Grisì è una frazione di 995 abitanti del comune di Monreale, nella città metropolitana di Palermo, in Sicilia.

Situato in collina, tra la pianura partinicese e l'alto Belíce, è un centro nel cui territorio è diffusa e rinomata la coltivazione della vite e dell'ulivo.

Origine del nome L'etimologia del nome Grisì risale, secondo il linguista Giovanni Alessio (1909-1984), all'aggettivo χρυσή (chrysé), femminile di χρυσός (chrysós) 'd'oro', probabilmente mutato in grysòs durante il periodo bizantino. L’interpretazione maggiormente accredita è quella di 'terra d'oro', in riferimento alla nota fertilità dei suoi terreni, storicamente vocati all'agricoltura e favoriti da un clima temperato.

Il Rollum Bullarum, importante documento in latino d'epoca normanna risalente all'anno 1182, che riporta in dettaglio i territori donati dal re Guglielmo II di Sicilia all'Arcivescovado di Monreale, attesta il toponimo arabo Dail Al K'rusìn, localizzato all'interno del Feudo Disisa. Un altro toponimo, Currusyn, indicato in un documento del 1327 come Curresim, sarebbe sicuramente in stretto rapporto con l'attuale toponimo Grisì.

Storia Età antica Scavi effettuati negli anni 80 per l’indagine archeologica internazionale Monreale Survey hanno provato che il territorio di Grisì, come tutta l'area dell’Alto Belice, fu terra di antichi insediamenti dell’età neolitica e, in maniera più consistente, dei periodi ellenistico, romano e della dominazione araba. In cima al colle sotto cui si trova Grisì, furono riportati alla luce ruderi di fondamenta di un antico maniero (da qui il nome del colle, Castellaccio), insieme a delle costruzioni di periodo Greco-Romano, utilizzate poi dai Saraceni. I ritrovamenti di antichi resti di vasellame e di resti di animali domestici hanno inoltre confermato che l’area di indagine della Monreale Survey fosse nota sin dai tempi remoti per la sua fertilità adatta all’agricoltura e all’allevamento. Con altri scavi praticati per scopi agricoli, furono rinvenute tracce di un antico cimitero, nei cui sarcofagi furono ritrovati oggetti e monete riconducibili all'epoca della dominazione araba in Sicilia, durata dal X all’XI secolo d.C. L'area su cui sorge una piccola torre di architettura saracena, presente ancora oggi nel feudo Disisa, potrebbe essere stata utilizzata dagli Arabi come posizione strategica per poter facilmente controllare l'intero territorio circostante. L'etimologia araba dei toponimi dei feudi Disisa (da Aziz, la splendida) e Cambuca (da Lacamucka, divisa/feudo) evidenzia il passato saraceno del territorio.

Età moderna Dal 1650, il territorio di Grisì visse un periodo di grande sviluppo come possedimento dei Gesuiti del Collegio di Trapani. I Gesuiti adottarono infatti nuove tecniche di coltivazione, che ben si prestavano al terreno e al clima locale e, insieme all’allevamento del bestiame e alla raccolta del grano, riuscirono a creare un nucleo produttivo autonomo, accumulando grandi guadagni, una parte dei quali erano destinati all’Arcivescovado di Monreale per il pagamento dei tributidal libro “ Camporeale - Origini, usi, costumi, mentalità, proverbi, canti popolari” del Sac. Luigi Accardo.. I Gesuiti costruirono una masseria oggi chiamata Chiasso Riccobono (detto in dialetto 'u bagghiu), formata dai luoghi di custodia dei raccolti e degli animali, da una cappella e dai casolari abitativi. Oltre a dedicarsi al lavoro nei campi, i Gesuiti si curavano anche dell’istruzione e dell’educazione cattolica degli operai, reclutati come manodopera durante le stagionalità.

Nel 1767, il re Ferdinando III decretò l'espulsione dei Gesuiti dal Regno di Sicilia e la confisca di tutti i loro beni, che successivamente furono messi in vendita ai nobili. Il feudo di Grisì, insieme ai limitrofi feudi di Macellaro, Valdibella e Dammusi, divenne proprietà di Giuseppe Beccadelli di Bologna Gravina, principe di Camporeale e marchese della Sambuca, il 30 maggio 1779. Il decreto reale concedeva la licentia populandi e prevedeva che i possessori dei predetti feudi avrebbero avuto il mero et mixto imperio senza necessità di successive investiture. Il marchese della Sambuca, con strumento del 17 settembre 1779, concesse a sua volta il possesso e le relative prerogative del feudo di Grisì in enfiteusi perpetua, trasferendone il possesso materiale e legale con la piena giurisdizione (secondo l'amplissima formula pro se et suis), ai fratelli Don Francesco, Don Filippo e Don Giovanbattista Di Bella, nobili di MontelepreDal libro Camporeale - Origini, usi, costumi, mentalità, proverbi, canti popolari di Luigi Accardo.. I Di Bella divennero dunque baroni di Grisì, che a partire dall’antico baglio dei Gesuiti, cominciò ad ampliarsi, popolandosi nel tempo con famiglie di agricoltori, provenienti da Montelepre e da altri paesi vicini. Dopo la casata Di Bella, il feudo di Grisì, con tutte le sue prerogative, passò come dote alla famiglia nobiliare di origini normanne Modica de Mohac, poiché la figlia di Giovanbattista Di Bella, Donna Rosa, andò in sposa al nobile proconservatore e giudice di Monreale Don Nicolò de Mohac.

Età contemporanea Nel 1890, per iniziativa del sacerdote monteleprino Natale Di Bella, fu avviata la costruzione di una chiesa nel centro abitato con le spontanee e generose offerte del popolo di Grisì, che rimborsò al sacerdote il prezzo del suolo. La chiesa fu benedetta e intitolata al Sacro Cuore di Gesù il 4 ottobre 1897, anche se era già stata aperta al culto il 21 novembre 1896. Ottenne poi il titolo di parrocchia dell'Arcidiocesi di Monreale il 1º febbraio 1935 e riconosciuta agli effetti civili con Regio Decreto del 5 settembre 1935.

Nel 1910, furono aperte le prime tre classi delle scuole elementari e, l'anno seguente, Grisì fu dichiarata frazione del comune di Monreale, ottenendo così l'ufficio dello stato civile e l'ufficio postale e telegrafico; è stata sede di uno dei Consigli di circoscrizione in cui è suddiviso il comune di Monreale (oggi eliminati e sostituiti con delle consulte a seguito della modifica della carta statutaria del Comune dell'anno 2006).

Il paese fu colpito dal Terremoto del Belice, la notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968. Era stata creata una tendopoli per gli sfollati ed eretta anche una seconda chiesa fatta di prefabbricati, in sostituzione della chiesa principale allora inagibile a causa del terremoto. Con il restauro della chiesa principale, la chiesa prefabbricata non fu più utilizzata e in seguito smontata. La lunga fase post-terremoto ha permesso il graduale ammodernamento del paese nell’aspetto odierno.

Geografia fisica

Grisì è adagiato su area collinare a 480-500 metri di altezza sopra il livello del mare, posta tra gli estremi della costiera occidentale partenicense e la valle dell’Alto Belice. Il rilievo più alto è il cosiddetto Monte Campana o Castellaccio (alto 596 metri s.l.m.), mentre ai piedi del versante della contrada Cambuca si estende la diga Jato (detta anche Lago Poma), invaso artificiale costruito dal 1963 al 1968, grazie alle lotte pacifiche di Danilo Dolci e diventato prediletto luogo di sosta di molte varietà di uccelli migratori, oltre a riserva idrica per campagne e centri abitati limitrofi. La posizione strategica di Grisì consente di raggiungere in breve tempo i grandi centri e il Golfo di Castellammare, visibile uscendo dal paese. Grisì dista da Monreale 37,5 Km e confina con i territori dei comuni di Camporeale e Partinico.

Flora e fauna Nelle aree immediatamente circostanti, crescono il finocchietto selvatico, lAsparagus acutifolius, il cavolicello, la bietola, la borragine, la Ferula communis, e fiori come linula, l'acetosella gialla, la Glebionis coronaria, lAsphodelus, il boccione maggiore, il convolvolo, la cardogna maggiore, il papavero, la pratolina autunnale, l'Anthemis, la scarlina, la costolina, lanagallis arvensis.

In epoche remote, il costone del Monte Campana/Castellaccio, sul versante delle contrade Cambuca e Disisa, era parte della folta foresta di frassini (albero da cui viene prodotta la manna), querce, lecci, peri selvatici, e querce da sughero che ricopriva la piana di Partinico. Oggi la foresta non esiste più, ad eccezione di qualche albero sparso sulle colline della contrada .

La fauna del territorio comprende il macaone, la cavolaia minore, la tortora, il pettirosso, il merlo, la ballerina bianca, la ballerina gialla, il passero, l'assiuolo, l'usignolo, la lucertola campestre, la volpe rossa, la poiana comune, il coniglio, il riccio, l'istrice.

Monumenti e luoghi d'interesse

Chiasso Riccobono: primo nucleo realizzato dai Gesuiti, da cui prese forma l'attuale centro abitato. Viene anche chiamato 'u Bagghiu (Baglio). Chiesa del Sacro Cuore di Gesù: fu costruita dal 1890 al 1897, grazie alle donazioni del popolo. L'esterno ha un ingresso ad arco a tutto sesto, presenta al centro un orologio in marmo e culmina con un frontone, a sinistra del quale si erge il campanile. L'interno, a navata unica in stile neoclassico e orientata precisamente ad est, conserva sotto l'altare maggiore una lapide in pietra, ritrovata nell'antico baglio con incisione dell'Ordine dei Gesuiti; la volta a botte è decorata con quattro tele, opere del pittore monteleprino Federico Puntorno, realizzate nella prima metà del Novecento e disposte in lunghezza della navata. Ruderi del Castellaccio: resti di fondamenta di un probabile fortilizio di epoca araba, posto sul colle che domina il paese e la valle dello Jato. Antica masseria e chiesa di Tornamilla: costruite nel 1644 per volontà del barone Joannem Vincentium Tornamira. Memoriale di Isabella Catalano, lapide che commemora il gesto disperato di un'abitante, Isabella Catalano, che perse la vita nell'intento di salvare i due figli da un incendio divampato nella sua abitazione, il 20 agosto 1921. Monumento ai Caduti, sul cui basamento sono incisi i nomi dei soldati grisiesi periti nelle due Guerre Mondiali. Villetta San Nicola, luogo così intitolato perché sorge dal precedente Chiano di Santu Nicola. Murales del Trittico della Speranza, realizzato nel 2023 dall'artista Igor Scalisi Palminteri ed aiuti, è il più grande di un ciclo di tre murales nelle frazioni di Grisì, Pioppo ed Aquino sul tema degli incendi e del cambiamento climatico. Piazza della Rinascita, sorta nel 2026 da un'area adibita a tendopoli dopo il Terremoto del Belice.

Tradizioni e folclore Il patrono di Grisì è il Sacro Cuore di Gesù, la cui devozione fu introdotta e diffusa dai Gesuiti: è infatti anche il titolare della chiesa e della via su cui essa sorge. Tutti gli anni vengono organizzati dei festeggiamenti in suo onore (chiamata dagli abitanti la festa) nei giorni 16, 17 e 18 agosto da un comitato (i dubbitàti ra festa) che per tradizione viene rinnovato annualmente con il rito del passaggio delle candele. Nel pomeriggio di giorno 18, il comitato uscente, accompagnato dalla banda musicale, dona infatti una candela a ciascuno dei sette nuovi membri. I due comitati porteranno la Vara del Sacro Cuore Di Gesù, trasportata a spalla durante la processione solenne. Il rinnovo annuale dei comitati con il dono delle candele è probabilmente una tradizione derivata dai costumi monteleprini, da cui Grisì discende e che ha riscontro ancora oggi. I festeggiamenti si concludono alle ore 24:00 con l'esecuzione di giochi pirotecnici. I tre giorni della festa patronale, caratterizzati da luminarie, concerti, competizioni agonistiche è considerata come un'occasione di riunione familiare, poiché gli emigrati ritornano in quel periodo a Grisì per festeggiare con i loro cari e attira inoltre gente dei paesi limitrofi.