LOpera nazionale per la protezione della maternità e dell'infanzia – od ONMI – fu un ente assistenziale italiano. Istituito nel 1925, sopravvisse all'ordinanza di scioglimento degli enti fascisti emanata dal governo Badoglio e fu soppresso definitivamente solo nel 1975 con contestuale trasferimento alle regioni delle sue funzioni locali e al Ministero della sanità di quelle riguardanti attività nazionali e rapporti internazionali. Oltre agli aspetti di assistenza sociale, si occupava anche di quelli sanitari come profilassi, gravidanza, parto.

Storia Origini Modello dell'ONMI è il Belgio, dove dal 1919 è attiva l'Opera di protezione nazionale dell'infanzia, che si occupa della tutela dell'igiene nella prima infanzia. Nel panorama dei paesi maggiormente industrializzati, l'Italia arriva per ultima alla costituzione di un ente parastatale a tale scopo. Organismi analoghi sono già presenti, oltre che in Belgio, in Norvegia (1915) e Francia (1921), mentre leggi sull'assistenza della maternità e della prima infanzia sono già state promulgate in Gran Bretagna (1918), Stati Uniti (1921), Germania (1922) e Danimarca (1922)Stato e infanzia nell'Italia contemporanea, a cura di M. Minesso, cit., pp.49-50..

Istituzione

Tuttavia è in Italia che per la prima volta a un ente pubblico viene affidata sia la gestione dell'assistenza della maternità che dell'infanzia. L'atto di istituzione dell'ONMI è una legge del 10 dicembre 1925, "Protezione e assistenza della maternità e dell'infanzia"A. Mortara, Gli enti pubblici italiani. Anagrafe, legislazione e giurisprudenza dal 1861 al 1970, Angeli, Milano, 1972, p.818, citato in M. Bettini, Stato e assistenza sociale in Italia. (Legge n. 2277/1925), mediante la quale si costituisce un ente parastatale specificatamente finalizzato all'assistenza sociale della maternità e dell'infanzia. Il 15 aprile 1926, con Regio Decreto n. 718 fu approvato il regolamento per l'esecuzione della Legge.

Con l'avvento del governo Mussolini il 31 ottobre 1922 e l'instaurarsi della dittatura fascista a partire dal gennaio 1925, si dà corpo al progetto della cosiddetta battaglia demografica: una serie di interventi, tra i quali è prevista la costituzione dell'ONMI, tesi a debellare i tassi di mortalità infantile, drammaticamente alti in ItaliaAlla vigilia della prima guerra mondiale, 140 bambini su 1000 muoiono nel primo anno di vita; ancora nel 1923, il numero di morti nel primo anno di vita è del 126,8 ‰; cfr. G. Mortara, La salute pubblica in Italia durante e dopo la guerra, Laterza, Bari, 1925., e portare di conseguenza a una crescita quantitativa della popolazione, passando dai 40 ai 60 milioni di abitanti.

L'ideologia del "numero come potenza", espressa per voce dello stesso Mussolini durante il discorso dell'Ascensione del 26 maggio 1927«Affermo che, dato non fondamentale ma pregiudiziale della potenza politica, e quindi economica e morale delle Nazioni, è la loro potenza demografica. Parliamoci chiaro: che cosa sono 40 milioni d'Italiani di fronte a 90 milioni di Tedeschi e a 200 milioni di Slavi? Volgiamoci a Occidente: che cosa sono 40 milioni di Italiani di fronte a 40 milioni di Francesi, più i 90 milioni di abitanti delle Colonie, o di fronte ai 46 milioni di Inglesi, più i 450 milioni che stanno nelle Colonie? Signori, l'Italia, per contare qualche cosa, deve affacciarsi sulla soglia della seconda metà di questo secolo con una popolazione non inferiore ai 60 milioni di abitanti.» cfr. http://www.dittatori.it/discorso26maggio1927.htm, va di pari passo con il moderno interesse per l'eugenetica, oggetto di studio già da fine Ottocento tramite il lavoro di antropologi come Cesare Lombroso.

Successivamente all'istituzione dell'ONMI, nel 1926 venne creata l'Opera nazionale balilla (la quale nel 1937 si fuse con la Gioventù italiana del littorio).

Alla luce di queste premesse viene concepita l'istituzione guida per la "modernizzazione della maternità"V. de Grazia, Le donne nel regime fascista, cit., p. 94..

Struttura L'Opera è amministrata da un consiglio centrale, con sede a Roma, che dirige e coordina le attività delle istituzioni minori, diffuse in modo capillare sul territorio nazionale.

Il consiglio centrale si esprime attraverso una giunta esecutiva - con compiti più specifici rispetto al consiglio, quali ad esempio la revisione dei preventivi e l'assunzione o il licenziamento del personale. Al consiglio centrale rispondono le federazioni provinciali, le quali a loro volta controllano l'operato dei patronati comunali, alla base dell'organizzazione piramidale dell'Opera.

Le federazioni operano nei capoluoghi, con sede nei locali che la provincia è tenuta a fornire. Anelli di congiunzione tra l'alto e il basso, le federazioni svolgono la duplice funzione di applicare le direttive giunte da Roma e di vigilare sull'operato dei singoli comuni.

Il numero dei membri deputati a ciascuno di questi organismi varia negli anni, ma è inizialmente fissato a 27 per il consiglioDi cui: 9 funzionari ministeriali (4 dell'Interno e 5 rispettivamente dei ministeri delle Finanze, della Giustizia, dell'Istruzione, dell'Economia Nazionale e per gli Affari Esteri), 1 designato dall'INFPS; 1 designato dalla Società di pediatria; 1 dalla Società di ostetricia; 1 dalla Società di eugenia; 3 dalla Opera nazionale orfani di guerra psichicamente anormali e dalla Croce Rossa italiana; i restanti vengono scelti tra i soci benemeriti o specialisti, di cui 2 necessariamente donne., 9 per la giuntaPresidente e vicepresidente del consiglio centrale; 2 membri del consiglio fra quelli designati dal ministro dell'Interno e da altri 5 membri scelti dal consiglio fra i suoi membri. e 8 per ogni Federazione, scelti tra i responsabili delle istituzioni pubbliche e private che operavano in precedenza sul territorio e che entrano dal 1925 a far parte dell'ONMI. Le cariche sono quadriennali.

Per quanto riguarda i comuni, la situazione è meno rigida: il numero di membri viene di volta in volta deciso dal consiglio direttivo delle federazioni. Oltre al numero di specialisti ritenuto idoneo (che varia a seconda del numero di persone da assistere e delle problematiche specifiche delle singole zone), ogni comune comprende di diritto nel suo entourage l'ufficiale sanitario, il direttore didattico o un maestro e un sacerdote.

I '"patroni" e le "patronesse" (che compaiono nella titolatura di "patronato comunale") vengono generalmente scelti tra le élite locali: si tratta di personalità di rilievo, spesso segnalate dal sindaco, che abbiano già maturato una qualche esperienza nel campo dell'assistenza a fasce di popolazione in difficoltà.

Al momento del suo affermarsi, l'ONMI si trova a fare i conti con una rete di tradizioni ben radicate in ambito locale: esistono già organismi, prevalentemente privati o religiosi (congregazioni di carità, opere pie), che si occupano di dare sostegno, refezione e alloggio a madri e bambini in situazioni di estrema difficoltà.

La novità rappresentata dall'ONMI è il tentativo di passaggio da forme di beneficenza privata alla formula di assistenza pubblica a carico dello Stato.

Finalità Nel novembre del 1925, poco prima della sua istituzione, un disegno di legge stabilisce che l'ONMI debba regolare questioni attinenti all'infanzia, quali:

Per quanto riguarda la donna, l'attenzione avrebbe dovuto concentrarsi su:

Nonostante questa pletora di funzioni, che spaziano da problematiche sociali a questioni propriamente mediche, l'Opera rivendica per sé uno specifico profilo tecnico: il personale ONMI è costituito da specialisti in pediatria (professione ufficializzata nel 1932), ostetricia (nel 1937 il termine ostetrica prende il posto di levatrice), otorinolaringoiatria, dermosifilopatia e, in seguito, neuropsichiatria infantile.

Per creare tale personale, che in principio scarseggia, vengono resi obbligatori corsi di formazione per i laureati in medicina e le levatrici, da tenersi presso istituti che dispongano dell'attrezzatura per esercitazioni pratiche: istituti di ricovero per lattanti, orfanotrofi, cliniche pediatriche e ostetriche.

L'ONMI promuove inoltre l'istituzione, a partire dal 1946, di CMPP (centri medico-psicopedagogici), per seguire ragazzi con gravi anomalie psichiche.

Il programma teorico dell'ente viene esposto sulle pagine della sua rivista ufficiale, Maternità e Infanzia, pubblicata dal novembre 1926 fino alla soppressione dell'ente. Tale bollettino mensile, diretto dal medico legale Attilio Lo Monaco-Aprile, si propone di diffondere una maggiore consapevolezza igienico-sanitaria tra la popolazione, e di rendere pubblico l'operato dell'ente.

In breve, gli scopi principali dell'ente, più volte ribaditi sulle pagine di Maternità e Infanzia, sono: la protezione igienica della maternità, tramite la diffusione di norme igieniche scarsamente diffuse, e soprattutto tramite la medicalizzazione del parto, che si afferma negli anni 1930; la difesa morale e materiale di bambini e ragazzi fino alla maggiore età; l'educazione alla maternità.

Le categorie degli assistibili Gli assistiti devono rispondere a precisi requisiti di reddito e di situazione familiare. L'ONMI interviene laddove non sia presente una normale struttura familiare a tutela della madre e del bambino, ossia laddove la figura del marito-padre sia vacante o ritenuta inadatta.V. de Grazia, cit., p. 96.

Le donne che generalmente si rivolgono all'Opera sono: gestanti, madri nubili o vedove; gestanti e madri sposate, il cui marito non sia in grado di sostenere economicamente le spese connesse all'allevamento.

Ricevono quindi assistenza: i bambini fino a 5 anni di età, provenienti da famiglie povere; i bambini esposti all'abbandono: figli illegittimi (i cosiddetti figli di ignoto), frequentemente abbandonati alla pubblica carità tramite la Ruota degli Esposti, pratica abolita nel 1923 dal governo Mussolini.

In molti casi, l'assistenza si prolunga ben oltre il quinto anno d'età: fino a 21 anni in caso di genitori irreperibili, di orfani di guerra, di ragazzi dimessi da istituti o ritenuti anormali, maltrattati dalla famiglia o le cui famiglie venissero ritenute impreparate secondo i moderni principi di igiene, sanità e alimentazione.

Edilizia

In principio l'ente non soltanto non dispone di personale specializzato, ma mancano anche strutture sanitarie e assistenziali specifiche. Nei primi anni di vita dell'Opera, le attività vengono svolte in ospedali, cliniche pediatriche o istituti di ricovero per lattanti.

Tuttavia, dal 1932 l'allora direttore ONMI Sileno Fabbri dà avvio alla costruzione di Case della Madre e del Bambino, strutture dedicate a interventi terapeutici e sanitari in favore della maternità e dell'infanzia.Nel 1940 sono attivi sul territorio nazionale 9.617 centri ONMI, di cui 167 Case della madre e del bambino.Edilizio O.N.F.M.I. a Trieste., Umberto Nordio (architetto)

Edilizia materna Il programma dell'ONMI prevede che in ogni comune sorgano un ambulatorio o consultorio materno e un ambulatorio ostetrico, in cui recarsi regolarmente per visite e controlli. Ogni ambulatorio ostetrico deve essere dotato di una sala di osservazione, di almeno un dormitorio, di una sala parto e di una sala operatoria.

Tali strutture devono collegarsi ad un asilo materno, tenuto a dare accoglienza a qualsiasi gestante in difficoltà, indipendentemente dal reddito; laddove sia possibile, viene in seguito richiesto un contributo per il rimborso spese.

Esiste inoltre una mutualità materna, in cui si afferma la figura nuova della visitatrice: visitatrici volontarie, ma anche visitatrici retribuite dall'Opera, parte del personale paramedico. Le visitatrici si occupano di dare assistenza domiciliare alle gestanti e alle madri impossibilitate a recarsi in ambulatorio. Si tratta di ispezioni volte prevalentemente a verificare che le norme igienico-sanitarie impartite vengano rispettate.