Scicli è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Ragusa, in Sicilia.
Essendo una monumentale città barocca, il 25 giugno 2002 il suo centro storico è stato insignito del titolo di Patrimonio dell'umanità da parte dell'UNESCO, insieme con altri sette comuni nella lista delle Città tardo barocche del Val di Noto.
Geografia fisica Territorio Scrive così Elio Vittorini nel suo romanzo incompiuto Le città del mondo:
Scicli dista 24 chilometri da Ragusa. Il suo territorio comunale si estende dal mare alle propaggini meridionali del tavolato ibleo. I paesaggi sono molto vari: si passa dalla costa (alternando quella bassa e sabbiosa a modeste falesie calcaree) coperta dalla macchia mediterranea ai pendii dolci di origine alluvionale dell'entroterra con ulivi, mandorli e carrubi fino a giungere ai rilievi calcarei della parte settentrionale e interna in cui sorge il capoluogo.
Il territorio comunale è solcato da diversi corsi d'acqua, i quali hanno tutti carattere torrentizio e pressoché stagionale (fatta eccezione per l'Irminio); gli altri principali torrenti intercettano il centro di Scicli e sono il Mothucanus (o torrente Modica-Scicli), il torrente di Santa Maria La Nova (un tempo chiamato di santa Venera) e quello di San Bartolomeo. Nei millenni, ognuno di questi ha scavato nel tavolato ibleo profonde gole che oggi ne caratterizzano il paesaggio. La città moderna è adagiata nella conca in cui questi tre canyon omonimi confluiscono. Proprio la caratteristica conformazione del territorio, con la presenza di cave e grotte carsiche, ha favorito la nascita di numerosi insediamenti rupestri.
Sul versante sismico, l’area di Scicli rientra nella classificazione stabilita per l’area del libero consorzio comunale di Ragusa, ovvero la zona 2, che presenta una sismicità media e consente di contestualizzare, in chiave storica, alcuni eventi sismici documentati nel territorio.
Clima Il clima di Scicli è tipicamente mediterraneo, con estati calde e secche e inverni miti e piovosi. Le temperature medie oscillano con valori compresi tra circa 11°C invernali e 25 °C estivi, mentre le temperature massime medie raggiungono punte di circa 31°C in piena estate. Le precipitazioni sono maggiormente concentrate nei mesi invernali, con valori che possono arrivare fino a 90 mm in dicembre, mentre l’estate presenta condizioni molto secche.
Origini del nome Le origini della città di Scicli sono molto antiche e risalgono probabilmente al periodo siculo, quindi oltre 3000 anni fa. Il nome, secondo alcuni studiosi, deriva da Šiclis, uno degli appellativi utilizzati per indicare i Siculi.
Si è discusso anche se fosse possibile identificare Scicli con Casmene, seconda colonia siracusana fondata nel 645 a.C., 20 anni dopo Acre, l'odierna Palazzolo Acreide, ma questo dato era già stato smentito da Di Vita, che aveva identificato il sito di Casmene in Monte Casale.
Storia Protostoria La presenza umana nel territorio di Scicli risale al periodo calcolitico, come dimostrano i ritrovamenti della Grotta Maggiore, situata vicino all'Ospedale Busacca, datati fra l'età del rame e l'età del bronzo antico (III millennio a.C. – XVIII/XV secolo a.C.).
Secondo la tradizione l'abitato sarebbe stato fondato o restaurato nel 1271 a.C., da Siculus, re dei Siculi, come attesta il Deliberato del Consiglio Comunale del 5 novembre 1653, emesso per giustificare la precedenza dei Giurati Municipali sciclitani rispetto a quelli ragusani ai funerali del Conte di Modica Juan Alfonso Enríquez de Cabrera.
Epoca antica È stata avanzata dagli studiosi l'ipotesi di un'intensa frequentazione fenicia del territorio, tra IX e VIII secolo a.C., favorita dalla posizione della città lungo le rotte marittime che collegavano la Sicilia meridionale con Malta e con le colonie fenicie dell'Africa settentrionale. Secondo tale ricostruzione, la costa sciclitana avrebbe costituito uno dei principali punti di approdo per i mercanti fenici, che vi avrebbero intrattenuto rapporti commerciali con le popolazioni sicane e utilizzato i numerosi approdi naturali, come scali e rifugi, per la navigazione nel Canale di Sicilia. Tra gli approdi ritenuti di maggiore importanza figuravano il porto situato presso la foce dell'Irminio, quello della Cala della Pillirina, il porto di Circiùro (oggi scomparso), nonché gli scali di Portopalo, Longobardo (Punta Castellazzo), Scalambro (Punta Cirica) e Camarina, considerati parti di una rete di collegamenti marittimi che avrebbe favorito gli scambi commerciali con Malta e con il resto del Mediterraneo. A sostegno di questa interpretazione furono richiamati diversi elementi, quali presunti rinvenimenti archeologici nell'area della Torre Scalambri, la tradizione relativa all'esistenza di un antico mercato nei pressi del Pantano Grande e alcune proposte etimologiche che riconducevano all'origine fenicia gli idronimi Irminio, Ippari e Oano (oggi Frascolari).
Altri ritrovamenti archeologici, in particolare i resti di un abitato greco presso la foce dell'Irminio, testimoniano la presenza, o comunque dei contatti di primaria importanza, con i greci. Oltre ai loro resti, sono state trovate tracce che testimoniano la presenza dei cartaginesi, presenti nell'isola fino alla conquista romana avvenuta nel III secolo a.C..
Sotto il dominio romano Scicli divenne una civitas decumana, ovvero una città sottoposta al tributo della decima, consistente nel pagamento di un decimo del raccolto. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476, come tutta la Sicilia, entrò a far parte dell’Impero bizantino e subì, come altre città dell'Isola, le incursioni dei barbari.
Nel I secolo d.C. Scicli iniziò a dipendere dalla neonata diocesi di Siracusa, una delle più antiche sedi episcopali del mondo.
Medioevo La transizione tra la tarda antichità e il Medioevo è documentata da numerose testimonianze archeologiche distribuite nel territorio comunale. Tra le più significative figurano l’insediamento bizantino del VII secolo in località Castellaccio e il villaggio rupestre di Chiafura, frequentato probabilmente dall'VIII secolo sino al XII secolo, di cui sono ancora conservati numerosi ambienti scavati nella roccia.
Tra il IX ed il XII secolo, con la dominazione araba e successivamente con quella normanna, Scicli conobbe un periodo di notevole sviluppo agricolo e commerciale. Lo storico arabo Al-Idrisi, nella prima metà del XII secolo, esaltò la prosperità economica di Scicli con queste parole:
Si conosce molto poco, comunque, del periodo arabo, poiché non sono state ritrovate iscrizioni utili a tracciare una storia chiara dell'operato islamico. È noto che sia stata l'ultima città del sud-est siciliano a cadere sotto la dinastia degli Aghlabidi guidata da Muḥammad ibn Khafāja, figlio dell'emiro Khafāja ibn Sufyān ibn Sawāda, nell'864. Inoltre, si hanno forse alcune tracce di toponomastica araba in nomi di contrade e siti (come quelli di Donnalucata, Donna Fridda, Marsa Šiklah, nome arabo di contrada Pisciotto, il porto di Scicli in arabo, e il sito di Chiafura).
Si fa risalire all'anno 1091 il passaggio definitivo di Scicli al dominio normanno per opera di Ruggero d'Altavilla, il cui esercito avrebbe combattuto una battaglia nella quale sconfisse gli Arabi nella sua marcia verso Noto e Malta. A questo evento, che sarebbe avvenuto nella Piana dei Milici, è legata la leggenda della Madonna delle Milizie:Melchiorre Trigilia, La Madonna dei Milici di Scicli, Modica, 1990. si narra che la battaglia finale contro i saraceni, guidati da un non ben identificato emiro chiamato Belcane, sia stata vinta dai cristiani per l'intercessione della Vergine Maria, scesa su un bianco cavallo e armata di sciabola a difesa di Scicli, «mea civitas dilecta».Rino Cammilleri, Tutti i giorni con Maria, calendario delle apparizioni, Edizioni Ares, 2020, p. 102 (formato Kindle). Della tradizione si tratta in una memoria dei cosiddetti Codici Sciclitani, ma il documento è ritenuto dalla maggioranza degli studiosi un falso. Nella località dell'avvenimento fu costruita tra il 1091 e il 1093 la chiesetta della Madonna dei Milici. La battaglia viene ricordata ogni anno con la Festa delle Milizie, una delle principali attrazioni religioso-folcloristiche di Scicli. I normanni introdussero il sistema feudale, già diffuso altrove, e Scicli fu nuovamente riconosciuta come città demaniale; inoltre, le venne assegnato il motto di .
Ai normanni successero gli svevi della casata Hohenstaufen, quando Enrico VI di Svevia si impossessò del trono di Sicilia nel 1194. Tramite il Real Rescritto di Barletta del 14 febbraio 1245, Federico II di Svevia riconfermò il privilegio di città demaniale e il motto araldico. Nel 1255, durante la lotta dei Papi contro la casa Sveva, Papa Alessandro IV concesse a titolo di feudo alcuni territori, tra cui Scicli, Modica e Palazzolo Acreide, a Ruggiero Fimetta, nobile di Lentini, già esiliato da Federico II, che si era ribellato agli Svevi, ma Ruggiero non arrivò mai a prendere possesso della città perché fu ucciso. Con la caduta degli Hohenstaufen, avvenuta nel 1266, la città passò sotto la dominazione Angioina, mal tollerata in tutta la Sicilia a causa della politica di Carlo I d'Angiò che, diversamente dai suoi predecessori normanni e svevi, considerava il Regno di Sicilia territorio di conquista e di sfruttamento economico e finanziario. La politica oppressiva di Carlo fu causa dei Vespri Siciliani. Il 5 aprile 1282 Scicli, insieme a Modica e Ragusa, insorse contro le guarnigioni francesi del luogo, cacciandole e ponendosi sotto la protezione di Pietro III d'Aragona.
Nel 1283, la città fu brevemente assediata da Roberto II d'Artois, in un fallito tentativo della restaurazione angioina. Seguì un secondo assedio, nel 1299, condotto da Roberto d'Angiò, al quale gli sciclitani seppero valorosamente resistere.
Fu sotto la dominazione aragonese che si formò la contea di Modica e Scicli ne venne a far parte, seguendone le sorti sotto i Mosca (1283-1296), i Chiaramonte (1296-1392), i Cabrera (1392-1565), gli Enríquez-Cabrera (1565-1704; 1729-1742) ed i Borbone di Spagna (1704-1720). Nel 1353 i Chiaramonte e i Palizzi, allora ribelli agli aragonesi, concessero di fermarsi in città a Niccolò Acciaiuoli, ammiraglio del Re di Napoli Luigi d'Angiò, e la sua numerosa flotta, con la quale ripartì poco dopo per assediare Milazzo. Nel 1360 la città non seguì i Chiaramonte nella lotta contro re Federico III di Sicilia. Nel 1392 Paolo e Lenzo di Gizia (o Iozzia) tentarono di sollevare il popolo contro i Cabrera, nuovi conti di Modica dopo la caduta dei Chiaramonte, in un fallimentare tentativo che venne immediatamente sedato.
Età moderna
Alla fine del XV secolo, al periodo della cacciata degli ebrei, Scicli fu l'unica città a consentir loro di partire senza essere perseguiti, e così avvenne dal porto di Pozzallo il 20 settembre 1492.
Dalla fine dell’estate del 1535 fino al 7 giugno 1754, Scicli fu sede della quarta delle 10 Sergenzie (circoscrizioni militari) dell’isola, competente per il territorio comitale e le sue coste. La forza militare della sergenzia era costituita da 673 pedoni (fanti), suddivisi in 3 compagnie (quella di Scicli, da 245 uomini di truppa, quella di Modica con 207 fanti e quella di Ragusa con 221 elementi), e da 214 cavalieri, organizzati in 4 compagnie, come attestato dalle Costituzioni del Regno del 1537 e dalle istruzioni della milizia ordinaria, riformata nel 1595 dal conte Olivarez, viceré e capitano generale di Sicilia. Il comando era affidato ad un sergente maggiore, stipendiato con ducati d'argento l'anno, più vacazioni. Ogni prima domenica del mese di marzo si svolgeva la rivista dei reparti presso la piazza d’armi del Castello dei Tre Cantoni. In questo periodo, al motto cittadino fu aggiunta la parte recitante .