Il copyleft o talvolta permesso d 'autore o lascito d'autore indica un modello di gestione del diritto d'autore contrapposto al copyright e basato su un sistema di licenze attraverso le quali l'autore (in quanto detentore originario dei diritti sull'opera) indica ai fruitori dell'opera che essa può essere utilizzata, diffusa e spesso anche modificata liberamente, pur nel rispetto di alcune condizioni essenziali. Si tratta di un metodo generico per rendere un programma (o altro lavoro) libero ed imporre che tutte le modifiche e versioni estese del programma siano anch'esse software libero. Il copyleft può essere applicato ad una moltitudine di opere, che spaziano dal software alle opere letterarie, dai video alle opere musicali, dalle banche dati alle fotografie.
Nella versione pura e originaria del copyleft (cioè quella riferita all'ambito informatico) la condizione principale obbliga i fruitori dell'opera, nel caso vogliano distribuire l'opera modificata, a farlo sotto lo stesso regime giuridico (e generalmente sotto la stessa licenza). In questo modo, il regime di copyleft e tutto l'insieme di libertà da esso derivanti sono sempre garantiti ad ogni pubblicazione.
Questo termine, in un senso non strettamente tecnico-giuridico, può anche indicare generalmente il movimento culturale che si è sviluppato sull'onda di questa nuova prassi in risposta all'irrigidirsi del modello tradizionale di copyright.
Il copyleft è un concetto molto vasto; ci sono molti modi di completare i dettagli. Nel Progetto GNU, le specifiche condizioni di distribuzione che utilizziamo sono contenute nella Licenza Pubblica Generica GNU. La Licenza Pubblica Generica GNU è spesso chiamata, in breve, GNU GPL.
Esempi di licenze copyleft per il software oltre alla GNU GPL sono la GNU LGPL, per altri ambiti.
Etimologia
Il termine copyleft, secondo alcune fonti, è venuto da un messaggio contenuto nel Palo Alto Tiny BASIC, una versione libera del linguaggio BASIC scritta da Li-Chen Wang alla fine degli anni settanta e derivata dal Tiny BASIC. Il listato dei programmi conteneva le frasi "@COPYLEFT" e "ALL WRONGS RESERVED" (TUTTE LE INGIUSTIZIE RISERVATE), giochi di parole su "copyright" e "all rights reserved" (tutti i diritti riservati), frase comunemente usata nelle dichiarazioni di copyright.
Richard Stallman afferma che la parola viene da Don Hopkins, il quale gli mandò una lettera nel 1984 o 1985, nella quale era scritto: "Copyleft — all rights reversed." (Copyleft — tutti i diritti rovesciati.)
L'espressione è un gioco di parole sul termine copyright, nel quale la parola right, che significa "diritto" (in senso legale), viene invertita con left, che vuol dire "ceduto"; giocando sul secondo significato delle parole, si può notare come right (ovvero "destra") viene scambiata con left ("sinistra") anche nel logo. Inoltre left è il participio passato del verbo to leave, che significa "lasciare", "abbandonare": in questo modo vi è un ulteriore gioco di parole sul rilasciare i diritti invece che riservar(seli), benché Stallman rigetti questa interpretazione.
Alcuni leggono nella parola left un riferimento agli ambienti culturali che tradizionalmente si battono contro i diritti di autore - cioè a quelli di sinistra - in avversione a quelli che tradizionalmente ne sono i difensori - quelli di destra. A sostenere questa interpretazione ha contribuito l'attivismo politico di Stallman.
All'inizio degli anni settanta è stato usato nei Principia Discordia il termine copyleft con la notazione "All Rights Reversed", la cui pronuncia assomiglia a "All Rights Reserved"; il significato letterale è Tutti i diritti rovesciati, ma ha un suono simile alla frase Tutti i diritti riservati (con l'eccezione di reversed, che pure è un anagramma di reserved. Può essere stata questa la fonte di ispirazione di Hopkins o di altri).
Ci sono problemi nel dare una definizione al termine "copyleft" per la controversia che lo caratterizza. Il termine, creato come un'affascinante contro-parte del termine "copyright", originariamente un sostantivo, indica il tipo di licenza pubblicata sotto la GNU General Public License ideata da Richard Stallman come parte del lavoro della Free Software Foundation. Quindi "il tuo programma è coperto da copyleft" è quasi sempre considerato come un programma pubblicato sotto licenza GPL. Quando viene usato come verbo in inglese, ma intraducibile in italiano, come nella frase "he copylefted his most recent version", è più difficile trovare una definizione adatta in quanto può riferirsi ad una qualsiasi delle molte licenze simili, collegandosi così all'idea presente nell'immaginario collettivo del "diritto di copia". Si faccia riferimento alla prossima sezione per ulteriori dettagli in merito.
Storia Il concetto di copyleft nacque negli anni '80 mentre Richard Stallman stava lavorando ad un interprete per Lisp. La ditta Symbolics chiese di poter utilizzare l'interprete Lisp e Stallman accettò di fornire loro una versione di pubblico dominio della sua opera. Symbolics estese e migliorò l'interprete Lisp, ma quando Stallman volle accedere ai miglioramenti che Symbolics aveva apportato al suo interprete, Symbolics rifiutò. Così Stallman, profondamente segnato dall'evento, nel 1984 iniziò a lavorare per sradicare questo tipo di comportamento e cultura inclini al software proprietario. Questo tipo di comportamento fu definito dallo stesso Stallman: "accaparramento del software" (in inglese "software hoarding").
Dal momento che Stallman riteneva improbabile, a breve termine, eliminare le norme in materia di copyright e le ingiustizie che esse permettevano di compiere, fondò l'ormai celebre associazione Free Software Foundation (FSF) e decise di lavorare all'interno dell'ambito delle leggi vigenti creando una sua propria licenza, la GNU General Public License (GNU GPL), la prima licenza di tipo copyleft. Per la prima volta il detentore del copyright poteva, se lo desiderava, assicurare che il massimo numero di diritti si trasferisse in maniera perpetua agli utenti del programma, a prescindere da quali modifiche sarebbero successivamente state apportate da chiunque al programma originale. Questo trasferimento di diritti non si applica a chiunque, ma solo a chi ha ottenuto il programma. L'etichetta di licenza di tipo copyleft venne adottata successivamente.
Richard Stallman descrisse il concetto di copyleft nel Manifesto GNU, nel 1985:
Tempo dopo, un altro programmatore di fondamentale importanza si unì al "movimento GNU": Linus Torvalds, padre del programma Linux. Ancora oggi la visione della Free Software Foundation è chiara:
Descrizione Il copyleft altro non è che una modalità di esercizio del diritto d'autore che sfrutta i principi di base del diritto d'autore non per controllare la circolazione dell'opera bensì per stabilire un modello virtuoso di circolazione dell'opera, che si contrappone al modello detto proprietario. Il copyleft non potrebbe dunque esistere al di fuori del complesso delle norme sul diritto d'autore.
Una licenza basata sui principi del copyleft trasferisce a chiunque possegga una copia dell'opera alcuni dei diritti propri dell'autore. Inoltre consente la redistribuzione dell'opera stessa solo se tali diritti vengono trasferiti assieme ad essa. Fondamentalmente, questi diritti sono le quattro "libertà fondamentali" indicate da Stallman: Libertà 0 - Libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo. Libertà 1 - Libertà di studiare il programma e modificarlo. (L'accesso al codice sorgente è un prerequisito.) Libertà 2 - Libertà di ridistribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo. Libertà 3 - Libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio. (L'accesso al codice sorgente è un prerequisito.)
Un programma è software libero se la licenza consente tutte queste libertà. La redistribuzione delle copie, con o senza modifiche, può avvenire gratis o a pagamento. Essere liberi di fare queste cose significa (tra l'altro) che non bisogna chiedere o pagare nessun permesso.
Reciprocità Le licenze copyleft sono anche conosciute come licenze reciproche: ci si aspetta che tutti i modificatori di un'opera con licenza copyleft reciprochino l'azione dell'autore di concedere in licenza copyleft il software e qualsiasi derivato che potrebbero aver creato.
Invece di far cadere un lavoro nel pubblico dominio dove nessuno può reclamarne il diritto d'autore il copyleft permette agli autori di imporre restrizioni sull'uso del loro lavoro.
Una delle maggiori restrizioni del copyleft è che i lavori derivati devono essere pubblicati a loro volta con licenza copyleft. Tutti devono beneficiare liberamente del lavoro che altri hanno svolto precedentemente ma ogni modifica a questo lavoro deve comunque beneficiare tutti quanti.
Le licenze copyleft includono normalmente condizioni aggiuntive intese ad eliminare possibili impedimenti per l'uso libero, la distribuzione e la modifica delle copie, come: assicurarsi che la licenza copyleft non possa essere revocata; assicurarsi che il lavoro e le sue versioni derivate siano distribuite in una forma che ne faciliti le modifiche (per esempio nel caso del software questo equivale a richiedere la distribuzione del codice sorgente e che la compilazione di questi possa avvenire senza impedimenti di sorta, quindi chiedendo la distribuzione anche di tutti gli script e i comandi utilizzati per tale operazione); assicurarsi che il lavoro modificato sia accompagnato da una descrizione per identificare tutte le modifiche apportate all'opera originaria mediante manuali utente, descrizioni, ecc.
Più comunemente, queste licenze copyleft, per avere qualche tipo di efficacia, hanno bisogno di usare in modo creativo le regole e le leggi che disciplinano le proprietà intellettuali, per esempio quando si tratta della legge sul copyright (che è il caso principale) tutte le persone che in qualche modo hanno contribuito al lavoro protetto dal copyleft devono divenire co-detentori del copyright di quel lavoro ed allo stesso tempo rinunciare ad alcuni dei diritti garantiti dal copyright, per esempio: rinunciare al diritto di essere l'unico distributore delle copie di tale lavoro. Va inoltre evidenziato che, nel diritto d'autore italiano, l'assenza di una firma per accettazione da parte dell'utente può creare , analogamente a quanto accade per altri modelli di gestione "aperta" del diritto d'autore come Creative Commons e a quanto accade per le licenze proprietarie.
La licenza non deve essere altro che un metodo per raggiungere gli scopi del copyleft; la licenza dipende dalle leggi che governano le proprietà intellettuali e poiché queste leggi possono essere differenti in diversi paesi, allora la licenza può essere differente a seconda del paese in cui è applicata in modo da adattarsi al meglio alle leggi locali. Per esempio in alcuni stati può essere accettabile la vendita di software senza garanzia (come indicato negli articoli 11 e 12 della licenza GNU GPL versione 2.0), mentre in altri, come in molti stati europei, non è possibile non fornire nessuna garanzia su un prodotto venduto, per queste ragioni l'estensione di queste garanzie sono descritte in molte licenze di copyleft europee (vedere , una licenza che permette l'uso della GNU GPL – art. 5.3.4 della licenza CeCILL – in combinazione con una garanzia limitata – art. 9).
L'ideologia
Per molte persone, il copyleft è una tecnica che usa il copyright come mezzo per sovvertire le restrizioni, tradizionalmente imposte con il copyright, allo sviluppo e alla diffusione della conoscenza. Secondo questo approccio, il copyleft è in primo luogo uno strumento di un'operazione su vasta scala che ha come obiettivo quello di eliminare permanentemente tali restrizioni.