Lollove è una frazione di Nuoro che dista circa 15 chilometri dal capoluogo. Nei documenti la si trova menzionata come Loloe, Lolove o Loloy. In lingua sarda è chiamata Lollobe.

Origini del nome Dal punto di vista etimologico il termine Lollobe potrebbe essersi originato dal termine sardo arcaico lo' ò che significava corso d'acquaLa voce simile è golo, ruscello, con la perdita del go iniziale. L'accorciamento della parola è una semplificazione tipica del periodo aragonese e spagnolo, nel Sud della Spagna c'è il detto "Corta la palabra!" e cioè accorcia la parola. Vedi a pagina 102 Fabio Fancello - Voci di un Mondo Remoto: riflessioni di linguistica sarda - L'Ortobene Nuoro e dal termine sardo arcaico lòbe che significava ghianda.Vedi a pagina 133 Fabio Fancello - Voci di un mondo remoto: riflessioni di linguistica sarda - L'Ortobene Nuoro Il termine era riferito alla collocazione del paese, un'area interessata da un bosco di querce ricco di ghiande per i suini e attraversato da un corso d'acqua.

Secondo Eduardo Blasco Ferrer, il nome Lollobe sarebbe originato dalla parola paleobasca ola (capanna) più il suffisso -obe (conca, cavità), indicando così un agglomerato di capanne presso una conca.

Storia Tradizione Gli anziani di Lollove tramandano un racconto leggendario sul borgo, secondo il quale, questo venne colpito dalla maledizione di alcune suore fuggite dalla chiesa di S.M. Maddalena a causa dell'accusa di relazione carnale di qualcuna di esse con i pastori del paese. Esse sarebbero andate via lanciando la seguente maledizione: “Lollove Sarai come acqua del mare; non crescerai e non morirai mai”.Il detto in sardo è: "Lollove as a esser chei s'abba 'e su mare: no as a crescher nen parescher mai!".

Selene: il villaggio "scomparso" di Lollove La leggenda che si tramanda per via orale da secoli riporta che Lollove ebbe origine da un ancora più antico villaggio detto Selene. Le traduzioni e indicazioni sporadiche su questo villaggio, della cui esistenza non è mai stata pubblicata alcuna prova documentale (fotografie, coordinate, ecc.), fanno risalire il termine dal greco Seleni, ovvero Luna. Tuttavia alcuni anziani lollovesi negano conoscere il villaggio scomparso con questa denominazione ma con quella di Elene, ovvero "Elena" in lingua sarda, del quale sarebbero ancora visibili le rovine dell'antichissima Chiesa che diede il nome al villaggio.

Rimanendo su una ricerca al momento prettamente teorica, quindi priva di una consolidata scientificità, il collegamento ipotizzabile secondo tali testimonianze, pertanto, è che Elene, Elena, Santa Elena, altra non era che Flavia Giulia Elena, moglie dell'Imperatore Costanzo Cloro, il cui culto era piuttosto diffuso nel territorio circostanteAlberto Bonfante e Don Giovanni Carta, Santuari e Chiese campestri della Diocesi di Nuoro, Poligrafica Solinas S.r.l., 1992.

Il presunto cranio di questa Santa, conservato nella cripta della Cattedrale di Treviri (Germania), riporta una dicitura: "CAPUT SHELENAE", ovvero "Capo di S. Elena". "SHELENAE", forma contratta di "S. Helenae", "Sancta Helenae", da cui la forma contratta e "sardizzata" di "Selene" o "S. Elene", quindi, potrebbe essere sempre lei, Santa Elena.

Medioevo Lollove è un caratteristico borgo retaggio del medioevo, epoca durante la quale nelle vallate del Rio Sologo e del Rio Cedrino (allora Su Rivu Mannu) vi erano numerosi villaggiErano già presenti: Isalle, Dilisorre, Gulinneri, Sorgualissus, Ossio (S'Ossu), Gardoco (Gardosu), Villa Longe (Badde Longa), Gultudofe, Santa Maria, Itria di Gultudofe, e San Giacomo di Lugula e cioè Santu Jacu e Nostra Signora d'Itria de su Riu de Lucula, chiese collocate sull'Ortobene, ecc. ai quali sia aggiungevano altri piccoli agglomerati non sempre citati nella documentazione. Nella vallata del Cedrino, da Lollove retrostanti il Monte Ortobene, erano già presenti altri numerosi paesi. Locoe, Nothule (Dule), Filihuri (Filicore) che in località Marreri aveva il salto di Saderi, omonima località, in comune con Gultudofe, Gadu (Giumpattu de Pappaloppe), Golcone (Corcodde), Latinaco (Lanaitto), Iloi (Iloghe), Nurulis (Orrule), Torpee de S'Iscra de Garteddi, Muru, Panana (Panatta), Sudday (San Giorgio di Siddai o Cares), Agugheda (Cucchè), Nurachi, Corache (Oroviddo), Gonarium (Gonare), Castro, Thorpeia (Thoppora), S'Armulanza (Mulattai), Scopeta (Iscopidana), Siffilinu o Siffilionis (Filine), Ortomurcato (Sos Mucarzos), Sulcalis (Nuraghe Mannu o Thurcali) e San Giovanni Portu Nonu (Santu Juanni Port'è'Onone).. Di questi piccoli paesi medioevali Lollove è l'unico ad aver varcato l'epoca contemporanea e anche per questa caratteristica è oggetto di attenzione degli appassionati di quel periodo.

Dal punto di vista ecclesiastico, la parrocchia di Lollove costituiva un canonicato della diocesi di Ottana, con le annesse Bottidda, Burgos ed Esporlatu: questo canonicato fu, infatti, ereditato dalla diocesi di Alghero, e se ne trova traccia nei documenti risalenti agli anni Ottanta del XVI secoloAntoni Nughes, El sínode del bisbe baccallar: l'Alguer, església i societat al segle XVI, Barcelona, 1991, p. 178.. Di fronte alla chiesa di Lollove fino a tempi storici i vecchi ricordano tre cippi.Il cippo doveva essere alto circa un metro ed era in trachite o in terracotta che presentava una rappresentazione della mezza luna e del sole. Questi simboli sono legati al culto della Maddalena. Secondo la tradizione gnostica, propria dei templari, Santa Maria Maddalena è associata alla saggezza (SOPHIA) e il concetto viene rappresentato proprio dal sole e dalla mezza luna e da una porzione di cielo stellato.

I vecchi di Lollove sostenevano che il loro paese nacque prima di Nuoro ed in un tempo andato era stato più grande di Nuoro.

Lollove aveva nella vallata un altro piccolo paese gemello, quello di Isalle, esistito ufficialmente fino al 1567, anno in cui venne designato dal Vaticano l'ultimo canonico di nome Umberto Mossone a reggere il locale Canonicato. Isalle però vivacchiò ancora per qualche anno dopo il 1600 con una popolazione intorno ai 15 abitanti che poi si estinse definitivamente fors'anche per una semplice epidemia influenzale. Isalle, appartenente alla diocesi di Galtellì, aveva come parrocchia il Canonicato di Santa Cristina e altre quattro chiese.chiese San Giuseppe, San Giorgio, Santa Telica Martire (Santa Dilica) e il Rosario. Probabilmente alcuni abitanti di Isalle confluirono a Lollove quando cessò di esistere il loro villaggio.Oggi il salto di Isalle è ricompreso nel Comune di Dorgali. Dorgali confina per soli trecento metri con il Comune di Nuoro.

Nella vallata di Marreri in agro di Nuoro, nell'area limitrofa a Lollove, esistono i ruderi di due chiese, San Bartolomeo (Santu Tomeu) e San Teodoro (Santu Tederu), probabilmente già appartenute a Lollove. Altre chiese erano presenti sempre nelle vicinanze, e più precisamente sulle pendici del Monte Ortobene, nelle località di San Gavino (Santu Gabinzu), e di San Giacomo Maggiore (Santu Jacu). Queste chiese erano limitrofe ai ruderi della chiesa d'Itria dell'Ortobene.

Era moderna Faceva parte in periodo spagnolo dell'"Encontrada de Nuero" con i villaggi di "Nuero (Nuoro), Locoy (Locoe) y Orgosolo".

Lollove nel 1615 aveva 25 abitantiNel 1615 Lollove aveva 10 abitanti in più di Locoe collocato tra Orgosolo e Oliena. In quell'anno anche Isalle, il paese più vicino a Lollove, doveva avere una consistenza di popolazione di una decina o quindici abitanti ma era già destinato a una rapidissima scomparsa. Lollove faceva parte del Marchesato di Orani. Pedro Moreno Meyerhoff - Da Orani a Hìjar. Dai signori, poi Marchesi di Orani, ai Duchi di Hìjar. Il Marchesato di Orani. Atti del Convegno.

Nel XIX secolo, dal Dizionario Angius Casalis si apprende che:

Lollove aveva nel 1838Secondo la statistica del Casalis Angius 180 abitanti di cui 25 agricoltori, 20 pastori e due o tre dediti ad altri mestieri, la consistenza in bestiame era nel 1838 il seguente: 600 vacche, 2000 pecore, 500 capre, 150 porci.

Nel 1860 Lollove fu colpita da un'aggressiva epidemia di vaiolo, ci furono molte vittime e la comunità di Lollove con Pietro Siotto, ultimo sindaco del paese, protestò vibratamente con le autorità per lo stato di abbandono del paese, inviò anche una lettera al quotidiano La Nuova Sardegna, perché lo Stato aveva lasciato il paese senza strada per Nuoro e senza cimitero.

Lollove è stato Comune fino alla seconda metà del 1800. Il salto comunale comprendeva la sponda destra (dando alle spalle alla sorgente) del Rio Lucula, sottostante la città di Nuoro, e del Rio Sologo nella vallata di Marreri, dove il rio precedente confluisce. Infatti nel 1857 divenne frazione del Comune di Nuoro dopo un'iniziale valutazione di accorpamento a un altro comune viciniore.

Al 1896 risale la descrizione del paese fatta dallo scrittore nuorese Sebastiano Satta. Satta riferisce che allora a Lollove abitavano trecentosessantasette abitanti in cinquantasei case e che le vie erano ostruite da rocce che ne impedivano il transito ai carri ed ai cavalli.L'impressione avuta da Sebastiano Satta alla fine di un viaggio a Lollove nel 1896 si ritrova in un articolo pubblicato da lui sulla Nuova dove scriveva: «Lollobe, cinto da poche siepi di leccio, da alcuni mandorli intristiti e da molte agavi e pallidi olivastri, appare giù nella valle, abbandonato, come un morto nella bara. In quel paese nessuna traccia del passaggio del Re Magi, i bei vegliardi dallo scettro d'oro».

La scrittrice nuorese Grazia Deledda, Premio Nobel per la letteratura, ambientò a Lollove il romanzo La madre.

Malgrado la richiesta dei suoi abitanti a Lollove non fu mai concessa dalla città capoluogo la circoscrizione, e nella seconda metà del 1900 vide perdere tutti gli uffici pubblici (carabinieri, scuole ecc.), nonostante nel 1950 avesse ancora oltre quattrocento abitanti.

Monumenti e luoghi d'interesse