
Clima
Origini del nome
Rachalminusa Il riferimento al toponimo è documentato nel testamento di Matteo Sclafani del 1333 in cui dice di aver comprato il feudo e il casale di Rachalminusa dal figlio di Gualtiero Fisaula, Giovanni. Terrae Harminusae Del XV secolo è una carta, ora conservata nell'archivio degli Uffizi Fiorentini con il titolo di Terrae harminusae. Larminusa A causa delle difficili condizioni finanziarie Sigismondo de Luna aliena con la condizione di riacquisto il feudo di Larminusa in territorio di Sclafani al fratello Pietro de Luna.
Aloisia de Luna prende possesso, tramite il proprio procuratore Francesco de Ansaldo, di Scillato e del feudo di Regaleali e quella di altri feudi quali lo vosco di Cuchiara, lo vosco di Granza, lo vosco di Cardulino, lo vosco di Santa Maria, lo vosco di Larminusa de membris et pertinentia terre, di Caltavuturo e Sclafani. Alminusa Mario Cutelli nel suo testamento redatto il 28 agosto 1654 innanzi al notaio Giovanni Antonio Chiarella di Palermo, così disponeva:
Arminusa questo termine viene riportato nell'Ottocento in molti scritti.Pippino da Montemaggiore: storia siciliana del secolo XVIII sotto il regno di Vittorio Amedeo II.Giornale di scienze, letteratura ed arti per la Sicilia. Della Sicilia nobile. Aliminusa il termine arminusa viene poi italianizzato in Aliminusa, facendo nascere molte speculazioni sul significato del nome soprattutto per l'iniziale Alì. Toponomastica dei luoghi Cozzo De Luna, è un colle a nord di Aliminusa, che prende il nome dalla famiglia de Luna i cui componenti furono Conti di Sclafani e signori di Larminusa. Cubba, ("cupola") il nome indica la cupola spesso di pozzi e sorgenti nelle campagne siciliane. Un antico pozzo con cupola dà il nome alla contrada in cui sorge. Ramusa, è una contrada che richiama all'antico nome rahalminusa. Passu Ulisanu, è una contrada che indica l'antico passo per la Contea di Golisano, fino al 1430 l'attuale territorio comunale di Cerda faceva parte della contea di Golisano, Ulisanu in siciliano. Cardulinu,lo vosco di Cuchiara, lo vosco di Granza, lo vosco di Cardulino, lo vosco di Santa Maria, lo vosco di Larminusa de membris et pertinentia terre Archivio di Stato di Termini Imerese notaio Gaspare Errante, volume 1469, cc. 203 e seguenti, atto del 20 agosto 1592. è un bosco il cui nome oggi viene erroneamente italianizzato in cardellino, ma in siciliano cardellino si dice cardiddu, il suo significato è da ricercare probabilmente nel nome dialettale del fungo Pleurotus eryngii var. Ferulae, volgarmente conosciuto come fungo di ferla o di panicaut. Granza e Santa Maria sono ricorrenti nella toponomastica dei Cavalieri templari e Larminusa è assai simile a Larménius. Soprana, Granza soprana anticamente indicava la parte superiore del feudo di Granza. Trabiata,AAVV, Archeologia nelle vallate del fiume Torto e San Leonardo a cura di S.Vassallo, 2007 L'etimologia del termine ci conduce alla parola araba, tarbî ah, che significa quadrata, quadrangolare. Un'interessante indicazione, è stata fornita dalle fotografie aeree, su cui è visibile un'ampia traccia quadrata, che indica il baglio "casa Trabiata". Torto, il toponimo arabo del corso d'acqua, Wâdî 'abî Ruqqâd, trasmessoci da Idrisi (metà XII secolo), significa 'fiume dormiglione', il nome, deriva dallo scorrere dell'acqua, che incide sornione il greto. L'attuale toponimo, Torto, già in Fazello (XVI secolo), deriva dalla conformazione tortuosa dell'alveo che muta corso e genera anse fossili. Costa Addaniu è una contrada a est di Aliminusa, fra i confini di Cerda e Sclafani, il nome deriva dal fatto che questo territorio era endemicamente popolato dal daino (addaniu è un termine siciliano che indica il daino.Nuovo dizionario siciliano-italiano, Vincenzo Mortillaro di Villarena, Tip. del "Giornale letterario", 1838-1844. Vuscigghiaru. Il toponimo deriva da vuscigghiuNomi volgari adopterati in Italia a designare le principali piante di bosco, Ministero di agricoltura, industria e commercio. Firenze, Tip. di G. Barbera, 1873. termine siciliano che indica la roverella.
Storia Trecento Il primo riferimento al toponimo è documentato nel testamento di Matteo Sclafani del 1333 in cui questi dice di aver comprato il feudo e il casale di Rachalminusa (il prefisso rachal in arabo significa casale o villaggio) dal figlio di Gualtiero Fisaula, Giovanni, che vendette per 550 onze, con atto in Giovanni di Siracusia.
Dalla prima metà del XIV secolo Rachalminusa segue le vicende della Contea di Sclafani.
Il feudo è in possesso di Matteo Sclafani, conte di Adernò, il costruttore di palazzo Sclafani a Palermo, che detiene uno dei domini economicamente e strategicamente più importanti di tutta la Sicilia. Ma Matteo Sclafani morì senza lasciare eredi maschi. Le figlie Luisa e Margherita erano andate in sposa rispettivamente a Guglielmo Peralta e a Guglielmo Raimondo Moncada, che si contesero a lungo l'eredità. La contea di Sclafani, comprendente il feudo e il casale di Rachalminusa, passò quindi alla figlia Aloisia, sposa di Guglielmo Peralta.
Per un breve periodo la perdono in favore dei Moncada, per volere di Re Martino. Successivamente, i Peralta, ritornati fedeli al re Martino, rientrano nella signoria di Sclafani.
Addirittura, nel 1396 Nicolò Peralta ottiene dalla Corona di poter esercitare su tutta la contea di Sclafani il mero e misto imperio (alta e bassa giustizia).. Si tratta della competenza, molto ambita e spesso comprata, di poter esercitare il potere giudicante non solo nelle cause civili, ma anche in quelle penali.
Quattrocento Del XV secolo è una carta, ora conservata nell'archivio degli Uffizi Fiorentini con il titolo di Terrae harminusae, in cui si parla del feudo, con il toponimo di Rachalminusa storpiato in harminusae, (termine tuttora usato dai locali).
Dopo la morte di Nicolò, la tutrice delle figlie nonché sua vedova Elisabetta Chiaramonte permuta, per volere della corte reale, la contea di Sclafani con il centro di Giuliana. Sclafani, per questa via, perviene a Sancho Ruiz de Lihori de Lihori, che ne prende possesso il 16 giugno 1400. Per parecchio tempo, Sancho Ruiz de Lihori, che è figlio del governatore di Aragona, visconte di Gagliano, signore di Capizzi, Motta, Mistretta, Reitano e conte di Sclafani, ricopre le più alte cariche del regno di Sicilia.Francesco Maria Emanuele e Gaetani, Della Sicilia nobile, Palermo 1759, pag. 114...
Ma il dominio di Sancho Ruiz fu breve: già nei primi anni del Quattrocento il De Lihori cedette la sua Contea, per atto di permuta con quella di Sciortino, a Don Giacomo de Prades.
A sua volta Giacomo de Prades, con atto del 16 aprile 1406 approvato dal Re Martino con diploma dell'11 agosto 1408, la vendette al prezzo di onze d'oro all'ambizioso barone di Caltavuturo Enrico Rubbes, cognome poi trasformato in Russo. Enrico Russo sposò Beatrice Arezzo, figlia del protonotaro del regno, ma la coppia non ebbe figli, ed Enrico ebbe soltanto un figlio adulterino che, secondo le prescrizioni legislative, non poté subentrargli né nel titolo né nei beni, nel suo testamento, redatto il 5 agosto 1421 presso il notaio palermitano Manfredi Muta, dispose che alla sua morte, la Contea di Sclafani sarebbe dovuta pervenire al nipote ex sorore Antonio (figlio della sorella Beatrice Russo, sposa di Tommaso Spatafora conte di Capizzi), e che questi avrebbe dovuto assumere il cognome e le armi gentilizie della famiglia materna.
Nel 1442 alla morte di Enrico Russo la Contea di Sclafani passò ad Antonio Spatafora Russo.
Nel 1457 la Baronia di Caltavuturo e la Contea di Sclafani passò al figlio Tommaso Russo, che ottenne il mero e misto imperio dalla corona..
Probabilmente Tommaso morì poco dopo, poiché notiamo che suo padre Antonio, nel proprio testamento, redatto in data 20 ottobre 1459 dal notaio polizzano Francesco Notarbartolo, designò erede nella contea di Sclafani e nella baronia di Caltavuturo la nipote Beatrice, figlia di Tommaso e di Giovannella Branciforte, di minore età, assegnandole come tutori la moglie Pina ed il magnifico Giovanni Branciforte, signore di Mazzarino.L. Ajosa Pepi Statella, Il testamento di Antonio Russo-Spatafora conte di Sclafani ecc. Presidente del regno di Sicilia, dattiloscritto in fotocopia presso il Comune di Sclafani Bagni.
Beatrice Russo sposò il Conte di Caltabellotta, Carlo de Luna e poi il fratello di questi Sigismondo de Luna.
A causa delle difficili condizioni finanziarie Sigismondo de Luna aliena con la condizione di riacquisto il feudo di Larminusa in territorio di Sclafani al fratello Pietro de Luna.Archivio di stato di Palermo, Protonotaro del Regno 91 c.249r (licenza 22 marzo 1479).
Pietro de Luna il 26 settembre 1481, nella persona del suo procuratore Michele La Farina, presenta il memoriale per l'investitura del nipote Gian Vincenzo.Archivio di stato di Palermo, Protonotaro del Regno, Processi d'investitura, busta 1484, processo 219.
Cinquecento
Nel Cinquecento, Il re Giovanni II, esiliò i Luna dal regno e confiscò tutti i loro beni per evitare altri scontri con i Perollo avuti nelle vicende del primo Caso di Sciacca.
Il 4 febbraio 1519 della Contea di Sclafani si investe Gian Vincenzo de Luna, figlio di Sigismondo e di Beatrice Spatafora Contessa di Sclafani. È in questo periodo che il casale, probabilmente sito sul cozzo de lunaLatitude : 37.878173 (37° 52' 41.423" N) Longitude : 13.784537 (13° 47' 4.333" E) e la cubba,Latitude: 37.884609 (37° 53' 4.592" N) Longitude: 13.787338 (13° 47' 14.417" E) (dall'arabo qubba, "cupola"), venne distrutto nella contesa con i Perollo, durante le vicende del secondo Caso di sciacca.
Gian Vincenzo de Luna vendette il feudo di Larminusa, con patto di riscatto a Giovan Bartolo La Farina signore di San Basile, e questi si investì del feudo l'8 ottobre 1532.
Pietro de Luna, (figlio di Sigismondo e Luisa Salviati e nipote di Lucrezia de' Medici), si investe del feudo di Larminusa il 07 giugno 1550, avendolo ricomprato da Giovan Bartolo, e si investe della Contea di Sclafani il 6 febbraio 1549 e per la successione di Filippo II a Carlo V, se ne reinveste il 12 settembre 1557. Pietro de Luna ebbe due mogli: la prima era Isabel, figlia del Viceré Juan de Vega, dalla quale ebbe Bianca, Eleonora e Aloisia. La seconda era Ángela de La Cerda, figlia del Viceré Juan de la Cerda, da questa ebbe un solo figlio, Giovanni de Luna, che venne nominato suo erede universale.
Giovanni de Luna si investe della Contea il 26 settembre 1576, ma questi non ebbe alcun figlio. Il 13 novembre 1584 cedette le sue proprietà alla sorellastra Aloisia de Luna, sposa di Cesare Moncada.