La Macchina di Santa Rosa è la macchina a spalla protagonista delle celebrazioni, nella città italiana di Viterbo, in onore della patrona Santa Rosa.

Essa assume la forma di una torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, realizzata in vari materiali tra i quali metalli leggeri per il traliccio portante e ritrovati moderni, quali il polistirolo ricoperto di poliurea per le allegorie, (in origine era costruita in ferro, legno e cartapesta, recentemente anche in vetroresina); è alta circa trenta metri, pesa circa cinquantuno quintali (5100 kg), e spesso culmina con la statua della Santa patrona. Il trasporto avviene la sera del 3 settembre di ogni anno: la Macchina viene sollevata e portata in processione a spalle da un centinaio di uomini detti "Facchini di Santa Rosa" lungo un percorso di poco più di un chilometro articolato tra le vie, talvolta molto strette, e le piazze del centro storico cittadino.

Il trasporto rievoca simbolicamente la traslazione della salma di Santa Rosa, avvenuta il 4 settembre del 1258 e guidata personalmente dal Papa Alessandro IV, dalla Chiesa di Santa Maria in Poggio (oggi detta della Crocetta) al Cenobio di S. Damiano e (oggi Chiesa Santuario e Convento di Santa Rosa).

Le origini storiche di questo celebre impianto votivo risalgono alla fine del XVII secolo, precisamente al 1690. In quell'epoca, la struttura presentava un'impronta barocca ed era caratterizzata da linee decisamente più essenziali e modeste se confrontate con le imponenti realizzazioni contemporanee. L'utilizzo del sostantivo "macchina" affonda le sue radici nella tradizione linguistica latina, dove definiva genericamente un'architettura imponente.

Fu tuttavia durante il Settecento che il trasporto della Macchina iniziò a guadagnare grande centralità nel patrimonio culturale e devozionale viterbese, accompagnato da un costante incremento delle proprie proporzioni. Nel corso del secolo successivo, l'edicola superiore si arricchì di decorazioni sempre più articolate, evolvendosi verso uno stile spiccatamente monumentale. Entro la fine dell'Ottocento, l'evento aveva ormai travalicato i confini locali, trasformandosi in una ricorrenza di vasto richiamo in grado di attrarre un flusso crescente di visitatori e spettatori.

Nel 2013 la Macchina è stata inclusa nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità nell'ambito della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO insieme alla Festa dei Gigli di Nola, alla Varia di Palmi e alla Discesa dei Candelieri di Sassari, riunite nella Rete delle grandi macchine a spalla italiane.

Costruzione

La macchina viene realizzata da un costruttore, scelto dal comune di Viterbo con pubblico appalto ogni cinque anni, la cui durata può essere tuttavia prorogata. Il capitolato prevede la costruzione di una macchina «alta 28 metri sopra la spalla dei facchini» che raggiunge quindi circa 29,50 metri da terra, e fissa alcune misure limite, anche in base alle vie del centro storico, che nei punti più stretti vedono la macchina sfiorare grondaie e balconi.

Nel passato la macchina ebbe prevalentemente l'aspetto di un campanile gotico, illuminato con torce e candele, da cui nacque la tradizionale definizione di "campanile che cammina" che le diede lo scrittore Orio Vergani. Nella seconda metà del Novecento, a partire dallo straordinario Volo D'Angeli costruito da Giuseppe e Luigi Zucchi, sono subentrate forme più moderne o avveniristiche, come per Sinfonia d'Archi di Angelo Russo, costruttore Vincenzo Battaglioni (anni 1991-1997) o Ali di Luce, realizzata per il periodo 2003-2008 dal progettista Raffaele Ascenzi (lui stesso facchino di Santa Rosa dal 1988 al 2008) e dal costruttore Contaldo Cesarini, impiegando materiali altamente tecnologici, fibre, leghe leggere, e sorgenti luminose diverse, che valorizzano le forme artistiche dei rivestimenti in cartapesta. Parte di questa macchina è visibile al Museo nazionale delle Arti e Tradizioni popolari di Roma. La Macchina continua a rinnovarsi nel tempo, fondendo nuove visioni artistiche con l'impiego di tecnologie e risorse scenotecniche contemporanee.

Trasporto

Il trasporto della macchina è l'avvenimento principale dell'anno cittadino, capace di catalizzare e monopolizzare l'attenzione dell'intera comunità, oltre che di attirare turisti.

Fin dalla mattina le vie del centro storico vanno riempiendosi di cittadini e visitatori che aspettano ai lati delle vie, anche con sedie, sgabelli e teli. Nelle piazze vengono solitamente montate delle tribune con biglietti a pagamento, per permettere di vedere il trasporto anche a chi può recarsi sul percorso solo poche ore prima.

Nel frattempo i facchini, vestiti nella tradizionale divisa bianca con fascia rossa alla vita (il bianco simboleggia la purezza di spirito della patrona, il rosso vuole ricordare i Cardinali che nel 1258 traslarono il suo corpo), nel primo pomeriggio si radunano e ricevono i saluti delle autorità cittadine, poi vanno in visita, sfilando in parata, a sette chiese del centro (detto "Giro delle sette chiese", di cui l'ultima proprio il Santuario di Santa Rosa, infine in ritiro al convento dei Cappuccini, dove il capofacchino impartisce loro le ultime indicazioni sul trasporto.

Il sole tramonta circa un'ora prima del trasporto e la città si immerge nel buio della sera e tutte le luci pubbliche e private sono tenute rigorosamente spente, con l'improvviso sfolgorare del gigantesco campanile che squarcia le tenebre.

Verso le ore 20:00 i facchini, preceduti dalla banda musicale di Vejano, che intona il loro inno (intitolato "Quella sera del 3"), partendo dal Santuario di Santa Rosa percorrono a ritroso il tragitto della macchina, acclamati dalla folla, fino a raggiungere la Chiesa di S. Sisto, presso Porta Romana, accanto alla "mossa". Qui viene impartita loro dal vescovo la cosiddetta benedizione in articulo mortis, che prende in considerazione eventuali incidenti e pericoli.

Il trasporto inizia, alle ore 21:00, da Piazza San Sisto ove, all'interno di Porta Romana, accanto alla Chiesa di San Sisto, la macchina è stata assemblata durante i mesi di luglio e agosto e celata fino all'ultimo momento da un'imponente impalcatura coperta con teli. Le ore che precedono il trasporto prevedono una serie di verifiche e infine l'accensione delle luci che fanno parte della costruzione, alcune elettriche e moltissime a fiamma viva. Il percorso, lungo circa 1300 metri, si svolge nelle vie rese buie e si conclude nella piazza antistante il Santuario di Santa Rosa, dedicata ai facchini. Durante il trasporto si effettuano cinque fermate (oltre a una soste tecnica, quando necessaria), durante le quali la macchina viene appoggiata su speciali "cavalletti" in legno:

Piazza Fontana Grande; Piazza del Plebiscito ove avviene la girata; Piazza delle Erbe; Corso Italia (davanti alla Chiesa di Santa Maria del Suffragio); Corso Italia (nei pressi della Chiesa di Sant'Egidio - Fermata istituita nell'anno 2013 e considerata 'sosta tecnica' in quanto si inseriscono le spallette aggiuntive; viene utilizzata nel caso in cui la macchina debba effettuare una o più girate in Piazza Verdi); Piazza Verdi (detta del Teatro).

L'ultimo tratto consiste in una ripida via in salita (10-12% di pendenza), effettuata quasi a passo di corsa, con l'aiuto di corde anteriori (20 facchini per corda) in aggiunta e di ulteriori travi sotto alla base dette "leve" (o "leve francesi") che sollevano e spingono la macchina posteriormente, per "romperne la tratta" e consentirne la marcia in salita. La macchina viene posata infine davanti al Santuario (Chiesa di Santa Rosa), dove rimane esposta ai visitatori per alcuni giorni successivi al trasporto.

Il Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa Dal 1986, i Facchini di Santa Rosa sono associati in un Sodalizio. La costituzione del Sodalizio è datata 1978 ma è dal 1987 che gli è affidata l'organizzazione del trasporto della Macchina di Santa Rosa.

La selezione dei nuovi Facchini attraverso la “prova di portata” rappresenta uno degli appuntamenti annuali più sentiti e partecipati dall’intera città. È in questa occasione che un’apposita commissione, composta dal Presidente del Sodalizio, dal Capo Facchino e dagli altri membri del Consiglio Direttivo, valuta le prestazioni dei Facchini già in formazione e dei giovani aspiranti, definendo la composizione della squadra chiamata a effettuare il trasporto annuale.

Ogni anno, tutti i Facchini già inseriti nella formazione e gli aspiranti sono chiamati a sostenere la prova di portata, che consiste nel trasportare per un percorso di circa 120 metri una cassetta del peso di circa 150 kg, caricata sulle spalle. Il superamento della prova costituisce il requisito indispensabile per poter aspirare a entrare nella formazione destinata al trasporto.

L’evoluzione della Macchina, che nel corso dei secoli ha più che triplicato il proprio peso e la propria altezza, ha reso infatti necessario, per evidenti ragioni di sicurezza, affidarne il trasporto a persone dotate di una forza fisica adeguata e comprovata. Il peso che, in condizioni statiche, ciascun Facchino deve mediamente sostenere si aggira intorno ai 50-60 kg; tuttavia, la conformazione delle strade e la naturale oscillazione della Macchina possono determinare variazioni significative del carico. In alcuni momenti del trasporto, il peso gravante sul singolo Facchino può infatti superare i 110-120 kg.

La prova di portata assume così un ruolo fondamentale non solo nella selezione dei nuovi Facchini, ma soprattutto nella tutela della sicurezza dell’intera formazione e nel mantenimento della tradizione del trasporto.

Durante il trasporto i facchini e le altre figure che assicurano i necessari appoggi per le soste sono coordinati dal capo-facchino che, aiutato dalle "guide", impartisce i comandi. Sono ben noti, sia ai viterbesi, sia a quanti solo di passaggio abbiano assistito ad almeno un trasporto, alcuni riti: alla partenza, la "mossa", ai facchini posti sotto alla base (detti "ciuffi") viene impartito il comando "Ciuffi di Santa Rosa, accapezzate il ciuffo" (ovverosia, indossate sulla testa il "ciuffo", ovvero il cuscino protettivo in cuoio). A tutti i facchini e alla piazza viene chiesto dal capo-facchino "Semo tutti d'un sentimento?", e si leva il grido "Siiii"; per posizionarsi sotto alla Macchina, in posizione per il sollevamento, il capo-facchino impartisce il comando "Facchini di Santa Rosa, sotto col ciuffo e fermi", poi "Sollevate e fermi", "Per Santa Rosa, avanti!" e "Basta così (alt)...Posate piano, adagio...", per adagiarla sui cavalletti per le fermate previste. Per cadenzare il passo durante il trasporto, il capo-facchino esclama "uno... uno... uno" oppure "sinistro... sinistro...", richiamando il passo sinistro.

La posizione dei facchini sotto la base della Macchina dipende da altezza e anzianità: i giovani Facchini iniziano la propria carriera alle "leve" e alle "corde" e, percorrendo quello che viene definito "cursus honorum", si ambisce al ruolo più prestigioso e ambito, ovvero il "ciuffo". I ruoli sotto la macchina sono:

Ciuffo (in totale 63, posizione in cui il Facchino trasporta la Macchina con la trave appoggiata immediatamente sotto il collo, sostenendola con entrambe le spalle, sono tutti situati sotto la base della Macchina);

Stanghette, anteriori e posteriori (situate davanti e dietro la base della macchina);

Spallette fisse, destre e sinistre (situate ai lati destro e sinistro della base macchina, nei punti più stretti del percorso sono costrette a mettere la testa sotto la trave, su indicazione del capofacchino, quando egli darà il comando "sotto le teste" e poi il "fuori le teste");