Lo Juventus Stadium, noto anche come Allianz Stadium per motivi di sponsorizzazione o più semplicemente come Stadium, è un impianto calcistico di Torino. Si trova nei quartieri Vallette e Lucento in prossimità dell'area Continassa, nella zona nord-occidentale del capoluogo piemontese.
Di proprietà della società calcistica Juventus Football Club, è sede degli incontri interni della sua prima squadra maschile dalla stagione 2011-2012. Primo impianto moderno di proprietà di un club in Italia, è il sesto per capienza con spettatori, nonché il primo del Piemonte; sorge sulla stessa area del preesistente e demolito stadio delle Alpi, di cui riutilizza parte delle strutture.
Prima struttura calcistica italiana costruita in stile postmoderno,. senza barriere architettoniche nonché primo impianto ecocompatibile al mondo, è uno dei quattro stadi italiani (assieme all'Olimpico di Roma, al Giuseppe Meazza di Milano e all'Olimpico Grande Torino di Torino) a rientrare nella categoria 4 UEFA, ovvero quella con maggior livello tecnico. In tal senso, ha ospitato diversi incontri della nazionale italiana.
Ritenuto tra gli impianti più avanzati a livello mondiale, uno dei simboli architettonici della Torino contemporanea nonché tra i maggiori poli di attrazione turistica della città, lo Stadium è stato premiato con lo Stadium Innovation Trophy al Global Sports Forum 2012 quale scenario sportivo più innovativo d'Europa.
Inaugurato col nome ufficiale di Juventus Stadium – titolazione che tuttora mantiene in occasione delle competizioni confederali –, dal 1º luglio 2017 ha assunto il nome commerciale di Allianz Stadium a seguito della cessione dei diritti di denominazione ad Allianz. Nei pressi dell'impianto si trovano strutture correlate al club come il J-Museum, il J-Medical, un megastore e un centro commerciale oltreché il J-Village.
Per la stagione 2023-2024, è stato valutato come miglior stadio italiano.
Storia Antefatti
Le radici dello Stadium affondano nel 1994, quando la inizia a coltivare l'idea di costruire uno stadio di sua proprietà. In quel periodo la squadra bianconera gioca le sue partite casalinghe – condividendolo coi concittadini del – allo stadio delle Alpi, un impianto di proprietà comunale e, sebbene inaugurato in occasione dell'allora recente , già afflitto da molti problemi come gli alti costi di affitto e manutenzione, difficoltà contrattuali con il Comune, l'eccessiva lontananza del pubblico per la presenza di una pista di atletica leggera peraltro scarsamente utilizzata, il pessimo comfort sugli spalti e altre carenze strutturali che l'hanno reso presto superato, anche dinanzi alla sopravvenuta rivoluzione televisiva.
Tutto ciò si traduce in uno stadio «troppo grande, troppo freddo (in ogni senso: ambientale e climatico [...]) e troppo vuoto», coi tifosi che raramente riempiono il sovradimensionato impianto, tanto che la Juventus, sentendosi ormai come «ospite in casa d'altri», tra il 1991 e il 1994 inizia a intimare più volte al Comune di voler lasciare il Delle Alpi o lo stesso capoluogo piemontese, per alcune partite o persino definitivamente; propositi che si concretizzano a partire dal 1995 quando, con una mossa «senza precedenti nella storia juventina», il club decide di giocare lontano da Torino varie sue gare interne, tra cui semifinale e finale di Coppa UEFA 1994-1995 (Milano), la finale di Supercoppa UEFA 1996 (Palermo), tutta la Coppa Intertoto UEFA 1999 (Cesena) e alcuni turni della Coppa UEFA 1999-2000 (Palermo).
Nel 1994 l'idea iniziale della società bianconera consiste nel trasformare la zona della Continassa, dove sorge il Delle Alpi, in un territorio a uso esclusivo del club, costruendovi un nuovo impianto di proprietà affiancato da altre strutture: in questa fase embrionale sono già ipotizzati un museo a tema juventino, un centro d'allenamento per la squadra e l'insediamento della sede sociale nella settecentesca Cascina Continassa. Nel 1996 il progetto del nuovo impianto alla Continassa rimane come alternativa; la società pensa tuttavia di riservare comunque alla Continassa la funzione di centro sportivo, destinando il Delle Alpi solo ai grandi eventi sportivi. Nel 1998 l'idea del nuovo stadio di proprietà alla Continassa ritorna ad essere il progetto principale, che prevede la profonda ristrutturazione del Delle Alpi e la costruzione di nuove strutture a uso del club, più altre attività commerciali correlate. La Juventus vuole abbattere il Delle Alpi per fare posto a un nuovo stadio adatto alle famiglie con una capienza di posti, destinato esclusivamente all'uso calcistico e sul modello degli impianti inglesi; tuttavia, la struttura è ancora di proprietà del Comune, con il quale la società bianconera fatica a trovare un'intesa.
Passa quindi ancora qualche anno, in cui la squadra rispolvera a più riprese e con vari ultimatum al Comune l'intento di lasciare la città qualora non si sbloccasse la situazione. In questa fase vengono avanzate varie proposte: in particolare nel 2001, per risolvere limpasse, si pensa di vendere il Delle Alpi in comproprietà alla Juventus e al Torino; una proposta che era stata già avanzata nel 1996, ma all'epoca rifiutata da entrambe le squadre per via dei costi giudicati troppo onerosi. Nonostante il Comune e le due società siano stavolta d'accordo, l'ipotesi viene scartata sul finire dello stesso anno poiché i due club si ritrovano in disaccordo sulla gestione congiunta dello stadio. Pertanto, le intenzioni della Juventus riguardo alla questione stadio e all'eventuale abbandono della città restano invariate.
Il 18 giugno 2002, dopo un tormentato dialogo tra le parti durato otto anni, un accordo con la municipalità torinese consegna alla società bianconera il diritto di superficie sull'area del Delle Alpi per i successivi 99 anni, a partire dal successivo e al costo totale di . Il patto, oltre alla futura costruzione di un nuovo impianto adatto al calcio, sicuro e redditizio, prefigura la trasformazione della Continassa in una cittadella juventina con l'ulteriore edificazione di museo, centro medico, centro d'allenamento, sede sociale, vari spazi commerciali e altre iniziative rivolte ai tifosi, come l'apertura di vari fan shop. Tutto questo sia all'interno dello stadio che nella zona circostante. La Juventus riesce così a ottenere uno stadio di proprietà, abbandonando definitivamente l'idea di lasciare la città.
In seguito all'accordo, la Juventus è divenuta proprietaria del Delle Alpi, pertanto l'allora amministratore delegato del club, Antonio Giraudo, affida il progetto dello stadio all'architetto Gino Zavanella: il piano prevede già caratteristiche che saranno proprie della versione finale, quali il dimezzamento della sovradimensionata capienza dell'impianto e l'eliminazione della pista di atletica. Il progetto di Giraudo anticipa inoltre la realizzazione di uno stadio senza barriere che, seguendo l'esempio di altri grandi società calcistiche europee e soddisfando le esigenze dei tifosi e delle famiglie, permette al club bianconero di aumentare gli incassi grazie agli spalti pieni e alla collaborazione con gli sponsor, alcuni dei quali possono dare il nome allo stadio.
Nel 2006, con la chiusura del Delle Alpi alle attività sportive e in attesa del suo rifacimento, la Juventus fa temporaneamente ritorno nell'ex stadio Comunale, nel frattempo restaurato e ribattezzato in Olimpico in occasione dei XX Giochi olimpici invernali.
Progetto e realizzazione
Il 18 marzo 2008 il consiglio di amministrazione della delibera la costruzione di un nuovo impianto al posto dello stadio delle Alpi; l'investimento complessivo (comprensivo dell'acquisizione del diritto di superficie per 99 anni dal comune), inizialmente stimato tra i 105 e i 120 milioni, è stato infine quantificato in 155 milioni di euro. Il progetto è stato affidato agli studi GAU e Shesa sotto il coordinamento degli architetti Hernando Suárez e Gino Zavanella, e agli ingegneri Francesco Ossola e Massimo Majowiecki. I lavori di demolizione del Delle Alpi sono iniziati l'11 novembre 2008 e sono stati portati a termine il 25 giugno 2009. La costruzione del nuovo impianto ha avuto inizio il 30 giugno 2009 e si è conclusa tra i mesi di agosto e settembre 2011.
Lo Stadium, capace di ospitare inizialmente spettatori, è stato progettato seguendo i massimi standard di sicurezza. L'accesso, privo di barriere architettoniche, avviene da quattro ingressi posti sugli angoli, con ampie rampe che seguono il profilo delle collinette verdi sulle quali sorge l'impianto e portano a un anello che circoscrive lo stadio. L'anello è un luogo sicuro, dove possono essere controllati i titoli d'ingresso e dove possono sostare i mezzi di servizio e di soccorso. Le panchine, per i primi quattordici anni di vita dell'impianto, sono state incassate all'interno del primo anello, come è solito negli stadi britannici; dalla stagione 2025-2026, una razionalizzazione degli spazi ha portato al posizionamento di canoniche panchine a bordocampo. Alle gradinate e alle tribune – che sono poste a 7,5 metri di distanza dal terreno di gioco – si accede da 16 passerelle distribuite nei diversi settori dell'impianto. In caso di emergenza, l'evacuazione dell'impianto può essere conclusa in meno di quattro minuti. Le gradinate hanno una pendenza tra i 27° e i 30° nel primo annello e tra i 30° e i 37° nel secondo annello, il che favorisce l'acustica dello scenario.
Al di sotto delle gradinate sono state realizzate le aree di servizio allo stadio e alla squadra. Nella parte superiore, con un profilo di grande leggerezza ed essenzialità sorge lo stadio, con le gradinate e i palchi: il tutto è inserito in un unico profilo a semicerchio e senza elementi che si distaccano dalla linea di continuità.
Inoltre lo stadio ingloba una vasta area, costituita da posti auto, otto ristoranti e 21 bar. All'interno dell'impianto ci sono anche tre spogliatoi, un museo dedicato alla storia della Juventus, palchi VIP disegnati da Pininfarina Extra e affacciati direttamente sul prato,. di aree commerciali e di aree verdi e piazze. La struttura esterna dello stadio è composta da pannelli compositi in alluminio colorati in varie sfumature di grigio e bianco, oscillanti e riflettenti, i quali, secondo il designer Fabrizio Giugiaro che ha curato il disegno degli esterni, danno l'effetto di una «bandiera in movimento». Un lungo fregio tricolore cinge l'intera struttura, intervallato in vari punti da stelle gialle – inizialmente due e poi tre, seguendo l'evolversi del riconoscimento sportivo in casa juventina – che richiamano le similari presenti, all'interno, nelle curve.
La copertura sospesa degli spalti, realizzata in polivinilcloruro, è sorretta da un sistema di stralli ancorati a due grandi piloni di 86 metri di altezza che richiamano architettonicamente la preesistente struttura del Delle Alpi – e che diverranno a posteriori tra i simboli più riconoscibili dell'impianto. Studiata nella galleria del vento, la copertura è stata realizzata ispirandosi al profilo delle ali degli aerei: una struttura di grande leggerezza, realizzata in una membrana in parte trasparente e in parte bianca, per permettere una visione ottimale del campo, sia diurna sia notturna, e in grado di garantire il passaggio della luce tramite i lucernari, in maniera tale che sia sufficiente per la crescita dell'erba del campo. Infine, la struttura è dotata di un impianto audio RCF costituito da 88 diffusori lungo le tribune e ulteriori sistemi dedicati alla sonorizzazione del campo da gioco.
Il risultato architettonico finale è quello di un cosiddetto stadio all'inglese, ovvero un impianto comodo, moderno ed economico: il pubblico è molto vicino al campo e la visuale della partita risulta ottimale da ogni punto delle tribune, creando un'atmosfera di forte impatto tra i tifosi. In tal senso, nel 2015, la rivista calcistica britannica FourFourTwo l'ha collocato al 25º posto nella sua classifica dei 100 migliori stadi del mondo.