La dinastia dei Severi che regnò sull'Impero romano, tra la fine del II e i primi decenni del III secolo, dal 193 al 235, con una breve interruzione durante il regno di Macrino tra il 217 e il 218, ebbe in Settimio Severo il suo capostipite ed in Alessandro Severo il suo ultimo discendente. La nuova dinastia, nata sulle ceneri di un lungo periodo di guerre civili, oltre a Settimio Severo e ai suoi figli, comprendeva anche i parenti della moglie di Settimio Severo, Giulia Domna. Questi ultimi presero anch'essi il nome di Severo, dal loro capostipite, al momento dell'ascesa al trono.
Nei nomina degli imperatori era, inoltre, presente un chiaro riferimento alla dinastia degli Antonini. Il motivo era quello di creare una forma di continuità ideale con la precedente dinastia, quasi non ci fosse stata alcuna interruzione, neppure con il predecessore Pertinace (mentre Didio Giuliano venne dichiarato usurpatore). Nella titolatura imperiale di Settimio Severo, infatti, compariva questa dicitura:
IMPERATORI CAESARI DIVI MARCI ANTONINI PII GERMANICI SARMATICI FILIO DIVI COMMODI FRATRI DIVI ANTONINI PII NEPOTI DIVI HADRIANI PRONEPOTI DIVI TRAIANI PARTHICI ABNEPOTI DIVI NERVAE ADNEPOTI LUCIO SEPTIMIO SEVERO PIO PERTINACI AUGUSTO ("l'imperatore Cesare, figlio del divo Marco Antonino Pio Germanico Sarmatico, fratello del divo Commodo, nipote del divo Antonino Pio, discendente del divo Traiano Partico, discendente del divo Nerva, Lucio Settimio Severo Pio Pertinace Augusto").
Severo dichiarava così non solo di essere figlio adottivo di Marco Aurelio, e pertanto fratello di Commodo, ma anche erede tutta la sua discendenza fino a Nerva stesso (Adriano, Traiano, Antonino Pio), oltre a vantare legame diretto con il suo predecessore Pertinace.; ; ; e numerosissime altre iscrizioni. La dinastia severiana era di origine berbera da parte di Settimio Severo e siriaca da parte di sua moglie e sua cognata, e affermava di discendere, tramite la famiglia sacerdotale di Emesa a cui appartenevano le donne della famiglia e i loro figli e nipoti, direttamente dalla regina d'Egitto Cleopatra e da Marco Antonio, tramite la figlia Cleopatra Selene di Numidia e Mauretania, madre a sua volta di Tolomeo di Mauretania (cugino dei giulio-claudii a partire da Caligola e Agrippina minore). Gli stessi Tolomei vantavano una parentela propagandistica con Alessandro Magno, di cui il fondatore si considerava fratellastro; ; ., e Caracalla era estremamente attratto dal mito del conquistatore macedone.
La dinastia dei Severi conquistò diversi territori durante il suo regno. Qui di seguito sono elencati alcuni dei territori che furono acquisiti o riconquistati dai Severi durante il loro governo:
1. Parte dell'Impero partico, che si estendeva dall'Iran all'Iraq.
2. La provincia romana della Mesopotamia, situata tra l'Eufrate e il Tigri.
3. L'Egitto, che era stato annesso all'Impero romano dal 30 a.C., ma che aveva subito l'influenza dei Parti durante il III secolo.
4. L'Africa settentrionale, che comprendeva l'attuale Tunisia, Algeria e Marocco.
5. L'Arabia Petraea, che comprendeva gran parte dell'attuale Giordania e Arabia Saudita.
La dinastia dei Severi è stata importante anche per il suo ruolo nella stabilizzazione e consolidamento dell'Impero romano, poiché hanno posto fine a un periodo di crisi e instabilità.
Cronologia
Albero genealogico dei Severi L'albero genealogico della dinastia dei Severi si articola intorno alla famiglia della moglie di Settimio Severo, Giulia Domna. Si trattava di una famiglia sacerdotale di Emesa, in Siria, adepta al culto del dio Eliogabalo o Elagabalo.
Gli imperatori: dal Principato al Dominato
L'imperatore, a differenza di quanto era accaduto durante il Principato, utilizzò l'appellativo di dominus, che rimandava alla parola Deus, dio, divinità. Tale forma di governo si presentava in forma dispotica, nella quale l'imperatore, non più contrastato dai residui delle antiche istituzioni della Repubblica romana, poteva disporre quale padrone assoluto dell'Impero, cioè nella qualità di dominus, da cui la definizione di dominatus. La monetazione dell'epoca ritraeva molti sovrani che portavano attorno al capo una corona di raggi del dio solare, a testimonianza di questa nuova forma di governo.R.Remondon, La crisi dell'impero romano. Da Marco Aurelio ad Anastasio, p.59.
Settimio Severo (193-211)
Lucio Settimio Severo, il capostipite della dinastia, apparteneva ad un'importante famiglia equestre di Leptis Magna, nell'Africa Proconsolare (più precisamente nell'odierna Libia), legatasi ad un'importante famiglia sira grazie al suo matrimonio con Giulia Domna. Con questo imperatore può dirsi effettivamente iniziare il cosiddetto periodo del Dominato, di stampo militare.
Le origini provinciali influenzarono molto il suo modo di impostare il nuovo Stato romano a partire dalla riorganizzazione dell'esercito (con la creazione di tre nuove legioni quali la legio I, II e III Parthica; l'aumento della paga del legionario; la riforma del cursus honorum nelle alte gerarchie militari a vantaggio degli Equites), alla guardia pretoriana ora formata con componenti provinciali (in particolare dall'Illirico), fino a concedere sempre ai provinciali il permesso di sposarsi durante il servizio militare, abitando con la propria famiglia fuori dal castrum legionario. Non è infatti un caso che l'appoggio militare che l'imperatore ottenne dagli eserciti provinciali, ne abbiano accresciuto notevolmente il potere ed abbiano determinato il conseguente scioglimento delle pericolose coorti pretorie, sostituite con elementi non italici (soprattutto illirici).Roger Rémondon, La crisi dell'impero romano, da Marco Aurelio ad Anastasio, Milano 1975, p.56.
Fu, infine, un abile condottiero, portando alla vittoria le sue truppe contro le armate dei Parti tra il 195 ed il 198, e conducendo una fortunata serie di campagne militari nel nord della Britannia (odierna Scozia) contro le truppe barbare dei Caledoni (208-211) poco prima di morire. Alla sua morte, colpito da malattia al fronte, fu immediatamente divinizzato dal Senato a Roma, che ne decretò l'apoteosi. Titolatura imperialeNumero di volteDatazione eventoTribunicia potestas18 volte:la prima il 9 giugno del 193, poi rinnovata ogni anno al 10 dicembre.Consolato4 volte:nel 190, 193, 194 e 202.Titoli vittoriosiAdiabenicus nel 195,; ; ; ; ; ; (p 938); ; ; ; ; . d.Historia Augusta, Severus, 9.10 e 16.5. Arabicus nel 195, Britannicus Maximus nel 209 o 210,.Historia Augusta, Severus, 18.2. Parthicus Maximus nel 198,; ; .Salutatio imperatoria12 volte:la prima al momento della assunzione del potere imperiale, il 9 aprile del 193, (II) nel tardo 193, (III e IV) nel 194, (V, VI, VII e VIII) nel 195, (IX, X e XI) nel 197 e (XII) nel 207.Altri titoliPontifex Maximus nel giugno del 193; Pater Patriae nel tardo 193.
Caracalla (211-217) e Geta (211)
Caracalla (ovvero Lucio Severo Bassiano, poi Marco Aurelio Severo Antonino) ed il fratello Geta (ovvero Lucio Severo Geta) erano figli di Settimio Severo. Il primo regnò dalla morte del padre, avvenuta nel 211 ad Eburacum lungo il fronte settentrionale della Britannia, fino al 217 e condivise per un breve periodo con il fratello il regno, fino al 211, quando decise di commettere un fratricidio. Durante il suo regno, non aveva alcuna responsabilità per gli affari dell'impero e cedette il controllo del governo a sua madre, Giulia Domna.
A Caracalla va il grande merito di aver reso ancor più monumentale la città di Roma, con le immense terme a lui dedicate, oltre ad aver rimosso tutte le distinzioni legali e politiche tra italici e provinciali con la celebre Constitutio Antoniniana del 212 che estese la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell'impero romano.L'editto aveva come scopo quello di incrementare le entrate delle casse dell'impero con l'imposizione di gravose tasse di successione ai neocittadini.
Avendo lo stesso accresciuto il suo potere oltre misura, in una forma di dispotismo assoluto, creò le premesse, come era successo in modo similare anche a Commodo venticinque anni prima, per il suo assassinio (217), a cui prese parte, quasi certamente, il prefetto del pretorio, Macrino, che non apparteneva all'ordine senatorio e che a lui successe per poco tempo (217-218), pur non appartenendo alla dinastia dei Severi. Geta era stato colpito da damnatio memoriae, invece, nel caso di Caracalla, il Senato, pur non eccessivamente propenso, accordò la divinizzazione.
Caracalla fu, come il padre, un imperatore-soldato. Prese parte alle campagne contro i Caledoni della Britannia a fianco del padre, negli anni 208-211. Condusse con buon esito alcune campagne militari oltre i fiumi Reno e Danubio contro le popolazioni degli Alemanni (nel 212-213), di Marcomanni, Quadi, Iazigi (nel 214), di Goti e Carpi (al principio del 215). Al contrario ebbero esito incerto le sue campagne orientali contro i Parti degli anni 215-216. Titolatura imperialeNumero di volteDatazione eventoTribunicia potestas20 anni:la prima volta quando fu fatto Augusto dal padre nel 28 gennaio del 198 e poi rinnovatagli ogni anno il 10 dicembre.Consolato4 volte:nel 202 (I), 205 (II), 208 (III) e 213 (IV).Titoli vittoriosiParthicus maximus (198),.. Sarmaticus maximus (tra 200 e 208), Germanicus maximus II (tra 200 e 208;. nel 213.), Britannicus maximus (210). e Alamannicus (213)Salutatio imperatoria3 volte:la prima quando fu fatto Augusto dal padre nel 198, la 2ª nel 207 e la 3ª nel 213.Altri titoliPius nel 198, Pater Patriae nel 199, Pius Felix nel 200 e Pontifex Maximus nel 211.
Eliogabalo (218-222)
La corte imperiale era però dominata da donne formidabili,Sarcastico il ritratto che ne fa Giorgio Ruffolo: «Dopo l'effimera parentesi di Macrino, l'Impero fu invaso dal clan profumato delle principesse siriache, che tendevano a trasformare una brutale dittatura militare in una molle satrapia dell'Oriente» (Giorgio Ruffolo, Quando l'Italia era una superpotenza, Einaudi, 2004, p. 90). le quali riuscirono ad eliminare il nuovo imperatore, Macrino, ed a imporre un "nipote acquisito" di Settimio Severo, tramite sua moglie, Giulia Domna, chiamato Bassiano. Macrino fu sconfitto in battaglia e poi ucciso dalle truppe severiane che avevano acclamato Bassiano imperatore a Emesa dove la famiglia imperiale era in esilio. In particolare erano le truppe orientali che avevano mantenuto la loro fedeltà ai Severi, non accettando l'imperatore scelto dai pretoriani.
Il nuovo sovrano fu in seguito chiamato Eliogabalo o Elagabalo, ma il suo nome completo era Sestio Vario Avito Bassiano, poi cambiato in Marco Aurelio Antonino (lo stesso di Caracalla e Marco Aurelio). Per legittimare il suo potere fu fatto passare per figlio illegittimo di Caracalla.
Eliogabalo fu soprannominato così in onore del dio El-Gabal di cui era sommo sacerdote ereditario; col sostegno della madre, Giulia Soemia, e della nonna materna, Giulia Mesa, venne acclamato imperatore all'età di soli quattordici anni e riconosciuto dal Senato una volta giunto a Roma con gli eserciti vittoriosi. Il suo regno fu caratterizzato dal tentativo di importare il culto solare di Emesa a Roma e dall'opposizione che ebbe questa politica religiosa. Egli voleva sovvertire le tradizioni religiose romane, sostituendo a Giove, signore del pantheon romano, la nuova divinità solare del Sol Invictus, che aveva gli stessi attributi del dio solare di Emesa. A causa dell'opposizione che sorse contro di lui, Eliogabalo venne assassinato dalla guardia pretoriana assieme alla madre Soemia e sostituito dal cugino Alessandro Severo, scelto come successore da Giulia Mesa. Il Senato decretò la damnatio memoriae per il defunto imperatore diciannovenne e per Soemia.