Lo studiolo di Federico da Montefeltro è un ambiente nel Palazzo Ducale di Urbino. Fu realizzato tra il 1473 e il 1476 da artisti fiamminghi appositamente chiamati a corte dal duca; insieme a loro operarono vari artisti italiani, tra cui, forse, anche il celebre Melozzo da Forlì.

Si tratta di una delle stanze più celebri del palazzo urbinate: oltre a essere un capolavoro, è anche l'unico ambiente interno del palazzo a essere rimasto pressoché integro, il che permette di ammirare il gusto fastoso della corte urbinate all'epoca di Federico.

Architettura e decorazione Lo studiolo si trova al piano nobile del palazzo ed era lo studio privato del duca. Il soffitto è a cassettoni dorati con le imprese ducali. I colori smaglianti e i continui rimandi tra architettura reale e fantastica dovevano creare nello spettatore un effetto di grande meraviglia.

Tarsie

Le pareti sono coperte da tarsie lignee tuttora in situ, che creano effetti illusionistici di continuazione dell'architettura.

Le tarsie sono attribuite a vari autori, come Giuliano da Maiano e, per i disegni, Sandro Botticelli, Francesco di Giorgio Martini e il giovane Donato Bramante. Spiccano però le tarsie attribuite a Baccio PontelliIl ruolo di Pontelli è piuttosto controverso: vd. Massimo Ferretti, I maestri della prospettiva in "Storia dell'arte italiana", III. Situazioni momenti indagini, Einaudi, Torino 1982, caratterizzate da complesse costruzioni prospettiche di oggetti geometrici, che creano un continuo scambio tra realtà e finzione, dilatando lo spazio della stanza, altrimenti minuscola.

Lo schema della decorazione lignea prevede, nella parte superiore, un alternarsi di sportelli semiaperti, che rivelano armadi con oggetti, e di nicchie con statue; segue una fascia sottostante con fregi di vario genere sotto ciascun pannello, mentre la parte inferiore imita degli stalli, con assi appoggiate sopra, sulle quali sono disposti strumenti musicali e altri oggetti, mentre lo sfondo degli stalli è composto da grate magistralmente eseguite, anch'esse a imitazione di sportelli aperti o chiusi.

Gli oggetti ritratti negli armadi alludono ai simboli dell'Arti, ma anche alle Virtù (la mazza della Fortezza, la spada della Giustizia, ecc.), come se l'esercizio delle prime aprisse la strada alle seconde. Spesso, le finte architetture delle tarsie attenuano le irregolarità della stanza.

Gli Uomini illustri In origine le pareti erano decorate, nella parte superiore, da un fregio contenente ventotto ritratti di Uomini illustri del passato e del presente, opera di Giusto di Gand e Pedro Berruguete, disposti al di sotto dell'iscrizione celebrativa:

Vicende del ciclo Nel 1631, alla morte dell'ultimo duca d'Urbino Francesco Maria II della Rovere, il territorio dell'ex ducato tornò allo Stato Pontificio come legazione. Il primo legato, il cardinal nipote Antonio Barberini, dispose la rimozione dei ritratti, che furono trasferiti a Roma, nella collezione prima di suo zio papa Urbano VIII, poi propria. La serie rimase nella collezione Barberini fino al 1812, anno in cui 14 quadri passarono nella collezione Colonna di Sciarra.

I quadri Barberini furono acquistati, assieme al resto della collezione, dallo Stato italiano, trasferiti a Urbino nel 1934 e riallestiti nello studiolo nel 1983.

I quadri Sciarra-Colonna passarono nella collezione di Giampietro Campana (attestati almeno dal 1856) e furono acquistati, assieme al resto della collezione, nel 1863 da Napoleone III per il Museo del Louvre, dove si trovano tuttora.

Descrizione I ritratti comprendevano personaggi sia civili sia ecclesiastici, sia cristiani sia pagani, ed erano disposti in due registri. Le figure erano esaltate dal punto di vista leggermente ribassato e da uno sfondo unitario che, grazie alla prospettiva, dà l'illusione di trovarsi in una vera galleria. I personaggi sono presentati a mezzo busto, rivolti in avanti, disposti davanti a un drappo d'onore sul fondo della loro loggia, il cui bordo è segnato da un'iscrizione che li presenta e li collega sapientemente al Duca di Urbino.

Sono disposti in pannelli di quattro ritratti, raggruppati a coppie in ordine cronologico, con il più antico sempre posto a sinistra. Le personalità laiche erano nella tribuna superiore e quelle ecclesiastiche in quella inferiore, con la notevole (ma apparente) eccezione di Dante Alighieri e Francesco Petrarca: in realtà Dante era considerato pari a un teologo in virtù della sua Divina Commedia, mentre Petrarca, avendo ricevuto gli ordini minori già nel 1330, era a tutti gli effetti un chierico.

La condizione di ogni personaggio è esplicitata da abbigliamento, atteggiamento e attributi. I papi indossano la tiara, i vescovi la mitra, Girolamo e Bessarione il cappello cardinalizio; Duns Scoto veste l'abito francescano, mentre Tommaso d'Aquino e Alberto Magno quello domenicano. Gli antichi greci hanno costumi orientaleggianti, mentre Bartolo da Sassoferrato, Dante, Petrarca (e anacronisticamente anche gli antichi romani) indossano le vesti dei dottori delle università medievali. Ad eccezione di Mosè, che presenta le tavole della legge, e di Tolomeo, con una sfera armillare, tutti hanno libri, aperti o chiusi. Euclide ha anche gli attributi di geometra, con compasso. I poeti - Omero, Virgilio, Dante e Petrarca - sono raffigurati coronati d'alloro. Tommaso d'Aquino e Duns Scoto contano i loro argomenti sulle dita delle mani, alla maniera dei maestri della scolastica.

Sulla parete nord si trovavano così: i due sommi esponenti della filosofia greca, PlatoneAl Museo del Louvre. e Aristotele, e due importanti figure delle scienze, rispettivamente geografia e musica: Tolomeo e Boezio;A Urbino. quattro dottori e padri della Chiesa: San Gregorio Magno, San Girolamo, Sant'Ambrogio, Sant'Agostino.

Sulla parete est: due importanti esponenti della filosofia latina, CiceroneA Urbino. e Seneca, e i due sommi poeti epici, rispettivamente greco e romano: Omero e Virgilio; due personaggi biblici dell'Antico Testamento, Mosè e Salomone, e due tra i più influenti pensatori della filosofia scolastica, Tommaso d'Aquino e Duns Scoto.

Sulla parete sud: l'antico matematico ellenistico Euclide era abbinato a Vittorino da Feltre, pedagogo contemporaneo di cui era stato allievo anche Federico, così come il legislatore ateniese Solone al giurista italiano del '300 Bartolo da Sassoferrato; i due grandi esponenti dell'umanesimo cristiano, papa Pio II e Bessarione, erano seguiti dal teologo scolastico Alberto Magno, abbinato a papa Sisto IV, pontefice regnante all'epoca di realizzazione del ciclo e alleato di Federico.

Infine la parete ovest, occupata per metà da una finestra, presentava solo quattro ritratti anziché otto: due medici: anche qui l'uno greco antico, Ippocrate, l'altro italiano del '300, Pietro d'Abano; i due sommi poeti italiani: Dante Alighieri e Francesco Petrarca.

Parete nord Platone Aristotele Tolomeo Boezio San Gregorio Magno San Girolamo Sant'Ambrogio Sant'Agostino Parete est Cicerone Seneca Omero Virgilio Mosè Salomone Tommaso d'Aquino Duns Scoto Parete sud Euclide Vittorino da Feltre Solone Bartolo da Sassoferrato Pio II Bessarione Alberto Magno Sisto IV Parete ovest finestra finestra Ippocrate Pietro d'Abano finestra finestra Dante Alighieri Francesco Petrarca

Lo Studiolo raccoglieva significati etici e intellettuali, con lo sviluppo, nel complesso decorativo, del tema della solitudine pensosa, che con l'etica e la contemplazione dava nutrimento all'agire. Un ritratto di Federico presenziava e chiariva l'allegoria dell'insieme, che esaltava il duca come protagonista della parabola virtuosa.

Biblioteca La naturale propaggine dello Studiolo era la Biblioteca di Federico da Montefeltro, composta da manoscritti miniati (oggi conservati presso la Biblioteca Apostolica Vaticana): vi si trovava una serie di dipinti alle pareti con le Arti liberali, simboleggiate da figure femminili su troni, che erano composti in modo da essere fortemente scorciati dal basso, al culmine di gradini in uno spazio che continuava idealmente da un dipinto all'altro. Le Arti erano ritratte nell'atto di consegnare le loro insegne a Federico e a vari personaggi di corte, investendoli come ideali vassalli. Da recenti studi è risultata una correlazione evidente tra lo Studiolo e la Biblioteca: infatti, gli autori più presenti nel catalogo della biblioteca sono quelli rappresentati tra gli uomini illustri nel ciclo di ritratti che decora lo studiolo di Federico, a conferma dell'unitarietà complessiva che assume il progetto iconografico federiciano.

Note

Bibliografia Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0 Paolo Dal Poggetto, La Galleria Nazionale delle Marche e le altre Collezioni nel Palazzo Ducale di Urbino, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 2003 Marcello Mamini, "Udirai melodia del bel sonare", Federico di Montefeltro e la musica, Quattroventi, Urbino, 2007

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