LAra della Regina è il grande santuario poliadico della città etrusca di Tarquinia, posto sul Pian della Regina, il settore sud-occidentale del pianoro urbano contiguo al Pian di Civita. Il suo tempio maggiore conserva il più imponente basamento templare dell'Etruria, di circa 77,50 per 35,55 metri, ed era concepito, a differenza del «complesso monumentale» della Civita, per essere visibile da lontano. Dal santuario provengono alcuni dei documenti più celebri dell'etruscologia, dall'altorilievo dei Cavalli alati agli Elogia Tarquiniensia.

Storia delle ricerche Il tempio fu scavato da Pietro Romanelli fra il 1934 e il 1938: all'ultima campagna risale la scoperta dei Cavalli alati, restaurati ed esposti al Museo archeologico nazionale di Tarquinia già nell'autunno dello stesso anno. Dal 1983 l'area è indagata dall'Università degli Studi di Milano nell'ambito del Progetto Tarquinia, che ha ricostruito la sequenza delle fasi del santuario.

Le fasi del santuario Il santuario conobbe quattro fasi principali. Ai templi arcaici (Tempio I e II), impostati su un'area sacra attiva già in età orientalizzante, seguì nei primi decenni del IV secolo a.C. la grande ricostruzione del Tempio III: le fondazioni e il podio furono ampliati con una terrazza che inglobava le strutture precedenti, portando la fronte a 25,50 metri di larghezza, e il frontone fu ornato dall'altorilievo fittile dei Cavalli alati. Il basamento oggi visibile, in blocchi di macco, appartiene a questa fase e alle sue rielaborazioni successive.

Sulla fronte del tempio è conservata una cassa litica che la tradizione degli studi, a partire da un'ipotesi accolta da Mario Torelli e discussa da Maria Bonghi Jovino, interpreta come cenotafio di Tarconte, memoria civica dell'eroe fondatore nel cuore del santuario cittadino.

La divinità La titolarità del culto è discussa: alla proposta di attribuire il tempio a Tinia si affianca la lettura di Torelli, per il quale la divinità del santuario è Uni, paredra del dio, come indicherebbe la dedica a Giove Ottimo Massimo e Giunone Regina incisa sulla base donata in età tiberiana dagli aruspici Tarquitii.

L'età romana Il culto proseguì senza soluzione di continuità in età romana. Presso il tempio l'élite municipale fece incidere in età giulio-claudia gli Elogia Tarquiniensia, le iscrizioni onorarie che celebrano le imprese degli Spurinna; vi aveva sede il collegio dei sessanta aruspici, dei cui fasti epigrafici restano frammenti con le biografie di quattro sacerdoti, e a un suo magister, Marcus Tarquitius Priscus, aruspice personale di Tiberio, si deve con il figlio la dedica di una sella dorata con corona aurea a Giove e Giunone. Un'iscrizione riutilizzata sulla stessa base documenta infine il restauro di un piccolo impianto termale della comunità cittadina ancora nel 503-504 d.C., estrema testimonianza di vita sul pianoro.

I Cavalli alati

L'altorilievo in terracotta con la coppia di cavalli alati, rinvenuto nel 1938 in oltre cento frammenti sulla terrazza antistante il tempio, apparteneva alla decorazione frontonale del Tempio III, dei primi decenni del IV secolo a.C.; secondo la ricostruzione di Giovanna Bagnasco Gianni faceva parte di una scena dell'apoteosi di Eracle sul monte Eta. È conservato al Museo archeologico nazionale di Tarquinia.

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Note

Bibliografia

Approfondimenti Maria Bonghi Jovino e Giovanna Bagnasco Gianni (a cura di), Tarquinia. Il santuario dell'Ara della Regina. I templi arcaici, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2012. Marco Cavalieri, Genus numeri. Relations mathématiques sous-jacentes à l'architecture étrusque: le cas du temple de l'Ara della Regina à Tarquinia, in «Res Antiquae», 5, 2008, pp. 3-14.

Voci correlate Tarquinia (città antica) Cavalli alati di Tarquinia Elogia Tarquiniensia Arte etrusca

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