Biografia Nacque a San Benedetto Po il 19 gennaio 1888. Quinto di otto figli, è stato zio del politico Attilio Ruffini e prozio del giornalista Paolo Ruffini. Ruffini entrò a soli dieci anni nel seminario di Mantova, dove rimase fino al 1910. Nel settembre dello stesso anno conseguì la laurea in Teologia presso la pontificia Facoltà teologica dell'Italia settentrionale a Milano e l'anno successivo la laurea in Filosofia presso la Pontificia accademia di San Tommaso d'Aquino in Roma. Il 10 luglio dello stesso anno fu ordinato sacerdote.
Il periodo romano Ruffini lasciò Mantova per recarsi a Roma, dove, dal 1911 al 1913 frequentò il Pontificio istituto biblico conseguendo il diploma di professore in Sacra Scrittura. Nel 1913 venne nominato professore di Introduzione biblica all'ateneo pontificio del Seminario Romano Maggiore (poi Pontificia Università Lateranense), dove continuò ad insegnare fino al 1932.
Nel 1917 Benedetto XV gli affidò la cattedra di Scienze bibliche nel pontificio Ateneo di Propaganda Fide, ove insegnò pure fino al 1932. Negli anni della sua permanenza a Roma, gli furono affidati vari incarichi presso il vicariato e le congregazioni romane. Così, nel 1924 venne nominato delegato diocesano per Roma dell'Unione missionaria del clero, esaminatore del Clero romano, sostituto per la censura dei libri al Sant'Uffizio, consultore della suprema Congregazione del Sant'Uffizio e della Commissione biblica.
Nel 1925 viene eletto prelato domestico di Sua Santità. Nel 1928 fu nominato da papa Pio XI, segretario della Sacra Congregazione dei seminari e delle università degli studi e consultore della Sacra congregazione concistoriale e, in quella sua nuova veste, preparò la riforma degli studi che, il 24 maggio 1931, culminò nella costituzione apostolica Deus scientiarum Dominus.
Pio XI volle che l'Università Lateranense fosse la prima ad applicare la riforma degli studi e, così, nel 1930 nominò mons. Ernesto Ruffini prefetto degli Studi al Pontificio Ateneo Lateranense e poi, dall'anno accademico 1931-1932, come primo rettore della stessa Università Lateranense. In quel periodo, venne anche nominato consultore della Sacra Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari (1929) ed ebbe un ruolo importante nell'istituzione del Pontificio Ateneo Salesiano e nella espansione dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, sostenendo in questo progetto Padre Agostino Gemelli.
Nel 1934, Pio XI lo nominò membro della Missione Pontificia al XXXII Congresso eucaristico internazionale di Buenos Aires, presieduto dall'allora segretario di Stato, cardinale Eugenio Pacelli, futuro papa Pio XII. Nel 1944 fonda a Roma, per i medici, l'Unione medico-biologica San Luca. Durante le vessazioni razziste esercitate dal fascismo contro gli ebrei italiani fu di aiuto ai tanti ebrei che cercarono di nascondersi per sfuggire alle persecuzioni naziste.
In quegli anni mons. Ruffini viveva a Trastevere, presso il palazzo di San Callisto, che godeva dell'extraterritorialità. Nel palazzo si trovavano la congregazione del Concilio, quella dei religiosi, quella dei riti e quella dei seminari di cui era segretario proprio mons Ruffini. In quell'edificio trovarono rifugio circa un centinaio di ebrei grazie all'accoglienza di diversi prelati, tra i quali, appunto, Ruffini.Riccardi, L'inverno più lungo – 1943/44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma, Laterza, 2008, p. 83
La Guardia palatina in un'occasione dovette resistere al tentativo di un gruppo di fascisti che voleva irrompere nei palazzi pontifici per catturare coloro che avevano trovato rifugio.Gasbarri, Quando il Vaticano confinava con il Terzo Reich, Padova, 1984, pp. 123 e sgg.; D'Alvarez – Graham, Spie naziste contro il Vaticano, Cinisello Balsamo, 2005, p. 134. Fu vicino anche alle persone di cultura ed ebbe un particolare influsso nella conversione al cristianesimo del gran rabbino della comunità ebraica di Roma, Israele Zolli, con il quale aveva in comune l'amore per lo studio delle Sacre Scritture.
Fu inoltre vicino alla famiglia di Enrico Fermi. Nella parrocchia romana di San Roberto Bellarmino, in piazza Ungheria, sono conservati i registri da cui risulta che l'allora mons. Ruffini il 5 dicembre 1938 - giorno prima della partenza di Fermi della sua famiglia per Stoccolma per ritirare il premio Nobel e da dove avrebbero proseguito per gli Stati Uniti – dapprima battezzò la moglie di Fermi, Laura (padrini Edoardo e Ginestra Amaldi) e successivamente celebrò anche il loro matrimonio secondo il rito cattolico (testimoni i due padrini e il prof. Ugo Amaldi). Il giorno dopo Fermi partì per Stoccolma a ritirare il premio Nobel e a un mese di distanza dalla promulgazione in Italia delle leggi razziali.L'episodio è ricordato in un articolo del 21 settembre 2001, comparso sul Corriere della Sera a firma di Marco Gasperetti: «I segreti di Fermi: matrimonio cattolico e battesimo dei figli».
Arcivescovo di Palermo e cardinalato
Nel 1945, Pio XII, in seguito alla rinuncia del cardinale Luigi Lavitrano, gli offrì la cattedra di San Mamiliano. Nominato arcivescovo di Palermo l'11 ottobre, fu consacrato vescovo l'8 dicembre 1945 nella chiesa di Sant'Ignazio a Roma, per l'imposizione delle mani del cardinale Giuseppe Pizzardo, prefetto della Congregazione per i seminari e le Università degli Studi, co-consacranti Domenico Menna, vescovo di Mantova, e l'arcivescovo Francesco Borgongini Duca, nunzio apostolico per l'Italia. Ruffini fu elevato alla Sacra Porpora il 18 febbraio 1946 con il titolo cardinalizio di Santa Sabina divenendo, fino alla nomina di Giuseppe Siri, il porporato italiano più giovane. Il 31 marzo fece il suo ingresso in una Palermo distrutta dalla guerra, contestualmente venne nominato amministratore apostolico dell'eparchia di Piana degli Albanesi.
Nell'ottobre del 1950 presiedette, in qualità di legato pontificio il Congresso eucaristico nazionale e il Congresso delle vocazioni sacerdotali di Rosario in Argentina.Sul punto cfr. Gaetano Romeo, Una Porpora per Servire, Palermo 1991. Nello stesso periodo gli venne conferita la laurea honoris causa in diritto dall'Università di Buenos Aires. Nel giugno del 1952, sempre nella veste di legato pontificio, indisse e presiedette il Concilio plenario siculo.
Ruffini e l'episcopato siciliano dichiararono autentica la Lacrimazione di Maria a Siracusa:
«I Vescovi di Sicilia, riuniti per la consueta Conferenza in Bagheria (Palermo), dopo aver ascoltato l'ampia relazione dell'Ecc.mo Mons. Ettore Baranzini, Arcivescovo di Siracusa, circa la "Lacrimazione" della Immagine del Cuore Immacolato di Maria, avvenuta ripetutamente nei giorni 29-30-31 agosto e 1 settembre di quest'anno, a Siracusa (via degli Orti 11), vagliate attentamente le relative testimonianze dei documenti originali, hanno concluso unanimemente che non si può mettere in dubbio la realtà della Lacrimazione. Fanno voti che tale manifestazione della Madre Celeste ecciti tutti a salutare penitenza ed a più viva devozione verso il Cuore Immacolato di Maria, auspicando la sollecita costruzione di un Santuario che perpetui la memoria del prodigio».
Come struttura di supporto a tutte queste opere di carità, il 25 marzo 1954 fondò l'Istituto secolarePio XII, Costituzione Apostolica "Provida Mater Ecclesia", 2 febbraio 1947 delle Assistenti Sociali Missionarie, che si preparavano alla loro attività nella Scuola superiore di Servizio sociale "S. Silvia", istituita dallo stesso cardinale e che continua ad operare nella sua missione a Palermo e in diverse città in Spagna e in Argentina. Nell'ottobre dello stesso anno proclama, a conclusione del Congresso Mariano Regionale, la solenne consacrazione della Sicilia a Maria Santissima.
Il 9 giugno 1956 riceve la laurea honoris causa in filosofia dall'Università degli Studi di Palermo. Nel 1964 gli viene conferita la cittadinanza onoraria di Palermo, e il 31 maggio 1965 riceve il riconoscimento Pontificio dell'Istituto delle assistenti sociali missionarie da lui fondate nel 1954. Vi è un documento illuminante per capire le linee direttrici dell'azione pastorale che del cardinal Ruffini: la lettera autografa che papa Giovanni XXIII gli inviò il 13 giugno 1960 nel cinquantesimo anniversario del suo sacerdozio.
Il Papa, dopo aver ricordato il suo apostolato romano, dove , aggiungeGiuseppe Petralia, "Il Cardinale Ernesto Ruffini, Arcivescovo di Palermo", Libreria Editrice Vaticana, pp. 87 e ss.:
Il Concilio Vaticano II
Il 22 dicembre 1959, il cardinale Ernesto Ruffini fu nominato membro della Pontificia Commissione Centrale preparatoria del Concilio Ecumenico Vaticano II; è plausibile che avesse discusso con Giovanni XXIII i lavori preparatori intrapresi sotto Pio XII in un incontro avvenuto il 3 novembre precedente, minuto 12:50.. L'11 febbraio 1960, Ruffini inviò alla Commissione antepreparatoria del Concilio un documento contenente i suoi desiderata per l'imminente Concilio, come richiesto dalla stessa Commissione.Acta et documenta Concilio Oecumenico Vaticano II Apparando, Series I (Antepraeparatoria) Volumen II Consilia et vota Episcoporum ac praelatorum Pars III: Europa Italia (sub secreto), Typis Polyglottis Vaticanis, 1960. 165 Em.mi P.D. Ernesti Cardinali Ruffini, Archiepiscopi panormitani 02-505, Prot. 37-XIV-60; Palermo 11.2.1960
Il Concilio fu aperto in San Pietro l'11 ottobre 1962 .
Le posizioni di Ruffini di fronte alla mafia
Ruffini, lombardo di nascita e fino allora romano d'adozione, a Palermo dovette affrontare un clima ed un ambiente che aveva purtroppo ampiamente sottovalutato il fenomeno mafioso. In un'intervista rilasciata nel 1959 sulle pagine de La StampaColloquio con l'Arcivescovo di Palermo, 22 maggio 1959), Ruffini affermava: Dopo pochi anni, il 30 giugno 1963, la città di Palermo fu resa tristemente nota per la sanguinosa strage di Ciaculli, che costò la vita di sette uomini tra poliziotti e carabinieri. Fu proprio in occasione di questo evento che il pastore della comunità valdese di Palermo Pietro Valdo Panascia fece affiggere un manifesto in cui, pur non utilizzando mai il termine “mafia”, condannava apertamente l'avvenuto e faceva appelloIl manifesto di Panascia era del 7 luglio 1963 ed è stato pubblicato in A. Cavadi, Il Vangelo e la lupara, Materiali su chiese e mafia, 2 voll., Dehoniane, Bologna 1994, pag. 211
Dinanzi ai fatti di Ciaculli, il cardinale Ruffini espresse il suo cordoglio inviando due telegrammi al comandante della VI Brigata dei Carabinieri di Palermo e al Prefetto.Telegrammi pubblicati in Voce Cattolica 7 luglio 1963 Nel primo dichiarava: Nel secondo, indirizzato al Prefetto di Palermo, diceva: Da pochi giorni era stato elevato al soglio pontificio papa Paolo VI e l'eco della strage giunse fino in Vaticano; il 5 agosto 1963 giunse al card. Ruffini una lettera di mons. Angelo Dell'AcquaLettera di Angelo dell'Acqua al card. Ruffini, 5.8.1963, Archivio Storico Arcidiocesi di Palermo: La risposta di Ruffini a mons. Dell'Acqua fu in qualche misura risentita.Cfr. lettera del Card. Ruffini a Mons. A. Dell'Acqua, 11 settembre 1963, Archivio Storico Arcidiocesi di Palermo
È evidente che la risposta di Ruffini tradiva una certa irritazione per aver dovuto smentire qualunque commistione tra la fede cristiana e qualsivoglia mentalità criminale o mafiosa.
In tale prospettiva, proseguiva Ruffini nella sua risposta a Dell'Acqua, Sebbene il problema mafioso non sia stato del tutto compreso dal cardinale Ruffini, nessuna consapevole o colpevole omissione gli può essere addebitata.sul punto, cfr. Romano A., Ernesto Ruffini. Cardinale arcivescovo di Palermo, Sciascia Editore, Caltanissetta-Roma, 2002
L'anno successivo, il cardinale Ruffini affrontò pubblicamente il problema della mafia e, in occasione della Domenica delle Palme del 1964, pubblicò una lettera pastorale dal titolo Il vero volto della Sicilia che rappresenta il primo documento ufficiale di un vescovo siciliano e della Chiesa cattolica riguardo alla mafia.