Le guerre longobardo-bizantine furono una serie di conflitti che avvennero tra il 568 e il 751 tra Bizantini"Bizantini" è un termine relativamente recente. I cittadini dell'Impero Romano d'Oriente si consideravano, nonostante la loro grecità, ancora dei Romani, che in greco si scrive (traslitterato in caratteri latini) Romaioi e si pronuncia Romei. Da questo termine greco deriva la parola italiana Romei. e Longobardi per il possesso dell'Italia.

Contesto storico I Bizantini in Italia (554-568)

Il 13 agosto 554, con la promulgazione a Costantinopoli da parte di Giustiniano di una pragmatica sanctio (pro petitione Vigilii) (Prammatica sanzione sulle richieste di papa Vigilio), l'Italia rientrava, sebbene non ancora del tutto pacificata, nel dominio romano.. Con essa Giustiniano estese la legislazione dell'Impero all'Italia, riconoscendo le concessioni attuate dai re goti fatta eccezione per l'"immondo" Totila (la cui politica sociale fu quindi annullata portando alla restaurazione dell'aristocrazia senatoriale), e promise fondi per ricostruire le opere pubbliche distrutte o danneggiate dalla guerra, garantendo inoltre che sarebbero stati corretti gli abusi nella riscossione delle tasse e sarebbero stati forniti fondi all'istruzione..

Narsete rimase ancora in Italia con poteri straordinari e riorganizzò anche l'apparato difensivo, amministrativo e fiscale. A difesa della penisola furono stanziati quattro comandi militari, uno a Forum Iulii, uno a Trento, uno presso i laghi maggiore e di Como ed infine uno presso le Alpi Graie e Cozie.. L'Italia fu organizzata in Prefettura e suddivisa in due diocesi, a loro volta suddivise in province. La Sicilia e la Dalmazia vennero però separate dalla prefettura d'Italia: la prima non entrò a far parte di nessuna prefettura, venendo governata da un pretore dipendente da Costantinopoli, mentre la seconda venne aggregata alla Prefettura dell'Illirico. La Sardegna e la Corsica facevano già parte, fin dai tempi della guerra vandalica (533-534), della Prefettura del pretorio d'Africa.

Se alcune fonti propagandistiche parlano di un'Italia florida e rinata, la realtà doveva essere ben diversa.. I tentativi di Giustiniano di combattere gli abusi fiscali in Italia risultarono vani e, nonostante i tentativi di Narsete e dei suoi sottoposti di ricostruire le città semidistrutte, l'Italia non riuscì a recuperare la sua antica prosperità. Nel 556 Papa Pelagio si lamentò in una lettera delle condizioni delle campagne, «così desolate che nessuno è in grado di recuperare.». Roma era inoltre in piena decadenza e, nonostante i fondi promessi, pare che sia stato costruito solo un ponte. Anche per il senato romano iniziò un irreversibile processo di declino che si concluse con il suo scioglimento verso l'inizio del VII secolo..

Il governo bizantino sul territorio italiano fu contraddistinto da una forte pressione fiscale che ricadeva sulle genti italiche, dovuta alla natura stessa del sistema fiscale bizantino, ereditato dall'Impero romano. Il sistema romano-bizantino della iugatio-capitatio, istituito da Diocleziano, stabiliva infatti in anticipo l'ammontare della cifra che i cittadini dovevano sborsare, senza tener conto di eventuali devastazioni ad opera di invasori, carestie, epidemie e altri fattori che potessero provocare un cattivo raccolto; solo in casi di devastazioni molto gravi le autorità riducevano temporaneamente il carico fiscale della provincia colpita dalla catastrofe., dove sostiene inoltre che il fiscalismo tardo-romano/proto-bizantino era talmente gravoso da «spingere i contribuenti ad abbandonare terre e case prima dell'arrivo degli esattori imperiali». L'Impero romano d'Oriente era infatti in quell'epoca in impellenti necessità di entrate, non solo perché il lungo conflitto aveva drenato le casse dello stato ma anche a causa dell'epidemia di peste del 542, che aveva compromesso gravemente l'economia statale., in cui analizza gli effetti disastrosi della peste sull'Impero, e . Spesso ad aggravare la situazione contribuivano funzionari corrotti, che estorcevano alla popolazione più del dovuto per arricchirsi a spese dei sudditi e dello stato. Nonostante le leggi di Giustiniano per contrastare questo fenomeno, esso continuò ad essere presente e, in alcune epistole dirette all'imperatore Maurizio (risalenti alla fine del VI secolo), papa Gregorio I si lamentò delle iniquità commesse dagli esattori imperiali in Sicilia, Sardegna e Corsica che avevano spinto parte della popolazione ad emigrare nella «nefandissima nazione dei Longobardi».

Possibili motivi dell'invasione longobarda e perché ebbe successo

La conquista di alcune regioni italiane risultò essere effimera per i Bizantini, mentre il dominio di altre si protrasse per alcuni secoli. Stando a ciò che scrive Paolo Diacono, l'imperatore Giustino II, intorno al 568, ricevette le proteste degli abitanti di Roma, che sostenevano che era meglio sottostare alla dominazione gota piuttosto che a quella greca e minacciavano, in caso di mancata rimozione di Narsete, di consegnare Roma e l'Italia ai BarbariPaolo Diacono, II,.

Quando Narsete lo seppe, disse:

L'Imperatore si adirò con Narsete e lo destituì, sostituendolo con Longino che ricevette la carica di prefetto del pretorio d'Italia. Narsete, ricevuta tale notizia, e adiratosi con l'Imperatore, decise di ritirarsi a Napoli da dove scrisse ai Longobardi, invitandoli a invadere l'Italia. Alboino accettò l'invito; dopo essersi alleato con i Sassoni, Alboino e tutto il suo popolo abbandonarono la Pannonia per andare a stabilirsi in Italia.Paolo Diacono, II, 7

La storia del tradimento di Narsete narrata da Paolo Diacono tuttavia è priva di fondamento storico.. Gli storici moderni ritengono più probabile che i Longobardi abbiano invaso l'Italia piuttosto perché pressati dall'espansionismo degli Avari.. Secondo alcune congetture non verificabili i Longobardi potrebbero essere stati invitati in Italia dal governo bizantino con l'intenzione di utilizzarli come foederati per contenere eventuali attacchi franchi.. Secondo la tradizione riportata da Paolo Diacono, il giorno di Pasqua del 568 Alboino entrò in Italia. Sono state avanzate varie ipotesi sui motivi per cui Bisanzio non ebbe la forza di reagire all'invasione: la scarsità delle truppe italo-bizantine la mancanza di un generale talentuoso dopo la rimozione di Narsete il probabile tradimento dei Goti presenti nelle guarnigioni che, secondo alcune ipotesi, avrebbero aperto le porte ai Longobardi l'alienazione delle genti locali per la politica religiosa di Bisanzio la possibilità che potrebbero essere stati i Bizantini stessi a invitare i Longobardi nel Nord Italia per utilizzarli come foederati una pestilenza seguita da una carestia aveva indebolito l'esercito italo-bizantino la prudenza dell'esercito bizantino che in genere, invece di affrontare subito gli invasori con il rischio di farsi distruggere, attendeva che si ritirassero con il loro bottino e solo in caso di necessità interveniva.

Le guerre Prima fase: il regno di Alboino (568-573)

568 Il 22 aprile di questo anno Alboino e tutto il suo popolo lasciarono la Pannonia per dirigersi alla volta dell'Italia. Una volta giunto in Italia, Alboino salì su di un monte e contemplò per la prima volta la terra che ambiva conquistarePaolo Diacono, II, 8. La prima città ad essere conquistata fu Forum Iulii, nelle Venezie. Il primo duca longobardo della città conquistata fu il nipote di Alboino GisulfoPaolo Diacono, II, 9. A questa conquista, seguì la presa di Vicenza e quella di Verona, mentre Padova e Monselice, ben guarnite di truppe, resistettero agli assalti longobardi. Anche Mantova oppose strenua resistenza. Rendendosi conto di non poter procedere oltre, Alboino decise di svernare nel Veneto, per vedere se riusciva, bloccando con quel tempo le città resistenti, a costringerle alla resaMuratori, pag. 466.

569

570 Resisteva ancora Pavia, che Alboino era deciso a conquistare: in quest'anno iniziò l'assedio di questa città. Nel frattempo i Longobardi, approfittando delle disastrose condizioni dall'esercito bizantino, decimato dalla peste, dilagarono anche in Emilia, conquistando Tortona, Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena, e in Toscana.

571 Continua l'assedio di Pavia. Potrebbe essere questo l'anno in cui i Longobardi diedero alle fiamme l'allora ritenuta inespugnabile fortezza di Pietra Pertusa, menzionata più volte da ProcopioMuratori, pag. 471. L'episodio della caduta di Pietra Pertusa viene narrato da Agnello in Vit. S. Petri. sen. tom. 2 Rer. Ital.. La conquista di Imola potrebbe risalire a quest'anno o sotto il breve regno di ClefiMuratori, pag. 471.

572 Viene conquistata Pavia, dopo tre anni di assedio. Pavia diventa la capitale del regno. Quasi tutta l'Italia settentrionale venne conquistata dai Longobardi. 575 Rimanevano in mano bizantina nell'Italia settentrionale: Ravenna e dintorni il ducato romano nel Veneto, Padova, Monselice e Cremona nella Liguria, Genova e altre città costiere in Lombardia, l'isola comacina in Piemonte, le valli alpine da Bard a Chiusa

Alboino morì assassinato in una congiura di palazzo organizzata da sua moglie Rosmunda e dall'amante di questa Elmichi, che ambiva al trono; Rosmunda avrebbe deciso di uccidere suo marito in quanto lui l'aveva costretta a bere nel teschio del padre (celebre è la frase, pronunciata da Alboino, «bevi Rosmunda dal teschio di tuo padre!»); i congiurati tuttavia furono costretti alla fuga dal popolo longobardo stesso, adiratosi per la morte del loro amato re e si rifugiarono a Ravenna, la capitale dell'Italia bizantina. Il prefetto del pretorio d'Italia Longino propose a Rosmunda di sposarlo a patto che uccidesse Elmichi; Rosmunda, assetata di potere, avvelenò Elmichi ma quest'ultimo la costrinse a bere anche lei il veleno, e in questo modo morirono entrambi. Longino consegnò il tesoro dei Longobardi, che Rosmunda e Elmichi avevano portato con loro a Ravenna, all'Imperatore. Pare che con il tesoro arrivò anche Peredeo, l'assassino di Alboino, che venne accecato per ordine dell'Imperatore. La vendetta di Peredeo (uccise due funzionari imperiali) ricorda in modo imperfetto quella del personaggio biblico Sansone.Paolo Diacono, II, 30 Nel frattempo i Longobardi elessero come loro nuovo re Clefi, «uomo di altissima nobiltà fra di loro».

L'interregno (574-584) 574 Dopo un anno e sei mesi di regno, Clefi viene assassinato da un giovane del suo seguito. Dopo la sua morte, i Longobardi rimasero senza re per dieci anni, e il regno si divise in molti ducati (trentasei), ognuno governato da un duca. Zabino governava Pavia, Alboino Milano, Vallari Bergamo, Alachiso Brescia, Evino Trento, Gisolfo Cividale del Friuli, e gli altri in altre città (non specificate da Paolo Diacono). A Costantinopoli Giustino II associa al trono Tiberio II Costantino, che diventa Cesare e reggente dell'Impero (Giustino II aveva iniziato a dare segni di insanità mentale). Tiberio II si rivela essere un ottimo sovrano, generoso e caritatevole.

575 Tiberio II decide di inviare rinforzi in Italia sotto il comando di Baduario, che sbarcò a quanto pare a Ravenna. Gli storici suppongono che sia sbarcato a Ravenna per via di una chiesa di Ravenna «quam Baduarius haedificavit»