La Battaglia di Budapest (nella letteratura tedesca Schlacht um Budapest, nella storiografia sovietica indicata come operazione Budapest - Будапештская операция, Budapeštskaja operacija) fu un sanguinoso e prolungato scontro combattuto tra l'Armata Rossa (con il concorso di reparti dell'esercito rumeno) e la Wehrmacht tedesca, supportata dai suoi alleati ungheresi, durante la seconda guerra mondiale sul fronte orientale per il possesso della capitale magiara. Il violentissimo combattimento finale tra le forze tedesco-ungheresi rimaste accerchiate a Budapest dal 26 dicembre 1944 e le truppe d'assalto sovietiche (protrattosi per oltre un mese all'interno della cerchia cittadina) giunse al termine di una serie di offensive lanciate dall'Armata Rossa in Ungheria a partire dal 29 ottobre 1944, che provocarono aspri e ripetuti scontri con le riserve corazzate tedesche tenacemente decise, secondo le direttive di Adolf Hitler, ad impedire una vittoria sovietica.
Le operazioni si conclusero il 13 febbraio del 1945, dopo accaniti combattimenti nelle rovine della città e il fallimento di un tentativo finale di sortita, con la vittoria completa sovietica, la distruzione di gran parte dei reparti accerchiati, tra cui numerose formazioni Waffen-SS, e la resa delle residue forze tedesco-ungheresi a Budapest; in questa fase ormai gran parte del territorio ungherese era già in mano dell'Armata Rossa che presto avrebbe marciato su Vienna.
L'avanzata dell'Armata Rossa in Ungheria La situazione ungherese Sin dalla metà degli anni Trenta, l'Ungheria, uscita pesantemente ridimensionata dopo la sconfitta e la disgregazione dell'Impero austro-ungarico nella prima guerra mondiale, si era dimostrata assai in sintonia con i regimi instauratisi in Italia e Germania; questa collaborazione agevolò il sostegno dei governi italiano e tedesco alle richieste ungheresi circa una soluzione a lei favorevole di alcune dispute territoriali lasciate aperte dal Trattato del Trianon.. Grazie al primo e al secondo arbitrato di Vienna, quindi, l'Ungheria ottenne significative concessioni sia sul confine cecoslovacco che su quello rumeno. Nel 1940, su pressione tedesca, l'Ungheria siglò il Patto Tripartito, entrando in guerra a fianco delle potenze dell'Asse.. A dispetto delle speranze iniziali di evitare il coinvolgimento diretto nelle operazioni militari, il governo ungherese fu presto costretto a fornire truppe e mezzi nelle campagne di Jugoslavia e di Russia..
La partecipazione di un numeroso contingente alla guerra sul Fronte orientale costò all'Ungheria gravi perdite umane e materiali; l'intera 2ª Armata venne distrutta durante l'offensiva Ostrogorzk-Rossoš nel gennaio 1943, provocando malcontento in Ungheria e gravi preoccupazioni per il governo filo-tedesco dell'ammiraglio Miklós Horthy, desideroso di evitare una catastrofe, timoroso del possibile arrivo dell'Armata Rossa e quindi alla ricerca di contatti con le potenze anglosassoni per sganciarsi dallo scomodo alleato tedesco..
Già prima che nel settembre del 1944 le forze sovietiche arrivassero a minacciare direttamente il confine ungherese, il governo di Budapest aveva avviato trattative segrete per una pace separata con gli Alleati. Avvisato di queste trattative, Hitler diede il via il 27 marzo del 1944 all'Operazione Margarethe, così da prevenire i danni di un'eventuale fuoriuscita dell'Ungheria dall'Asse: truppe della Wehrmacht occuparono importanti nodi strategici e industriali in territorio ungherese e l'Ammiraglio Horthy, reggente di Ungheria, fu posto agli arresti domiciliari dai tedeschi..
I primi attacchi sovietici
La grande offensiva sovietica di Iași-Kišinëv, iniziata il 20 agosto 1944, provocò l'immediato crollo delle forze tedesco-rumene del Gruppo d'armate Sud Ucraina al comando del generale Johannes Friessner e accelerò in pochi giorni la destituzione del Capo di Stato rumeno Ion Antonescu, sostituito da un nuovo governo che immediatamente dichiarò guerra alla Germania e passò a combattere a fianco dell'Armata Rossa. Il conseguente disastro completo delle forze tedesche permise al 2º Fronte ucraino del generale Rodion Malinovskij ed al 3º Fronte ucraino del generale Fëdor Tolbuchin (coordinati dal rappresentante dello Stavka, maresciallo Semën Timošenko) di avanzare rapidamente occupando Bucarest già il 2 settembre e raggiungendo i confini con la Bulgaria e con l'Ungheria..
Mentre le forze del generale Tolbuchin marciavano direttamente in Bulgaria, anch'essa passata l'8 settembre dalla parte sovietica dopo aver dichiarato guerra alla Germania, il maresciallo Malinovskij occupò facilmente i passi dei Carpazi, riorganizzò le sue forze per avanzare nella Transilvania e nelle pianure ungheresi. Il comando del Gruppo d'armate tedesco del generale Friessner (che il 24 settembre sarebbe stato ridenominato Gruppo d'armate Sud), cercò nelle prime settimane di settembre di organizzare un nuovo schieramento difensivo, impiegando per contribuire alla difesa, anche alcune armate ungheresi affrettatamente costituite, con soldati dal morale basso e con armamenti poco efficienti..
Con l'aiuto di alcune formazioni corazzate tedesche di riserva dirottate in Transilvania dalla Slovacchia, il generale Friessner sferrò alcuni contrattacchi da Cluj verso sud per facilitare il ripiegamento delle forze tedesco-ungheresi del cosiddetto Armeegruppe Wöhler (8ª Armata tedesca del generale Otto Wöhler) che rischiava di rimanere isolato a nord dopo il crollo del fronte tedesco-rumeno, mentre il maresciallo Malinovskij marciò contemporaneamente verso Cluj e Turda e verso Timișoara e Arad dove l'avanzata sovietica, rafforzata dal contributo di importanti contingenti rumeni, fu facilitata dalla debolezza delle forze ungheresi presenti sul posto.. Mentre a Cluj i reparti tedeschi del cosiddetto Armeegruppe Fretter-Pico (6ª Armata tedesca del generale Maximilian Fretter-Pico e 2ª Armata ungherese) riuscirono a contenere le forze sovietiche, già il 24 settembre le armate del fianco sinistro del maresciallo Malinovskij (53ª Armata, 18º Corpo corazzato e 1ª Armata rumena) raggiunsero il confine ungherese a Makó dopo aver liberato Arad e Timișoara..
Dopo una breve fase di riorganizzazione e rafforzamento, a partire dal 6 ottobre il maresciallo Malinovskij sferrò la cosiddetta "Operazione Debrecen", una grande offensiva combinata che prevedeva di marciare contemporaneamente da Arad verso Budapest (con la 53ª, la 46ª Armata e il Gruppo di cavalleria meccanizzata - KMG, Konno-Mechanizirovannaja Gruppa - del generale Pliev), da Oradea verso Debrecen con la potente 6ª Armata corazzata delle guardie del generale Andrej Kravčenko, da Cluj sempre verso Debrecen (con la 27ª Armata ed il Gruppo di cavalleria meccanizzata del generale Gorškov) per isolare ed accerchiare le forze tedesco-ungheresi.. L'offensiva fu duramente contrastata dalle forze tedesco-ungheresi, in fase di rafforzamento con l'afflusso di numerose Panzer-Division tedesche e divisioni Waffen-SS con cui il Comando tedesco sperava addirittura di passare alla controffensiva: sulla sinistra i sovietici riuscirono a raggiungere il Tibisco, conquistando Mezőtúr e Szeged, mentre sulla destra venne finalmente conquistata Cluj..
Per accelerare la marcia su Debrecen, il Gruppo Pliev e il Gruppo Gorškov vennero dirottati a nord per rafforzare la 6ª Armata corazzata delle guardie duramente contrastata ad Oradea; Debrecen infine cadde il 20 ottobre ed i carri armati sovietici raggiunsero anche Nyíregyháza il 22 ottobre, minacciando di isolare l'8ª Armata tedesca e due armate ungheresi nella Transilvania settentrionale. Ma il generale Friessner passò al contrattacco e le Panzer-Division inflissero una serie di scacchi alle forze mobili nemiche, riconquistando il 25 ottobre Nyíregyháza, e favorendo il ripiegamento tedesco sulla linea del Tibisco.. Mentre la situazione a nord migliorava per le forze tedesco-ungheresi, il maresciallo Malinovskij stava però già organizzando la sua offensiva principale a sud direttamente contro Budapest, per sfruttare i successi conseguiti dalle sue armate del fianco sinistro e conquistare rapidamente la capitale magiara..
Tentativo di defezione ungherese
Di fronte ai catastrofici sviluppi della situazione militare e all'avvicinarsi dell'Armata rossa, l'Ammiraglio Miklós Horthy, dopo aver tentato di prendere accordi con le potenze anglosassoni si era deciso infine ad entrare in trattative con l'Unione Sovietica, inviando a Mosca alla fine di settembre 1944, il maresciallo Farago (ex addetto militare in Russia).. Già il 15 ottobre 1944 l'Ammiraglio annunciò con un comunicato radiofonico la firma dell'armistizio tra l'Unione Sovietica e l'Ungheria, ma, al corrente delle trattative, Hitler reagì brutalmente, coadiuvato dai rappresentanti del Reich in Ungheria, Rudolf Rahn, Edmund Veesenmayer e Otto Winkelmann, per fronteggiare la defezione del suo ultimo alleato: il colonnello Otto Skorzeny, alla testa di alcuni uomini del suo reparto scelto delle SS lo SS-Jagdverband, rapì Horthy (dopo aver segregato qualche giorno prima anche il figlio dell'ammiraglio come ostaggio) e lo trasportò in Germania..
Due divisioni di cavalleria corazzata Waffen-SS occuparono Budapest (Operazione Panzerfaust), favorendo la costituzione di un nuovo governo filo-nazista. Horthy fu costretto alle dimissioni e a capo del nuovo governo fu insediato il leader di destra Ferenc Szálasi, capo del Partito delle Croci Frecciate, che instaurò un violento regime di terrore. Una parte dell'Esercito ungherese (la Honvéd) però defezionò a favore dei sovietici, come fecero il maresciallo Miklos (comandante della 1ª Armata), il generale Veress, e il generale Vörös, capo di Stato maggiore generale.. Szálasi riuscì comunque ad organizzare una parte dell'Esercito per combattere contro l'Armata Rossa, appoggiandosi ad elementi ultranazionalisti e fidando sul tradizionale odio contro i rumeni e i russi; vennero inoltre costituite milizie di Croci Frecciate e due nuove divisioni Waffen-SS di reclutamento locale.
In questo modo Hitler e l'Alto comando tedesco riuscirono ancora una volta a stabilizzare la situazione ed a mantenere nel campo tedesco l'alleato ungherese, salvaguardando almeno temporaneamente il prezioso approvvigionamento del petrolio proveniente dai pozzi situati nella zona del lago Balaton e continuando a proteggere il fianco meridionale delle proprie linee di difesa.
L'assalto su Budapest L'offensiva dell'Armata Rossa
Il 29 ottobre 1944 l'Armata Rossa lanciò la sua prima offensiva in forze contro Budapest; in realtà il maresciallo Malinovskij, comandante del 2º Fronte ucraino, avrebbe voluto rinviare l'inizio dell'attacco di almeno cinque giorni per permettere l'afflusso delle riserve del 4º Corpo meccanizzato delle guardie (in arrivo dalla Jugoslavia dopo la vittoriosa marcia su Belgrado) e il raggruppamento e il rafforzamento logistico delle sue forze, ma Stalin in persona, durante un duro scambio di vedute telefonico, impose di iniziare immediatamente l'offensiva su Budapest, sottolineando la necessità di conquistare la capitale ungherese al più presto anche per motivi di alta politica internazionale e per rafforzare la posizione diplomatica dell'Unione Sovietica nei confronti dei suoi alleati anglosassoni..