Il Palazzo Massimo alle Terme è la principale delle quattro sedi del Museo nazionale romano, assieme alla sede originaria delle Terme di Diocleziano, che ospita attualmente la sezione epigrafica e protostorica, a Palazzo Altemps, sede delle collezioni rinascimentali di scultura antica, e alla Crypta Balbi, sede della collezione altomedievale.

È sito nel rione Esquilino, nei pressi della stazione Termini.

Visitatori Nel 2013 il circuito museale del Museo nazionale romano è stato il ventunesimo sito statale italiano più visitato, con 247.795 visitatori e un introito lordo totale di 909.016,50 EuroMinistero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei.

Storia Palazzo Massimo fu ricostruito tra il 1883 e il 1886 dall'architetto Camillo Pistrucci sulla villa Montalto-Peretti, come sede di un collegio per i Gesuiti, che qui rimase fino al 1960...

Dopo alterne vicende fu acquistato dallo Stato nel 1981 e restaurato,. su progetto dell'architetto Costantino Dardi. Tutto ciò fu reso possibile grazie al finanziamento di una legge speciale per la tutela del patrimonio archeologico romano.

Il palazzo si sviluppa su quattro piani e uno sotterraneo, in buona parte destinati all'esposizione delle collezioni, oltre a prevedere una serie di uffici, una biblioteca e una sala conferenze.

La sede museale venne inaugurata nel 1995 (quando fu aperto il solo pian terreno) e completata nel 1998 con l'apertura del primo e secondo piano oltre a quello interrato.

Il Museo e le collezioni esposte

L'area espositiva occupa quattro dei piani da cui è costituito il palazzo, essendo gli altri ambienti riservati ad uffici della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma. L'allestimento museale è articolato in sottosezioni che illustrano i momenti più importanti della produzione artistica di Roma antica.

Il Museo ospita la "sezione di arte antica" con opere figurative di epoca tardo-repubblicana, imperiale e tardo-antica al pianterreno, primo e secondo piano (tra cui le opere d'arte delle grandi residenze dell'ordine senatorio, con originali greci portati a Roma in epoca antica) oltre ad una "sezione di numismatica e oreficeria" sugli aspetti dell'economia romana al piano interrato.

Piano terra

Il pianterreno ospita capolavori dell'arte romana, dalla tarda età repubblicana (con opere appartenute alle classi dirigenti del II-I secolo a.C.), all'epoca della dinastia Giulio-Claudia. Subito dopo la biglietteria si incontra una colossale statua di divinità femminile seduta. Essa proviene dalle pendici dell'Aventino ed è composta da numerose tipologie di marmi colorati antichi, secondo una tecnica molto apprezzata dagli scultori romani. Questa statua è di età augustea ed è stata restaurata come Minerva, dove il viso è stato rifatto in gesso con le sembianze di dell'Atena Carpegna. Secondo recenti studi sembra però che la statua raffigurasse Magna Mater-Cibele, un'antica divinità anatolica, il cui centro principale del suo culto era Pessinunte in Frigia e che, a partire dalla seconda guerra punica, iniziò a proteggere i Romani.

Secondo gli oracoli dei Libri Sibillini, l'introduzione del culto della Magna Mater fu una condizione indispensabile per raggiungere finalmente la cacciata del nemico cartaginese dall'Italia. Nell'aprile 204 a.C. la pietra nera di Pessinunte giunse a Ostia e venne consegnata a Publio Cornelio Scipione Nasica, cugino di Publio Scipione e figlio di Gneo Scipione..

Galleria I (piano terra) Nella "galleria I" sono esposti numerosi ritratti maschili e femminili anonimi. La disposizione evoca una galleria di antenati, sulla base di quanto realmente accadeva nelle abitazioni e monumenti funerari dell'antica Roma. Tra questi ritratti si ricorda quello di una donna anziana (da Palombara Sabina). e di un sacerdote di Iside della metà del I secolo a.C. (rinvenuto nel Tevere), caratterizzato da una testa rasata e una tipica cicatrice verticale.. Il ritratto, severo e volitivo, prova la diffusione del culto egizio a Roma, contrastato spesso dalla nobilitas, alla fine impostosi nella capitale per l'associazione di Iside alla dea Fortuna..

Sempre nella "galleria I", troviamo il centro di un pavimento a mosaico di una villa romana (Tor Bella Monaca, Roma), che raffigurava un episodio del mito degli Argonauti, nel quale Hylas, il giovane compagno di Ercole, attinge acqua e una Ninfa si appresta a trascinarlo nella fonte.

Sala I (piano terra)

Nella "Sala I" sono conservati una serie di ritratti della classe dirigente (nobilitas) di epoca repubblicana (antecedente l'età cesariana). Essi seguono due tendenze principali: da una parte quelli fedeli al verismo della tradizione italica, dall'altra quelli che subirono l'influenza ellenistica. Tra questi ultimi il ritratto virile proveniente da via Barberini a Roma e raffigura un generale della prima metà/fine del II secolo a.C., identificato da alcuni studiosi con Lucio Emilio Paolo, il vincitore di Pidna (168 a.C.), da altri con Tito Quinzio Flaminino, il vincitore di Cinocefale..

Il capolavoro della ritrattistica tardo repubblicana è rappresentato dalla statua del cosiddetto "Generale di Tivoli" (proveniente dal santuario di Ercole Vincitore, del principio del I secolo a.C.). Il ritratto fa parte di quelli fedeli al verismo della tradizione italica..

Questa sala contiene anche i Fasti Antiates, vale a dire due pannelli affrescati trovati nei pressi della Villa di Nerone ad Anzio, databili al periodo 88 - 55 a.C. e contenenti il calendario romano di Numa Pompilio, che precedeva la riforma di Gaio Giulio Cesare, comprendente le festività romane e l'elenco delle magistrature principali, quale quello di consoli e censori del periodo compreso tra il 173 e il 67 a.C.

Sala II (piano terra)

Nella "Sala II" prosegue l'esposizione in modo cronologico e mostra le immagini tra l'età cesariana e augustea, quando alle tendenze veristica e patetica troviamo quella nuova classicistica, voluta soprattutto da Ottaviano Augusto..

Nella "sala" è anche compresa una stele funeraria togata, dove la rappresentazione di un anello nella mano sinistra indica probabilmente l'appartenenza all'ordine equestre. Sappiamo che questo genere di rilievo funerario venne utilizzato anche dai liberti, ceto ormai emergente. Il rilievo funerario dei Rabirii, proveniva dalla via Appia, mostra tre figure, tra cui una coppia di liberti (Caius Rabirius Hermodorus e Rabiria Demaris), legati al loro patrono, un certo Gaio Rabirio Postumo, cavaliere di età cesariana, difeso da Cicerone nella sua opera Pro Rabirio Postumo. La terza figura ritrae una certa Usia Prima (che potrebbe rappresentare una discendente della coppia e che fu aggiunta nel I secolo d.C.) e la ritrae come una sacerdotessa di Iside.

Sempre in questa sala troviamo i frammenti epigrafici di un calendario, i Fasti Praenestini, affissi a Praeneste, e che illustravano un calendario di età augustea nel quale era ormai entrata in vigore la riforma di Cesare con l'anno a 365 giorni..

Galleria II (piano terra) Nella "Galleria II" sono esposte una statua acefala loricata (in abito militare) di età antonina e due altari dedicati al culto imperiale.

Sala III (piano terra) Temporaneamente in riallestimentoHa ospitato la mostra sugli argenti del cosiddetto tesoro di Morgantina: pagina ufficiale della mostra sul sito del MIBAC.

Sala IV (piano terra)

La "sala IV" colleziona una serie di ritratti in marmo e in bronzo, durante il periodo della dinastia giulio-claudia, a partire dal ritratto realistico di Gaio Ottavio, padre di Ottaviano Augusto, oltre a quello giovanile di quest'ultimo, che subisce l'influenza della scultura ellenistica. Vi sono poi una serie di ritratti di tipo classicistico dei suoi possibili eredi (da Druso Maggiore, a Germanico Giulio Cesare), fino ai reali successori (Tiberio e Caligola).

Si nota poi che l'immagine della famiglia imperiale influenzò profondamente anche quella dei privati cittadini, le cui statue adottarono non solo le stesse acconciature dei vari princepes, ma anche le stesse fisionomie. La moda femminile di quel periodo era altresì dettata dalle principesse della dinastia, come Ottavia (sorella di Ottaviano), Livia, Antonia e le due Agrippine..

Sempre nella sala si trova anche la statua di una giovinetta da Ostia, rappresentata come la dea Artemide, simbolo della caccia, degli animali, del tiro con l'arco, della selvaggina, ma anche come la dea delle iniziazioni femminili.

Sala V (piano terra)

Ai ritratti della dinastia giulio-claudia della "sala IV" se ne affiancano altri nella "sala V", oltre alla statua nota come Augusto di via Labicana, ritratto dell'imperatore Augusto in veste di pontefice massimo, ritrovato in quella che era la villa di Livia presso la via Labicana.

È inoltre presente un altare marmoreo dedicato a Marte e Venere proveniente da Ostia antica. Questo altare è datato alla prima metà del II secolo d.C. e ricordava gli dèi antenati del popolo romano: il primo come padre di Romolo, la seconda come madre di Enea, come risulta dall'immagine Romolo e Remo allattati dalla lupa, scolpita su una delle facciate dell'ara.

Sempre nella "sala V" è presente parte del fregio storico della Basilica Emilia nel Foro Romano. Esso venne rinvenuto in numerosi frammenti durante vari scavi. Alto 0.76 metri. Il fregio è un precoce esempio di recezione dei modelli ellenistici in ambito romano, antecedenti alla diffusione del neoatticismo, che appiattì l'arte romana verso una più fredda e accademica riproduzione di modelli dell'arte greca classica. La datazione dell'opera è molto controversa, oscillando tra l'età sillano-cesariana e quella augustea. Le opzioni relative ai periodi più tardi sono però scartabili sulla base di elementi stilistici, rendendo verosimile un arco di tempo tra l'inizio e la fine del I secolo a.C..

Il fregio in origine misurava più di cento metri, dove era rappresentato un racconto dell'intera storia romana che partiva dai primordia.

Troviamo infine un fregio dipinto, proveniente dall'Esquilino e rinvenuto nel 1875 nell'area del piazzale di Porta Maggiore, che devorava un piccolo colombario della potente famiglia di Tito Statilio Tauro. Le scene raffigurate sono alte 38 cm e sono bordate da una fascia di colore rosso scuro e divise in più episodi, partendo da Enea, dall'incontro tra Marte e Rea Silvia, fino alla nascita dei due gemelli, Romolo e Remo..

Galleria III (piano terra)

Da qui in poi la "Galleria III" inizia una serie di copie di ritratti greci. Troviamo infatti busti di filosofi come Socrate, di poeti come Esiodo, di sovrani come Filippo V di Macedonia, oltre ad atleti come il Pugile dalla villa di Genazzano. Vi è poi un bel ritratto in bronzo dorato, che raffigura Alessandro Magno, riconoscibile per la caratteristica disposizione dei capelli sulla fronte. L'opera appartiene all'epoca imperiale, estremamente popolare anche nel mondo romano.

La disposizione dei ritratti uno dietro l'altro ricorda le gallerie di Greci illustri che spesso arredavano le domus romane, utilizzate come exempla (esempi di comportamento).

Vi è poi sempre lungo la galleria la rappresentazione di un gatto che cattura un uccello (parte alta) e due anatre nella parte inferiore, proveniente da una villa lungo la via Ardeatina (I secolo a.C.) con piccolissime tessere (opus vermiculatum). Il soggetto e la tecnica sono di tradizione ellenistica.

Sala VI (piano terra)

Nella "Sala VI" sono esposte, a testimonianza dell'amore della civiltà romana per l'arte ellenica, due opere d'arte greca che decoravano gli Horti Sallustiani, proprietà che fu prima di Gaio Giulio Cesare, poi di Gaio Sallustio Crispo e infine della famiglia imperiale. Molti dei capolavori rinvenuti nell'area, e che provenivano dalla collezione Ludovisi, sono oggi esposti al Museo nazionale romano di palazzo Altemps. Un paio sono invece esposti in questa sala di Palazzo Massimo. Si tratta di: