Per prima monarchia di Roma si intende il periodo dei primi quattro re di Roma (Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio) di origine latino-sabina, che regnarono, secondo la tradizione, dal 753 al 616 a.C.
Qui verranno affrontati i principali aspetti sociali, le prime istituzioni, l'economia del periodo, la prima organizzazione militare, le prime forme di arte, cultura, lo sviluppo urbanistico della città, ecc..
Accadimenti politici e militari
Società
Familiae, gentes, pagi e tribus
I primi Romani furono organizzati in GensAbbott, 1 fin dal principio. Queste divisioni erano comuni alla maggior parte delle popolazioni indoeuropee. Ogni gens era l'insieme di alcune famiglie, ognuna delle quali viveva sotto un patriarca, chiamato pater familias (padre). Ogni gens era un'unità che si autogovernava, ed ogni membro della famiglia aveva gli stessi diritti, le stesse responsabilità di tutti gli altri membri. La forma di governo interno era di tipo democratico, quando ogni membro aveva diritto di voto, oppure aristocratico, quando solo un gruppo di persone della gens, i più anziani, avevano diritto di decidere. La più piccola unità politica Indo-Europeo era costituito da un insieme di gentes, ed era chiamato pagus, che spesso si aggregava e fortificava su un'arx.Abbott, 2
Ogni pagus poteva, pertanto, avere un ordinamento democratico o aristocratico. Tempo prima della stessa fondazione di Roma un gruppo di pagi si aggregò in una federazione, dove la città di Alba Longa rappresentò un punto di incontro. Ad un certo punto poi, la sede di questa confederazione cambiò sede e si trasferì da Alba Longa a Roma. Il primo insediamento dei Romani sembra che fosse sulla riva sinistra del Tevere, a circa 24 km dalla foce del grande fiume.Abbott, 5 I primi insediamenti indipendenti furono probabilmente posti sul colle Palatino, mentre pagi indipendenti sorsero su altri vicini colli come il Quirinale, l'Esquilino, il Campidoglio ed il Celio. Sulla sommità di tutti questi colli vide nascere una piccola cittadella, utilizzata per proteggerne i suoi abitanti. Poi in un periodo successivo questi insediamenti si fusero insieme nella città di Roma. E probabilmente in questo stesso periodo Roma si espanse verso sud e lungo la riva sinistra del Tevere fino alla foce.
Durante questo primo periodo regio, dei primi quattro re, le basi politiche della città furono poste nella divisione della popolazione in "curie",Abbott, 3 mentre Senato (consiglio degli anziani) e le assemblee furono istituzionalizzate.
Fu Romolo per primo a dividere la popolazione della Roma quadrata nelle tre tribù, ciascuno corrispondente ad un differente gruppo etnico, dei Ramnes, Tities e Luceres. I Ramnes erano probabilmente latini, abitanti degli insediamenti collinari; il secondo gruppo dei Tities, era costituito da insediamenti sabini e fu integrato nei primi; i Luceres, potrebbe invece rappresentare gli insediamenti etruschi. Le famiglie poi che appartenevano ad uno di questi gruppi etnici erano le prime famiglie "patrizie". Nel tentativo, quindi, di migliorare il livello di organizzazione alla città, queste famiglie patrizie furono divise nelle cosiddette "curie" (dal latino coviria, riunione di uomini; cfr. comizi curiati). Infatti i Ramnes furono divisi in dieci curiae, come pure i Tities ed i Luceres.
E così le tribù originarie della Roma antica, erano raggruppamenti sociali in cui erano inquadrati tutti i cittadini romani e dove ciascuna tribù era costituita da dieci curie. Ogni tribù aveva come capo un tribunus,Plutarco, Vita di Romolo, 20, 2. ed era formata da 10 fratrie o curie.Plutarco, Vita di Romolo, 20, 3. Le tre tribù insieme formavano un complesso di un centinaio di gentes originarie.
Aggiungiamo che all'interno di una singola tribus vi erano delle gentes originarie, ovvero una sorta di arcaici clan familiari romani che sarebbero esistiti al momento della nascita di Roma. Secondo lo storico Tito Livio, al tempo della fondazione di Roma sarebbe avvenuta la federazione di un gruppo di clan preesistenti sotto l'azione unificatrice di Romolo, a cui si aggiunsero (per le vicende conseguenti al ratto delle sabine) molte famiglie venute al seguito di Tito Tazio, realizzando la fusione del popolo romano con quello dei Sabini.Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 1.12-14. Secondo Tito Livio le gentes originarie sarebbero state un centinaio, distribuite nelle tre antiche Tribù dei Ramnes,Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 13. dei Tities, e dei Luceres.Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 37, 2.Marco Tullio Cicerone, De Republica, II, 14. Secondo questa interpretazione Roma sarebbe sorta dall'integrazione di ben tre popoli: Latini, Sabini ed Etruschi.
Fu solo con il re Servio Tullio (nel VI secolo a.C.), che la popolazione di Roma fu divisa in cinque classi,Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.21. secondo il censo ed in centurie. In questo modo stabiliva poi di dividere la popolazione romana in quattro tribù urbane, stabilite quindi su base territoriale ed in cui si poteva entrare solo avendo possedimenti terrieri nella zona, quindi ciò escludeva a priori la plebe.
Strumenti e forma di governo
Come abbiamo visto sopra, alcune gens erano governate in modo democratico, con i singoli membri del clan in qualità di elettori, ed altre in modo aristocratico, attraverso un consiglio di anziani del clan. Quando questi clan si fusero per formare una comunità comune, entrambi i metodi furono utilizzati per governare la comunità: Il mezzo attraverso il quale i primi Romani espressero i loro impulsi democratici era quello dei comitia ("comitato" o assemblea). Le prime due assemblee furono i Comitia curiata ed i Comitia calata. Le assemblee rappresentavano, pertanto, le tendenze democratiche di alcune delle loro prime gentes. Per meglio riflettere la forma di democrazia diretta, utilizzata inizialmente da alcune gentes, le due assemblee furono create per rispecchiare le divisioni etniche della città attraverso le tre tribù e le trenta curiae. Il mezzo attraverso il quale i Romani esprimevano poi i loro impulsi aristocratici era, invece, un consiglio di anziani della città. Considerando che il consiglio di ogni gens era formato da anziani provenienti dalle famiglie più importanti, il consiglio della città fu creato con gli anziani delle principali gentes cittadine a cui fu dato il nome di senato romano.Abbott, 6 Gli anziani erano poi chiamati patres ("padri"), divenendo di fatto i primi senatori romani. Il popolo e il Senato poi riconobbero la necessità di eleggere un unico leader politico, il rex, che passò alla storia come il Re di Roma. In sostanza il popolo, attraverso i comitia eleggeva il rex, mentre i patres lo consigliavano durante il suo mandato.
Le insegne del potere del re erano dodici littori recanti fasci dotati di asce, la sella curule, toga rossa, le scarpe rosse e il diadema bianco sul capo. Presupponendo che il sovrano avesse avuto i poteri che tradizionalmente sono attribuiti a questa figura, egli sarebbe stato: capo con potere esecutivo, comandante in capo dell'esercito, capo di Stato, pontefice massimo, legislatore e giudice supremo (alcuni studiosi moderni hanno ipotizzato che il potere supremo fosse del popolo e che il re fosse solo il capo esecutivo, mentre per altri il sovrano aveva il potere assoluto, mentre al Senato e al popolo non rimaneva che un ruolo secondario di controllo).Il re aveva inoltre funzioni sacrali, rappresentando Roma e il suo popolo di fronte agli dei. Come tale egli aveva il controllo sul calendario. Tali funzioni rimasero anche dopo la fine della monarchia nella figura del rex sacrorum.
Religione
Secondo la tradizione, fu Numa Pompilio ad istituire i vari sacerdozi e a stabilire i riti e le cerimonie annuali. Tipica espressione dell'assunzione del fenomeno religioso da parte della comunità è il calendario, organizzato in maniera da dividere l'anno in giorni fasti e nefasti con l'indicazione delle varie feste e cerimonie sacre.Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 2.2. La tradizione racconta che potrebbe essere stato Romolo ad istituirlo (costituito inizialmente da 10 mesi 6 di 30 giorni e 4 mesi di 31 giorni per un totale di 304 giorni mentre non esistevano ancora i primi due mesi dell'anno), anche se in realtà potrebbe essere stato il suo successore Numa Pompilio, questo è un argomento dibattuto dagli storici del tempo come Tito Livio o Dionigi di Alicarnasso o Plutarco in quanto alcuni affermano invece che era un calendario piuttosto disordinato e i mesi variavano da 20 giorni a 35 giorni.
La gestione dei riti religiosi era affidata ai vari collegi sacerdotali dell'antica Roma, i quali costituivano l'ossatura della complessa organizzazione religiosa romana.
Diritto
L'originaria organizzazione sociale del Latium vetus fu incentrata sui pagi o villaggi, uniti da vincoli di sangue, interessi economici, politici, religiosi e militari. Intorno ad essi nacquero gruppi sociali complessi, le gentes, che assunsero il controllo dei villaggi, organizzati in strutture gentilizie. Da essi, con l'unione con la componente etrusca, nacquero i Quirites, parola di definizione sabina che indica i cittadini raggruppati in curiae (Comitia curiata), a loro volta, in numero di 10, inserite in una delle tre tribù dei Ramnes, Tities e Luceres. , i quali arruolavano l'esercito costituito da 3000 fanti(pedites) e 300 cavalieri(equites).
Questa forma di civiltà era estremamente elementare, con un'economia basata sulla pastorizia, dove la ricchezza privata era data da mandrie e greggi (pecunia, da pecus, bestiame) e agricoltura estensiva, mentre tutto il potere politico era nelle mani dei patres delle gentes, e di un rex da loro stessi nominato. Il rex divenne, pertanto, nella Roma arcaica, il supremo magistrato, eletto (ad esclusione di Romolo, re in virtù di fondatore della città) dai patres, i capifamiglia delle gentes originarie, per reggere e governare la città. Non esistono riferimenti riguardanti un principio ereditario nell'elezione dei primi quattro re latini. Di conseguenza gli storici antichi ritennero che i re fossero scelti dal Senato, tenendo conto delle loro virtù. Per gli storici antichi è difficile definire con precisione i poteri dei re, a cui attribuiscono funzioni uguali a quelle dei successivi consoli d'età repubblicani.
Quando un sovrano moriva, Roma entrava in un periodo chiamato interregnum. Il supremo potere dello Stato andava al Senato, che era responsabile di trovare un nuovo re e che si riuniva in assemblea, scegliendo uno dei suoi membri come interré per un periodo di cinque giorni col compito di nominare il nuovo sovrano di Roma. Terminato questo periodo, l'interré doveva scegliere un altro senatore per un altro periodo di cinque giorni col placet del Senato. Questo processo continuava fino alla nomina di un nuovo sovrano. Una volta che l'interré aveva trovato un candidato adatto a salire sul trono, lo sottoponeva all'esame del Senato e se questo lo approvava, l'interré riuniva i Comizi curiati, presiedendoli come presidente durante l'elezione. I Comizi potevano accettare ma anche respingere il candidato, che se veniva eletto entrava subito in carica. Prima, però, egli doveva ottenere anche il placet degli dei attraverso gli auspici e poi doveva riunire di nuovo i Comizi per ricevere da loro lʾimperium (solo per i re etruschi, coincidente col comando militare; i re latini avevano invece la potestas). In teoria era dunque il popolo romano a eleggere i loro capi, ma in realtà il Senato aveva un ruolo molto importante nel controllare questo processo.
Esercito