Gli Orlando sono una storica famiglia italiana, originaria della Sicilia.
In Sicilia è un'antica e illustre famiglia, il cui cognome deriva dal toponimo Capo d'Orlando. Tra i protagonisti del risorgimento italiano, nella seconda metà dell'Ottocento un ramo si trasferì in Liguria, dove diviene una delle famiglie imprenditoriali più importanti tra fine dell'Ottocento ed inizio del Novecento e del processo di industrializzazione del Paese.
In Sicilia riguardanti gli esponenti della famiglia risalgono al XV secolo, i quali erano originari di Caltagirone, Salemi, Sambuca e Palermo. Notiamo un Matteo che possedette il feudo lu Cathuso e Verbumcaudo, da lui perduto per essersi ribellato ai Martini; un dottor Giovanni, giurato in Caltagirone negli anni 1460, 1462 e 1472; un Antonino, capitano di giustizia di Salemi nel 1525-26; un Filippo, che acquistò nell’anno 1658 la baronia di Rabingallo; un Carlo, che fu governatore della Tavola (pubblico banco) di Palermo nel 1659, 1673; un Niccolò, che tenne la stessa carica nell’anno 1662; un Matteo, generale dell’ordine dei carmelitani e vescovo di Cefalù; un Giuseppe, abbate di Santa Anastasia nell’anno 1745; un Pietro (1651-1699) a Trapani fu scultore; un Desiderio, giudice pretoriano di Palermo nel 1754. Un altro ramo si stabilì ad Alcamo. Altro ramo si rinviene a Prizzi, comune del palermitano, ove la famiglia operò oltre che nel settore agricolo anche in diversi settori imprenditoriali, contribuendo all’elettrificazione del paese. Discendenti del ramo prizzese risultano attivi nella vita politica e sociale isolana e non solo, ricoprendo, negli anni, incarichi anche di rilievo nelle istituzioni pubbliche.
Gli Orlando in Liguria Dalla Sicilia arrivarono nel 1849 in Liguria e furono attivi nella cantieristica navale a Genova, passarono poi anche ad altri settori quali la siderurgia e la metallurgia. I nomi degli Orlando sono presenti nei consigli d'amministrazione delle principali industrie italiane. Negli anni venti del novecento, diventano proprietari anche di importanti società attive nella produzione d'energia e nelle telecomunicazioni e telefonia. Nella seconda metà del secolo scorso il nome Orlando è al pari di quello di nomi quali gli Agnelli, i Pirelli e i Falck. Sarà però il triumvirato degli Agnelli, Pirelli e Orlando, ad essere considerato fondamentale per cementare il capitalismo italiano e determinare gli indirizzi delle pressioni della Confindustria presso il Governo. Oggi gli interessi degli Orlando spaziano dal settore industriale al commercio e alla finanza.
Gli Orlando e il risorgimento Giuseppe Orlando di Colosa è considerato il capostipite della famiglia, d'origine siracusana ma stabilitosi a Palermo, possidente di terreni agricoli e di un'azienda meccanica a cui si rivolgevano gli agricoltori dell'isola per la costruzione di mulini e altre macchine agricole. e di un'azienda meccanica Alla sua morte, avvenuta nel 1825, lascia la moglie Rosalia Castiglione e sette figli giovani; il senatore Luigi Orlando (1814-1896), Salvatore (1818-1881), Giuseppe (1820-1893), Paolo (1824-1891), Domenico (18.-1837), Alfonso (1830-1904) e Lucia (..).
Nel 1834 il primogenito Luigi Orlando, divenuto ingegnere, aderisce alla Giovine Italia, seguito poi dagli altri fratelli. Dopo un periodo in esilio da Palermo a Malta e in seguito al fallimento dei primi moti insurrezionali siciliani Luigi torna nell'isola e s'impegna attivamente nell'officina di famiglia introducendo la forza del vapore nella costruzione dei mulini da grano, e riscuote successo con la fabbricazione delle prime molle per materassi. Il carattere imprenditoriale orientato all'innovazione della meccanica è spesso osteggiato dai Borbone, per le sue idee liberali ed è più volte costretto a lasciare la Sicilia. Fu costruttore della prima nave a vapore in ferro italiana, "La Sicilia", già nel 1845.
Nel 1847, trasferitisi a Roma, Luigi e Giuseppe dimostrano entusiasmo verso la rivoluzione e alla costituzione della Repubblica romana portando tra l'altro con sé un tricolore, dono degli insorti palermitani, e riportandolo poi nel capoluogo siciliano. Luigi, in Campidoglio, sale in cima alla statua equestre di Marco Aurelio issandovi la bandiera italiana.
Alla notizia della momentanea sconfitta del potere Borbonico a Palermo e in tutta la Sicilia in seguito alla rivoluzione siciliana del 1848, Paolo e Luigi rientrano subito e sono incaricati di recarsi in Francia per comprare forniture di armi. Ma i francesi e gli inglesi, inizialmente parteggianti con la causa risorgimentale raffreddano presto il loro ardore, mandando a monte il progetto. Gli Orlando combattono a Catania ma nell'aprile 1849, dopo un anno ed un giorno d'indipendenza, il Parlamento siciliano accetta le condizioni dei Borboni che rientrano nella capitale.
Gli Orlando assieme a molti altri patrioti sono costretti a fuggire all'estero e si recano a Genova, dove trovano le condizioni favorevoli per creare una florida attività cantieristica, siderurgica e meccanica. Lo stabilimento meccanico Orlando venne fondato nel 1850 nel quartiere genovese di Ponte Pila (attuale Foce): produceva inizialmente letti di ottone e ferri da stiro, poi passò ai tubi per acquedotti, ai torchi per i frantoi, alle macchine tessili, e infine ai motori a vaporeGiorgio Doria, Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, Milano, Giuffré, 1969, vol. I, pagg. 139-40.
Entrambi i fratelli, nonostante l'impegno industriale continuano a sostenere la causa dell'unità italiana. Sono in ottimi rapporti sia con Mazzini che con Cavour, grazie alla loro amicizia con il finanziatore Giuseppe Natoli, barone di Scaliti, che nel governo Cavour fu più volte Ministro. La protezione del governo guadagnò agli Orlando vari appalti pubblici: innanzitutto quello dei lavori di escavazione nei porti del Regno di Sardegna; poi un secondo intervento del governo permise a Luigi di fondare nel 1854 la Società di navigazione per il servizio "Genova-Marsiglia". Infine il governo Cavour affidò a Luigi la direzione dell'Ansaldo nel 1859.
Alla fine degli anni cinquanta i fratelli Orlando si riaffacciano alla politica come protagonisti diretti. Casa Orlando a Genova diventa centro di cospirazione. Rosolino Pilo (1810-1860) ne è un assiduo frequentatore con Francesco Crispi (1818-1901). È proprio Crispi a presentare Garibaldi agli Orlando. La loro comunione di vedute e d'azione è oggi ancora confermata dalla numerosa corrispondenza conservata dalla famiglia.
Nel 1857 gli Orlando sostengono con mezzi e denaro l'impresa meridionale di Carlo Pisacane (1818-1857). A causa di questo coinvolgimento la prefettura di Genova aveva già preparato il decreto di espulsione dei fratelli Orlando, quando il governo lo bloccò "a motivo dei servizi che rendono al Paese e al Governo come industriali".
Giuseppe partecipa attivamente alla spedizione dei Mille al comando delle macchine del “Lombardo” e del “Piemonte” (di proprietà della compagnia Rubattino), ma al momento dello sbarco Garibaldi ordina a Giuseppe di rimanere a bordo del battello. Ciò contribuirà ad impedire la cattura delle due imbarcazioni: Giuseppe, infatti, al sopraggiungere della flotta borbonica, aprì i boccaporti allagando ed affondando i due bastimenti. Questo gli valse la medaglia di bronzo al valor militare. Nella spedizione dei Mille Luigi dona a Garibaldi una serie di cannoni fatti costruire appositamente nelle fonderie dell'Ansaldo.
Dopo lo sbarco a Marsala nel corso della spedizione dei Mille Garibaldi nomina nel maggio 1860 Paolo Orlando (1824-1891) ministro dei Lavori Pubblici nel suo governo dittatoriale.
Gli Orlando a Livorno Con la costituzione del Regno d'Italia l'attività cantieristica si allarga con la costruzione dei cantieri navali di Livorno, su concessione governativa dei cantieri San Rocco firmata dal Ministro delle Finanze e della Marina, Quintino Sella (1827 – 1884). Nel 1865 la famiglia si trasferì a Livorno e nel 1866 fondò i cantieri navali "Fratelli Orlando" di Livorno, di cui Luigi divenne direttore.
All'inizio del Regno gli Orlando mantengono forti legami con Garibaldi, nonostante le disavventure che il Generale ebbe nel corso dei primi anni (Aspromonte prima e Mentana poi), tanto che, nel 1873, in occasione di una grave crisi finanziaria subita dai Cantieri Orlando, lo stesso Garibaldi fece loro un prestito sulla parola di 100.000 lire dell'epoca, restituito dopo cinque anni senza interessi.
Dopo la svolta del 1876, con l'avvento della sinistra al governo, cresce il ruolo di molti degli storici amici degli Orlando, in particolare del siciliano Francesco Crispi, presidente del Consiglio nell'ultima decade dell'Ottocento. In questi anni tra ottocento ed inizio novecento gli Orlando (figli di Luigi 1814-1896) presero parte attiva alla vita politica nazionale e locale. Rosolino Orlando (1860-1924) fu sindaco di Livorno dopo la prima guerra mondiale, mentre il fratello Paolo (1858-1943) divenne Senatore del Regno ed ebbe un ruolo fondamentale per la costruzione del porto di Ostia. Una nipote di Luigi Orlando, Margherita (1897-1918), figlia di Maria Orlando, sposata Kaiser, è l'unica donna sepolta al Sacrario Militare di Redipuglia. Negli anni 30 fu grazie alle forti relazioni con Costanzo Ciano che il Cantiere Orlando fu salvato e fuso con i Cantieri Navali Odero e l'Odero-Terni, diventando Cantieri Navali Odero-Terni-Orlando.
I Cantieri e la Siderurgia
Approdati a Genova, dove la politica di Cavour sembra offrire opportunità di sviluppo e di impresa, i fratelli Orlando, grazie anche a numerose amicizie e conoscenze, riescono in pochi anni a costruire varie attività: una fabbrica per la produzione di letti di ottone e ferri da stiro; una segheria di legname in località Sturla; un'officina idraulica in San Pier d'Arena; un'officina per la produzione di tubi per acquedotti, torchi per olio, macchine tessili, ponti in legno e motori; I Cantieri della Pila dove costruiscono i primi piroscafi a motore interamente realizzati in Italia;
Nel 1856 è costruito il “Sicilia” primo piroscafo di ferro costruito in Italia con prima macchina navale italiana. Cavour affida a Luigi la direzione delle officine Ansaldo.
Nel 1865 i Fratelli Orlando ottengono in concessione l'arsenale navale di S. Rocco di Livorno. In pochi anni il cantiere sarà sviluppato e trasformato fino a divenire un moderno cantiere navale nel quale escono non solo navi da crociera o mercantili ma anche corazzate militari tali da competere con le corazzate di altre nazioni avanzate quali Inghilterra e Germania. Il cantiere navale S. Rocco di Livorno sarà, da questo momento, chiamato Cantiere navale fratelli Orlando. Ciò segna l'inizio dell'impegno degli Orlando nella città labronica. Tale impegno si estenderà anche verso altri settori industriali (metallurgica, cementificio, ceramica, vetro) e durerà fin dopo la II Guerra Mondiale. Alla morte di Luigi il cantiere sarà diretto dal figlio Giuseppe Orlando (1855-1926) che liquiderà i fratelli maschi; Salvatore Orlando (1856-1926), Paolo Orlando (1858-1943), Rosolino Orlando (1860-1924) e Luigi Orlando (1862-1933). Le figlie di Luigi Orlando (1814-1896), Rosalia, Settimia, Ottavia e Maria, erano già escluse dalla proprietà dei cantieri poiché, alla morte del padre, avevano scelto l'opzione, che questo le aveva lasciato in testamento, di un legato del valore di 100.000 Lire (più 100.000 Lire di dote) dell'epoca. Ma quando, alla costituzione della Fratelli Orlando & C., il cantiere fu valutato 8 milioni di Lire, esse fecero causa ai fratelli richiedendo l'annullamento del legato.