Hecyra (La suocera) è una commedia dell'autore latino Publio Terenzio Afro.

L'opera è una contaminazione tra un'opera omonima di Apollodoro di Caristo e gli Epitrèpontes di Menandro.. Fu rappresentata per la prima volta nel 165 a.C. in occasione dei Ludi Megalenses., ma il pubblico lasciò il teatro, preferendo a questa commedia uno spettacolo circense. Fu riproposta nel 160 a.C. insieme agli Adelphoe senza riscuotere successo. Infine, al terzo tentativo, nel 160 a.C., grazie a un'introduzione del capocomico Ambivio Turpione, uno degli attori più famosi di quel tempo che pregò il pubblico di seguire la commedia, ebbe successo.

Trama Prologo I (vv. 1-8) Nel primo prologo, relativo alla seconda rappresentazione (che ebbe luogo durante i giochi funebri in onore di Lucio Emilio Paolo), viene enunciato il titolo della commedia, per poi ricordare l’esito assolutamente negativo della prima rappresentazione: viene quindi chiesta l’attenzione del pubblico per questa nuova messa in scena.

Prologo II (vv. 9-57) Nel secondo prologo, relativo alla terza rappresentazione (avvenuta in occasione, nel settembre del 160 a. C., dei Ludi Romani) a parlare è il capocomico Ambivio Turpione, il quale nonostante i due precedenti insuccessi si dichiara deciso a portare in scena per una terza volta questa commedia; difendendo quest’ultima e il suo autore, esorta il pubblico a mantenere il silenzio e a prestare attenzione.

Atto I (vv. 58-197) Nella prima scena attraverso il dialogo tra la cortigiana Filotide e Sira si viene a sapere che il giovane Panfilo, nonostante l’amore che aveva dimostrato per la cortigiana Bacchide e le promesse di fedeltà che le aveva fatto, l’ha infine tradita prendendo moglie. Traendo spunto da ciò, la vecchia ed esperta ruffiana Sira, sostenendo che gli uomini frequentano le cortigiane sempre e solo alla ricerca di mero piacere, invita Filotide a spogliarli, prosciugarli tutti e approfittarsi di loro.

Nella seconda scena Filotide e Sira incontrano il servo Parmenone mentre esce di casa. Dopo una veloce narrazione dei recenti terribili trascorsi di Filotide, Parmenone, costretto dall’insistenza della donna, comincia a raccontare le ultime vicissitudini legate al suo padrone Panfilo: il suo amore per Bacchide era sincero, ma ha dovuto infine cedere alle pressioni paterne che gli chiedevano di sposarsi; il padre Lachete l’ha quindi fidanzato con la figlia del vicino, Filomena, che Panfilo ha poi sposato senza inizialmente però toccarla a letto e, dapprima infelice del matrimonio, ha continuato a frequentare Bacchide, la quale, poiché non aveva più Panfilo tutto per sé, si è fatta molto più fredda ed esigente, così il giovane, spinto anche da pietà nei confronti della moglie, ha progressivamente abbandonato Bacchide, trasferendo il suo amore verso Filomena; poco dopo è morto un vecchio parente di Imbro, dove Panfilo è stato quindi mandato dal padre lasciando a casa la moglie sola con sua madre Sostrata (il padre difatti vive ritirato in campagna), ma il rapporto tra le due è presto precipitato apparentemente senza motivo e Filomena ha cominciato a stare lontana dalla suocera tentando di evitarla sempre fino a quando, con una scusa, se n’è andata tornando a casa da sua madre Mirrina; Sostrata, preoccupata, ha cercato di andare a trovare la nuora ma non è stata nemmeno fatta entrare in casa, saputa la qual cosa Lachete è andato a parlare con Fidippo, il padre di Filomena. Parmenone e Filotide si congedano.

Atto II (vv. 198-280) La prima scena consiste in un dialogo tra l’anziano Lachete e la moglie Sostrata che discutono: l’uomo rimprovera la donna accusandola di aver fatto fuggire Filomena con il suo arcigno comportamento tipico delle suocere con le loro nuore; Sostrata prova invano a discolparsi dichiarandosi innocente dalle accuse rivoltele dal marito.

Nella seconda scena i due coniugi incontrano Fidippo che esce di casa. Lachete allora, interrogandolo, tenta di capire il motivo per cui Filomena si è chiusa in casa sua, dichiarandosi pronto e disponibile ad occuparsi della sua salute se il problema è legato ad una malattia. Fidippo, non sapendo in realtà nemmeno lui la vera ragione di ciò, assicura che il problema non è suo marito Panfilo e che anzi, per quanto ha capito, sua figlia non può restare in casa del suo sposo finché lui è via; ciò non fa altro che convincere ancor di più Lachete riguardo ai sospetti che aveva sul comportamento di sua moglie. I due uomini si allontanano insieme diretti verso il foro.

Nella terza scena Sostrata in un breve monologo si proclama nuovamente innocente, sicura di aver sempre trattato Filomena come una figlia, e si lamenta del fatto che, in accordo con quello che è solo un luogo comune, tutti ritengano che le suocere odiano le nuore.

Atto III (vv. 281-515) Nella prima scena Panfilo, finalmente rientrato dal suo viaggio e informato dei presunti attriti verificatisi tra sua moglie e sua madre, comincia a lamentarsi e a disperarsi, affermando che nessun uomo è più sventurato di lui e costretto a dover soffrire maggiormente, anche se Parmenone prova a rincuorarlo assicurandogli che in fondo non è successo niente di grave e che le donne se la prendono per un nonnulla. Passando fuori dalla casa di Filomena si sentono rumori e grida così Panfilo, preoccupato per lo stato di salute della moglie, si precipita dentro.

Nella seconda scena Sostrata, udendo anche lei la confusione che proviene dalla casa vicina, vorrebbe recarsi da Filomena per prestarle aiuto ma, incontrato Parmenone, quest’ultimo la esorta a desistere dal suo intento aggiungendo inoltre che in casa si trova già Panfilo. Sostrata apprende così la lieta notizia del ritorno del figlio, che poco dopo esce dalla casa della moglie con un viso triste e preoccupato. Salutata la madre, Panfilo, chiestoglielo, afferma che la causa di quel trambusto è la febbre “quotidiana” della moglie. Il giovane allontana poi gli altri, mandando la madre in casa e il servo ad aiutare con i bagagli.

Nella terza scena Panfilo, rimasto solo, abbattuto e sconvolto racconta ciò che ha appena appreso su Filomena, il vero motivo per cui è fuggita: sua moglie è incinta di uno sconosciuto. Come gli ha detto Mirrina, infatti, Filomena qualche tempo prima del matrimonio è stata violentata da un uomo che non è riuscita a identificare e che le ha anche rubato un anello e quindi a un certo punto, per nascondere il parto, si è rifugiata da sua madre. Mirrina ha pregato Panfilo, pur lasciandolo libero di decidere se accettare di riprendersi ugualmente la moglie in casa, di non rivelare a nessuno ciò che è venuto a sapere, nemmeno al padre della ragazza, che è anche lui all’oscuro di tutto, assicurandogli che il figlio non gli causerà problemi: Mirrina si è dichiarata pronta a dire che la figlia avrebbe avuto un aborto; tutti avrebbero pensato che il figlio fosse di Panfilo e, una volta nato il bambino, questo sarebbe stato immediatamente esposto. Panfilo afferma di voler mantenere la parola data sul silenzio riguardo al figlio, tuttavia sembra essere deciso a non riprendersi in casa la moglie. Vedendo Parmenone arrivare, memore che egli è l’unico a cui ha confidato che all’inizio, appena sposati, non aveva toccato la moglie, si preoccupa della necessità di doverlo allontanare affinché, sentendo Filomena gridare, questo non capisca che ha le doglie e che quindi aspetta un bambino che, per forza di cose, non può essere del suo padrone.

Nella quarta scena Parmenone rientrando a casa accompagnato dal servo Sosia, che gli racconta le sventure dell’essere costretto a star per mare, incontra Panfilo che lo aspettava per allontanarlo da lì. Il ragazzo con una scusa invia il servo all’acropoli per attendere un certo Callidemide di Micono di cui Panfilo inventa su due piedi una grossolana descrizione fisica. Si scorgono Fidippo e Lachete in arrivo.

Nella quinta scena Fidippo e Lachete, di ritorno, incontrano Panfilo. I due anziani, riguardo alla storia di Filomena, provano a mentire a Panfilo raccontandogli che è stato Fidippo a richiamarla a casa, ma il giovane afferma di sapere già tutto e, dopo aver dichiarato di essere sempre stato un bravo marito con Filomena, visto che le due donne non sanno andare d’accordo e posto dunque davanti ad una decisione tra le due, si dice intenzionato, costretto dall’amore filiale, a propendere per la madre. Lachete tenta di dissuaderlo da azioni avventate ed impulsive ma Panfilo appare risoluto e si allontana. Si accende poi una discussione tra i due padri: per Fidippo il ragazzo si deve decidere e se non vuole più sua figlia che restituisca la dote.

Atto IV (vv. 516-726) Nella prima scena Fidippo scopre tutto trovando il bambino partorito da sua figlia. Discutendo con la moglie, che critica per averlo tenuto all’oscuro di tutto, gli si dice che il padre è Panfilo. Fidippo intende quindi che la causa di tutti i dissidi tra le due famiglie è sua moglie che ha tentato di nascondere il parto per evitare che con l’arrivo del bambino i rapporti tra le due famiglie si saldassero, cosa che non le andava a genio per le frequentazioni tra Panfilo e Bacchide. Mirrina, purché Fidippo non scopra la verità, permette che il marito sospetti qualunque cosa, anche se preoccupata teme la reazione di Panfilo quando saprà che crescono un figlio facendolo passare per suo.

Nella seconda scena Sostrata, che è venuta a sapere da Lachete quanto Panfilo ha affermato riguardo alla sua scelta a favore di sua madre rispetto a Filomena, parlando con suo figlio, pur ringraziandolo della pietà filiale dimostrata nei suoi confronti, lo rassicura del fatto che lei ha intenzione di trasferirsi in campagna, lasciandolo dunque libero di restare a casa solo con sua moglie. Udito ciò Panfilo tenta, senza successo, di dissuadere la madre dal suo proposito.

Nella terza scena Lachete, che ha ascoltato in disparte la conversazione, inserendosi nel discorso si complimenta con la moglie per la decisione presa e invita quindi Panfilo, nonostante le sue opposizioni, a riprendersi in casa la moglie.

Nella quarta scena Fidippo incontra Lachete e Panfilo e, dopo aver dato la colpa di ogni complicazione soggiunta alla moglie Mirrina, annuncia la nascita del bambino, di cui viene quindi piacevolmente a conoscenza anche Lachete, ritenendo ovviamente che il padre sia suo figlio. A questo punto per Lachete Panfilo non ha più scuse per non riprendersi Filomena, ma il giovane, fingendo di ignorare l’imminente arrivo di un bambino, tenta di tirarsi indietro accusando e criticando la moglie per averlo tenuto all’oscuro di tutto. Lachete allora interpreta questa riluttanza come dovuta alla nostalgia per Bacchide e al desiderio di rimanere con lei convincendo di ciò anche Fidippo. Messo alle strette Panfilo scappa e i due padri dunque, convinti che in ciò stia la chiave per la risoluzione del problema, si decidono a parlare con Bacchide e la fanno chiamare. Mentre Lachete le parlerà Fidippo si occuperà di cercare una nutrice per il bambino.

Atto V (vv. 727-881) Nella prima scena Bacchide, chiamata, si reca da Lachete accompagnata da due serve. L’anziano le chiede di rinunciare a Panfilo e di lasciarlo. A questo punto la cortigiana giura di aver sempre allontanato Panfilo da sé da quando si è sposato, Lachete allora, rassicurato, le chiede di riferire ciò anche a Filomena e sua madre. Bacchide accetta di farlo a favore di Panfilo, perché non sia ingiustamente sospettato, pur sapendo che un’altra cortigiana non si sarebbe mai prestata a una cosa simile.

Nella seconda scena Fidippo ritorna con la nutrice per il bambino e incontra Lachete con Bacchide, venendo a sapere che la cortigiana ha sempre tenuto lontano Panfilo dopo il matrimonio. I due anziani ritengono quindi la questione risolta, non resta che Bacchide si presenti da Filomena e Mirrina mettendo anche loro al corrente della situazione tra lei e Panfilo. La cortigiana entra dunque in casa accompagnata da due serve.