La Val d'Astico (Astetal in cimbro) è una valle delle prealpi vicentine solcata dal torrente Astico. La gran parte del territorio ricade nella provincia di Vicenza, mentre la parte più alta è in provincia di Trento.

La valle si apre sulla pianura vicentina tra gli abitati di Piovene Rocchette e Caltrano. Si sviluppa sostanzialmente in direzione sud-nord, incuneandosi tra l'altopiano dei Sette Comuni (a est) e i rilievi del Monte Novegno (a ovest) che, dopo l'abitato di Arsiero, lasciano il posto all'altopiano di Folgaria.

Dopo aver superato il comune di Valdastico, la valle piega verso nordovest e, passata Lastebasse, entra in Trentino. Dopo contrà Buse di Folgaria, curva verso sud terminando ai piedi del monte Plaut.

Geografia fisica L'Astico nasce in Trentino, in territorio di Folgaria, sui fianchi settentrionali delle rilievi di Pioverna e Plaut, scende come ruscello di montagna tra le conifere di Val Orsara e Val Pru, mantenendo direzione nord-est fino alla frazione di Buse. Qui gira sotto la rupe del Cherle e scende in basso con direzione sud-est fino a San Pietro Valdastico.

In questo primo tratto il versante destro della valle si presenta scosceso fino a 1400 metri di quota, per poi allargarsi tra pascoli e conifere. Vi discendono valli scoscese, dagli impluvi irregolarmente articolati: la Val Lunga, da Prà Bertoldo-Soglio d'Aspio fino ai pressi di contrà Busatti; la Val Civetta, dai Fiorentini a Contrà Giaconi; la Val Rua, dal soglio Melignone-Restele a contrà Posta; la Val Losa, dallo Spitz di Tonezza-Passo della Vena a Montepiano. Sfocia infine nella depressione alluvionale di Valdastico la valle di Valpegara, che scende pure dai dirupi dello Spitz. Due profonde vallate si estendono invece sul fianco sinistro: la Val di Rio Torto e la Val Torra. La prima, dalle contrade di Pedemonte, penetra a nord fino a Monterovere separando, ad ovest l'Altopiano di Lavarone dal centro dell'Altopiano dei Sette Comuni; la seconda, dalle contrade di Valdastico, punta in direzione nord-ovest verso le Vezzene. Entrambe contribuiscono ad isolare l'Altopiano di Luserna che protende verso sud-est, in Val d'Astico. Da San Pietro ad Arsiero la valle assume direzione sud e, superato a sinistra la rocca di Cima Campolongo, si stringe. Unica eccezione a sinistra, dove all'altezza di Pedescala si dilata l'ampia e arida Val d'Assa con le sue pareti fittamente sovrapposte da calcari grigi. Tenendosi accostato alla pendice del Monte Cengio l'Astico sfocia nella conca di Arsiero. Da qui la valle assume orientamento nordovest-sudest, allargandosi tra le falde dell'Altopiano dei Sette Comuni e il gruppo Summano-Priaforà e prosegue verso sudest, poi devia a sud verso la pianura.

Origine del nome Il nome del fiume deriva - secondo un'interpretazione - da àstacus, gambero d'acqua dolce, presente in alcuni tratti della valle. Secondo lo storico vicentino Gaetano Maccà, deriverebbe invece da laste, le lastre di pietra levigata presenti in fondovalle e lambite dal fiumeTratto da .

Storia

Epoca antica La Val d'Astico fu abitata sin dal paleolitico; il popolamento fu favorito dalla presenza di numerosi covoli (caverne) che potevano essere utilizzati come rifugi; a Forni è stata rinvenuta una lapide paleoveneta.

Più tardi nella valle si insediarono gli Euganei e successivamente i Veneti, che spinsero i primi sulle pendici dei monti, dopo aver invaso la pianura vicentina.

Nel II e I secolo a.C. giunsero i Romani, i quali costruirono una strada che, proveniente da Vicenza, portava verso nord. Come le altre valli prealpine del Chiampo, dell'Agno e del Leogra, anche quella dell'Astico non fece parte del municipium di Vicenza, ma la popolazione godeva soltanto dello jus latiumIl diritto latino (jus latium) era uno status civile che in epoca romana si situava a livello intermedio tra la piena cittadinanza romana e lo stato di non cittadino..

Alcuni studi relativi ad antichi villaggi di popolazioni probabilmente euganee, come quelli di Bostel in comune di Rotzo e di Castellare in comune di Caltrano che furono distrutti da incendio, hanno formulato l'ipotesi che - intorno al 200 a.C. o poco dopo - i romani abbiano compiuto delle spedizioni militari contro le genti dei monti che, a differenza di quelle venete della pianura, si dimostravano ostili all'occupazione di Roma e scendevano a rapinare le popolazioni sottostanti..

Un'iscrizione su una lapide ritrovata a Chiuppano - oggi dispersa - fa menzione del Collegium Centonariorum, la corporazione dei lanaioli; un'altra scolpita su marmo di Piovene ricorda la famiglia romana Cartoria (il cui nome forse deriva da cardus utilizzato dai lanieri per pettinare la lanaLo stesso nome di Caltrano potrebbe derivare da Carturano, come quello di Costa Cartura nell'alta Val d'Astico verso Folgaria). Questi reperti indurrebbero a pensare che allo sbocco della Val d'Astico l'industria e il commercio della lana prodotta sulle pendici dei monti che l'attorniano - il Summano e gli Altopiani - fossero conosciuti e sviluppati già al tempo dei romani..

In epoca precristiana la val d'Astico fu abitata dai Reti, un popolo celtico che giunse fino alla val d'Assa sull'altopiano di Asiago, dove presumibilmente fondò Rotzo e Bostel.. Nel 15 d.C. i Reti furono annientati dai Romani e il ritrovamento di numerose monete di epoca romana sembra attestare in valle una certa importanza strategica della medesima in tale periodo...

Alto Medioevo Nel 489 i Goti di Teodorico invasero l'Italia e da quel momento le Prealpi vicentine iniziarono un significativo rapporto con le popolazioni germaniche, fino a quando i Bizantini non riuscirono a imporsi. Alcuni storici hanno teorizzato che i primi insediamenti cimbri discendano proprio dai resti dei Goti, altri ne collocano l'origine al tempo dei Longobardi (secoli VI-VIII) o a epoche successive (X secolo): i Longobardi infatti furono i primi a dominare sfruttando adeguatamente le terre della val d'Astico.. Essi nell'Alto medioevo avevano diviso il territorio in ducati e il Ducato Vicentino confinava a settentrione con quello di Trento, dove i confini seguivano la morfologia del terreno sulla linea di spartiacque: Passo della Borcola, Monte Maggio, Monte Melegna, Bocca di Valle Orsara, corso dell'Astico fino a Busatti e su fino a Cima Vezzena. Tale linea di confine subirà nei secoli modifiche dalle conseguenze significative., tuttavia il territorio in questione conserva tracce evidenti dell'assetto dato da questo popolo rude, ma organizzato sia militarmente che economicamente, ciò è evidente nella toponomasticaSi veda Fara Vicentino, toponimo che allude a fara, cioè "clan di consanguinei" e nella documentazione attestante la corte longobarda di Sant'Agata a Cogollo. Grazie a questa organizzazione fortemente strutturata, in epoca longobarda la Val d'Astico era una via di comunicazione tra i monti e il piano, che facilitò i collegamenti tra l'economia dell'altopiano e quella della pianura. Attorno al X secolo la popolazione aumentò a causa delle colonie tedesco-bavaresi, spinte in questa zona dagli Ottoni tra il 952 e il 976, da cui probabilmente deriva l'origine cimbra della cultura e della lingua del luogo, che resta comunque una zona molto tranquilla, se confrontata con la pianura vicina, terra di continue invasioni.

Nel 910 l'imperatore Berengario I donò al suo arcicancelliere e vescovo di Vicenza Vitale tre curtes dell'Alto Vicentino, tra le quali la curtis di Valle o Valle dell'Astico; il cui centro era Caltrano (Massa Carturni) e comprendeva le ville di Chiuppano, Cogollo, Vello e Arsiero; il territorio era molto esteso, comprendendo le montagne sulla sinistra e sulla destra dell'Astico, fino al Xomo di Folgaria; si trattava di beni che appartenevano alla Corte regia..

La donazione venne rinnovata nel 939 dal re Rodolfo, nel 968 da Ottone I, nel 997 da Ottone III, e nel 1026 dal Diploma rilasciato dall'imperatore Corrado II il Salico al vescovo di Vicenza Tedaldo (o Teobaldo)"Confirmamus praecepta nostrorum praedecessorum imperatorum sive regum, videlicet ab Imperatore Berengario, cortem de Valle et Massa Carturni ad eamdem cortem pertinentem, et mansos et placita, et cuncta appendiciti, seu alfa quaelibet quae in ipsa valle et in iamdicta massa ad regiam potestatem et ad publicam potestatem pertinere videntur seu etiam et alias cortes ab eodem Imperatore Berengario eidem Ecclesiae attributas et concessas; Sicinum et Maladum et castellum in eodem loco de Malado constructum cum omnibus earum pertinentiis et adiacentiis, districtis, placitis et publicis functionibus". Testo del diploma pubblicato da Giovanni Mantese, Memorie storiche ..., vol. II, pp. 507-508.

Nel 917, mentre perdurava la minaccia degli Ungari, Berengario donò al vescovo di Padova, Sibicone, le "vie pubbliche" del Pedemontano e dell'Astico, cioè tutto il vasto territorio montano e pedemontano compreso tra l'Astico ed il Brenta, comprendente l'Altopiano di Asiago, Thiene, Breganze e MarosticaAncor oggi l'Altopiano e Thiene appartengono alla diocesi patavina, mentre Breganze e Marostica passarono alla diocesi di Vicenza agli inizi dell'Ottocento. . La pubblica strada dell'Astagus (vias publicas iuris nostri) appartenente al potere regio si trovava sulla sponda sinistra dell'Astico e questo creò dei contrasti tra i vescovi di Padova e di Vicenza.

Con questa donazione, i vescovi presero il controllo giuridico, amministrativo ed economico della zona e furono aiutati nell'esercizio di ciò da monaci e ospizi. Celebri furono i due ospizi di San Pietro Valdastico e di Brancafora, che furono i maggiori centri attorno ai quali insediarono i primi nuclei abitati della valle. Entrambi erano retti da un priore, nominato con un diritto di rendita dal vescovo e coadiuvato da laici e monaci. Grazie a tali ospizi, dove trovavano rifugio i viandanti che risalivano la "Strada del Lancino" verso Trento o i sentieri verso l'altopiano dei Sette Comuni, si sviluppò l'agricoltura e il commercio del territorio (dal 1450 non si parla più di ospizi, ma di parrocchie e nel 1600 la chiesa di Brancafora fu annessa alla diocesi di Trento)..

Nel 924 tra i vescovi delle due diocesi si chiarì la situazione territoriale; Caltrano e Cogollo furono cedute alla diocesi di Padova, anche se dal punto di vista civile Cogollo rimase sempre feudo di Vicenza..

Scarseggiando i reperti, non è bene chiaro quando su questo territorio sorsero i castelli e si rafforzarono le difese, sembra comunque evidente che si tratta di un periodo antecedente al Mille.

Le Castellare di Caltrano A Caltrano tuttora esiste questo toponimo: indica il colle che domina l'Astico e le due valli, la Val Grande a est e la Val Mala a ovest, che costituivano due braccia di una difesa naturale, completata dal corso dell'Astico a sud. Su questo colle nel 1894 furono fatti degli scavi; furono trovate le fondamenta di un antico manufatto, una torre che vigilava la strada e il fiume; probabilmente, oltre alla torre, vi saranno state altre costruzioni per accogliere il corpo di guardia.

Attorno alle Castellare di Caltrano si costituì il primo centro abitato, favorito da una sorgente perenne di acqua limpida, tuttora incavata nel monte e che per secoli fu utilizzata dalla popolazione. Caltrano fu il centro della curtis de Valle e qui probabilmente aveva sede il comando militare della zona: quantunque la posizione fosse alquanto nascosta, era però in diretta comunicazione con la torre di Chiuppano posta sul colle delle Bregonze e ricevente segnalazioni da varie parti..

Il castello di Chiuppano